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Prime Esperienze

La vedova allegra


di Membro VIP di Annunci69.it Shoganai65
15.09.2026    |    2.658    |    6 9.8
"In ascensore i nostri corpi erano vicini, sentivamo il battito del cuore accelerare, l'attrazione aumentare, per fortuna erano solo quattro piani..."
Agosto. Caldo infernale.
Mi trovo a Padova ma non sono in vacanza. Devo occuparmi di mia zia novantenne. La badante si è presa tre settimane di ferie e non potevo lasciarla da sola.
Per fortuna la zia vive in un bel residence con piscina. La mattina la aiuto a lavarsi, vestirsi, le preparo colazione e pranzo poi nel pomeriggio mentre lei riposa io ho il tempo per andare un paio d'ore a nuotare e prendere il sole.

A bordo piscina non c'è mai quasi nessuno: il bagnino, una coppia di fidanzati, una famiglia con due bambini e poi c'è lei: Maria.

Appena l'ho vista la prima volta sdraiata sul lettino ho pensato avesse sui 70 anni. Non sembrava molto alta, la pelle un po' raggrinzita, le alette sotto le ascelle, la pancia rilassata. Stava riposando su un fianco. Il seno abbondante era contenuto a malapena dal reggiseno di un bikini striminzito. Il culo ed i fianchi invece erano ancora belli sodi. Dietro agli occhiali da sole non capivo se gli occhi erano chiusi o vigili.

L'ho osservata per diversi minuti cercando di non farmi sgamare né da lei né dal bagnino impiccione.
Ogni tanto si girava sul lettino cambiando posizione, assumendo pose che a me sembravano sempre più sensuali e provocanti.

La fantasia si sa è il motore di tutto e l'idea che Lei stesse in qualche modo cercando di sedurmi, e la fantasia che da lì a poco me la sarei scopata così com'era sul lettino, fece sì che il mio uccello si gonfiò immediatamente sotto il costume atillato.
In cuor mio speravo si destasse e notasse la mia splendida erezione, invece quel pomeriggio non successe più nulla.
Si era fatto tardi e io dovevo tornare a badare a mia zia. La curiosità, il desiderio e la voglia però si erano insinuate nella mia mente e, conoscendomi, non mi avrebbero mollato finché non le avessi soddisfatte.

Dopo cena raccontai a mia zia cosa avevo fatto nel pomeriggio: le dissi che avevo nuotato, preso il sole, letto alcune pagine di un libro. Mi chiese chi altro c'era in piscina ed io le feci il breve elenco chiedendole chi fosse la signora più anziana che avevo notato.
"Ah, Maria. Una mia cara amica. Abita al quarto piano. Povera quest'inverno le è morto il marito. Erano diversi anni che stava male, sempre a letto, e lei gli è stata sempre vicina. Giocavamo spesso a Burraco assieme ma sono mesi che non la vedo. È tanto simpatica. Salutala da parte mia se la rivedi, dille che sei mio nipote".

La zia senza volerlo mi aveva dato diverse informazioni che sarebbero tornate utili alla mia mente perversa:
Maria era vedova; erano diversi anni che probabilmente non faceva sesso; le piaceva giocare a carte; era sua amica e mi aveva chiesto di portarle i suoi saluti...

Non vedevo l'ora arrivasse pomeriggio. Nel frattempo quella sera mi sparai una sega spaziale immaginando già come mi sarei chiavato la dolce Maria.

Il giorno dopo, terminato il pranzo e messo la zia a letto, mi diressi immediatamente in piscina. Maria era già lì sdraiata, con gli occhiali da soli, sul suo solito lettino. Aveva però cambiato costume: indossava un reggiseno a baldacchino blu elettrico che metteva ancor più in risalto una quarta di seno morbida ma invitante, mentre gli slip erano di un colore giallo "carioca" con due laccetti biricchini sui fianchi.

Senza indugiare mi diressi verso di lei.
"Signora Maria buongiorno, le porto i saluti di mia zia Angela. Io sono Simone, suo nipote".
"Ma buongiorno caro, grazie. Che piacere conoscerla, come sta la zia?"
Il ghiaccio era rotto.
Iniziammo così a parlare un po' del più e del meno. Io le raccontai come mai ero lì, cosa facevo nella vita. Lei mi raccontò che per diversi anni aveva lavorato come segretaria in uno studio notarile, poi il notaio aveva finito per sposarla e da quel giorno lei gli era stata fedele, accudendolo poi durante la sua malattia fino alla morte.

Mentre parlavamo vedevo che si stava lasciando andare, mi sorrideva spesso e gli occhi dietro le lenti mi scrutavano con interesse.
D'altra parte io non lesinavo complimenti alla sua condotta, sottolineando il sacrificio a cui si era sottoposta per amore del marito, evidenziando però il fatto che era ancora una bellissima donna, piena di energia e di voglia di vivere per cui adesso avrebbe dovuto sfruttare ogni occasione per divertirsi.
"Ma cosa dice, alla mia età oramai non mi vuole nessuno. A ottobre compirò 73 anni, i bei tempi sono passati" mi disse con un tono civettuolo.
"Tanto per cominciare i suoi anni li porta benissimo. Io non gliene avrei dati più di 60. E comunque io saprei benissimo come divertirmi con lei e se ne avessi l'occasione lo farei anche subito" le sussurai all'orecchio con uno sguardo d'intesa.
Fece finta di arrossire ma oramai la prima mossa era stata fatta, la partita era iniziata.

