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Crocchette per cagne


di Membro VIP di Annunci69.it Biancamante
03.09.2025    |    602    |    3 8.5
"Lei lo prese ancora più a fondo, affondando fino a sentire la punta in gola, e non mollò..."
Crocchette per cagne
Bianca entrò nel negozio di crocchette come se stesse camminando su una passerella. Un vestito corto color verde pisello, aderente, che lasciava scoperte le gambe abbronzate e muscolose, sandali tacco alto. Il negoziante, un ragazzo dolce ma dagli occhi che tradivano desideri porcellini , alzò subito lo sguardo dallo schermo del computer.
«Buongiorno» disse con voce tremolante. Lei sorrise.
«Ciao tesoro… ho bisogno di crocchette.»
Il ragazzo si fece coraggio: «Per cane o gatto? maschio o femmina? Che razza?» Bianca si avvicinò lentamente fissandolo. «É un cane, un maschio, un cane lupo…. la cagna, invece, sono io.»
Il negoziante deglutì forte, il rossore sulle guance non riusciva a coprire l’eccitazione che stava montando sotto i pantaloni.
Proprio in quel momento, la porta si aprì di scatto. Entrò un uomo massiccio, giacca sgualcita e sorriso rozzo.
«Giorno! Sono il rappresentante, ho portato i nuovi giochi per animali!» sbottò, gettando una scatola sul bancone.
Bianca alzò un sopracciglio, incuriosita. Il rappresentante tirò fuori il primo oggetto: un grosso osso di gomma dalla forma inequivocabile, simile a un fallo venoso. «Questo i cani lo adorano… ci vanno matti!» disse ridendo sguaiato. Bianca lo prese tra le mani, lo accarezzò piano con le dita, poi lo avvicinò alle labbra, mordicchiandolo. «Interessante, chissà se piace anche alle cagne.» Lo sguardo del rappresentante divenne torbido, quello del negoziante si fece liquido, pieno di desiderio.
«Forse, dovremmo testarlo nel retrobottega» Invitò il rappresentante con aria impettita indicandone la porta dietro il bancone.
L’uomo rozzo rise, aprì la porta del retro. Il ragazzo esitò, ma Bianca lo prese per mano, trascinandolo dentro.
Nel piccolo magazzino pieno di sacchi e scatole, l’atmosfera si fece subito calda. Bianca si appoggiò a un sacco di crocchette, gambe leggermente divaricate, e guardò i due uomini. «Allora… chi mi fa vedere come si usano questi giochini?»
Il rappresentante tirò fuori un altro “gioco”: un cilindro vibrante con la coda finta di topo attaccata, ma la forma era inequivocabile.
Glielo poggiò sulle cosce nude, facendolo vibrare fino a farle tremare i muscoli. Bianca gemette piano, sorridendo. Il negoziante, con le mani che tremavano, si chinò e le baciò le ginocchia, poi più su, mentre lei lo guidava con dolcezza e fermezza insieme. «Bravo… il mio dolce porcellino…» Dietro, il rappresentante le sollevò l’orlo del vestito, scoprendole le mutandine di pizzo bagnate. «E questa… è roba da cani arrapati!» ringhiò, afferrandola con forza. Bianca, ridendo piano, si lasciò andare: i giochi di gomma scivolavano sulle sue labbra calde, le mani dei due uomini la esploravano, il retrobottega si riempiva del suo profumo intenso e dei suoi gemiti senza freni. Era lei a condurre il gioco, e loro due , il dolce e il rozzo ,obbedivano a ogni suo movimento, perdendosi in quell’orgia improvvisata tra sacchi di crocchette e giochi per animali. Il retrobottega ormai era saturo del profumo della fica di Bianca, così intenso da sembrare afrodisiaco. Lei teneva ancora il giocattolo vibrante tra le cosce, ma con un gesto secco lo tolse e lo lasciò cadere a terra. «Adesso basta con i giochini…voglio i vostri cazzi.» disse con un tono fermo, che non lasciava dubbi su chi comandasse lì dentro.
