Annunci69.it è una Community rivolta ad un pubblico adulto e maggiorenne.
Puoi accedere solo se hai più di 18 anni.

SONO MAGGIORENNE ESCI
Racconti Erotici > orge > Bukkake il finale
orge

Bukkake il finale


di Membro VIP di Annunci69.it CoppiaSong
25.10.2026    |    484    |    0 8.7
"Marco girò intorno, il telefono a un palmo: il cartellino A 69, il viso già bianco, e quel cazzo da titolare che le usciva dalla bocca lucido, enorme, i fari che gli facevano ombra di vena..."
I fari non si erano ancora spenti.

Cinzia era ancora in ginocchio al centro, nuda, il viso una maschera, il cartellino A 69 molle in mano, un filo bianco che le scendeva lento dal mento. Il cerchio degli uomini si era allargato. Qualcuno si riallacciava. Qualcuno restava, già di nuovo in mano.

La porta della cabina si aprì.

Il titolare scese i due gradini di lamiera senza fretta. Sessanta anni, tuta blu aperta sul petto, mani nere di grasso, lo stesso uomo che di giorno smonta scocche e di notte aveva tenuto i fari. Non aveva spento niente. Aveva solo deciso di uscire.

Si fermò dentro il cerchio, a due passi da lei, e Cinzia alzò gli occhi. I fari gli tagliavano il viso. Lui non sorrise.

«Ho visto», disse. Voce da officina, bassa. «Dalla cabina si vede tutto. Il cerchio. Lei. Quello che beve. Adesso esco. Se dice di no, rientro. Se dice di sì, glielo faccio vedere. Non è da fari, questo. È da vedere da vicino.»

Cinzia, la bocca ancora aperta, il rossetto e il bianco insieme, annuì una volta.

«Fallo vedere.»

Lui si sbottonò la tuta fino in fondo, lento, come si slaccia una chiave sul banco. Niente sotto. Quando tirò fuori il cazzo, i fari lo presero intero.

Era enorme.

Più dei camionisti. Più dei muratori. Più dei vecchi da cavallo. Scuro, venato, pesante, già mezzo duro solo per aver guardato dalla cabina, e si allungò, si alzò, e Cinzia restò ferma in ginocchio a guardarlo come si guarda una cosa che non entra nei fori di casa. Un respiro le uscì, umido, e il cartellino le tremò in mano.

«Cazzo», fiato. Non era una battuta. Era misura.

Marco, accanto, tenne il telefono. Non spense. Il primo piano fu quello: lei nuda, bianca in viso, e lui — il titolare dello sfascio — in tuta aperta, il mega cazzo che le batteva quasi sul mento senza che lei si fosse ancora china.

«Avvicinalo», disse Cinzia. «Voglio la lingua prima. Poi la gola, se passa. Poi, se non passa, lo succhio comunque. Marco, non tagliare. Questo lo voglio sul video. I fari sul fusto.»

Lui si fece avanti. L’odore di olio, di uomo, di cabina chiusa. Cinzia gli prese il cazzo con due mani e non chiudeva. Lo leccò dalla radice alla cappella, lenta, sotto i fari, e il cerchio intorno restò muto. Qualcuno si toccò di nuovo. Qualcuno fischiò basso. Lei non li guardò.

Lo succhiò.

La mascella già stanca dal bukkake, la bocca già piena di altri, e comunque ci provò: la testa, il primo palmo, il secondo, e non arrivava. Gli occhi le lacrimavano. Un filo di saliva e di seme vecchio le filava dal labbro sul fusto scuro. Il titolare le tenne i capelli con una mano nera, senza spingere fondo, da uomo che sa di far male.

«Di cabina», mormorò lui. «Di giorno smonto. Di notte, se una si mette in ginocchio in mezzo alle mie auto, glielo faccio vedere. Tuo marito filma. Va bene. Lei beve. Anche il mio, se esce.»

«Esce in bocca», disse Cinzia, staccandosi un attimo, la voce rotta. «Voglio berlo. Dopo tutti quelli. Il tuo per ultimo. Il più grosso. I fari restano. Poi, se vuoi, mi prendi. Non qui in ginocchio. Sul cofano di quella lì. Ma prima questo.»