"Oggi fa un caldo atroce. Potremmo giocare a carte, le piace" chiesi gettando l'esca.
"Oh certo, giocavo spesso a Burraco con tua zia".
"Potremmo andare a casa ma starà sicuramente riposando, non vorrei svegliarla".
"Che problema c'è, possiamo salire su da me. La donna di servizio è già andata via e non c'è nessuno che possa disturbarci..." rispose sorridendo con malizia.
"Sarebbe perfetto".

Si alzò, indossò un pareo semitrasparente, infilò un paio di zoccoli col tacco alto e mi invitò a seguirla.
Il suo culo ondeggiava davanti ai miei occhi. Ma non mi soffermavo sui dettagli del suo corpo da settantenne ma sulla mia fantasia che stava per realizzarsi: scoparmi una donna più grande, un'anziana ultrasettantenne, una vedova per giunta...
Il cazzo aveva già iniziato a pulsare sotto gli slip. Lei se ne accorse ma fece finta di niente.
In ascensore i nostri corpi erano vicini, sentivamo il battito del cuore accelerare, l'attrazione aumentare, per fortuna erano solo quattro piani.
"Gli altri appartamenti in questo periodo sono deserti, tutti in ferie" disse ammiccando.
Girò le chiavi nella serratura e mi fece accomodare.

"Vuoi qualcosa da bere?" mi chiese.
"No, voglio solo te" le dissi prendendola per i fianchi e baciandola sulle labbra.
All'inizio restò un po' interdetta, forse non si aspettava un attacco così fulmineo. Poi però si abbandonò, ricambiò il bacio, socchiuse le labbra, incrociò la lingua con la mia, mi strinse a sé con le braccia.
"Scusami, erano anni che non baciavo più un uomo"
"Non devi scusarti, devi solo lasciarti andare e riprenderti il tempo perduto".
A quel punto mi prese il viso tra le mani e ricominciò a baciarmi con più foga, con quella voglia repressa per troppi anni.
Senza staccarsi dal mio corpo mi condusse in camera da letto. Mi fece sdraiare. Continuando a baciarmi scese lungo il mio corpo. Indugiò un attimo sugli slip rigonfi. Aveva uno sguardo famelico. Me li sfilò per ammirare il cazzo in erezione.
"Quanto mi è mancato 'sto ben di Dio" disse iniziando a succhiarlo e a leccarlo da cima a fondo. Con una mano lo accarezzava e con la lingua mi stimolava la cappella. Poi lo infilava tutto in bocca guardandomi soddisfatta.
Anche se era ferma da un po' l'esperienza non le mancava, d'altra parte il sesso è come andare in bicicletta...
"Vorrei sentirlo dentro di me ma ho paura che la patata sia un po' secca e stretta, sai non è più abituata..."
"Nessuna paura, adesso ci penso io".
Le tolsi le mutandine del costume e cominciai a leccarle la figa lentamente. Prima le grandi labbra, poi le piccole, poi il clitoride con cerchi concentrici sempre più rapidi. La sentivo gemere. Con le mani mi spingeva la testa chiedendomi di andare avanti, non fermarmi. Continuai con passione. Adesso sentivo che era bella bagnata. Le infilai prima un dito, poi due. Dopo gli anni di clausura quella bella fighetta si stava aprendo come un fiore. Era giunto il momento di impollinarla.
Le feci succhiare il cazzo ancora un po' e poi le puntai la cappella. Iniziai a penetrarla piano piano. Non volevo farle male. Aveva fame di sesso ma era ancora contratta. Una volta dentro iniziò a scivolare su e giù senza problemi.
"È bellissimo! Oddio quanto mi mancava un uccello nella figa! Non smettere ti prego".
Eccitato dal suo invito cominciai a spingere sempre più forte. La sentivo gemere, contrarsi, era sul punto di godere e anch'io ero pronto a esplodere. Accelerai ancora il ritmo, spinsi ancora più a fondo, stringendole una tetta, sculacciandola sul culo e, sentendola arrivare, le venni dentro riempiendola di sborra.

"È stato fantastico" disse sorridendomi. "Avevo dimenticato quanto fosse bello e sano... Sei stato molto bravo, dolce, sensibile ma anche porco al momento giusto. Ti ringrazio".
"Sono io a dover ringraziare te. Hai dato un senso nuovo a questo mio soggiorno a Padova. Adesso che ci siamo conosciuti in modo così intimo e profondo sarà difficile ci vedano ancora in piscina".
"Me lo prometti vero? Come mi hai detto tu "devo recuperare il tempo perduto".
(fine prima parte)


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