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Gay & Bisex

Un desiderio da realizzare


di bramante60
04.03.2026    |    235    |    0 9.5
"Dall’altro lato mi alza le gambe, se le mette sulle spalle e inizia di nuovo a incularmi, mi strizza con forza i capezzoli e le sue mani sembrano tenaglie..."
A volte gli incontri al buio non sono come te li aspetti.
Forse meglio, forse peggio, ma il pensiero di avere un incontro è già eccitazione.

Avevo letto sul sito il profilo di un maschio (Giorgio) di poco over 50, bel fisico, sembrava ben dotato, si dichiarava attivo, ospitale, a pochi chilometri da casa mia.
Dopo qualche scambio di messaggi concordiamo che vado a trovarlo in Langa; visto che siamo a fine giugno, ed inizia a fare molto caldo, sarà già un piacere godersi il panorama ed il fresco delle colline.
Seguendo le sue indicazioni, dopo aver lasciato la provinciale, giro per una strada sterrata e scendo verso la valle sottostante; dopo poche curve la strada finisce in un cortile, con una cascina ristrutturata bene, di cui si intravede anche una piscina.

Giorgio è meglio di come me lo aspettavo: alto 1,85, fisico robusto ma non grasso, peloso il giusto, un bel sorriso.
Mi invita ad entrare in casa, mi offre subito acqua fresca, mi fa attraversare il salotto e ci affacciamo sul giardino, ben esposto, con la piscina, non grande, ma che ispira a fare il bagno.
"Dai, puoi spogliarti" mi dice Giorgio; in prima battuta resto in slip, ma poi lui si spoglia del tutto, ed allora anche io lo imito. Che bel fisico che ha, davvero, ed un apparato riproduttivo di tutto rispetto, anche se a riposo!
Mette degli asciugamani su 2 sdraio, ci mettiamo comodi e iniziamo a chiacchierare, parlando della nostra vita corrente, dei nostri interessi, soprattutto in fatto di sesso.
“Sai che a forza di parlare di sesso” - mi dice - “mi sta venendo duro” e si butta in acqua; lo seguo a ruota, e visto che anche a me qualcosa si muove, ci pensa l’acqua fredda a calmare i bollori!

Usciamo quasi subito, ed il suo petto villoso ed il suo pube brillano alla luce del sole.
“Ti lascio solo un attimo e vado a prendere da bere”, si alza e dopo poco torna con due bicchieri, un secchiello con ghiaccio e una bottiglia di Alta Langa, le pregiate bollicine che vanno per la maggiore.
“Come ti ho scritto” - gli dico - “io bevo pochissimo, non reggo l’alcol e rischio di addormentarmi”.
“Vedrai che ci penserò io a tenerti sveglio” ed inizia a versare il vino.

Tornato sulla sdraio, la sua mano corre verso il pube, inizia a toccarsi, ed anche io faccio altrettanto, ma poi non resisto, allungo il braccio e inizio a sfiorare le sue cosce, per poi arrivare al suo cazzo e ai suoi testicoli, che sono veramente belli e pieni!
Mentre continuo ad accarezzarlo, il suo cazzo si inturgidisce non poco, lo prendo bene in mano, lo stringo, è durissimo adesso, lo scappello piano; Giorgio continua a versarmi vino, che così fresco va giù benissimo, ma mi rendo conto che non ho più il pieno controllo di me.

Ad un certo punto mi prende la mano e mi tira verso di sé.
Mi alzo dalla sdraio, mi gira un po’ la testa, vado accanto alla sua sdraio e mi chino per prendere in bocca il suo cazzo.
E’ un vero piacere sentirmi la bocca piena, poi lecco il suo stelo per arrivare fino alla cappella, grossa ma anche un po’ affusolata, gli accarezzo le palle, e mi infilo sotto per leccargliele per bene, e riempirmi la bocca.
Mentre io faccio questo, lui si è inumidito un dito, e inizia a stimolare il mio buchetto.

“Mmmm, sei proprio stretto, come mi avevi detto, ma vedrai che ti divertirai”.
“Non sono molti i cazzi che mi hanno scopato” - rispondo - “ma il tuo mi pare enorme.”
“Dai, non abbiamo fretta e facciamo tutto con calma. Adesso alzati che andiamo in casa a continuare”.
Così dicendo prende il vino, i bicchieri, e va verso l’interno della casa. Io prendo i miei pochi vestiti e lo seguo nudo, decisamente intontito, ma speranzoso di farmi scopare per bene.

