incesto
Monica, gli amici e Giacomo
25.04.2025 |
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"I tentativi sono tanti, sottolineati dal dolore iniziale di Monica che poi un po' alla volta si trasforma in piacere, così con molta pazienza riesce ad infilarlo fino in fondo, mentre la sorella..."
Monica è una studentessa di 19 anni che ama vivere la propria vita con molta serenità: le piace studiare, uscire con gli amici e divertirsi in discoteca.La famiglia ha optato per un'educazione senza eccessi, responsabilizzando i propri figli, il fratello di nome Giacomo, più giovane di lei, frequenta il liceo classico, ama la musica, andare ai concerti, seguire il calcio.
Sono cresciuti nel rispetto degli altri, non hanno mai fatto uso di droghe, la madre diceva loro di stare molto attenti al sesso e comunque se proprio lo volevano fare di usare tutte le precauzioni.
Era solita aggiungere con tono solenne:
“Se avete dei problemi, non vergognatevi, perché la vostra famiglia sarà sempre vicino a voi e con l'aiuto reciproco troveremo sempre la giusta soluzione".
Alcuni consigli erano diretti alla figlia, un giorno l'aveva presa in disparte e le aveva detto:
“Io ho grande fiducia in te, pertanto vorrei evitare che tu possa cadere negli errori che molti adolescenti fanno, come quello di concederti troppo facilmente ai maschietti che ti ronzano intorno, per due motivi:
"L'amore è la cosa più bella che ci sia, perciò fallo con la persona giusta, se ti concedi facilmente ti considereranno una ragazza facile”.
Monica aveva tratto insegnamento dalle sue parole, sapendo perfettamente che aveva ragione, così si era detta:
"La darò quando sarò io a decidere".
Lei non disdegnava la corte dei ragazzi e le piaceva molto limonare, ma il massimo che concedeva ai suoi partner era di poter frugare dentro il reggiseno o all’interno delle sue mutandine, mai niente di più.
Sapeva perfettamente che molte sue compagne di classe o amiche erano desiderate perché la davano abbastanza facilmente.
Immaginate una ragazza come lei, alta un metro e settanta, terza di seno, gambe perfettamente affusolate, un culo da favola, capelli lunghi e biondi.
Tutti questi pregi la ponevano in una posizione di forza per essere corteggiata da un numero infinito di ragazzi, eppure tutti sapevano che alla fine non la dava mai.
Il più fortunato era stato Fulvio che una sera, uscendo dalla discoteca, dopo vari strusciamenti e continui doppi sensi, aveva deciso di appartarsi in auto.
Lei aveva accettato di buon grado, così avrebbe potuto placare le voglie, sottolineate dalle mutandine completamente bagnate.
Avevano scelto un luogo tranquillo, lui si era lanciato su di lei, iniziando a baciarla con passione, le lingue giocavano in un turbinio di desiderio, la mano si infilava con grande facilità dentro il reggiseno e la scollatura del vestitino invitava la propria bocca a leccarle il seno, concedendosi alle tenere carezze.
La lingua scorreva in maniera inebriante tra le sue colline, indugiando sui turgidi capezzoli, mordendoli poi con grande avidità.
Quella volta si era lasciata andare, lui adesso aveva deciso di frugare dentro le sue mutandine, come un ragazzino alla ricerca della marmellata nascosta, accorgendosi di quanto si fosse bagnata, regalandole un ditalino che la faceva fremere, come una foglia in balia del vento.
Le dita si erano introdotte dentro la caverna, fonte del piacere, continuando con ritmo incessante nel farle scivolare dentro e fuori.
Aveva capito che Monica stava perdendo la testa, così per un attimo pensò di poter essere il primo a varcare il cancello della verginità.
Lei al contrario aveva altri piani, così gli dice: "La vuoi leccare tutta? fammi godere"
Le parole fanno salire l'eccitazione in lui, senza bisogno di invitarlo all'azione, si tuffa con la testa tra le sue meravigliose cosce.
La lingua stava scivolando lungo la fessura, per assaporare la carnosità delle grandi labbra, gustando l'inebriante sapore della femminilità, indugiando sul turgido clitoride al fine di provocare l'agognato orgasmo.
