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orge

Casa e chiesa


di Membro VIP di Annunci69.it wlfct69
14.07.2026    |    2.877    |    3 9.7
"Una volta che Marco e Fulvio si diedero più volte il cambio, si sedettero sul divano; a Valentina non bastava, continuava ad ancheggiare col mio arnese nel culetto..."
Valentina è una bellissima donna quarantenne, bionda, alta più o meno 170 cm, sempre elegantissima, ma mai vista con una gonna o con un top scollato.
Pur portando sempre pantaloni, ho sempre notato un culo pronunciato, alto e due belle gambe dritte e sensuali.
La tipica ragazza casa e chiesa, soprattutto apparentemente poco emancipata sessualmente.
Si sposò appena finita l'università; non dico col primo che se la scopò, ma probabilmente il secondo.
Divorziò poco tempo dopo.
La incontrai in un pub in voga in quel momento, divorziata.
Ero col mio amico Fulvio; Valentina era con tre ragazzi nettamente più giovani di lei.
Fulvio è un mio carissimo amico, con cui ho condiviso la frequentazione di svariate discoteche e, per noia, locali notturni come night o locali volti allo scambismo.
Insieme abbiamo avuto molte avventure.
Ci salutammo appena entrati, le presentai Fulvio e lei mi presentò due ragazzi, di cui ovviamente non ricordo il nome, e Marco.
Erano seduti al tavolo di fianco a noi; notai che Fulvio fissava spesso e volentieri il tavolo a fianco e soprattutto Valentina.
Valentina e i suoi tre accompagnatori lasciarono il tavolo insolitamente presto, alle 23.
Fulvio, non appena Valentina andò via, mi chiese informazioni sulla sua vita e, di punto in bianco, mi disse:
«Alla fine quelle che sembrano più suore sono le più porche...»
Dall'alto della sua esperienza di super chiavatore, mi confidò che ovviamente avrebbe scopato Valentina volentieri.
Frequentando abbastanza assiduamente il pub, almeno una volta alla settimana, Valentina si presentava sempre, lo stesso giorno della settimana, con uno, due o tre ragazzi di quella compagnia: probabilmente era il ritrovo per andare poi a ballare o finire la serata altrove.
Fulvio, più e più volte, mi ripeteva:
«Quella vacca li fa scopare tutti e tre ogni sera...»
Gli rispondevo sempre:
«Smettila di bere, è impossibile.»
Iniziò a replicare:
«Dici che è impossibile perché non lo succhia anche a noi!»
E io:
«Probabilmente non sa nemmeno come si fa!»
Fulvio insisteva:
«Quella è porca! Molto più porca di quelle che ci scopiamo o di quelle che tentiamo di scoparci...»
Una sera, quasi per scommessa, gli risposi:
«E allora una volta proviamoci!»
Una sera, io e Fulvio arrivammo al pub insieme a Valentina e al suo unico accompagnatore, Marco.
C'era solo un tavolo libero e quindi dividemmo il tavolo.
Erano le 22:15. Ero sicuro che Valentina e Marco avrebbero lasciato il tavolo prima delle 23:15.
Fulvio passò la prima mezz'ora a provarci spudoratamente con Valentina davanti a uno stizzito Marco.
Facemmo due giri di cocktail.
Quando ordinammo il secondo giro, Fulvio era quasi convinto di non riuscire a cavare un ragno dal buco e divenne meno loquace.
Ero seduto di fronte a Valentina, che era con le spalle appoggiate allo schienale della sedia: notai con piacere che la camicetta che aveva sotto la giacca aveva due bottoni slacciati e la scollatura era abbastanza prosperosa; le tirava il terzo bottone della camicetta.
Le fissai il petto e la forma delle tette per un attimo; Valentina stava tenendo il bicchiere in mano, appoggiato sul tavolo, mentre Marco e Fulvio la ubriacavano di parole.
Rialzai lo sguardo e incrociai quello, all'apparenza un po' seccato, di Valentina.
