incesto
I piedini di mia figlia Ep.9
16.02.2026 |
764 |
8
"Poi cominciai a pensare al fatto che le due amiche avessero dormito nello stesso letto e, a quel rumore mentre facevo l'amore con mia figlia..."
Finalmente si fece giorno.Mentre mi preparavo per il lavoro, iniziai a fare il numero del telefono che avevo dato ad Ammina. Per due volte ascoltai l'impersonale risposta: «Il numero da lei chiamato è al momento non raggiungibile…».
Finalmente, al terzo tentativo…
«Pronto… papi?»
Non riuscivo a parlare. Deglutii.
«Mar… Martina»
Martina si mise a piangere, io balbettavo. Parlammo per circa quindici minuti nella confusione del bus. Mi raccontò che voleva vedermi e che non voleva più aver niente a che fare con sua madre. Provai a dirle che sua madre non aveva fatto niente, che l'unico colpevole ero io.
«Papi… devo vederti, ne ho bisogno» mi disse.
«Anche io tesoro… mi manchi come l'aria»
Martina mi mise al corrente del fatto che mia moglie l'aveva fatta pedinare da un investigatore privato, ma da qualche giorno non lo vedeva più. Potevamo perciò incontrarci, ma dovevamo stare molto attenti. Ci salutammo e sentii anche Ammina che mi lanciava un «Ciao!» squillante.
Dopo mesi tornavo a respirare.
Verso le 11:00 sentii il mio secondo telefono, il nostro, quello segreto, squillare.
«Papi… puoi parlare? C'è l'intervallo, volevo sentirti ancora»
«Oh tesoro… sai che per te ci sono sempre»
«Ecco… volevo dirti, insomma...sai che i genitori di Ammina hanno un bar e sono sempre là… venerdì sera potrei rimanere a dormire da lei e, sabato mattina, potremmo vederci a casa sua»
Seguì un lunghissimo silenzio.
«Papi… ti va?»
«Tesoro, certo che sì, ma sei sicura? Non vorrei mettere nei casini Ammina»
«No papi… i suoi sono al bar, mentre sua sorella al sabato è a scuola»
«Ok… magari ne parliamo ancora domani» dissi sentendo la campanella.
«Devo andare papi… ti amo»
E interruppe la chiamata.
Poco dopo mi arrivò un suo selfie: sorridente, con una felpa rosa e i capelli sciolti. Il mio corpo reagì subito con una possente erezione.
Dio, era stupenda. Glielo scrissi prima di tornare in ufficio.
La mattina dopo ci mettemmo d'accordo per vederci quel sabato mattina, dopo le 9:00.
Durante la telefonata dell'intervallo eravamo ormai entrambi più sciolti. Avevamo ormai preso l'abitudine di sentirci con queste due telefonate, ormai rituali.
«Papi… sai che mi mancano un casino i tuoi massaggi ai piedini?» disse ridendo verso la fine della nostra conversazione.
«Non dirlo a me,» risposi «ci penso sempre»
Purtroppo l'intervallo durava troppo poco, e ci salutammo.
Ero appena tornato alla scrivania quando mi arrivò un altro messaggio: una foto dei suoi piedini, con un delizioso smalto rosa confetto. L'immagine era corredata dalle emoji della linguaccia e del bacio.
Rimasi a guardare quella foto come inebetito. Probabilmente era andata in bagno e aveva scattato quella foto apposta per me. Mi sentivo attirare da quei due piedini fin dentro il telefono.
Non potei resistere: andai in bagno e guardando quei piedini raggiunsi un orgasmo rapido e violento.
E venne il giorno.
Quel sabato mattina mi svegliai che era quasi l'alba. Dopo una doccia ed essermi rasato mi misi una camicia bianca e dei jeans e mi preparai ad uscire.
Mi diressi a piedi verso la casa di Ammina. Arrivai nella via e feci qualche giro dell'isolato per valutare la situazione. Era una casetta singola con un piccolo giardino, un po' trascurata.
