tradimenti
Il lui Irene e... La storia continua
01.09.2025 |
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"Ero cosciente di essermi fatto prendere dalla foga e di non aver saputo ragionare con la testa, perché mentre Irene mi aveva fatto assaporare il sesso e mi aveva fatto avvicinare tantissimo alla..."
Non si direbbe, ma è tutto realmente accaduto…E chi mi conosce sa che non mento. Preferirei non scrivere piuttosto che raccontare delle false verità.
Parte 2
Con Irene, la ragazza del mio amico di letto, i rapporti si erano fatti più intensi. Io fremevo per andare oltre i soliti giochi da adolescenti e averla totalmente, e dopo una lunga attesa ci stavamo avvicinando alla nostra prima volta.
Ciò che rallentava la corsa verso la conquista di quel territorio in cui nessuno aveva mai messo piede, era il fatto che Irene, che mi era sembrata consenziente a mantenere il segreto e fungere da amante, aveva iniziato a esigere altro.
Io non me la sentivo di intraprendere una storia seria con lei, e i nostri incontri, che erano sempre basati su effusioni fuori controllo, avevano finito per trasformarsi in discussioni in cui lei amava atteggiarsi a vittima. Il suo disagio iniziò a prendere sempre più piede, fino a pretendere che parlassi con M perché, se non lo facevo, avrebbe dato di matto.
Pensai che per evitare problemi avrei dovuto allontanarmi e colsi l’opportunità di farlo a fine estate, quando iniziai a frequentare una ragazza che avevo conosciuto durante le vacanze estive. Si chiamava Ingrid ed era l’opposto di Irene. Se la ragazza del mio amico era dolce, prosperosa e rotondetta, l’altra era schietta, molto magra e aveva il seno piccolo e sodo; era anche intrattabile, ma era proprio questo che la rendeva magnetica ai miei occhi. E, comunque, era di un sexy pazzesco.
Mi sembrava assurdo che una ragazza tanto bella potesse essere interessata a me, ma dopotutto i fatti parlavano chiaro.
Stavo bene con lei e sembravo aver trovato il mio equilibrio. Anche M era contento, anche se temeva che l’avessi messo da parte. In verità per me stare con Ingrid significava non avere vincoli, né con M, né con Irene. Il problema fu che il mio amico di letto era talmente entusiasta che il suo amante si fosse finalmente fidanzato che andò a raccontarlo alla sua ragazza. In men che non si dica lei si era precipitata a casa mia, facendo una scenata assurda sotto gli occhi di tutti. Chiunque aveva capito che tra noi c’era stato qualcosa, ad eccezione del diretto interessato.
Fu così che, tra la paura che la verità venisse a galla e l’essere riuscito a gestire la rabbia di Irene, riuscii anche a frequentare la mia nuova ragazza. In pratica mi ritrovai con i piedi in tre scarpe e, sebbene fosse a tratti stressante gestire tutte quelle situazioni, ogni volta che mi ritrovavo solo con M, il desiderio e la passione che mi bruciavano dentro si facevano ancora più incontenibili. Soprattutto all’idea che M fosse all’oscuro di tutto.
Quando ci trovavamo soli e lui si avvicinava per farmi capire che aveva voglia di toccarmi, il mio corpo si risvegliava. E poiché non era solito trovarmi molto eccitato, in men che non si dica mi aveva già infilato la lingua in bocca. Non poteva immaginare che quel desiderio, oltre che dalle sue mani bramose, dipendeva dalla voglia che avevo della sua Irene, che era pronta a tutto pur di avermi per sé, e per la mia nuova ragazza che mi bastava anche solo sognare per sentirmi al settimo cielo. Credo che M non sia mai sentito desiderato come in quel periodo. Lo dimostravano le sue erezioni esagerate, e anche gli abbracci che mi dava anche dopo l’orgasmo sembravano sempre più sinceri.
