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Prime Esperienze

La vera storia di Veronica 1ª parte


di animatrav
16.09.2025    |    1.440    |    1 9.0
"Potei guardarla, studiarla in quella perfezione di linee, concentrandomi sulla folta peluria che spiccava dalle carni ed esalava meraviglia allo stato puro..."
Da quando Irene aveva saputo del ritorno di Ingrid, si era inviperita. Non poteva esserci una donna che avrei potuto desiderare più di lei. Dal suo punto di vista era così e mi pesava ammetterlo.
Si sbagliava di grosso, e glielo avevo detto, ma lei per orgoglio aveva preferito ignorarmi.
Questo ci aveva portati ad allontanarci e, di lì a poco, smettemmo di sentirci.
Senza di lei la vita scorreva in egual modo, se non meglio.
Cinque anni più tardi, giunse al termine anche la storia con Ingrid (in fondo si cresce, si matura, si cambia e infine ci si lascia).
Restai single per altri cinque anni, prima di incontrare la donna che sarebbe diventata mia moglie.
In quel periodo ebbi l’opportunità di vivere diverse storie, ma solo una si trasformò in una relazione duratura, fatta di empatia, passione e magnetismo.
Veronica mi è entrata dentro da subito e non è più uscita.
Non è facile spiegare perché non sia diventata lei mia moglie, ma sono felice di com’è andata.
Lei un po’ meno, e non è d’accordo quando le ribadisco la mia tesi, secondo cui il matrimonio uccide l’amore, consuma la passione e si appropria del fuoco che ci arde dentro. Secondo lei sono fesserie che si dicono al posto di “non ho le palle di lasciare mia moglie”.
Forse è vero, come lo è il fatto che a lei voglio un bene dell’anima, anche se non provo la stessa attrazione che nutro nei confronti di Veronica. Probabilmente sono stato un vigliacco quando ho deciso di scegliere una donna che potesse essere una brava madre e, quando dopo qualche anno i figli non sono arrivati, non me la sono sentita di lasciarla andare via.
Veronica non la amo soltanto, ma la vivo ventiquattr’ore al giorno.
Mi sveglio ogni mattina pensando a lei, mi nutro di quel pensiero.
Con lei non ho mai avuto filtri. L’ho sempre desiderata con ardore e non le ho mai nascosto la passione e il desiderio che provo nei suoi confronti.
Con Ingrid e Irene, il coinvolgimento e la passione erano influenzati dal sentimento, mentre con Veronica le emozioni che provavo erano dettati solo dalla chimica che si accendeva non appena la vedevo. Questa cosa ha sempre permesso che non mi facessi influenzare da qualcosa di diverso, che fosse simile all’amore.
Credo che l’attrazione verso di lei sia sempre dipesa dalla sua corporatura minuta: è ciò che mi fa uscire più di senno.
Perché Veronica è microscopica, chiara di carnagione, pesa meno di 40 chili e ha il seno piccolissimo.
Quando la vidi la prima volta, con quei capelli lunghi e ricci, cercai subito di immaginare la sua intimità, e non sbagliavo. Essendo una mia predilezione, già da subito, le dissi che andavo pazzo per quella peluria scura, concentrata, così folta ed estesa.
Per quanto anche Irene fosse naturale, la sua lanugine sembrava diradarsi nella distesa della sua sconfinata intimità. Forse anche perché, al contrario, era bionda.
Il castano di Ingrid, invece, sebbene più contenuto con i confini ben delineati, aveva un aspetto ribelle che lo faceva somigliare a un’acconciatura hippie di tutto rispetto.
Ci misi del tempo per scoprire l’intimità di Veronica, perché la portò parecchio alla lunga. Gli incontri nei luoghi all’aperto, non davano l’opportunità di spogliarsi. La volta che andammo più vicino a qualcosa che potrebbe avvicinarsi al sesso, fu il giorno del nostro primo appuntamento. Era la notte di Ferragosto e noi eravamo soli in auto, mentre i nostri amici in si aggiravano nei paraggi. Ci baciammo dalla sera fino all'alba, senza poterci mai sfiorare. Soltanto i movimenti dei nostri bacini potevano rendere l’idea di quanto fossimo su di giri. Perché se è vero che io ancheggiavo, anche lei faceva la stessa cosa e non cercava affatto di nasconderlo. Ammetteva quanto le piaceva, continuando a ripetermi che, dopotutto, aspettare avrebbe fatto crescere il desiderio. Nonostante fossimo alla nostra prima uscita, in quell’enfasi di passione non mi nascose che le piaceva fare sesso in modo spinto.
