incesto
Il padre del mio fidanzato - Parte I
16.06.2026 |
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"Rimasi lì, tremante, con il corpo ancora vibrante di eccitazione ma la mente divorata dall'imbarazzo..."
Mi chiamo Elena ho 18 anni.Un mese fa ero una ragazza innocente, senza esperienza, con i valori che mio padre mi aveva inculcato sin da piccola. Il sesso era qualcosa di peccaminoso, da rimandare al matrimonio, da guardare con sospetto. Mia madre non ne parlava mai. La chiesa diceva che era peccato. E io credevo a tutto questo, fino a quando ho incontrato Andrea.
Andrea ha due anni più di me. Diventammo amici in università, durante una lezione di letteratura. Lui era seduto accanto a me e durante la pausa mi offri un caffè.
Nel primo mese, ci vedevamo sempre. Andavamo al cinema, a pranzo, facevamo lunghe passeggiate. Lui mi ascoltava quando parlavo dei miei dubbi, dei miei sogni, della mia famiglia. Non mi faceva sentire giudicata e mi paiceva questa cosa.
Un giorno, dopo un mese insieme, ci trovammo soli in macchina al tramonto. Stavamo parcheggiati in un posto tranquillo, lontano da casa. Lui mi guardò e sussurrò: "Posso baciarti?"
Non avevo mai baciato nessuno prima. Il mio cuore accelerò. Annuii e lui si avvicinò dolcemente. Il suo primo bacio fu delicato, affettuoso. Le sue labbra erano morbide contro le mie.
Poi accadde qualcosa che non mi aspettavo. Mentre ci baciavamo, sentii una sensazione strana tra le gambe. Un calore. Una sorta di umidità che non avevo mai provato prima. Non sapevo nemmeno che il mio corpo potesse fare una cosa del genere. Arrossii profondamente quando ci separammo.
"Tutto bene?" chiese lui teneramente.
"Sì" sussurrai, nascondendo il volto. "Mi è piaciuto molto."
Lui sorrise e mi baciò di nuovo.
Nei giorni successivi, quel bacio rimase nella mia mente. Pensai a quella sensazione strana, a quell'umidità. Avevo paura di dire ad Andrea cosa avevo provato. Che cosa avrebbe pensato? Che ero una ragazza cattiva?
Una settimana dopo, quando eravamo di nuovo soli, Andrea iniziò a baciarmi di nuovo. Questa volta i baci durarono più a lungo. Le sue mani mi toccarono la schiena, poi salirono verso il mio seno. Io tremavo, non di paura, ma di eccitazione.
"Mi fai fare un massaggio?" sussurrò lui contro il mio collo.
"Cosa vuoi dire?" chiesi.
"Questo" rispose, e lentamente allargò la mano verso il mio seno sopra i vestiti.
Sentii di nuovo quel calore tra le gambe. Questa volta più intenso. Più travolgente. Non lo fermai. Lasciai che mi toccasse. Lasciai che mi baciasse. Lasciai che il suo corpo si sfregasse contro il mio.
Attraverso i vestiti, potevo sentire il suo membro che diventava duro contro la mia gamba. Fu scioccante e eccitante allo stesso tempo.
"Sei bellissima" sussurrò lui.
E arrossii ancora di più.
Nei giorni successivi, le cose progredirono naturalmente. Un bacio portava a un altro. Una carezza portava a un'altra. E ogni volta, quel calore tra le gambe diventava più intenso, più incontrollabile.
Circa due settimane dopo il primo bacio, Andrea mi propose qualcosa di nuovo.
"Mi piacerebbe che mi toccassi. Con la mano. Qui" disse, e mi prese la mano per metterla dove il suo membro era indurito.
Il mio primo istinto fu il rifiuto. Non potevo. Era peccato. Mio padre ucciderebbe. Mia madre direbbe che ero una puttana.
Ma il mio corpo disse qualcosa di diverso.
"Non so come fare" sussurrai.
"Ti guido io" disse Andrea. "Non c'è nulla di cui avere paura."
Cominciai a toccarlo. Era caldo, duro, e incredibilmente morbido allo stesso tempo. Le sue mani mi guidavano, mostrandomi i movimenti. All'inizio ero mortificata. Avevo le guance infuocate. Non riuscivo quasi a guardare cosa stavo facendo.