Di colpo mi sorrise, mi strizzò un occhio e mi fece la linguaccia; si portò la mano al petto, sbottonandosi il terzo bottone, quello che tirava.
Si chinò verso il tavolo mostrando ancora meglio il contenuto della camicetta.
Marco e Fulvio notarono anch'essi il tutto.
Io, intanto, ricominciai a fissare la mercanzia con nonchalance.
Mentre la fissavo, lei sorseggiava tranquillamente il suo cocktail.
Quando lo finì, annoiata, disse:
«Io e Marco andiamo a fare un giro altrove, perché si è fatta una certa. Perché non venite anche voi due a fare un giretto con noi?»
Marco era muto e abbastanza stizzito, ancora di più dopo che Valentina aveva subìto il corteggiamento pesante di Fulvio.
A Fulvio, invece, non pareva vero e annuì.
Io ero un po' reticente, anche perché stavo finendo di bere.
Mi beccai un calcio da Valentina, che prese il mio bicchiere e finì il mio mojito:
«Forza! Andiamo!»
All'uscita del pub concordammo di andare a casa di Fulvio a bere qualcosa.
Fulvio era sulla mia auto, Valentina e Marco sulla macchina di Marco.
In macchina, Fulvio mi disse, raggiante:
«Brutto maiale! Te la vuoi scopare anche tu adesso???»
Mi raccontò che, mentre eravamo al tavolo, lui aveva passato il tempo a toccarle una gamba e l'interno della coscia.
Mi disse che era Valentina stessa a cercare il contatto, appoggiando il ginocchio al suo.
Gli dissi:
«Eheh... ma intanto me la scopo io, non tu!»
Fulvio mi rispose:
«Sicuramente un pompino te lo fa!»
Valentina e Marco ci seguivano intanto.
Parcheggiate le auto, salimmo in casa di Fulvio, una piccola villetta nelle campagne prossime alla città.
In casa, Fulvio ci fece accomodare in un salottino su un divano e ci propose un cocktail che lui sapeva fare molto bene.
Con il suo smartphone accese lo stereo con un po' di musica chill-out.
Antistante al divano, Fulvio aveva fatto installare il bancone di un bar.
Mentre Fulvio si produceva nel preparare i cocktail, Valentina si complimentò con lui per la casa, ma a un certo punto si alzò dal divano dicendo:
«Fa un bel calduccio!»
Si tolse la giacca, rimanendo in camicetta: tutti e tre la fissammo.
Aveva delle tette bellissime, penso una terza, ma con una coppa E o C, un vitino da vespa favoloso e un bellissimo culo tondo.
Dopo averci deliziato con il suo sfilarsi la giacca, si sedette di nuovo sul divano tra me e Marco, incrociando le gambe.
Fulvio era ancora all'opera.
Mi trillò il telefono per un messaggio.
Mi alzai dal divano: era Fulvio.
Il messaggio recitava:
«In tre?»
Sbigottito, gli scrissi, conscio del fatto che Fulvio lasciava sempre il telefono silenzioso:
«Siamo in quattro!»
Mi rispose:
«La scopiamo in quattro. Tre contro una.»
Gli risposi:
«Non credo sia così porca!»
E, insistente, Fulvio rispose:
«Intanto beviamo, è lei che ci farà scopare tutti e tre.»
Ma figurati.
Mi sedetti sulla poltrona.
Fulvio si girò con un vassoio e i quattro cocktail.
Li distribuì e si sedette a fianco di Valentina.
Mentre parlavamo e scherzavamo, degustando i cocktail di Fulvio, Valentina disincrociò le gambe e, da buon opportunista, Fulvio appoggiò la mano sulla gamba di Valentina.
In costante concorrenza con Fulvio, Marco non fu da meno.
Valentina non si ritraeva, anzi faceva ondeggiare, a tempo di musica, le ginocchia dal lato dell'uno e dell'altro, in maniera che le loro mani andassero sempre più verso l'interno coscia.