Mi fece penare per un mese, tra parco giochi, parcheggi in cui c’erano altre persone, o laghi in cui le famiglie erano accampate, dove il massimo della passione poteva essere muoversi l’uno contro l’altra, appoggiati a una panchina, lasciando che i nostri inguini sfregassero tra di loro. E quando finalmente riuscii a portarla a casa, lei mi disse che aveva le sue cose, oltre l’herpes, e non mi permise di baciarla sulle labbra, né di spogliarla.
Per la nostra prima volta presi in affitto un appartamento in cui mi raggiunse intorno alle 18:00.
Se devo essere sincero, un po’ ci rimasi male per la foga e la passione che ci mise quando, dopo un bacio avido di pochi secondi, e neanche cinque minuti dopo essere entrata in casa, non esitò a farsi spogliare e rimanere a quattro zampe con i pantaloni abbassati alle caviglie.
Era esperta. Me ne accorsi quando la presi dai fianchi, affamato del corpo che avevo sempre sognato di esplorare. Le sue capacità mi fecero capire che prima di me qualcuno era già passato di lì, e che era da un po’ di tempo che aveva bisogno di sfogarsi. Perché ansimava e ancheggiava bramosa, cercando di farmi entrare in lungo e in largo, fino in fondo, e non era affatto timida da non dirmelo. Perché non si risparmiò di sussurrarmi che lo dovevo conficcare fino alla fine, includendo anche gli attributi.
Ci misi un po’ per riprendermi, chiedendomi se davvero avrei voluto in moglie una donna con così tanta esperienza.
Quando le chiesi come mai fosse così portata per il sesso, lei mi disse di aver avuto solo due ragazzi, e solo con l’ultimo aveva avuto una buona intesa sessuale. Ma non aveva fatto altro, al di fuori di quelle storie.
Unica eccezione per la sua prima volta, dove era talmente alta la sua smania di provare, che decise di perdere la verginità con uno sconosciuto, e la ricordava come un’esperienza disastrosa.
Mi convinsi di essermi invaghito e le credetti. Dopotutto non potevo fare altro che desiderarla.
La mattina dopo la chiamai sul presto, ma trovai il telefono spento. Mi richiamò subito, dicendomi che era con sua madre al mercato. Le chiesi se sarebbe venuta e lei non ebbe problemi a liberarsi e raggiungermi nell’appartamento.
Alle 08:30 era già lì. Indossava una tuta. Dopo un bacio avido si avviò verso il divano su cui lo avevamo fatto il giorno prima, ma le dissi di aspettare e la piegai sul tavolo. Lei non appena fu piegata si abbassò i pantaloni e le mutandine alle ginocchia e rimase così in attesa. In quel lasso di tempo rimase immobile e non si mosse. Potei guardarla, studiarla in quella perfezione di linee, concentrandomi sulla folta peluria che spiccava dalle carni ed esalava meraviglia allo stato puro. Non avevo visto mai così tanta perfezione e rimasi a guardarla ancora. Poi la presi con tutta la foga che era in mio possesso. La leggerezza con cui si concedeva, la naturalezza con cui se ne stava adagiata sul tavolo con le braccia stese in avanti, da un lato mi spaventava, dall'altro mi rendeva selvaggio come non ero mai stato.
Lo facemmo ancora prima di uscire, perché il suo corpo mi rendeva schiavo del desiderio. Lei era remissiva e obbediva sempre, cercando di esaudire ogni mio piacere. Non si lamentava e non si è mai scandalizzata per richieste troppo particolari che le feci negli anni.
Il tempo e il lavoro resero difficoltosi i nostri incontri, ma da allora non smisi mai di cercarla e desiderarla.
Una piccola crisi ci fu quando decisi di sposarmi. Ci allontanammo per un po’, poi lei si fidanzò. Tornò da me, contro ogni suo principio, dopo essersi lasciata. Secondo lei la figura di amante non le si addice, ma è oltre un decennio che stiamo insieme. So che qualcosa si romperà quando troverà una persona che la renderà felice, ma in ogni caso, non smetterò di amarla e, nel frattempo, la racconto.
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