Con Ingrid non durò tanto perché fui costretto a lasciarla per colpa di Irene.
Poiché mi vedeva sempre più interessato alla nuova arrivata e distaccato nei suoi confronti, decise di sfoderare l’ultima arma in suo possesso.
I primi giorni di settembre, dopo aver saputo che i miei erano partiti, si presentò a casa mia. Era più di una settimana che non ci vedevamo e aveva dato per scontato che le mie attenzioni fossero rivolte solo alla mia ragazza. Non appena telefonò per annunciarmi che sarebbe passata per chiarire la questione, mi sentii infastidito dal suo tono di voce, autorevole e distaccato. Quando entrò in casa mi mostrai subito deciso, ma non avevo considerato il suo odore familiare. Lo percepii quando mi diede un bacio formale sulle guance, perché la chimica che è destinata a unire due persone non te la togli dalla testa dall’oggi al domani. Il vestito lungo che le arrivava alle caviglie mi fece subito immaginare il corpo abbondante che riempiva in ogni centimetro di quella lunghezza.
“Dobbiamo parlare”, sentenziò, mentre ci stavamo già tenendo per mano. E mentre cercava di sbottonarmi i pantaloni, mi guardava seria e dritta nelle pupille. In men che non si dica eravamo entrambi nudi. Solo dopo averle sfilato il vestito mi accorsi che sotto non indossava altro che le scarpe da tennis. Era rimasta con quelle mentre, ancora all’ingresso e dopo esserci baciati e masturbati a vicenda, si era accovacciata per accogliermi nella sua bocca. Anche se Ingrid era bella da impazzire, l’odore di Irene e la sua bocca non temevano rivali. Dopo avermi tenuto a lungo in piedi con gli occhi chiusi a dipendere dalla sua bocca, mi portò sul letto. Ridemmo, ci baciammo e ci mordemmo come fosse la prima volta. Ci guardavamo estasiati, ci annusavamo, ci leccavamo il viso, oltre ai corpi bramosi che esalavano desiderio da ogni poro. Tanto che, quando schiuse le gambe mostrandomi peluria folta, non resistetti dal gettarmi a capofitto nella sua calda e rosea rientranza, con tutta la faccia. Avevo sempre desiderato possederla, ancor prima che tutto avesse avuto inizio, e avevo continuato a immaginarla tutte le volte che mi ritrovavo a fare l’amore con il suo ragazzo. La leccai nei posti più impensabili, tanto che la stanza, dopo pochi istanti, sapeva di noi. La sua mano si muoveva su e giù frenetica, prima sotto, poi fuori dalle lenzuola. Ero in estasi. Nel momento stesso in cui ebbi l’orgasmo, le anticipai la risposta alla sua domanda: “Voglio bene a entrambe”.
“Non mi basta”, disse lei risentita mentre si rivestiva. “Ma non posso pretendere che tu resti con me per forza. Me ne farò una ragione. Da questo momento mi ritengo libera e pronta a rifarmi una nuova vita”.
Lì per lì non feci caso a quelle parole che sembravano dettate dalla rabbia, ma con il passare dei giorni e nessuna conferma che mi vedesse ancora l’uomo dei suoi sogni, iniziai a preoccuparmi. Nonostante fossi convinto che mai nessuno se la sarebbe filata, avvertivo al tempo stesso una folle gelosia che mi mordeva lo stomaco. Quelle parole, all’apparenza scontate, mi diedero la forza di chiamare Ingrid e lasciarla nel peggiore dei modi: per telefono.
Ero cosciente di essermi fatto prendere dalla foga e di non aver saputo ragionare con la testa, perché mentre Irene mi aveva fatto assaporare il sesso e mi aveva fatto avvicinare tantissimo alla mia prima volta, Ingrid ne aveva fatto le spese proprio per la sua integrità.
Fu una vera signora e non commentò, se non dicendo: “mi dispiace, ma se sei felice senza di me, ti auguro il meglio”.