Complice l'alcol, perché i cocktail di Fulvio sono buoni, ma non sono leggeri, la situazione stava scaldando un po' tutti: Valentina iniziava a far cadere lo sguardo sui nostri pacchi, Fulvio e Marco erano pronti a denudarla, mentre lei sbirciava i loro jeans gonfi nelle parti inguinali.
Però Valentina, sentendo che i due erano arrivati quasi a palparle la patatina, si alzò.
Iniziò ad ancheggiare, sculettando verso di me: Fulvio e Marco erano ipnotizzati dal movimento del suo culetto, io invece guardavo le sue tette dentro quel reggiseno.
Valentina arrivò davanti alla poltrona su cui ero seduto, sorseggiando dalla cannuccia il cocktail.
Disse:
«Avvicinati un po' a noi.»
Mi porse la mano per accompagnarmi; appoggiai il bicchiere su un mobile adiacente alla poltrona, mi alzai e ovviamente non le mollai la mano.
Lei andava ancora a ritmo di musica.
Tirandole la mano, la portai verso di me per farla ballare un po': essendo lei sui tacchi, perse l'equilibrio e si fece abbracciare.
Essendo vis à vis e abbracciati, ballavamo o, meglio, io cercavo di farle sentire il rigonfiamento dei miei pantaloni sulla patatina.
Marco, estremamente geloso, a quel punto si fece avanti e appoggiò le mani ai fianchi di Valentina, che ci lasciò fare.
Marco, vedendo il comportamento di Valentina, strisciò il suo pube contro il culetto di Valentina.
Valentina, intanto, finì il suo cocktail e appoggiò il bicchiere su un mobile, mi cinse il collo con un braccio e con l'altra mano chiamò a sé anche Fulvio.
Fulvio le toccò direttamente le chiappe dicendo:
«Bene!»
Lei rispose:
«Bene cosa? Cosa ti aspetti per dire bene?»
Si girò verso di me e mi infilò la lingua in bocca.
Mentre limonavamo, portò le mani sui pacchi di Marco e Fulvio.
A quel punto tutte le remore erano sparite: ci avrebbe scopato tutti e tre.
Le sbottonai la camicetta, Fulvio e Marco portarono le loro mani dalle natiche in mezzo alle gambe.
Le sbottonai i pantaloni e le infilai una mano nelle mutandine e, intanto, una mano sotto il reggiseno: era bagnatissima.
Sentivo le mani di Fulvio e Marco sull'altro lato dei pantaloni.
Probabilmente, stanca della situazione di disordine in cui tre uomini reclamavano la propria parte, si girò verso Fulvio e Marco, che si erano tolti maglietta e camicia.
Le tolsi la camicetta e le slacciai il reggiseno.
Valentina si stava attrezzando a slacciare i pantaloni degli altri due; incrociai lo sguardo di Fulvio che mi disse:
«Te l'avrò detto duecento volte che era zozza!»
E Marco:
«Non sapete quanto!»
Valentina, a quel punto, calò i pantaloni a entrambi e, scherzando, disse:
«Ma nemmeno io e te sappiamo quanto siano maiali loro due!»
Quindi era chiaro che si facesse scopare a turno da Marco e dagli altri due amici non presenti.
Se lei aveva tolto i pantaloni ai due soci, io avevo denudato lei, che rimaneva chinata sui tacchi verso Marco e Fulvio, che reclamavano delle succhiate ai loro arnesi nelle mutande.
Con il suo culo nudo davanti a me, non persi tempo: schiaffo sulla chiappa e a rovistare la patatina glabra, bagnatissima, con un ditalino.
Nel mentre, Fulvio cercò il pacco di preservativi nelle tasche dei suoi pantaloni a terra.
Valentina calò gli slip a Marco e fece sparire il cazzo di Marco tra le sue fauci; Fulvio disse:
«Complimenti per l'arnese! Superiore alla media!»
E si tolse i boxer mostrandole il cazzo semiduro.