Dopo alcuni sapienti colpi di lingua, le gambe ed il bacino si contraggono in maniera improvvisa, l'orgasmo si era impadronito di lei, sottolineando i magici momenti con frasi sommesse:
"Che grande leccatore di figa"
Dopo un godimento così profondo, aveva deciso di fargli un pompino in segno di gratitudine, così appoggia le labbra carnose sulla turgida cappella, passando con dovizia la lingua sulla stessa, come se la volesse lucidare, colpendo la punta con piccoli tocchi.
Al primo fremito, dalla punta del glande, fuori escono le gocce dell'eccitazione, pronte ad essere gustate, così le labbra vogliose si inumidiscono del frutto succoso della passione.
Adesso sta passando l'asta con minuziosa attenzione, la lingua infuocata scorre con avidità, prendendosi cura delle palle con le proprie mani, accarezzandole, dispensando baci, poi inizia ad infilarlo in bocca.
Come un gelato, inizia a dispensare colpi di lingua, lo lecca con passione, poi lo infila fino in fondo, creando un movimento ritmico, dall’alto verso il basso e viceversa, poi lo fa uscire per iniziare a masturbarlo.
Monica sentiva salire l’eccitazione del suo compagno, le aveva preso la testa e la invitava a spompinarlo come una puttana, ripetendo:
“Sei una grande bocchinara ed anche una gran troia”.
Lei si eccitava facilmente con questi complimenti, capiva che il momento della capitolazione era vicino, continuando con sempre più foga il rapporto orale.
Le contrazioni del cazzo, tenuto in mano, indicano l'arrivo dell'orgasmo, così prepara la bocca per accogliere la calda sborra, come una puttana è pronta al godimento del suo cliente.
L’inondazione è talmente intensa che non riesce a trattenerla in bocca, così deve portare la mano al mento per raccogliere il prezioso succo, poi si lecca le dita intrise dal piacere, in segno di soddisfazione.
Fulvio è completamente stravolto e le rivolge l’ennesimo complimento:
“Un pompino così non mi era mai stato fatto”.
Monica orgogliosa della prestazione, pensa tra sé:
“Sono proprio una troia”.
Quando gira per la casa è solita camminare con un completino intimo, essendo stata abituata dalla madre a non aver paura del proprio corpo, conoscendo il senso del pudore.
Questo comportamento l'aveva fin da bambina, solo che oggi Monica è una donna completa e la femminilità è scolpita sul proprio corpo.
La madre nel vederla la riprende, consigliandole di coprirsi con una maglietta, lei con un sorriso ribatte:
“Ma chi mi deve vedere”, ricevendo in tutta risposta:
“Tuo fratello ad esempio”
La ragazza con molta ingenuità aggiunge: “Ma mio fratello non è un uomo come tutti gli altri”.
Dopo questo scambio di parole, in attesa della cena, Monica se ne va in camera a studiare.
Dopo cena dedica una parte del tempo alla lettura, poi prima di addormentarsi, le piace indugiare sul proprio corpo e sentire le proprie forme, toccandosi le parti intime per provocare il piacere.
Monica è senza dubbio un’amante della masturbazione, le piacciono i ditalini, le carezze, non Infila mai oggetti nel proprio sesso, le piace individuare tutti i punti erogeni ed avere il controllo del proprio
corpo.
Le uniche ad entrare dentro la fessura sono le proprie dita, dopo averle fatte scorrere tra le grandi labbra ed il clitoride.
Lei considera la masturbazione femminile una vera e propria arte, così prima di dedicarsi al proprio corpo, aumenta il potere seduttivo nella ricerca del capo intimo più adatto all'occasione.
La sua attenzione si sofferma su alcuni "Baby Doll", molto sgambati, al fine di poter mettere in risalto il proprio culo, talmente sgambati che a malapena riescono a contenere la completezza della propria figa e questo la fa impazzire.
Monica, una volta indossata la lingerie, si mette davanti allo specchio osservando minuziosamente tutte le sue curvature, atteggiandosi da modella, poi si mette di lato per ammirare il culo marmoreo, scolpito in tutte le sue forme.