Mi chiusi in un bar dove potevo tenere sotto controllo l'abitazione di Ammina. I minuti scorrevano lentissimi.
Alle 9:00 scrissi a Martina.
«Tesoro sono qui. Dimmi tu quando posso arrivare»
Ricevetti subito risposta, ma da Ammina.
«Sono Ammina, Marti è sotto la doccia, venga quando vuole. Il cancellino è aperto»
Quei pochi passi dal bar alla casa furono lunghissimi. Mi aspettavo che qualcuno, da un momento all'altro mi chiedesse perché fossi li. Arrivai davanti alla casa ed entrai e, mentre mi decidevo a bussare, l'uscio si aprì.
«Benvenuto!» disse Ammina, che indossava una canotta arancione che lasciava scoperto il suo ombelico e degli shorts di cotone molto essenziali che faticavano a contenere il suo fondoschiena. Entrai e chiusi la porta.
«Papiiiiiiiiii!»
L'urlo di Martina squarciò il silenzio. Mi corse incontro e mi saltò letteralmente in braccio, circondandomi la vita con le gambe.
«Oddio Marti…»
Ci guardammo e le asciugai le lacrime. Le nostre bocche vennero attratte come calamite. Iniziammo a baciarci come due amanti. Il mondo esterno scomparve.
«Dio quanto sei bella» dissi guardandola da capo a piedi. Martina aveva una semplice maglietta bianca e dei leggings neri ed era con i piedini nudi, con uno splendido smalto nero.
«Ragazzi… io vado…» disse imbarazzata Ammina. «Rimango fuori in strada, così se qualcuno torna vi avviso. Fino alle 11:00 dovremmo stare tranquilli»
«Grazie Ammina… grazie» dissi sospirando.
Martina mi prese per mano e mi portò nella camera di Ammina. Ci sedemmo sul letto disfatto. Martina aveva quindi dormito nello stesso letto di Ammina...
Mi tolsi dalla mente questo pensiero e mi concentri su Martina e così ci raccontammo tutto, tutto quello che in quei lunghi mesi non avevamo potuto raccontarci.
Mi raccontò della scuola, delle vacanze, del rapporto con mia moglie, sua madre, e di quello con i nonni.
Io le parlai del mio lavoro, della mia nuova casa...
«Papi… sono le 10:40» disse lei a un certo punto, sorridendomi seduta sulle mie ginocchia, le sue dolci manine che mi accarezzavano il viso. La sua voce si era fatta maliziosa.
«Martina… dai… non sai quanto lo vorrei… ma qui?» dissi mentendo a me stesso.
«Sicuro?» e intanto, dopo avermi sbottonato la camicia, una sua manina si era posata sul mio pacco, dove la mia erezione non mentiva. Ogni mia remora sparì di colpo.
Afferrai il suo culetto a piene mani e le abbassai i leggings. Come sospettavo, non portava le mutandine. La feci alzare in piedi sul letto mentre con la bocca cercavo la sua intimità, già imperlata di piacere.
Inizia a leccare quella rosa mentre con le mani impastavo quel dolce sederino.
«Papi, papi… ti voglio…»
Mi alzai di scatto e la scaraventai sul letto, mi tolsi la camicia e abbassai boxer e jeans. In piedi davanti al letto i piedini di Martina si posarono sul mio petto, sulla mia pelle. La presi per le caviglie e con un gesto secco entrai dentro di lei. Martina si contorceva dal piacere.
«Marti… ti amo…»
«Ti amo papi!» urlò lei.
Mi muovevo dentro di lei, alternando spinte lente e profonde a spinte più veloci, sempre guardandola dritta negli occhi.
Ad un certo punto sentii dei passi. Mi fermai di scatto.
«Marti...c'è qualcuno»
«Non c'è nessuno papi… Ammi ci avrebbe avvisati…»
Non dissi nulla ma mi venne il dubbio che Ammina ci stesse guardando, ma la mia eccitazione era troppa, e visto che non si sentiva davvero nulla, ripresi ad amare Martina.