Valentina non se lo fece scappare e lo afferrò con una mano.
Succhiò anche Fulvio.
Vidi anch'io il cazzo di Marco: superiore alla media, ma assolutamente comparabile con il mio e quello di Fulvio.
Valentina, una volta che anche Fulvio era eretto, con entrambi i cazzi in mano, disse a Marco:
«Marco! Prenderò più cazzo della media!»
Marco disse a Fulvio:
«I miei amici non sono come te...»
Non fece in tempo a finire la frase che la gemente Valentina gli diede una bella ciucciata al cazzo.
Lei si adoperava a succhiare i due, alternandoli o cercando di succhiarli entrambi a tempo.
Mi misi perciò a leccarla da dietro, infilandole il naso tra le chiappe.
Il clitoride era esposto ed era il momento di farla impazzire, mangiandole la patatina.
Valentina iniziò a gemere sempre di più.
Più gemeva e più sentivo rantolare Fulvio e Marco.
Fulvio, come suo solito, si lasciò scappare frasi disarmanti:
«Amico mio! Continua così che, più gode, più questa zoccola succhia!»
Incitato da Fulvio, infilai il pollice nella patatina di Valentina.
Non ero però nella migliore posizione.
Valentina lo capì, si alzò e, sedendosi sul divano, allargando le gambe, ci disse:
«Siamo più comodi! Fatemi godere più della media con i vostri cazzi.»
Fulvio e Marco si inginocchiarono ai lati di Valentina, occupandosi dei suoi capezzoli, leccandoli e tastandoli; io invece mi inginocchiai tra le gambe di Valentina, continuando ciò che facevo prima in una posizione più favorevole.
Valentina, invece, con i due cazzi in mano, si adoperava a masturbarli e a limonare con Fulvio o con Marco.
Marco e Fulvio erano decisamente pronti.
Sollevai le gambe di Valentina e le leccai anche il buchetto e tutto attorno.
Valentina si bloccò un attimo e, sorridendo, disse:
«Siete decisamente dei porci!»
Così infilai un dito nel buchetto e uno nella patatina grondante e ricominciai a leccarla.
Fulvio, col cazzo nella bocca della gemente Valentina, ricordandosi del mio arnese che aveva già visto in precedenti avventure, mi disse:
«Non ti impegnare troppo col buco dietro! Se i nostri sono superiori alla media, tu non lo metterai lì... è troppo largo.»
Interessata, Valentina gli sputò il cazzo e mi disse:
«Davvero!? Non vedo l'ora di provarlo!»
Mi staccai dalla patatina e dissi:
«Lo godrai! Non ti preoccupare!»
Mi decisi a intensificare le leccate: la feci venire con i cazzi dei due in bocca; le lacrimavano gli occhi, mascara e ombretto le stavano colando ovunque.
Era arrivato il momento che attendevo e che attendeva anche Valentina.
Si liberò di noi tre, si inginocchiò sul tappeto, mi cavò i pantaloni e me lo tirò fuori dalle mutande già in tiro; aiutandosi con la lingua, diede delle belle pompate salivose, portando il mio arnese alla massima erezione.
Marco e Fulvio scesero dal divano e si portarono ai lati di Valentina: era circondata dai tre cazzi.
Afferrando con le mani gli altri due e masturbandoli, si staccò e disse, scherzando:
«Stasera sono una donna fortunata. Godrò di queste meraviglie superiori alla media!»
E, guardando Marco:
«Penso che senza i tuoi amici ti divertirai molto di più!»
Dicendo così si adoperò a succhiarmi il cazzo, ma dopo poco Marco e Fulvio reclamavano qualcosa di differente: Fulvio, essendo un maiale di prima categoria, le batté il cazzo contro un seno e gliene infilò uno sotto l'ascella.
Facendo così, Valentina iniziò ad alternare i pompini a me, a Marco e a Fulvio; cercò anche di succhiarne più di uno a tempo.