Ma poi qualcosa cambiò.
Mi accorsi che mentre lo toccavo, il suo respiro si accelerava. Sussurrava cose dolci: "Brava, così, ti amo, ti amo."
E il fatto che lo stessi facendo piacere mi fece sentire potente. Mi fece sentire desiderata.
"Ti paice così?" chiesi.
"Si... " disse lui. "tantissimo. Continua..."
Continuai a toccare. Il calore tra le gambe tornò, ancora più intenso di prima. Ero eccitata. Non dal sesso in sé, ma dal fatto che stavo facendo qualcosa di proibito. Qualcosa che avevo sempre pensato fosse peccato.
Dopo alcuni minuti, Andrea respirò più forte.
"Sto venendo" sussurrò.
Non capii cosa intendesse finché non sentii il caldo liquido sulla mia mano. Rimasi lì, a guardare. Era così. Questo era quello che gli insegnamenti familiari mi avevano detto di temere. E invece non era disgustoso. Strano, sì. Ma non disgustoso.
"Mi dispiace" disse lui.
"Per cosa?" chiesi.
"Per averti sporco la mano."
Io scoppiai a ridere. Una vera risata, di amore e complicità.
"Non importa" dissi. "Mi è piaciuto."
Lui mi guardò stupito. "Veramente?"
"Sì" ammisi. "Mi è piaciuto molto."
Dopo quella notte, le cose accelerarono. Una settimana dopo, Andrea mi propose di provarci di nuovo, ma diversamente.
Stavamo a casa sua, nei pomeriggi quando suo padre Lorenzo non era presente. Andrea mi disse che voleva toccarmi, come io avevo toccato lui.
Io volevo. Nonostante la paura, nonostante l'educazione che mi aveva insegnato che era sbagliato, volevo. Volevo scoprire le sensazioni che il mio corpo poteva provare.
Mi tolse i pantaloni. Poi la mutandina.
Ero completamente nuda da cintura in giù, di fronte a lui. L'imbarazzo fu totale. Coprirmi era il mio primo istinto.
"Sei bellissima" sussurrò.
Lui mi toccò con un dito. Scese con la mano sul punto che scoprii era il mio clitoride. La sensazione fu travolgente.
"Oh Dio" dissi.
"Ti piace?" chiese.
"Troppo." gemetti.
Lui continuò a toccarmi, lentamente. Poi più veloce. Il calore che sentivo non era nulla paragonato a prima. Era come se il mio intero corpo convergesse in quel punto. Le mie gambe iniziarono a tremare.
"Stai più rilassata" sussurrò Andrea. "Non avere fretta."
Ma avevo fretta. Sentivo che qualcosa stava per accadere. Una pressione che cresceva, che cresceva, che cresceva.
E poi.
Esplose.
Non posso descrivere l'orgasmo in altro modo. Fu come se il mio corpo intero si contraesse di piacere. I miei occhi si chiusero. Gridai, senza riuscire a controllare il suono.
"Che bella che sei" sussurrò Andrea, continuando a toccarmi lentamente durante le contrazioni.
Quando finì, ero tremante, sudaticcia, incapace di muovermi.
"E' la prima volta?" chiese.
"Sì" ammisi, completamente arrossita.
Lui mi sorrise in quel modo protettivo che lo caratterizzava. Mi abbracciò e mi tenne stretta sotto le coperte.
"Eri cosi bella mentre provavi paicere" disse.
Ma poi, mentre eravamo lì; Andrea sussurrò qualcosa che mi fece gelare.
"Vorrei farti un'altra cosa" disse. "Vorrei fare l'amore con te."
Il mio primo istinto fu il no. Non ero pronta. Era troppo. Non avevo mai fatto quella cosa. La sola idea mi mortificava.
"Non posso" dissi. "È troppo."
"Va bene" disse Andrea. Non c'è fretta."
Ma dentro di me, sapevo che avrei voluto provare. Sapevo che il mio corpo lo voleva, anche se la mia mente aveva paura.
