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Era una sera come tante, ma finì tutto divers


di Membro VIP di Annunci69.it Bolognavoglia
21.10.2026    |    1.950    |    0 9.8
"Lei gemendo raccontava cose sporche a bassa voce: «Hanno leccato la mia figa… mi hanno fatto venire così forte… adesso voglio il tuo cazzo… più forte… scopami mentre penso ancora alla..."
Mia moglie e io stavamo litigando al ristorante. Niente di grave all’inizio, solo una di quelle discussioni stupide che diventano subito velenose. Lei alzava la voce, io rispondevo a denti stretti, e il tavolo accanto a noi aveva smesso di parlare. Erano due coppie della nostra età, mature, eleganti, con quell’aria di gente che sa vivere. Una delle donne, bionda, seni pieni e sguardo diretto, si alzò e venne verso di noi con un sorriso.
«Scusate se mi intrometto… è il mio compleanno e stavamo per brindare. Venite a farci compagnia? Non si può litigare in una sera così.»
Accettammo. Non so perché. Forse perché l’alternativa era continuare a guardarsi male a vuoto. Ci spostammo al loro tavolo. Le presentazioni furono rapide: loro si chiamavano Marco e Silvia, Paolo e Laura. Silvia era la festeggiata. Cinquant’anni appena compiuti, corpo morbido e generoso, labbra carnose. Laura era più scura, occhi neri, seni pesanti che si muovevano sotto la maglia. Mia moglie, ancora con le guance arrossate dalla lite, si rilassò poco a poco tra i loro sorrisi e le battute leggere.
Il vino faceva il suo lavoro. A un certo punto Silvia posò la mano sul braccio di mia moglie e disse, a voce bassa ma abbastanza chiara da farci sentire tutti:
«Questa sera non voglio finire a casa a dormire. Abbiamo una villa a dieci minuti da qui. Venite. Solo per un ultimo brindisino… e poi si vede.»
Salimmo nelle loro macchine. Io guidavo dietro a Marco, mia moglie al mio fianco, silenziosa ma con le cosce già leggermente aperte, come se sentisse già qualcosa nell’aria.
La villa era grande, isolata, con un salone che dava su un giardino buio. Non appena entrati, Silvia ci versò ancora del vino e poi, senza troppi preamboli, si avvicinò a mia moglie e la baciò. Non un bacio di circostanza. Un bacio lento, profondo, con la lingua che entrava subito. Laura si unì un secondo dopo, prendendo il volto di mia moglie tra le mani e baciandola a sua volta. Io e gli altri due mariti restammo a guardare, cazzi che si indurivano nei pantaloni senza che nessuno avesse ancora toccato nessuno.
Le tre donne si spostarono verso la camera da letto grande. Si spogliarono aiutandosi a vicenda. Mani che sbottonavano, che facevano scivolare reggiseni, che tiravano giù mutandine già umide. I seni di mia moglie furono presi dalle bocche di entrambe: Silvia le succhiava un capezzolo mentre Laura le leccava l’altro, e mia moglie gettava la testa all’indietro gemendo.
Si distesero sul letto enorme. Mia moglie finì al centro. Silvia le divaricò le cosce e abbassò la faccia sulla sua figa già lucida. La lingua di Silvia era lenta e precisa: leccava le labbra esterne, poi apriva e succhiava il clitoride con movimenti circolari, mentre due dita entravano dentro e la scopavano piano. Laura le baciava la bocca, le stringeva i seni, le sussurrava cose sporche contro le labbra. Mia moglie si contorceva, afferrava i capelli di Silvia e spingeva il bacino contro quella bocca.
«Più forte… leccami tutta… così… cazzo…»
Venne con un grido lungo, stringendo le cosce intorno alla testa di Silvia e bagnandole il mento. Non si fermò. Si voltò, affamata, e spinse la faccia tra le gambe di Laura, leccandola con avidità, succhiando il clitoride gonfio, ficcando la lingua dentro mentre con le dita lavorava Silvia. Le tre si intrecciarono: bocche sulle fighe, seni contro seni, dita che entravano e uscivano, lingue che non si fermavano. I gemiti riempivano la stanza. Una dopo l’altra esplosero, scosse di orgasmo che facevano tremare il letto, succhi umidi e nomi sussurrati.
Noi tre mariti stavamo in piedi ai lati del letto, cazzi fuori, duri e pulsanti, a guardarci le rispettive mogli. Nessuno toccò la donna dell’altro. Quando le tre si calmarono, ansimanti e lucide di saliva e di umori, si voltarono verso di noi.
Mia moglie mi guardò con gli occhi ancora velati e si mise a quattro zampe, il culo alto, la figa aperta e gocciolante. «Vieni… prendimi…» mormorò. Mi infilai dietro di lei. La testa del mio cazzo scivolò facilmente tra le labbra bagnate e poi entrai tutto d’un colpo. Lei gemette forte, spingendo indietro il bacino per prenderlo fino in fondo. Silvia e Laura facevano lo stesso con i loro mariti: ognuna presa dal proprio uomo, mentre di tanto in tanto si toccavano ancora le mani o si baciavano sopra le spalle.
La scopavo forte, afferrandole i fianchi, sentendo quanto era stretta e scivolosa dopo essere stata leccata e diteggiata dalle altre. Lei gemendo raccontava cose sporche a bassa voce:
«Hanno leccato la mia figa… mi hanno fatto venire così forte… adesso voglio il tuo cazzo… più forte… scopami mentre penso ancora alla loro lingua…»
Il letto scricchiolava. Il suono umido di carne contro carne riempiva la stanza. Quando sentii che stavo per venire, lei strinse forte intorno a me e spinse indietro, facendomi esplodere dentro di lei con un gemito gutturale. Silvia e Laura raggiunsero l’orgasmo quasi insieme, stringendo i loro mariti mentre venivano.
Dopo restammo tutti distesi, sudati, respirando pesanti. Mia moglie mi posò una mano sul petto ancora caldo e sussurrò, con la voce roca e soddisfatta:
«Meglio così… solo tra noi donne… e poi i nostri cazzi.»
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