Stanca di avere più di un cazzo in bocca, Valentina si alzò, si accomodò a gambe larghe sul divano e si inginocchiò di nuovo, ma stavolta mi sputò sul cazzo e me lo abbracciò con le tettone.
Scendeva con le tette e dava una succhiata al cazzo; i miei due soci stavano per proporre di nuovo i loro cazzi da far succhiare a Valentina.
Penso di aver preceduto Valentina e dissi loro:
«Me la volete tenere calda?»
A quel punto iniziarono a smanacciare le parti basse di Valentina.
Valentina, invece, con il sorriso sulle labbra e fissandomi, si stava divertendo a farmi rimanere senza fiato: capiva che stavo gradendo particolarmente il trattamento e cercava di inghiottire tutto il cazzo, stringendomi le palle con le mani.
Fulvio, intanto, si coricò sul tappeto, tra le gambe di Valentina.
Iniziò a leccarla e, nel mentre, Marco continuava a infilarle dita nel buchetto.
Di punto in bianco, sentii Fulvio dire a Marco:
«Quel bastardo ha già fatto venire la porca una volta! Cerca di impegnarti!»
Allora Marco si mise a leccare il buchetto di Valentina.
Valentina, sovraeccitata, stava succhiando il mio cazzo sempre con più passione, iniziò a succhiarmi le palle e si girò anche dicendo a Marco:
«Adesso tocca a te leccarmi la farfallina!»
Fulvio fece cambio di posto con Marco, che si coricò sul tappeto tra le gambe di Valentina.
Mi trovai Fulvio seduto di fianco a me e Valentina che dispensava pompini a entrambi.
Fulvio mi disse:
«Da come succhia, direi che ho vinto la scommessa: è una bella porcona!»
Gli risposi:
«Non vedo l'ora di sapere cosa fa con la patatina.»
Staccandosi dal mio cazzo e da quello di Fulvio, Valentina si alzò, lasciando supino Marco sul tappeto.
Marco si alzò subito: rimanemmo tutti e tre seduti sul divano, col cazzo in tiro.
Valentina cercò la scatola di preservativi di Fulvio.
Si riavvicinò al divano, prese un goldone, lo mise in bocca, lanciò la scatola a Fulvio e, piegandosi a 90°, si portò col viso sul mio cazzo.
Si portò il mio cazzo in bocca e, grazie alla sua abilità, risputò l'arnese con il preservativo calzato per metà; con le mani lo sistemò completamente e diede due o tre forti pompate per portarlo di nuovo completamente in tiro.
Valentina salì su di me a cavalcioni e, aiutandosi con le mani, si penetrò con la mia asticella: era stretta, bagnatissima e caldissima.
Io portai le mie mani sul suo culetto; lei, invece, prese il cazzo di Fulvio con la mano destra e quello di Marco con la sinistra e iniziò a masturbarli.
Aggrappato a quelle chiappe, aumentavo il ritmo dei colpi sempre più intensamente e più velocemente, poiché volevo farglielo sentire in gola.
Le mie palle sbattevano contro le chiappe di Valentina, che inarcava sempre di più la schiena.
La porcellina venne ancora una volta, accasciandosi su di me; sentivo le palle bagnate: Valentina squirtava anche.
Fulvio era inebriato da tutto e disse, raggiante:
«Adesso ti sfondiamo io e Marco a turno! Mi hai sporcato tutto il divano e il tappeto! Non molliamo un cazzo!»
Valentina si riprese, squadrò Fulvio con il mio arnese ancora dentro, sospirò sorridendo e, sollevandosi da me, gli disse:
«Vedremo se riuscirai a fare quello che mi ha fatto lui. Marco sicuramente ci riuscirà!»
E, sbuffando, si spostò a cavalcioni di Marco, che, estasiato, le afferrò i capezzoli per portarseli alla bocca e leccarli.
Venne perciò il turno di Marco: non appena la penetrò, mi alzai in piedi, mi tolsi il preservativo e lo misi in bocca a Valentina.
