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trio

Tra le tue mani e le sue


di EvaDex
04.04.2026    |    1.692    |    2 9.3
"Non perché fosse cambiata in modo evidente, ma perché lui non riusciva più a ridurla a ciò che conosceva..."
Marco capì che qualcosa era cambiato nel preciso istante in cui la porta si chiuse alle spalle dell’altro uomo.
Non fu un pensiero lucido.
Fu una sensazione.
Un vuoto improvviso, come se l’aria nella stanza avesse perso consistenza, lasciando emergere tutto ciò che fino a quel momento era rimasto sospeso: tensione, desiderio, paura.
Laura era lì, a pochi passi.
Stessa stanza.
Stesso silenzio.
Eppure non era più la stessa.
O forse — pensò Marco — non lo era mai stata davvero, e lui semplicemente non aveva mai avuto il coraggio di vederla.
Tutto era iniziato settimane prima, in un momento apparentemente banale.
Una cena silenziosa, interrotta solo dal rumore delle posate. I loro sguardi si sfioravano senza fermarsi. Le parole erano diventate funzionali, prive di profondità. Nessun conflitto aperto, nessuna crisi evidente.
Solo distanza.
E fu proprio Laura a romperla.
“Secondo te… è normale smettere di desiderarsi?”
La domanda non suonò come una provocazione. Non aveva rabbia, né accusa.
Aveva lucidità.
Marco non seppe rispondere subito. Perché dentro di sé sapeva che il problema non era l’assenza totale di desiderio, ma la sua trasformazione. Era diventato prevedibile, addomesticato.
Sicuro.
Troppo sicuro.
Quando Laura propose di “provare qualcosa di diverso”, Marco sentì un nodo stringersi dentro. Non disse no. Ma nemmeno sì.
Accettò lentamente.
Come si accetta una sfida che si teme di non poter controllare.
La sera in cui incontrarono quell’uomo, Marco capì subito che non si trattava di un semplice esperimento.
C’era qualcosa di più profondo in gioco.
Non era la presenza di un terzo.
Era lo sguardo.
Lo sguardo dell’altro su Laura.
All’inizio cercò di restare ancorato a una posizione rassicurante: osservare, valutare, mantenere una distanza emotiva.
Ma quella distanza durò poco.
Perché Laura cambiò.
Non nei gesti evidenti, ma in qualcosa di più sottile. Il modo in cui occupava lo spazio, il modo in cui lasciava che il silenzio si caricasse tra lei e l’altro uomo.
Sembrava più presente.
Più consapevole.
Più viva.
E Marco sentì qualcosa rompersi dentro.
Non era solo gelosia.
Era il crollo di un’illusione.
Quella di conoscere completamente la persona accanto a lui.
Quando le loro mani — quelle di Laura e dell’altro — si sfiorarono, Marco trattenne il respiro.
Un gesto minimo.
Ma irreversibile.
La gelosia arrivò lenta, come un veleno sottile. Non esplose. Si diffuse.
Entrò nei dettagli.
Nel modo in cui Laura abbassava lo sguardo. Nel modo in cui lo rialzava, con una sicurezza che Marco non le vedeva da tempo.
E insieme alla gelosia… arrivò qualcos’altro.
Un’eccitazione più complessa. Più disturbante.
Perché non nasceva solo dal desiderio di Laura.
Ma dal vederla desiderata.
Da un altro.
Marco si rese conto che il suo corpo reagiva, ma non era una risposta semplice. Era attraversato da contraddizioni: possesso e perdita, controllo e abbandono.
Una parte di lui voleva fermare tutto.
Un’altra voleva spingersi oltre.
Capire.
Sentire.
Vedere fin dove poteva arrivare senza rompersi.
Quando Laura gli lanciò uno sguardo — breve, ma diretto — Marco capì che non c’era più spazio per l’innocenza.
Non era una richiesta.
Era una consapevolezza condivisa.
Questo sta accadendo.
E lui non distolse lo sguardo.
Rimase.
Non per passività.
Ma per scelta.
Dopo, il silenzio fu diverso da qualsiasi altro silenzio che avessero mai condiviso.
Denso.
Carico.
Quasi sacro.
Marco osservò Laura togliersi gli orecchini, con la stessa calma di ogni sera. Quel gesto quotidiano, familiare, gli sembrò improvvisamente estraneo.
Come se appartenesse a un’altra versione di lei.
“Ti senti bene?” chiese Laura.
Marco esitò.
“Non lo so,” rispose.
Ed era la verità.
I giorni successivi non riportarono ordine.
Al contrario.
Aprirono qualcosa.
Marco iniziò a vedere Laura con occhi nuovi. Non perché fosse cambiata in modo evidente, ma perché lui non riusciva più a ridurla a ciò che conosceva.
Ogni gesto aveva un peso diverso.
Ogni silenzio… un significato.
La desiderava.
Forse più di prima.
Ma quel desiderio non era più rassicurante.
Era instabile.
Vivo.
Una notte, nel buio della loro stanza, Marco parlò.
“Ci pensi ancora?”
“Sì,” rispose Laura.
Senza esitazione.
“E cosa provi?”
Lei rimase in silenzio.
“A volte mi sento viva,” disse poi. “Altre volte mi chiedo se abbiamo aperto qualcosa che non sappiamo più chiudere.”
Marco sentì quelle parole come un’eco dei propri pensieri.
Non aveva paura di ciò che era successo.
Aveva paura di ciò che significava.
La gelosia non scomparve.
Si trasformò.
Non era più legata a quell’uomo. Era diventata una consapevolezza più ampia: Laura esisteva anche fuori da lui.
Sempre era stato così.
Ma ora non poteva più ignorarlo.
E questo lo destabilizzava.
E lo attirava.
Una sera, Laura gli fece una domanda.
“Se potessi tornare indietro… lo rifaresti?”
Marco rimase in silenzio a lungo.
Poi annuì.
“Sì,” disse. “Ma non per quello che pensavo.”
“Per cosa, allora?”
Marco la guardò.
“Avevo paura di perderti,” disse lentamente. “Ora ho capito che non ti ho mai davvero ‘avuta’.”
Laura non si irrigidì.
Non si difese.
“E questo ti allontana da me?” chiese.
Marco scosse la testa.
“No. Ma mi costringe a sceglierti.”
In quel momento, qualcosa cambiò davvero.
Non tornarono quelli di prima.
Non potevano.
Ma tra loro nacque qualcosa di diverso.
Non più basato sulla sicurezza.
Ma sulla consapevolezza.
Sul rischio.
Sulla scelta.
Marco capì che ciò che avevano vissuto non era stato un semplice esperimento.
Era stato un passaggio.
Una soglia.
Avevano perso qualcosa: l’illusione del controllo, della conoscenza totale, della sicurezza.
Ma avevano guadagnato altro.
Uno sguardo più lucido.
Un desiderio più vero.
E la consapevolezza che amare qualcuno non significa possederlo.
Significa continuare, ogni giorno, a sceglierlo.
Anche quando fa paura.
Anche quando cambia.
Anche quando non è più soltanto tuo.
E forse era proprio lì, in quella instabilità, che il loro rapporto aveva trovato una nuova forma.
Non più tranquilla.
Non più prevedibile.
Ma viva.
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