“Vieni, ti faccio vedere la cantina, lì fa più fresco”, apre una porta del salotto e c’è una scala che scende sotto; è illuminata quanto basta per vedere i gradini, ma c’è il mancorrente e riesco ad arrivare fino in fondo.
Apre una porta ed entriamo in una bella cantinetta, con un tavolo, delle sedie, e tante bottiglie messe su scaffali a muro.

Si dirige verso il fondo del locale, dove c’è un’altra porta: “Adesso ti faccio vedere l’infernot”.
Questo locale tradizionalmente serviva a far stagionare salumi, formaggi, per conservare i vini più pregiati, ma aperta la porta si accende una luce, rossa, da camera oscura.
Vedo poco, non fa freddo, e poco per volta metto a fuoco una panca per esercizi, delle corde appese, una grande X attaccata al muro, un tavolo basso, e solo in quel momento mi rendo conto di essere in una stanza dedicata ai giochi più hard.

Appena entrato lui chiude la porta dietro di sé e mi dice ”Questo è il mio regno, il regno del piacere; spero che tu saprai apprezzare, ma sicuramente ti farò provare quello che forse stai cercando”.
Detto ciò, mi fa coricare sulla panca a pancia in giù, e mi lega alla panca stessa con delle manette già pronte, e mi infila una mascherina di pelle sugli occhi. Non so che fare: “Però io..”, provo a dire, ma lui: “Non dire niente, e anche se gridi, come avrai visto, non ti sente nessuno; quindi è meglio che ti metti nello spirito di chi è prigioniero e deve fare ciò che gli viene detto”.

La sua voce, che prima era cortese e gentile, si è fatta dura e decisa, ma non arrabbiata o violenta.
E mentre sto per ribattere si mette con il suo cazzo davanti alla mia faccia, lo sento annusando l'aria, e me lo ficca in bocca: “Succhia, dai, come facevi prima, mi hai così eccitato che non potevo non portarti qua”.

Obbedisco, con piacere un po’ misto a paura, e inizio a leccarlo e succhiarlo; da barzotto rieccolo di nuovo duro e svettante, e così Giorgio inizia a scoparmi la bocca, tenendomi la testa. Ogni tanto ho qualche conato di vomito, ma mi piace, emerge la mia natura di subordinato masochista; lui se ne accorge e inizia a coprirmi di insulti: “Succhia maiale che non sei altro, fammi scopare la tua bocca”, e contemporaneamente riprende a giocare con il mio buchetto.

Ogni tanto toglie il cazzo ormai durissimo dalla mia bocca e mi ci infila i suoi coglioni, adesso sì che li sento pieni e duri.

Dopo un bel po’ inizio a sentire delle gocce di precum in bocca, è eccitato da morire, ma non voglio che finisca adesso. Di colpo interrompe la scopata, si toglie dalla mia bocca e si posiziona dietro di me, facendomi allargare le gambe a cavalcioni della panca.
Sento che si allontana per un attimo, poi ritorna: con le mani mi allarga le chiappe e inizia a leccarmi il buchetto, io così vado in brodo di giuggiole; poi da un tubetto che ha preso si mette sulle dita una crema, anzi, un gel e inizia a spalmarmelo sull’orifizio, entrando dentro prima con un dito, poi con due, ed entra ed esce, arriva a stimolarmi la prostata, mentre io sento il fresco del gel.

Dopo poco ecco la sua bella cappella che inizia a premere e cerca di farsi strada; mi fa male, lo dico, ma non serve.
Mi ordina: “Spingi, troia, vedrai che entra meglio”, e così faccio, finché dopo diversi tentativi il suo cazzo trova di forza la strada e mi entra dentro: la cappella poco per volta lascia il posto alla sua asta, che con piccoli avanti e indietro guadagna terreno.
Ad un certo punto Giorgio si stufa e sbotta “Basta, adesso ti inculo fino in fondo” e con una spinta decisa me lo infila fino alle palle.

Mi scendono le lacrime per il dolore e la tensione, ma a poco a poco inizia lentamente la scopata, il suo cazzo da dentro mi massaggia la prostata, e mi procura un piacere sempre più forte. Ad un certo punto, per provare più piacere, alzo le chiappe e lui mi prende per i fianchi e mi possiede veramente come se fossimo due animali.