I giorni successivi furono strani. Pensai continuamente a quello che Andrea mi aveva proposto. L'idea mi mortificava. Ma mi eccitava anche.
Un'altra settimana passò. Nel frattempo, Andrea e io continuammo con con carezze, con baci appassionati. Ogni volta che mi toccava, il desiderio cresceva.
Poi arrivò il ventesimo compleanno di Andrea.
Sua madre organizzò una festa a casa sua con amici e famiglia. Il padre di Andrea, Lorenzo, era presente. Lui è un uomo di circa cinquanta-cinque anni, ancora bello, con i capelli grigio. Era gentile con me.
Io indossai un vestito per la festa. Un vestito che mi faceva sentire bella, consapevole del mio corpo in un modo nuovo. Era corto, scopriva le gambe. Andrea mi vide e sorrise: "Sei incantevole"
Durante la festa, sentii gli occhi di Lorenzo su di me. Almeno, così mi sembrò. Ma era occupato con gli ospiti, non ci pensai più di tanto.
Alla fine della festa, quando gli ospiti se ne andarono, Andrea mi prese da parte.
"Vuoi venire in camera mia?" sussurrò.
Mi baciò appassionatamente.
Salimmo in camera e chiudemmo la porta. Andrea mi guardò profondamente negli occhi.
"Ti andrebbe se.."
"Sì" dissi.
Iniziammo a baciarci. I suoi baci erano affamati, appassionati. Le sue mani mi spogliarono lentamente. Io lo lasciai fare senza imbarazzo questa volta. Ero pronta.
Mi tolse il vestito. Poi il reggiseno. Poi le mutandine.
"Mi piaci così tanto" sussurrò quando mi vide completamente nuda.
Mi toccò il clitoride. Io gemetti di piacere. Il mio corpo ricordava quella sensazione.
"Voglio fare l'amore con te.." sussurrò.
"Sì" risposi, mentre l'eccitazione superava l'ansia.
Andrea si tolse i vestiti. Afferrò un preservativo dal cassetto e lo mise lentamente.
"Mi ero preparato per quest'occasione.. speravo tanto".
Io lo guardai, affascinata da ogni movimento.
"Rilassati" sussurrò, posizionandosi tra le mie gambe.
Cominciai a penetrarmi. Sentii una sensazione di pressione, un po' di dolore misto a piacere. Il mio corpo dovette abituarsi a lui dentro di me.
Ma dopo pochi secondi, pochi movimenti...
Lui gemette.
E venne.
Fu finito quasi prima di cominciare.
Per un momento, rimase immobile su di me. Poi si ritirò.
"Scusa" disse, imbarazzato.
Io lo guardai e scoppirai a ridere. Non era una risata crudele. Era una risata di amore, di complicità. Di comprensione.
"Non importa" dissi. "Mi è piaciuto lo stesso."
"Veramente?" chiese.
"Sì. Ma volevo sentirti di più. Volevo sentirti muovere dentro di me" ammisi.
Andrea mi baciò.
"Ho un'idea."
Si tolse il preservativo e lo gettò. Poi si allungò verso di me con le dita.
"Mettiti così" sussurrò.
Mi girò con la pancia. Mi disse di mettermi a pecora.
Io obbedii. Mi posizionai sulla pancia, culo all'aria, le gambe completamente aperte.
Andrea infilò due dita dentro di me.
"Oh Dio" gemetti.
Era diverso dalla prima volta. Più profondo. Più intenso.
Lui iniziò a muovere le dita dentro di me. Lentamente. Poi sempre più veloce.
Non riuscivo a trattenere i gemiti. Piccoli suoni di piacere che sfuggivano dalla mia bocca involontariamente. Non riuscivo nemmeno a stare zitta.
"Ti piace?" sussurrò Andrea dietro di me.
Mi sentivo bagnatissima, un calore che risaliva dal basso mai provato prima.
Infila un terzo dito. Io gemetti ancora più forte.
Il mio corpo era completamente abbandonato. Il mio culo all'aria. Le gambe aperte. I gemiti che non riuscivo a controllare.
Sentivo che stava arrivando un altro orgasmo. Ancora più intenso del primo. Il mio corpo tremava.
Andrea muoveva le dita sempre più forte.