Tornò a succhiare. Due mani. Lingua. Gola che non ce la faceva e ci provava lo stesso. Marco girò intorno, il telefono a un palmo: il cartellino A 69, il viso già bianco, e quel cazzo da titolare che le usciva dalla bocca lucido, enorme, i fari che gli facevano ombra di vena.

Il cerchio si era stretto di nuovo. Qualcuno sborrò ancora, sui capelli di lei, sulla spalla, mentre lei teneva il titolare. Lei non si scostò. Bevve quello che le arrivava in faccia, e non lasciò il fusto.

Quando lui venne, fu lento, denso, tanto, da uomo che si era tenuto tutta la cabina. Cinzia lo tenne in bocca, le labbra strette sotto la cappella, e bevve. Un suono umido, la gola che lavorava, gli occhi alzati verso i fari, e un filo bianco che le uscì comunque dal labbro, pesante, e le scese sul petto già coperto. Deglutì. Riaprì. Mostrò la lingua al telefono, ancora sporca di lui.

«Salvalo», fiato. «Questo. Il titolare. Il mega. I fari. Adesso il cofano, se vuole. Marco resta. Gli altri, chi è ancora duro, resta nel cerchio. Chi ha finito, guarda.»

Il titolare la sollevò come si solleva un pezzo dal banco, senza fatica. La posò sul cofano di una scocca senza paraurti, nuda, le gambe aperte, i fari di tre auto puntati lì. Il cazzo, ancora duro, le si piantò contro la figa.

«Entra», disse lei. «Fondo. Che si veda. Che il video prenda come mi apri dopo trenta bocche.»

Spinse.

Cinzia strillò. Lo stiramento le arrivò fino al ventre, più dei vecchi, diverso dall’orso, da uomo di piazzale, e i fari la presero intera: la schiena sulla lamiera fredda, le tette, il viso bianco, il cartellino caduto accanto, A 69 verso il cielo. Lui la scopò così, lento, fondo, le mani nere sui fianchi, e ogni colpo faceva battere il cofano.

Marco filmò da sopra, dal predellino di un furgone. Il cerchio intorno. Qualcuno le sborrò ancora sul ventre mentre il titolare era dentro. Lei li prese, bevve quello che le arrivava vicino alla bocca, e venne sul cofano, stretta, urlando verso i fari, piena di lui.

Lui sfilò all’ultimo e le sparò sul viso, sul petto, sul cartellino, un getto lungo, e lei aprì la bocca e ne prese quanto poté, e deglutì di nuovo, e rise bassa, nuda, la lamiera sotto le natiche, i fari in faccia.

Il titolare si riallacciò senza fretta. Guardò Marco. Guardò lei.

«Se tornate, la cabina la lascio aperta. I fari li accendo io. Il cerchio lo rifaccio. Lei al centro. Io non resto più dentro a guardare. Esco. Glielo faccio vedere all’inizio, non alla fine. E il cofano, quello, lo tengo libero.»

Cinzia, ancora distesa, raccolse il cartellino, se lo mise sul pube, bianco e rosso, e disse solo, verso il telefono:

«Salvalo tutto. Stasera sui fori me lo rivedo. La prossima il titolare esce per primo. Poi gli altri. Io bevo. Tu filmi. I fari non si spengono finché non ho finito di deglutire.»

Marco spense solo quando lei chiuse le gambe sul cofano, lenta, e chiese il cappotto. Non si pulì. Il viso restò coperto fino al cancello, e il titolare riaccese un faro solo, per farli uscire, e in quella luce lei era ancora nuda sotto il panno, e lui — alle sue spalle — era di nuovo solo il padrone dello sfascio, con la tuta chiusa, e quello che le aveva fatto vedere già dentro i pantaloni, già nella memoria del video, già nella gola
Disclaimer! Tutti i diritti riservati all'autore del racconto - Fatti e persone sono puramente frutto della fantasia dell'autore. Annunci69.it non è responsabile dei contenuti in esso scritti ed è contro ogni tipo di violenza!
Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
Voto dei Lettori:
8.7
Ti è piaciuto??? SI NO

Commenti per Bukkake il finale:

Altri Racconti Erotici in orge:




® Annunci69.it è un marchio registrato. Tutti i diritti sono riservati e vietate le riproduzioni senza esplicito consenso.

Condizioni del Servizio. | Privacy. | Regolamento della Community | Segnalazioni