Posa le mani sul seno per sottolinearne l’abbondanza e la consistenza, passando poi con le stesse lungo i fianchi e verificare la perfezione delle gambe affusolate.
È talmente orgogliosa, che vuole sottolineare la propria femminilità indossando sandali con il tacco 12, poi guarda estasiata la perfezione dei propri glutei sublimi, esaltati dalla presenza dei tacchi molto pronunciati.
La femminilità riflessa dallo specchio la eccita moltissimo e nella contemplazione sussurra:
“Sei proprio un pezzo di figa”, aggiungendo:
“Anche una gran troia”.
Monica ama tutti i complimenti, compresi quelli spinti, solita riceverli durante gli incontri intimi, tanto da farle salire il sangue al cervello, la infoiano talmente che la rendono quasi una ninfomane.
Una volta contemplato il proprio corpo, si infila nel letto iniziando a scoprire il proprio seno, posa le mani per accarezzarlo, poi si rivolge ai capezzoli che nel frattempo si sono induriti e prendendoli tra le dita inizia a provocare il piacere.
Le mani scendono un po' alla volta, mentre inizia ad allargare le cosce, passando tra i fianchi e l’inguine, arrivando un po' alla volta al proprio sesso, bagnato del fluido dell’eccitazione, accompagnando il piacere da contenuti gemiti.
Adesso la mano viene messa sulla figa, completamente rasata, la passa con molta maestria lungo tutta la fessura, stringe tra le proprie dita le labbra pronunciate, dirigendosi un po’ alla volta sul clitoride ed iniziare un sensuale sgrilletta mento, fermandosi ogni tanto per riprendere fiato, ripetendo più volte il percorso ed aumentare la voglia del godimento.
Ogni tanto le dita scivolano al suo interno provocando piccoli spasmi di piacere, ormai conosce bene il proprio corpo e lo sa usare con grande maestria.
Il fluido esce in maniera abbondante dalla figa, lei sente il fuoco bruciare dentro, portando le dita intrise dalla fonte del piacere verso le proprie labbra, per gustare il sapore della femminilità, poi le introduce dentro la bocca e con una gestualità seducente le lascia scivolare su e giù all’interno della stessa, come nell'atto di eseguire un pompino.
Monica non ha fretta e si prende tutto il tempo prima di arrivare al godimento finale, sa quando fermarsi, per non rovinare il piacere, indugia sui punti che la fanno fremere, è una maestra dell’arte della masturbazione.
Si sente molto soddisfatta quando è in preda all’eccitazione, così rivolge il pensiero alle esperienze passate più intriganti, ripensando adesso all’unica avventura lesbica con la sua carissima amica Donatella.
Tutto era capitato per caso, qualche anno prima, la sera in cui si erano ritrovate ad organizzare il classico "Pigiama Party", momento in cui le amiche si fanno le confidenze, cercano di avere consigli e raccontano le proprie esperienze coi ragazzi.
Donatella non sembrava avere rapporti con i suoi amici, così avevano convenuto di concentrarsi sulla propria sessualità e scoprire come giocare con i propri corpi.
L’amica sembrava molto afferrata su questo argomento e quasi per gioco, avevano deciso di masturbarsi a vicenda, Monica aveva posto le propria mano sulla figa di Donatella e lei aveva fatto la stessa cosa, allora i propri sessi non erano depilati e la peluria copriva in maniera abbondante tutti i contorni.
All’inizio Monica era un po' insicura, aveva quasi un senso di vergogna, mentre la propria amica sembrava proprio a suo agio, come se per lei una donna fosse l'unica fonte di piacere.
Dopo i primi minuti tutte e due prendono consapevolezza della propria femminilità, l'eccitazione comincia a manifestarsi, sottolineata dall’espressione vogliosa di entrambe che iniziano a guardarsi.
Le due adolescenti si scambiano tenere effusioni, avvicinano le proprie labbra, giocando con le proprie lingue, mentre la pressione delle dita sul clitoride ed i baci passionali si sta impossessando dei loro corpi.
L'altra mano va alla ricerca reciproca dei propri seni, cercandosi, con la consapevolezza di essere delle "Troie in calore".