Rimpiansi a lungo la sua figura, soprattutto perché, quando per la delusione si avvicinò a M che, nel frattempo era stato lasciato da Irene, ci fu un vero e proprio scambio di coppia.
Io e Irene facemmo l’amore, la prima volta per entrambi, nella soffitta di casa sua. Era sera e la casa era deserta. C’era una specie di ripostiglio da cui proveniva odore di muffa. Non era un buon posto, ma era il più sicuro. Nel caso fosse arrivato qualcuno ci saremmo potuti rivestire in tempo. Lei mi guardava con il viso innamorato, mentre io la osservavo come chi mi aveva fatto pagare un prezzo troppo caro per la sua illibatezza. Ma a quell’età i pensieri e le esperienze negative da fare sono tante. Mi concentrai sulla peluria che mi aveva mostrato schiudendo le sue grosse cosce, mentre aspettava supina che assolvessi al mio dovere di uomo. Non fu una bellissima esperienza, perché al contrario di lei che perse la verginità in un batter d’occhio, io mi ruppi il filetto da cui schizzò sangue ovunque, confondendosi con il suo e lasciandomi dolorante per alcune settimane.
Irene sapeva cosa era successo, ma non M a cui non potevo confidare l’accaduto. Inventai scuse su scuse, fino alla completa guarigione in cui in entrambi, godemmo del nostro desiderio.
Con Irene si aprì un mondo dove in principio fui felice per la scelta fatta. Al tempo stesso ero bramoso anche per i desideri che maturavo quando, clandestinamente, mi vedevo con M. Né Irene, né Ingrid sospettavano della nostra relazione e quando mi trovavo con lui non pensavo più a Irene, che ormai avevo posseduto totalmente, quanto a Ingrid che non avevo mai potuto avere sotto l’aspetto più intimo. Lei, secondo i racconti del mio amico, sebbene avesse da un pezzo passato i vent’anni, si limitava ai primi approcci di un’adolescente. Non ero geloso, forse infastidito per aver perso l’opportunità di una storia che non avevo avuto la libertà di portare avanti. E non c’era volta in cui non pensassi a Ingrid mentre M, soddisfatto dalla mia bocca, si concentrava per ricambiare il servizio. Mi vedeva chiudere gli occhi, assumere espressioni estasiate. Non poteva immaginare che in quel momento, nella mia testa, c’era la silhouette della sua Ingrid che faceva con me ciò che, nel frattempo, lui stava facendo a me.
Più passava il tempo, tanto più mi rendevo conto che desideravo sempre di più mettere le mani dove le aveva messe Ingrid. Anche quando M non mi guardava desideroso, mi fingevo preso da altro assumendo pose equivoche, all’apparenza normali, che avrebbero sicuramente stuzzicato il suo interesse. Non avevo mai preso l’iniziativa con lui e questo mi piaceva perché adoravo essere cercato, senza dare l’idea di essere l’artefice del primo passo. Mi intrigava vederlo disinteressato e dopo alcuni istanti fuori controllo. Sentivo la sua lingua bramosa che mi vorticava nella bocca e la sua erezione premere contro i pantaloni. Non gl’importava che gli avessi portato via la ragazza, men che meno tradire la sua nuova fiamma che io, invece, desideravo con ardore. E con quello stesso desiderio mi impegnavo a fargli male, stringendo con forza negli slip per farlo venire in pochi istanti, senza avere il tempo di tirarlo fuori dai pantaloni. Mi faceva sentire bene rimandarlo dalla sua donna scarico e sporco dello sfogo che aveva avuto con me nelle sue mutande.
Tornando a Irene, il sogno durò solo pochi anni perché con il passare del tempo venni tradito e, infine, ci lasciammo. Fu un brutto colpo e furono proprio M e Ingrid a consolarmi.
Spiegherò tutto in dettaglio nella terza parte, ovvero: "Addio Irene!"
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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