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L'Oro Bianco dell'Infermeria


di Membro VIP di Annunci69.it Biancamante
16.01.2026    |    38    |    1 8.0
"Passò la lingua sulle labbra, assaporandomi con una lentezza esasperante, mentre io respiravo a fatica, appoggiato al lettino dei massaggi..."
Nello spogliatoio tutti sanno che il Mario il Gelataio non delude mai. Questo soprannome è una medaglia al valore che ho guadagnato per le dimensioni del mio uccello. Quella domenica avevo voglia di realizzare qualcosa di eccitante insieme alla mia splendida amica e complice Bianca.
Uno scherzo ai ragazzi della squadra, "lo scherzo è semplice," le avevo detto mentre si infilava il camice bianco sopra una lingerie di pizzo trasparente che la rendeva una dea della medicina. "Ti spacci per una specialista della Federazione. Io ti faccio da assistente e tu... beh, tu prendi in mano la situazione."
Quando i calciatori dopo la partita, entrarono nell'infermeria, stanchi e ancora carichi di adrenalina, Bianca li accolse con una freddezza che li eccitò all'istante.
"Sdraiatevi. Oggi applicheremo il protocollo di rilascio profondo delle ghiandole seminali," annunciò lei, professionale come un chirurgo. "La tensione accumulata lì sotto blocca la fluidità dei movimenti in campo e il recupero dopo le partite."
Io giravo tra i lettini, versando l'olio caldo sui loro corpi. Bianca iniziò dal Capitano. Con una mossa decisa, gli liberò il cazzo e iniziò a massaggiarlo insieme ai testicoli. Le sue dita erano instancabili: premeva sulla sacca, faceva ruotare le palle tra il pollice e l'indice, mentre l'altra mano scorreva con forza sull'asta turgida, massaggiando e strizzando la cappella gonfia e rossa per l’eccitazione.
Il Capitano non resistette due minuti. Un gemito profondo e lo sperma schizzò con violenza, sporcando il lettino e le mani, uno schizzo arrivò anche sul viso immacolato di Bianca. Lei, con una malizia che solo io conoscevo, non si pulì, anzi con un dito portò alla bocca un po’ della sborra che aveva in mano annuendo soddisfatte con un sorriso. Usò quel seme caldo e denso come lubrificante, spalmandolo generosamente sui testicoli dell'uomo, continuando a massaggiarli finché non diventarono lucidi e rilassati.
I calciatori erano in estasi, svuotati uno dopo l'altro, mentre Bianca continuava a massaggiare i loro testicoli usando lo sperma che lei stessa aveva appena munto. Era un rito primordiale travestito da medicina.
"E adesso," sussurrò scostando il camice macchiato, "tocca al titolare dell’infermiera."
Mi sbottonai i pantaloni e il Gelato si liberò in tutta la sua prepotenza. Bianca sgranò gli occhi, un sorriso famelico sulle labbra. Si inginocchiò davanti a me sul pavimento dell'infermeria. Le sue mani, ancora calde e scivolose per il seme dei calciatori, avvolsero la mia asta.
Il contatto fu devastante. Iniziò a massaggiarmi i testicoli con una foga che non aveva usato con nessun altro, tirandoli leggermente e poi schiacciandoli con il palmo delle mani, mentre la sua bocca e le sue dita lavoravano in sincrono. Bianca si era slacciata il camice si stava masturbando, la splendida fichetta depilata, contemporaneamente mi praticava un pompino prodigioso fino alla gola, come se si stesse scopando da sola in bocca. Sembrava indiavolata, io l’aiutai con le mani prendendola per la testa e spingendo forte in quel momento sentì lo schizzo dello scritti della sua fica bagnata inondare il pavimento.
"Voglio la tua sborra adesso," mormorò guardandomi dal basso.
Sentii la pressione salire dai testicoli lungo tutta la colonna vertebrale. Bianca non si fermò: accelerò il ritmo, stringendo alla base e usando ogni grammo della sua sapienza. Quando arrivai al limite, le afferrai i capelli e la spinsi verso di me.
"Sì, Bianca! Adesso!"
Il getto fu un'esplosione. La colpii in pieno viso, una, due, tre volte. Lo sperma caldo le finì sulle guance, sulle labbra, fin dentro quegli occhi che mi fissavano trionfanti. Lei rimase lì, con il viso imbrattato dal mio seme che si mescolava alle tracce degli altri sul suo camice, godendosi ogni goccia del mio piacere.
Passò la lingua sulle labbra, assaporandomi con una lentezza esasperante, mentre io respiravo a fatica, appoggiato al lettino dei massaggi. Lo scherzo era finito, un successone, e il Gelataio aveva appena servito il gusto più dolce della sua vita, slurp!
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