Sempre stando dentro di lei mi stesi sul suo corpo, quasi schiacciandola sotto il mio peso, mordendo e leccando i suoi piccoli capezzoli mentre le toglievo la maglietta.
Il ritmo delle mie spinte si era fatto potente, quasi violento, mentre stringevo il viso di Martina tra le mie mani.
«Papi… continua… oddio… vengo!» riuscì a dire, prima di raggiungere l'orgasmo.
Continuai a tenerla stretta sotto di me, percependo di riflesso le ondate di piacere che la attraversavano. Ci baciammo, la sentivo tremare. Anche io ero ormai giunto al limite.
Uscendo da lei, in ginocchio sul bordo del letto, presi i suoi piedini e me li portai sul pene. Martina lo strinse tra le sue morbide piante dei piedi, muovendoli dolcemente su e giù. Non potevo resistere a lungo.
Venni copiosamente, inondandole i piedi. Le forze mi vennero a mancare e mi lasciai andare sopra di lei.
Adesso era Martina, che si stava riprendendo a tenermi tra le sue braccia. Le sue mani che mi percorrevano la schiena mi davano ulteriori brividi.
Restammo così, baciandoci, respirando ognuno dalla bocca dell'altro.
All'improvviso la porta si aprì.
«Ragazzi… sono quasi le 11:00, mi dispiace ma meglio non rischiare» disse Ammina, che ora indossava dei jeans a vita alta e un maglioncino leggero.
Mi resi conto di essere nudo e guardai mia figlia.
Martina scoppiò a ridere vedendo il mio sguardo perso e stupito.
«Ammi, ci lasci vestire?»
«Certo» rise anche lei «comunque siete bellissimi» e richiuse la porta di quella che era la sua stanza.
Portai Martina nel piccolo bagno all'interno della camera. Le lavai sia i piedini che la sua dolce rosa.
Ci rivestimmo. Furono altri baci e altre carezze. Martina non voleva lasciarmi andare.
«Dai Marti, non farmi andare via così, ti prego»
Martina piangeva e Ammina la abbracciava e la baciava dolcemente sulla fronte stringendola a se.
«Non si preoccupi» disse Ammina «poi le passa»
Salutai le ragazze.
«Grazie Ammina, non so come ringraziarti» dissi.
«Sono contenta di avervi aiutato» rispose Ammina, sempre stringendo Martina tra le sue braccia.
«Ti amo papi, ci sentiamo, ok?» disse Martina.
«Ti amo anche io tesoro, certo che ci sentiamo...» risposi, prima di dare un'ultima occhiata alle due ragazze e uscire dalla porta.
Mentre stavo per varcare il cancellino, sentii Ammina corrermi incontro: «Il telefono…».
Sbadato, lo avevo dimenticato in casa, probabilmente.
Me lo porse.
«Oh grazie... » dissi, mentre Ammina senza darmi tempo di reagire mi stampò un dolce bacio sulla guancia.
«Grazie a lei» aggiunse prima di rientrare.
Mi avviai lentamente per la strada.
Mentre camminavo rimembravo cosa era appena successo. Ancora una volta il sesso con Martina era stato, a dir poco, spaziale.
Poi cominciai a pensare al fatto che le due amiche avessero dormito nello stesso letto e, a quel rumore mentre facevo l'amore con mia figlia.
Ammina ci aveva spiato?
Le mie sensazioni si dividevano tra l'eccitazione, la gelosia e un certo imbarazzo.
Mille dubbi tornarono ad assalirmi anche moralmente.
Stavo facendo davvero il bene di Martina o stavo solo pensando a me stesso, assecondando le mie voglie malate?
Sì, amavo Martina, e lei amava me.
Ma che amore era questo?
Potevamo davvero chiamarlo così?
Non è che avevo plagiato Martina e non me ne ero nemmeno accorto o, perlomeno, non me ne volevo accorgere.
Mentre una folata di vento un po' più freddo annunciava probabilmente l'arrivo del vero autunno, continuai a camminare verso casa…
---CONTINUA?---
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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