incesto
L'ombra del desiderio
10.04.2026 |
126 |
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"Salvo era tornato immobile, il respiro di nuovo regolare, ma un sottile velo di sudore gli imperlava ora la fronte..."
Il caldo della Sicilia non era solo una temperatura, era una presenza fisica che gravava sulla casa dei nonni come una coperta bagnata. Le pareti di pietra spessa trattenevano il calore del giorno, restituendolo lentamente durante la notte. Alessio, appena maggiorenne,,non aveva mai avuto esperienze ma sin da piccolo era molto attratto dal suo stesso sesso, giaceva nel suo letto con il respiro corto. Il ventilatore a soffitto girava pigro, spostando aria tiepida che profumava di polvere e gelsomino, ma nulla poteva placare l'incendio che gli divampava nel petto.Da quando era arrivato per le vacanze, i suoi occhi non avevano fatto altro che seguire Salvo suo zio. Salvo era l’epitome di una mascolinità matura e sicura: le spalle larghe, la pelle scurita dal sole della campagna, i peli scuri che facevano capolino dal colletto della camicia e quel modo di muoversi, lento e felino, che trasudava forza. Per Alessio, quella non era più una semplice infatuazione adolescenziale; era diventata una fame, un bisogno carnale che gli toglieva il sonno.
Intorno alle tre del mattino, il silenzio della casa divenne insopportabile. Spinto da una forza che non riconosceva come propria, Alessio si alzò. I suoi piedi nudi toccarono il pavimento di graniglia fresca, l’unico sollievo contro la canicola. Percorse il corridoio buio, finché non giunse davanti alla stanza in fondo. La porta di Salvo era spalancata per favorire il ricircolo dell'aria.
Alessio entrò, il cuore che gli martellava contro le costole. La luce della luna piena filtrava dalle persiane socchiuse, tagliando la stanza in strisce di luce e ombra. Salvo era disteso supino, le braccia gettate sopra la testa, in una posa di totale abbandono. Indossava solo un paio di boxer neri in cotone leggero, che risaltavano contro la pelle ambrata delle cosce potenti e del ventre piatto, solcato da una linea di peli che spariva sotto l’elastico.
Alessio si avvicinò al bordo del letto, trattenendo il respiro. L’odore di Salvo lo investì: un mix inebriante di sudore pulito, dopobarba al sandalo e quell'essenza mascolina, primordiale, che lo faceva tremare. Si inginocchiò lentamente tra le gambe divaricate dello zio, osservando come il petto dell'uomo si alzasse e abbassasse con regolarità. Eppure, notò un dettaglio che gli fece mancare un battito: sotto il tessuto sottile dei boxer, Salvo non era affatto rilassato. Il suo cazzo era gonfio, un rilievo scultoreo che pulsava a ogni battito cardiaco.
Con dita che sembravano avere vita propria, Alessio sfiorò appena il tessuto. Salvo non si mosse, ma il suo respiro sembrò farsi impercettibilmente più denso. Alessio prese coraggio. Infilò i pollici sotto l'elastico e, con una lentezza esasperante, iniziò a spingere giù i boxer. Quando il cazzo di Salvo fu libero, Alessio sentì il calore che ne emanava colpirgli il viso. Era magnifico: turgido, venato, con la cappella già lucida di un desiderio involontario.
Alessio non resistette più. Si chinò e posò un bacio leggerissimo sulla cappella sentendo il sussulto involontario dei muscoli delle cosce di Salvo. Iniziò a leccare con estrema cura, risalendo lungo tutta la lunghezza, esplorando ogni piega, ogni dettaglio. Infine, aprì la bocca e lo accolse dentro di sé. Il calore e la compattezza dello zio lo mandarono in estasi. Cominciò a muoversi con ritmo metodico, usando la lingua e il palato per stimolare i punti più sensibili, mentre le sue mani risalivano per accarezzare i testicoli pesanti e la pelle vellutata dell'interno coscia.
Salvo restava immobile, gli occhi serrati, ma la sua recita stava vacillando. Le sue dita si artigliarono leggermente alle lenzuola e un suono basso, quasi un ringhio soffocato, gli morì in gola. Alessio, eccitato dalla reazione, intensificò il ritmo. Usò le mani per circondare la base e spingersi sempre più a fondo, gustando ogni centimetro di quell'uomo che aveva desiderato per anni. La stanza era satura del rumore umido della sua bocca e del respiro sempre più affannoso di entrambi.
Sentiva che lo zio era al limite. La tensione nel corpo di Salvo era tale che sembrava sul punto di spezzarsi. Con un'ultima, profonda suzione, Alessio lo portò oltre il limite. Marco ebbe un sussulto violento, il bacino si sollevò dal materasso in una spinta istintiva e potente mentre si liberava con vigore. Alessio non si ritrasse, bevendo ogni goccia di quel piacere denso, accettando quel dono come un battesimo proibito.
Per diversi minuti, restò lì, con la fronte appoggiata alla coscia di Salvo, i polmoni che bruciavano. Lentamente, si rialzò e rivestì lo zio con la stessa delicatezza con cui lo aveva spogliato. Salvo era tornato immobile, il respiro di nuovo regolare, ma un sottile velo di sudore gli imperlava ora la fronte.
Alessio scivolò fuori dalla stanza e tornò nel suo letto. Mentre guardava le prime luci dell'alba colorare il soffitto, un pensiero non gli dava pace: era stato così bravo da non svegliarlo, o Salvo era rimasto lucido in ogni istante, godendosi quel piacere segreto dietro la maschera del sonno? Il dubbio era un tormento delizioso. Sapeva che l'indomani, a colazione, avrebbe cercato un segno negli occhi dello zio, un piccolo ammiccamento o un sorriso appena accennato, consapevole che quel segreto sarebbe stato la loro catena invisibile per tutta l'estate.
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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