Donatella, con la foga dell’eccitazione, aveva preso la sua amica, l’aveva distesa sul letto e prima che potesse reagire si era ritrovata sopra di lei, offrendo la propria figa, nella bocca di Monica, nel più classico ed eccitante dei 69.
Tutte e due contemporaneamente stavano iniziando un gioco saffico che le faceva ansimare in continuazione, entrambe iniziano a scambiarsi complimenti, parole che sottolineano la voglia crescente:
“ Brava troia, succhiala tutta, ti piace la figa, voglio sentire la tua lingua dentro di me”.
Le due troiette sono talmente in sintonia che i corpi iniziano a fremere all’unisono, le lingue si insinuano ovunque, le fighe sono ben aperte ed il fluido della femminilità ha il gusto del piacere, ogni tanto si mordono a vicenda per sottolineare la voglia di mangiarsela tutta, un sublime concerto lesbico sottolineato dai mugolii della voglia che sale.
Ormai i corpi sembrano perfettamente in sintonia e si attende il momento del godimento finale, lo si capisce dal salire continuo dell’ansimare reciproco, fino a quando le contrazioni dei sinuosi corpi avviene in maniera simultanea, donandosi reciprocamente un copioso godimento, sottolineato dall’uscita del liquido della passione, che entrambe si soffermano a leccare con molta dovizia.
Questa scena lesbica fa aumentare il tintinnio della mano sul proprio clitoride fino a quando gli occhi di Monica si strabuzzano all'improvviso, la mano è tutto un fremito, le gambe cominciano a tremare ed a contrarsi, fino all’esplosione finale, dove la ragazza sottolinea la grande goduria lasciando uscire dalle labbra alcune parole:
“Proprio come una gran puttana”
Monica quando esce con gli amici al fine settimana, per andare in discoteca, usa mettere in mostra il proprio corpo, sapendo perfettamente di essere ammirata, non disdegnando commenti inopportuni che la fanno tanto eccitare.
Così prima di uscire da casa deve superare il parere della madre, sempre molto critica nel modo di vestire della figlia, consapevole che una giovane ragazza voglia mettere in mostra il proprio corpo per attirare gli sguardi dei ragazzi.
Quella sera la critica era ricaduta sui leggings che aveva scelto di indossare, molto attillati, nero lucidi, mettendo in evidenza le forme generose di lei.
Rivolgendosi con parole molto precise, le dice:
“ Potresti anche uscire nuda, tanto si vede tutto”.
I leggings le mettono in evidenza i glutei perfetti, talmente duri che nella parte centrale, dove si trova la divisione tra le due colline, si infila in maniera perfetta il tessuto dei pantacollant, come se lì ci fosse un aspiratore. Posando lo sguardo all’altezza del sesso, si scorge l'effetto "Camel Toe", causato dalle grandi labbra che si fondono perfettamente con il tessuto che le copre, provocando delle pieghe molto arrappanti.
Al ritorno dalla discoteca, a notte inoltrata, appena entrata in casa, si toglie le scarpe col tacco per cercare di non svegliare i famigliari, preoccupandosi di non fare rumore.
Nel salire le scale si accorge che dentro la sua camera c’è qualcuno, esita un attimo, poi avanza e con sommo stupore si accorge che suo fratello sta annusando le sue mutandine, lasciate sul letto per la fretta di non essere in ritardo.
Il fratello aveva estratto dal cassetto alcuni completini sexy , su cui faceva passare la mano per sentire la morbidezza del pizzo, una mutandina in particolare gli avvolgeva il cazzo, lui completamente nudo, nell’atto di iniziare la masturbazione.
Lei a questo punto esclama, tenendo il volume della voce il più basso possibile:
“Ma come ti permetti, cosa stai facendo”, continuando a chiedere spiegazioni sul suo inopportuno comportamento.
Giacomo, che volgeva le spalle alla sorella, si gira mostrando in tutto il suo splendore un cazzo in pieno tiro e di una dimensione che lei non aveva mai visto, rimanendo per alcuni istanti in estasi di fronte ad un membro molto generoso.
Lui ribatte subito alla sorella esclamando con molta sicurezza:
“Senti chi parla, colei che si fa i ditalini quasi tutte le sere”, non ti preoccupare non lo racconto a nessuno, ma veramente pensavi che io non sapessi nulla, visto che emetti mugolii che non lasciano nessun dubbio, poi continua affermando:
“Sei una troia e non una verginella come vorresti sembrare”.