Ogni tanto lo estrae quasi del tutto per poi infilarlo di nuovo con decisione. Gli chiedo di lubrificarlo un po’ e lui, in tutta risposta, lo sfila, mi viene vicino alla faccia e me lo ficca in bocca: “Succhialo e bagnalo tu, così poi ti scopo meglio”.
Meno male che prima di lasciare casa mi ero fatto, come al solito, una bella lavanda interna.

Il tirarlo fuori dal culo e ficcarmelo in bocca succede almeno tre volte, ed ogni volta, quando torna ad incularmi, fa meno male, e scorre meglio, ed io godo da morire dentro!
Ad un certo punto smette, mi slega le mani e mi fa alzare: “Vieni troietta, andiamo a fare la doccia”, e mi porta, credo, in un angolo della stanza, dove sotto i miei piedi sento le piastrelle di una doccia.

Infatti mi mette sotto la doccia, prima fredda, poi tiepida, mi fa mettere in ginocchio e mi scopa nuovamente in bocca; mentre il mio buchetto si rilassa un attimo, lui chiude l’acqua e mi dice: “Adesso prenditi una doccia di piscio, troia”, e dopo un po’ di secondi sento scendere sulla mia testa del liquido caldo.

Non contento, quasi subito mi fa alzare, mi mette alla pecorina, mi spinge di nuovo il cazzo dentro, dicendo: “Adesso una bella doccia interna”. Sono basito, ma effettivamente sento un liquido caldo che mi riempie dietro, lui che mi scopa con forza e spruzzi che vanno dovunque…
Godo, mi piace tantissimo, l'ho sempre desiderato. “Continua" gli dico, "riempimi tutto il culo, dai, pisciami dentro, ancora”.
La sua pisciata dura un casino, mi chiedo da quanto non andava in bagno!

Quando ha finito, si toglie e mi dice “Adesso liberati e riprendiamo”; obbedisco, mi giro verso il muro e faccio uscire tutto quanto avevo dentro. Dietro tutto brucia, ma ho ancora voglia.

Mi prende per un braccio, e mi conduce (lo sento al tatto) a quello che avevo visto come tavolo basso.
Mi fa stendere sopra di esso a pancia in su, e anche qua mi lega le mani al tavolo stesso, che è molto corto: sento che le chiappe arrivano al bordo e anche la testa sporge all’indietro dall’altra parte. E poi capisco perché…

Da un lato è l’altezza giusta per scoparmi in bocca, da sopra: mi tiene una mano sul collo e mi infila il cazzo fino alle tonsille (che fortunatamente non ho più) e a turno mi fa leccare il suoi coglioni e me li ficca in bocca, costringendomi a sputare peli ovunque.
Dall’altro lato mi alza le gambe, se le mette sulle spalle e inizia di nuovo a incularmi, mi strizza con forza i capezzoli e le sue mani sembrano tenaglie. Anche in questa posizione mi prende per i fianchi, mi solleva e mi fa arrivare il cazzo dentro fino in fondo. Riesco solo più a dire: "Che bello, mi fai godere da morire" e, senza toccarmi, il mio cazzo inizia a sborrare con forti scosse.

Mi rendo conto che adesso non ce la faccio più, non voglio dirlo, ma ad un certo punto sento che il suo respiro si fa molto più forte, si toglie dal mio culo, mi rificca il suo cazzone in bocca e poi lo toglie quasi subito, sento che si masturba violentemente, le sue palle mi sbattono in faccia, e alla fine quasi un urlo: “Godo, troia bastarda” e sento che schizza su tutto il mio viso, sul mio petto, con molti spasmi, fino a che non lo sento barzotto posarsi vicino alla mia bocca, spennellandomi la faccia.

Dopo poco, mi slega, mi toglie la mascherina, mi fa alzare, mi porta alla doccia ed insieme ci laviamo, insaponandoci i rispettivi peli!
“Sei stato grande, un vero porco” - mi dice - “era da tantissimo tempo che non godevo così pienamente. Spero tu non ti sia spaventato, ma mi pareva che poi ti piacesse e così ho continuato”.
“Veramente, anche se non me lo sarei aspettato, è proprio quello che cercavo da tanto tempo: farmi scopare, pisciare dentro, sentirlo in bocca dopo averlo preso dietro. Tranquillo, tutto bene, solo il buco del culo che è rovinato” risposi ridendo.

Ci asciugammo, tornammo di sopra, ci mettemmo di nuovo a bordo piscina e solo al tramonto ripresi la strada verso casa.
Ci rivedemmo? Direi proprio di sì...
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