Valentina iniziò a impalarsi sull'asta di Marco e, intanto, muoveva la sua lingua sotto al mio cazzo, gemendo.
Fulvio, stizzito dalle parole di Valentina, facendo il giro del divano, si sedette sullo schienale dove c'era Marco, che stava sprofondando sotto la cavalcata di Valentina.
Fulvio porse il suo cazzo a Valentina, sbattendoglielo più volte sulla guancia e dicendo:
«Dai! Devo averlo durissimo per sbatterlo nel culo dopo!»
Valentina gli diede un paio di succhiate al biberon e gli disse, con la voce rotta dai colpi di Marco:
«Stai attento a non fare brutte figure!»
Eccitatissimo, Fulvio scese dal divano e si pose dietro a Valentina che, intanto, continuava a saltare su Marco e a occuparsi del mio arnese.
Fulvio calzò il preservativo, le infilò un dito nel buchetto, la fece sollevare da Marco, ma facendola inginocchiare sul divano, a cavalcioni di Marco.
A quel punto, Fulvio iniziò a scoparla con irruenza.
Valentina ansimava e gemeva; io non le davo la possibilità di gridare perché cercavo di ingozzarla fino alla gola col mio arnese.
Fulvio la lasciò; Marco riprese allora lui a scoparla con la stessa irruenza di Fulvio.
Invitandosi l'uno con l'altro, si alternarono a chiavare Valentina.
Valentina ebbe un orgasmo violentissimo e lo capii da quanto stringeva le sue fauci attorno al mio cazzo.
I due ansimavano e Marco disse a Fulvio:
«Ce l'abbiamo fatta!»
E Fulvio:
«Ributtaglielo dentro! Non abbiamo ancora finito!»
Ubbidiente, Marco affondò il cazzo tra le gambe di Valentina, che aveva ripreso a succhiarmi il cazzo.
Fulvio si mise in piedi sul divano, appoggiandosi con una mano su Valentina e stringendosi il cazzo con l'altra mano.
Flettendo le gambe, Fulvio appoggiò il cazzo tra le chiappe di Valentina; lei si staccò dal mio cazzo gridando, ma Fulvio, rallentando la penetrazione, lo mise tutto dentro e iniziò a pompare.
Valentina gridava frasi del tipo, alternando i pompini che mi stava facendo:
«Dai, così! Mi state facendo morire! Sì, così! Ho tre cazzi che mi sfondano a turno!»
Continuando così, Valentina allagò di nuovo divano e tappeto; però Fulvio e Marco continuarono a martellarle culo e patatina senza pietà.
Valentina non ce la faceva più, sbavava e lacrimava.
Disse:
«Voglio anche questo!»
Marco e Fulvio, esausti fisicamente, ma ancora belli carichi, smisero di pomparla.
Una volta ripresa, Valentina si rialzò.
Era il mio turno: la feci sdraiare sul divano, le sollevai le gambe prendendole dietro le ginocchia.
A gambe larghe, con il culetto sollevato dal cuscino del divano, Valentina mi disse:
«Sì, mettimelo dentro così! Fammelo sentire in gola!»
Non me lo feci ripetere due volte e le affondai l'asta dentro.
Marco e Fulvio si stavano ancora riprendendo dall'acido lattico accumulato prima, ma Valentina gridava a ogni colpo di cazzo.
Mi gridò:
«Tutto dentro! Fino in fondo!»
Le ubbidii, affondandole il cazzo fino all'utero, strofinandole la cappella per tutta la lunghezza della patatina.
Venne ancora, gridandomi:
«Ancora! Ancora! Fammi venire ancora! Sì, così!»
Essendo chiaramente multiorgasmica, venne ancora e bastarono pochi colpi.
Fulvio e Marco si erano fatti avanti portandole i cazzi vicino al viso; Valentina sorrideva loro:
«Adesso lui me lo metterà nel culo!»
Sentendola, sfilai il cazzo da quella patatina grondante, lo portai al buchetto che, per la posizione, rimaneva bello ed esposto.