C’è molto stupore nel volto della sorella, per le frasi molto precise del fratello, per cui mostra molto vergogna ed un profondo rossore invade le proprie gote.
Giacomo approfitta di questo momento di titubanza per potersi prendere un vantaggio e capendo perfettamente che sua sorella è rimasta colpita dal sesso di lui, si avvicina un po' alla volta e le sussurra:
“Lo so che lo vuoi, prendilo in bocca e fammi vedere quanto troia sei”.
Monica va in estasi quando le fanno complimenti pesanti, anche se fatti da un fratello, così dopo un attimo di incertezza, si scaglia sul cazzo voglioso e lo lavora di bocca come lei sa fare.
Il membro è talmente grande che decide di soffermarsi sulla cappella, passa più volte la lingua, la sbatte sulla punta, la fa scivolare lungo i fianchi per andare a leccare le palle, poi lo ingoia ma non riesce a scendere fino in fondo, così continua con la lingua per donare godimento al fratello.
Monica non vuole lasciarsi scappare la ghiotta occasione, senza donare la propria figa, per salvaguardare la propria verginità, decide di prenderlo nel culo, così può finalmente provare una delle gioie del sesso.
La sorella è talmente decisa che dice al fratello:
“Sbattilo dentro il culo, sei un grande porco, così ti faccio vedere che non sono troia ma puttana”.
Giacomo, assalito dalla sensualità e volgarità delle parole della sorella, si preoccupa di aprire la strada della verginità e del culo del desiderio, usando la saliva come aiuto per la deflorazione.
I tentativi sono tanti, sottolineati dal dolore iniziale di Monica che poi un po' alla volta si trasforma in piacere, così con molta pazienza riesce ad infilarlo fino in fondo, mentre la sorella ormai è in preda al godimento, sottolineato da mugugni e sospiri, che non lasciano nessun dubbio al piacere che prova.
Mentre lui comincia a regalargli parole volgari che la fanno letteralmente impazzire:
“Brutta troia, grande puttana, ti piace il cazzo di tuo fratello, puttana!!!!, puttana!!!!, mangia cazzi, prendilo tutto nel culo, un culo da grande troia, vero grandissima puttana?”.
Le parole infoiano ulteriormente Monica che continua ad incitarlo nello sbatterlo in maniera sempre più forte, rivolgendole anche lei parole inequivocabili sul godimento che le sta provando:
“Sei un maiale, sei un segaiolo, volevi masturbarti con le mie mutandine, lo sai che mi piace indossare capi da troia, mi piace essere guardata, continua porco, dammi tutto il tuo cazzo, non lasciare nessun centimetro fuori dal mio culo famelico, lo voglio tutto”.
Nel dire questo, prende dal letto le mutandine dell’estasi e le mette sul volto di lui, esclamando:
“Senti il profumo della mia figa, quella non te la darò mai, ma potrai annusarla, ti piace il profumo della femminilità, ricordalo, così poi ti potrai masturbare pensando al sapore, al profumo del mio sesso, continua porco, annusa la figa”.
Le forti parole della sorella avevano aumentato l’eccitazione del fratello che adesso voleva godere per svuotare la sborra dalle palle che sembravano scoppiare, così con contrazioni continue del proprio cazzo, esplode dentro il culo di Monica e con voce decisa le dice:
“Prendi tutta la sborra porca, sei una vacca in calore, una grandissima troia, la più grande puttana, sii prendila che ti piace”.
Così il culo della sorella è pieno del latte del piacere e mentre le regala l’ultimo spasmo di piacere anche lei viene in maniera copiosa, tanto che adesso si sta portando le mani sul sesso per impregnare le dita e portarle alla bocca, assaporando il sapore della femmina in calore.
Una volta ricomposti, Giacomo torna nella sua camera, portando con sé le mutandine, dategli dalla sorella, l’aveva così arrappato che era sicura che più tardi si sarebbe masturbato e così vuole donargli per l’ultima volta la possibilità di sentire il profumo della figa che non sarebbe mai stata sua
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