Il negoziante, tremante ma pieno di desiderio, si abbassò la zip: il membro duro balzò fuori, reclamando attenzioni. Bianca gli si avvicinò, lo prese con la mano e lo accarezzò piano, poi con la lingua, guardandolo negli occhi.
«Dolce… ma porco dentro, eh? Lo sapevo che ti eccitavo….» Il rappresentante, invece, non perse tempo: si avvicinò da dietro, sollevandole il vestito e spingendo il viso tra le sue natiche. La sua lingua rozza la invase senza complimenti leccandole l’ano, facendola gemere e spingendola contro il cazzo gonfio del ragazzo che teneva tra le labbra. Bianca rise piano, inghiottendo più a fondo, senza risparmiarsi praticando anche goduriose leccate delle palle gonfie del giovane .
«Mmmmmmm….Così mi piace… uno davanti, uno dietro. La mia doppia razione di crocchette.»
Prese la mano del negoziante e la spinse sulle proprie cosce bagnate. Lui, timido e porco insieme, infilò le dita dentro di lei, mentre il rappresentante cominciava a sfregare la sua erezione contro il suo culo, ansioso di penetrarla.
Bianca si staccò dal cazzo del ragazzo giusto un attimo, guardandoli entrambi con quegli occhi verde azzurri che comandavano più delle parole. «Adesso voglio sentirvi dentro!» Il negoziante deglutì, il rappresentante ghignò. E obbedirono.
Il più giovane la prese per prima, sdraiandola sul sacco di crocchette e spingendo dentro di lei con una dolcezza amorevole. Bianca gemette, spalancando le gambe, mentre il rappresentante le si avvicinò sbattendole la grossa cappella sul viso che Bianca prese a leccare come una cagnolina. Le spinte dolci e tremanti del negoziante si mescolavano a quelle brutali e rozze del cazzo del rappresentante nella bocca di lei. «Sì… bravi… così… vi voglio entrambi, più forte!» gridava, le mani graffiando i sacchi di crocchette, mentre il suo corpo veniva scosso da ondate di piacere. Il negoziante, perso completamente, la baciava ovunque riuscisse, mormorando: «Ti amo, ti amo…» Il rappresentante, invece, ringhiava dietro di lei: «Troia… sei fatta per questo…che splendida pompinara!! » Bianca rideva quando si liberava dell’ingombrante cappella di lui dalla bocca. «Sì, sono la vostra cagna… e non smettete finché non vi ho prosciugati tutti e due, voglio il vostro latte in bocca….» Il retrobottega era saturo di odori: crocchette, sudore e soprattutto il profumo dolce e animalesco che Bianca emanava. Adesso la donna era a quattro zampe sopra i sacchi, il vestito sollevato, le cosce lucide, il culo perfettamente teso e invitante. Il negoziante, con gli occhi pieni di amore e desiderio, si chinava davanti a lei, pronto a lasciarsi guidare. Ma il rappresentante, massiccio e sudato, si avvicinò da dietro, afferrandole i fianchi con forza. «Adesso basta con i giochini…» ringhiò a voce bassa ma feroce, piegandosi su di lei. «Ti apro il culo, troia. Lo spalanco finché non ci puoi più sederti oggi…. guarda che bel buco che hai! Fatto apposta per essere chiavato!» Bianca rabbrividì, un misto di paura eccitante e desiderio che le incendiava il ventre. Si voltò a guardarlo con quel sorriso birichino che lo stuzzicava ancora di più. Il rappresentante sputò sul suo buco, lo massaggiò con due dita ruvide, poi spinse il glande contro l’entrata che si dipanava sempre di più. Bianca gemette subito, stringendo i denti, mentre lui premeva con forza. «Sì… aprilo… fammelo sentire anche dietro!» gridò, scuotendo i capelli. L’uomo entrò a colpi lenti ma profondi, senza preoccuparsi troppo della delicatezza. «Ecco… senti come ti sto allargando? Questo culo è mio adesso.» Il negoziante, tremante ma eccitatissimo dalla scena, non resse: si avvicinò davanti a Bianca e lei, con la bocca, prese subito il suo cazzo. Il contrasto era esplosivo: la brutalità rozza dietro, la dolcezza confusa davanti. Bianca