"Sì, sì, sì" riuscii a sussurrare.
Ero così concentrata su quello che provavo che non senti il rumore della porta che si apriva.
La porta si aprì.
Per un momento, non capii cosa stava accadendo. Poi senti la presenza. Una presenza estranea nella stanza.
Mi girai istintivamente.
Lorenzo.
Il padre di Andrea.
Mi vide . A pecora. Gambe aperte. Le dita di Andrea dentro di me. Nel momento del massimo piacere. Nel momento della massima vulnerabilità.
Gridai.
Un grido di pura paura e imbarazzo.
Mi coprii istintivamente con la coperta. Lui aveva visto tutto. Mi aveva vista completamente nuda. Nel momento più intimo della mia vita.
Il rossore mi copri il viso, il collo, il petto.
"Oh Dio" sussurrai, tremando.
Andrea urlò: "Papa! Cosa fai?!"
Si alzò, cercando di coprirsi.
Lorenzo rimase sulla porta per un momento. Mi guardò ancora una volta, e poi sorrise.
"Non volevo disturbare" disse, la sua voce calma. "Pensavo fossi da solo. Vi chiedo scusa."
"Continuate pure" aggiunse sorridendo. Uno di quei sorrisi che faceva intendere che se l'era goduta. Che aveva visto qualcosa che lo eccitava.
Poi chiuse la porta lentamente. Deliberatamente lentamente. Facendo intendere che se l'era presa comoda a guardare.
Rimasi congelata sotto le coperte.
Non era come la prima volta che Andrea mi aveva vista nuda. Quella era stata una cosa delicata, intima, solo tra noi due.
Stavolta ero stata vista dal padre di Andrea. Nel momento del massimo piacere. Completamente esposta. Completamente vulnerabile.
Andrea cercò di abbracciarmi.
"Mi dispiace. Mi dispiace così tanto" disse.
Ma io non riuscii nemmeno a rispondere. Rimasi lì, tremante, con il corpo ancora vibrante di eccitazione ma la mente divorata dall'imbarazzo.
Rimammo abbracciati sotto la coperta per ore. Io non parlai. Non riuscivo.
Nel mio corpo, un conflitto terribile:
La vergogna totale di essere stata vista.
L'eccitazione che non se ne andava.
La consapevolezza che Lorenzo aveva visto.
La consapevolezza che Lorenzo aveva sentito i miei gemiti.
I giorni successivi furono strani.
Non uscii dalla casa di Andrea per quasi tre giorni. Avevo paura di incontrare Lorenzo. Avevo paura di guardarlo negli occhi. Avevo paura di quello che avrebbe pensato di me.
Ma alla fine, dovetti uscire dalla camera.
Mi trovai faccia a faccia con Lorenzo nel salotto.
Non appena mi vide, lui sorrise.
Non disse nulla. Ma mi guardò.
Lentamente, dal basso verso l'alto.
Sentii quello sguardo come una carezza fisica.
Sentii il mio corpo che reagiva, nonostante la mortificazione.
"Ciao, bella" disse dolcemente. "Come stai?"
Non riuscii nemmeno a rispondere.
Nelle settimane che seguirono, l'ossessione di Lorenzo per me crebbe gradualmente.
Una sera, ero seduta sul divano con Andrea. Indossavo un vestito leggero, estivo. Le gambe completamente scoperte.
Lorenzo entrò in salotto e si sedette di fronte a noi, fingendo di leggere il giornale.
Ma mi stava guardando.
Specificamente, stava guardando le mie gambe. Lo smalto bianco che avevo ai piedi. La posizione in cui stavo seduta, dove il vestito si sollevava un po' verso le cosce.
Io me ne accorsi. Il mio corpo reagì al suo sguardo.
Istintivamente, allargai un po' il vestito per coprire più le gambe.
Ma Lorenzo sorrise. Sapeva che lo sapevo che lui stava guardando.
"Andrea è fortunato ad averti" continuò. "Veramente fortunato."
Arrossii.
Non sapevo come rispondere.
Non riuscii a guardarlo. Il mio corpo bruciava per l'imbarazzo.
Continuò così per settimane...
Continua parte 2.
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