Con meno irruenza di Fulvio, lo buttai dentro e aumentai il ritmo.
Facendo riposare la patatina, iniziò a succhiare gli arnesi di Marco e Fulvio.
Tutta felice e raggiante, sotto ai miei colpi, guardò Fulvio e gli disse:
«Hai visto che ci sta tutto dentro?»
E Fulvio, seccato:
«Sì, ma succhiami il cazzo!»
Per farlo stizzire ancora un po', Valentina gridò:
«Sì, così! Sei un toro! Riempimi tutta!»
Da lì a poco successe l'improbabile: Valentina ebbe un altro orgasmo; non appena partì, sia io sia Fulvio portammo le mani sulla patatina per prolungarlo il più possibile.
Dissi a Marco:
«Non facciamola riprendere!»
Marco si sedette sul divano; feci salire Valentina su di lui a cavalcioni, facendogli dare la schiena.
Dissi a Marco:
«Falle il culetto!»
Fulvio, da opportunista qual è, si posizionò davanti a Valentina, chiudendo nuovamente la doppia, anche se a parti inverse.
Io mi sedetti a fianco di Marco e Valentina, aspettando il mio turno.
Valentina allungò la mano e mi masturbava il cazzo, per dimostrarsi premurosa e generosa.
Mi disse:
«Tra poco arrivo da te... Tieni duro!»
Valentina si sfilò da Marco e si sedette su di me, dandomi la schiena; si penetrò il culetto.
Per favorire i miei soci, le afferrai le gambe dietro alle ginocchia, facendola coricare completamente su di me e divaricandole al massimo.
A quel punto, Marco e Fulvio si alternarono a scopare la fica.
Venne ancora sotto ai colpi di Fulvio.
E venne ancora sotto ai colpi di Marco.
Valentina disse qualsiasi porcata possibile per farci rimanere duri.
Fulvio e Marco iniziavano a essere stanchi fisicamente, ma avevamo tutti voglia di sborrare.
Valentina, invece, era sempre vogliosa e porca.
Una volta che Marco e Fulvio si diedero più volte il cambio, si sedettero sul divano; a Valentina non bastava, continuava ad ancheggiare col mio arnese nel culetto.
La sfilai e la feci mettere a quattro zampe sul tappeto.
In ginocchio, lo buttai dentro a pecorina, scopando Valentina abbastanza da farla venire ancora mentre succhiava il cazzo agli altri due.
Dopo l'orgasmo, la accerchiammo con i tre arnesi e, lasciandola in ginocchio, a turno le sborrammo in bocca e sul visino angelico che aveva.
Lo sperma le colava dal viso al petto, sul seno; lei sorrideva divertita e ci succhiava le ultime gocce dai cazzi.
Io e lei andammo in bagno a farci una doccia per ultimi.
Vedendola nuda, mentre si insaponava in mezzo alle gambe, mi tornò barzotto.
La lasciai in bagno mentre si asciugava.
Fulvio e Marco, dopo aver tentato di ripulire un po', nel frattempo erano nudi, con una birra in mano, a occupare tutto il divano.
Avevamo trascorso un'oretta intensa; presi anch'io una birra e mi sedetti sulla poltrona.
Valentina uscì dalla doccia avvolta in un asciugamano, mi vide spaparanzato sulla poltrona e si sedette a cavalcioni sulla mia pancia.
Mi afferrò il cazzo per farmi una sega e disse, strappandomi la birra dalle mani:
«Tutto qui? Lui è pronto!»
Marco disse:
«Quanto sei zoccola???»
E Fulvio:
«Altro che casa e chiesa!»
Quindi non fu l'ultima volta che vidi Valentina nuda!
Disclaimer! Tutti i diritti riservati all'autore del racconto - Fatti e persone sono puramente frutto della fantasia dell'autore. Annunci69.it non è responsabile dei contenuti in esso scritti ed è contro ogni tipo di violenza!
Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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