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La visita particolare in officina


di Membro VIP di Annunci69.it Biancamante
07.09.2025    |    2.824    |    7 9.6
"Le mie dita si muovevano veloci, stringendo e accarezzando, mentre la mia bocca inghiottiva fino in gola..."
Il mio Diario.
Martedì 5 agosto 2025
Non vi dirò se questo episodio sia accaduto realmente… Lo sa solo chi l’ha vissuto.
Quella mattina mi ero svegliata con uno strano buonumore. Forse era l’aria frizzante di fine estate, o forse era solo la voglia di sentirmi guardata. Mi ero preparata con cura: trucco deciso, rossetto rosso che faceva pendant con le unghie. Una camicetta bianca, leggermente trasparente sotto il sole già alto, e una gonna leggera, appena sopra il ginocchio. Ai piedi, i miei sandali preferiti: sottili, dorati, con il cinturino alla caviglia. Ogni passo era un piccolo tintinnio di promessa.
Dovevo portare l’auto in officina: freni, olio, e chissà cos’altro.
Arrivata, la porta era socchiusa. Ho bussato piano con le nocche, ma nessuna risposta.
«C’è qualcuno?» ho miagolato, con un tono più morbido che curioso.
Silenzio.
Sono entrata, un piede dopo l’altro, lasciando che i miei tacchi risuonassero sul pavimento sporco di grasso e polvere. L’odore era subito invadente: miscela di olio bruciato, gomme nuove, ferro caldo, sudore maschile. Un odore denso, virile, che restava in gola.
Subito ho notato un dettaglio che mi ha fatto sorridere: un calendario appeso alla parete, con una donna in ginocchio, completamente nuda, il culo ben oliato rivolto verso l’obiettivo. Mostrava senza pudore entrambi i buchini, segnati da anni di pratica. Agosto è un mese molto caldo.
Ero ancora lì a osservare la posa provocante, quando ho sentito un rumore dal retro: ferri trascinati, un compressore che sbuffava, un colpo di martello su una lamiera. Poi apparve lui, il meccanico.
Un uomo alto, spalle larghe, la tuta semiaperta sul petto villoso e sporco di olio. Mani grosse, callose, uno sguardo scuro che tradiva forza e desiderio. Mi ha lanciato un’occhiata, a metà tra sorpresa e curiosità.
«Posso aiutarti?» ha detto, asciugandosi le mani con uno straccio nero di grasso.
Senza rispondere subito, ho aperto lo sportello posteriore della mia auto, chinandomi lentamente per prendere l’agenda del lavoro. La gonna si è sollevata quel tanto che bastava a lasciar intravedere la curva morbida e sfrontata del mio lato B, coperto solo da un tanga nero a filo in pizzo.
Ho sentito il suo respiro cambiare.
Mi sono rialzata lentamente e gli ho teso le chiavi.
«Come da accordi con il titolare. Mi fido di voi…» ho sussurrato, guardandolo negli occhi.
Lui mi ha sorriso, con un lampo malizioso nello sguardo.
«Passa nel pomeriggio sul presto. Ti faccio trovare tutto… pronto.»
Sono uscita lentamente, consapevole del fatto che i suoi occhi erano ancora incollati a me.
Alle 14:00 ho ricevuto la telefonata. Il conto era salato. Molto salato.
Dovevo farmi… venire… un’idea!
Arrivata alle 15:00, la porta dell’officina era nuovamente semiaperta. Dentro l’aria era più calda, impregnata di ferro rovente, gasolio e sudore. In lontananza, altri operai lavoravano piegati su motori, ignari. Sentivo i colpi metallici, le voci che si chiamavano da un banco all’altro, il ronzio intermittente di una smerigliatrice.
Richiamato dal rumore dei miei tacchi, il meccanico uscì dal magazzino affianco. Le braccia nude, ancora sporche, emanavano quell’odore maschio di pelle e olio.
Gli sorrisi e mi avvicinai, mettendogli una mano sul davanti dei pantaloni. Sentii subito la sua durezza che premeva sotto il tessuto spesso.
«Posso continuare?» gli chiesi, fissandolo negli occhi.
Contento, mi disse subito di sì.
«Però in cambio non pagherò la riparazione» precisai, accarezzando il pisello e le palle.
«Ok, bella, affare fatto. Inginocchiati e succhia!»
Non me lo feci ripetere. Scivolai in ginocchio, incurante del pavimento sporco, e presi il suo cazzo duro in bocca. Lo sentii caldo, pulsante, scivolare sulla mia lingua. L’odore di olio e ferro si mescolava al mio profumo dolce, creando un contrasto inebriante.
In quel momento, improvvisamente, entrarono due garzoni. Giovani, sporchi di grasso, con le mani annerite e le tute semiaperte. Occhi sgranati, sorpresi, ma in pochi secondi eccitati.
Mi fermai un istante, poi sorrisi con le labbra ancora attorno al cazzo del capo. La sfida mi stava accendendo. Adoro le situazioni estreme, adoro le prove impossibili.
«Ragazzi, venite a divertirvi con questa troia» li invitò il meccanico.
I due si guardarono un attimo, poi senza esitazione tirarono fuori i loro attrezzi. Uno era lungo e sottile, già duro e teso; l’altro, più giovane, aveva un cazzo grosso, gonfio, che faceva ombra sulla sua pancia.
Intanto, sullo sfondo, altri martelli continuavano a battere, i compressori a ronzare: il lavoro andava avanti a pochi metri, ma nessuno sembrava sospettare cosa stesse succedendo nell’angolo più buio dell’officina.
Mi ritrovai con tre uomini addosso: uno che mi teneva per i capelli, facendomi andare su e giù sul suo cazzo; gli altri due che spingevano i loro nelle mie mani. Le mie dita si muovevano veloci, stringendo e accarezzando, mentre la mia bocca inghiottiva fino in gola.
La camicetta era ormai slacciata. Non portavo il reggiseno, e il meccanico mi stringeva le tette, sfregando i pollici sui capezzoli duri. Uno dei garzoni rideva inebriato dal testosterone: «Questa puttana è meglio di Biancamante!»
Sentivo la fica bagnarsi, scivolosa, tanto che le gocce mi colavano sulle cosce. Avrei voluto una lingua lì sotto, qualcuno che mi divorasse e bevesse tutti i miei caldi e saporiti umori, mentre io gestivo tre cazzi insieme.
Leccavo, succhiavo, alternavo la bocca alle mani. La mia lingua giocava veloce sulle punte, le mie labbra si serravano, le mani massaggiavano le palle di tutti e tre, equamente, senza tralasciare nessuno.
Ogni tanto, un colpo di ferro o uno stridio di trapano copriva i loro gemiti soffocati. L’adrenalina del rischio, del poter essere scoperti da un momento all’altro, mi faceva vibrare dentro.
Poi, quasi all’unisono, arrivò l’ondata di crema calda. Il primo mi riempì la bocca con getti bollenti e densi, subito seguiti dal secondo e dal terzo. Tre sapori ed odori diversi, tre consistenze che si mescolavano. Tanto, troppo. Mi colavano dalle labbra, giù per il mento, fino al collo. Cercavo di ingoiare, ma la sborra traboccava, era deliziosa, un banchetto proibito che mi lasciava esausta e appagata.
Alla faccia del conto… salato.
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