gemette forte con la bocca piena, le lacrime agli occhi per lo sforzo e il piacere. Il rappresentante ridendo, aumentava i colpi e le sbatteva il bacino contro con forza. «Ehi, ragazzino… vedi? La tua musa la sto aprendo io. Ti ci abituo io al culo stretto di questa troia, guarda , guarda come l’ho sfondata!» disse uscendo dal culo e mostrando il buco aperto con le mani. Bianca si staccò un attimo dalla bocca del negoziante, ansimando, e sussurrò: «Sì… continua… aprimi… voglio che anche lui dopo mi prenda lì dentro.» Il rappresentante la stava aprendo inculando con colpi secchi, ogni spinta la faceva gemere e stringere i denti. Il negoziante, davanti a lei, era ormai al limite: le teneva la testa tra le mani, mentre il cazzo scivolava dentro e fuori dalle sue labbra che grondavano di saliva. Bianca lo succhiava con voracità, alternando colpi di lingua e gemiti soffocati dal ritmo brutale che subiva dietro. Lo guardava dal basso, con quegli occhi verdi pieni di malizia, finché lui non cominciò a tremare. «Bianca… non resisto… sto venendo!» mormorò disperato. Lei lo prese ancora più a fondo, affondando fino a sentire la punta in gola, e non mollò. Il ragazzo gemette forte, la prese per i capelli e venne con violenza, riempiendole la bocca di seme caldo. Bianca deglutì, succhiando ogni goccia, e poi spalancò la bocca davanti a lui, mostrando la lingua sporca di sperma, sorridendo. «Bravo il mio dolce porco… mi hai battezzata bene… Hai un sapore delizioso.» Dietro, il rappresentante continuava a martellarla nel culo, ancora più arrapato dalla vista della sborrata.
«Hai visto, ragazzino? Questa troia sa bere come si deve. Ora tocca a me svuotarle le mie palle in bocca!» Bianca rise, con la voce sensuale. «Sì… voglio sentire anche la tua.» Il rappresentante non resisteva più. La teneva stretta per i fianchi, spingendo forte dentro di lei, ansimando come una bestia. «Adesso godo anch’io… apri bene la bocca, troia!» ringhiò, tirandola indietro per i capelli. Bianca, ancora con il sapore caldo del negoziante in gola, obbedì senza esitazione: spalancò le labbra, la lingua pronta ad accoglierlo. L’uomo uscì di colpo dal buco del culo col cazzo ambrato e lucido degli umori anali di lei, si fermò ad ammirare il lavoro di trivellazione del culo ormai dilatato e boccheggiante e se lo portò davanti al suo viso, enorme e gonfio. Bastarono due colpi secchi della sua mano e il rappresentante esplose con una potenza animalesca. Fiotti bianchi e densi le investirono la bocca, le guance, perfino il collo. Bianca li accolse ridendo, inghiottendo quanto poteva e lasciando il resto colare lento sul petto e tra le cosce. «Sì… così… inondami…ho ancora sete!» gemette, le dita già tra le gambe. Cominciò a masturbarsi con furia, usando proprio lo sperma caldo che le colava addosso. Ogni scossa del suo corpo la faceva tremare, finché un orgasmo violento la piegò in avanti, gemendo e ridendo allo stesso tempo, schizzava poderosi getti di squirting mentre i fiotti di sborra ancora le scorrevano tra le cosce. I tre rimasero lì, ansimanti, sudati e appiccicati, tra i sacchi di crocchette e i giochi sparsi a terra. Bianca, sempre la prima a riprendersi, si pulì le labbra con due dita e se le succhiò piano, poi si rialzò e sistemò il vestitino corto, come se nulla fosse. Il negoziante si tirò su i pantaloni, ancora inebetito dall’amore e dalla sfrontatezza di lei. Il rappresentante rise, allacciandosi i jeans. Bianca, con il solito sorriso ironico, li guardò entrambi e disse: «Allora… prenderei 3 kg di crocchette per il mio cane….» I tre scoppiarono in una risata complice e liberatoria, mentre nel retrobottega restava l’odore inconfondibile del sesso e del suo profumo irresistibile.
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