Il loro primo massaggio (parte prima)
Shoganai65
Dalle finestre socchiuse arrivava il respiro lento delle onde, mentre nella stanza il profumo del sandalo e dell'ylang-ylang si mescolava a quello della cera calda delle candele. Una musica orientale, appena percettibile, riempiva gli spazi tra una nota e l'altra. Tutto era stato preparato con cura. Il futon al centro della stanza, gli asciugamani piegati con precisione, le essenze disposte su un piccolo tavolino di legno. Una luce calda, volutamente tenue, lasciava il resto della stanza in una penombra quasi irreale.
Quando C. e P. bussarono alla porta andai ad aprirgli con curiosità e li accolsi con un sorriso compiaciuto. Era da un po' di tempo che ci scambiavamo messaggi su A69 e finalmente potevamo brindare a quel nostro primo incontro.
Mentre sorseggiavamo i nostri calici di Prosecco osservai con calma C.
Era una donna sui quarant'anni, di una bellezza elegante e consapevole. Capelli castani molto scuri, lunghi e leggermente mossi, che le scivolano sulle spalle incorniciando un viso dai lineamenti delicati ma decisi. Gli occhi scuri, profondi, particolarmente espressivi. La carnagione chiara e luminosa, un sorriso morbido e leggermente ironico e labbra definite. Il suo corpo era molto femminile ed armonioso, con una silhouette curvilinea e proporzionata. Non aveva bisogno di ostentare la propria sensualità: era soprattutto il modo in cui si muoveva, lentamente e con naturale sicurezza, a renderla attraente.
Ad un tratto sollevò gli occhi verso di me per capire la mia reazione e quando il suo sguardo incontrò il mio, rimase fermo qualche secondo più del necessario. Il marito se ne accorse. E sorrise.
Non c'era imbarazzo tra loro. Avevano parlato a lungo di quella serata.
L'idea era nata quasi per gioco, poi era diventata una fantasia condivisa, fino a trasformarsi in un desiderio che entrambi volevano esplorare.
«Stasera decidi tu» aveva detto lui alla moglie durante il viaggio.
Lei aveva risposto soltanto: «Allora voglio sentirmi desiderata...»
Terminato di bere il Prosecco, C. si guardò intorno.
«Hai preparato tutto tu?»
«Tutto» risposi.
P. sorrise «Direi che sa come creare l'atmosfera»
C. gli lanciò uno sguardo divertita.
"E comunque sei ancora in tempo per cambiare idea» aggiunse lui.
«Io? Assolutamente no»
Quelle parole sciolsero l'ultima traccia di esitazione.
C. si tolse lentamente il soprabito. La lingerie nera che aveva scelto era elegante, raffinata, studiata per farla sentire desiderabile. Non cercò di nascondersi. Al contrario, rimase per qualche istante ferma sotto la luce delle candele, perfettamente consapevole dello sguardo di P.
Poi guardò me «Cominciamo?»
Annuii «Come abbiamo concordato - Le dissi - se in qualsiasi momento vuoi fermarti, me lo dici.»
«Va bene.»
La feci accomodare sul futon, le spiegai come si sarebbe svolto il massaggio e, per entrare maggiormente in empatia, le chiesi di inspirare ed espirare seguendo il ritmo lento delle mie mani.
P. nel frattempo prese posto sulla poltrona, abbastanza vicino da poterla vedere, ma senza interferire.
Iniziai a massaggiarla partendo dal collo e dalle spalle con movimenti lenti, profondi, regolari.
Non avevo fretta, anzi. Sfruttavo ogni passaggio per percepire meglio le reazioni del suo corpo e l'energia che emanava.
La stanza, con le candele, la musica e i profumi, contribuivano a creare un'atmosfera sempre più intensa.
P. osservava la scena e si godeva lo spettacolo, perfettamente consapevole del ruolo che aveva scelto;
mentre per C., la consapevolezza di essere osservata dal marito aumentava la sua eccitazione e la rendeva progressivamente più disinibita.
Tra loro non servivano molte parole: entrambi immaginavano perfettamente ciò che l'altro stava provando.
Era questo, forse per me, l'aspetto più coinvolgente della loro fantasia: vedere la propria moglie abbandonarsi alla professionalità di un altro uomo, percepire il cambiamento nel suo respiro, osservare il modo in cui il suo corpo reagiva al contatto e godere di tutto questo.
"Ti piace guardare?» gli chiese Lei quando la invitai a girarsi per sdraiarsi supina.
«Molto» le rispose P. con un sorriso compiaciuto.
«Allora continua...» sussurrò sorniona.
Prima di proseguire, mi assicurai che C. fosse a suo agio nella nuova posizione e le ricordai che poteva chiedermi di fermarmi in qualsiasi momento.
Lei mi ribadì chiaramente di voler continuare.
Anche P. confermò la propria complicità, lasciando a Lei il controllo della situazione.
Questa consapevolezza rese tutto ancora più intenso: non c'era costrizione, soltanto una fantasia condivisa, scelta da tutti e tre.
Il massaggio diventò progressivamente ancora più lento, più avvolgente, più intimo. Si era trasformato in qualcosa di più di un semplice trattamento. Non era più soltanto una fantasia raccontata a letto, era diventata reale. Lei percepiva il calore delle mani su ogni centimetro del suo corpo, il profumo dell'olio sulla pelle e quella strana sensazione di essere contemporaneamente osservata e protetta. E la parte più trasgressiva della serata in realtà non era ciò che stava accadendo nella stanza, bensì la consapevolezza che entrambi avevano deciso di oltrepassare, insieme, un confine che fino a poche ore prima apparteneva soltanto alla loro immaginazione e che il vero limite della serata non era ancora stato raggiunto...
Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
Commenti per Il loro primo massaggio (parte prima):

Discussioni sul pianeta Swinger e non solo...
