Il Parcheggiatore
Quella sera il parcheggio era pieno zeppo. Era già passata la mezzanotte quando lei uscì dal ristorante. Alta, capelli castani raccolti, abito nero corto che le segnava le curve. Deve aver avuto tra i quarantacinque e i cinquanta, ma aveva un corpo da far girare la testa: seno pieno, fianchi larghi, culo tondo e sodo. Mi fissò un attimo, poi si avvicinò con un sorriso leggero.
«Scusa… credo di aver dimenticato qualcosa in macchina. Mi accompagni?»
La sua auto era una Jaguar nera parcheggiata in fondo, dietro gli altri veicoli, lontano dalle luci del ristorante. Camminavamo in silenzio. Si fermò vicino al cofano, si girò verso di me e mi guardò dritto negli occhi.
«In realtà non ho dimenticato niente.»
Mi prese la mano e la posò sul suo seno. Attraverso il tessuto sentivo il calore e il capezzolo già duro. Poi mi baciò, una lingua calda e esperta che entrò subito nella mia bocca. Le mani le scesero sulla gonna, la sollevai. Non aveva mutandine. La figa era già bagnata, liscia, aperta. Lei mi sbottonò i pantaloni con decisione, mi estrasse il cazzo già duro e si chinò.
La sua bocca mi avvolse subito. Calda, umida, esperta. Succhiava lentamente, la lingua che girava intorno alla testa mentre una mano mi massaggiava le palle. Io gemetti basso, una mano nei suoi capelli, guidandola. Lei alzò lo sguardo mentre mi prendeva in gola, gli occhi lucidi di eccitazione. Continuò a succhiarmi per diversi minuti, più veloce, più profondo, fino a quando non dovetti fermarla.
«Adesso tocca a me.»
La sollevai, la feci sedere sul cofano e le allargai le gambe. Mi chinai e le leccai la figa. Era già fradicia. La lingua le entrava tra le labbra, leccava il clitoride, succhiava piano. Lei gettò la testa indietro, una mano nei miei capelli, spingendomi contro di sé.
«Così… continua…»
La leccai a lungo, due dita dentro di lei mentre la lingua lavorava sul clitoride. Lei tremava, gemendo a labbra strette per non fare troppo rumore. Quando fu vicina a venire, la fermai. La girai, le feci mettere le mani sul cofano e mi misi dietro di lei.
Spinsi il cazzo dentro la figa d’un colpo. Era stretta, calda, scivolosa. Iniziai a scoparla forte, tenendola per i fianchi, il culo che sbatteva contro il mio bacino a ogni spinta. Il suono umido delle nostre pelli riempiva il piazzale deserto. Dopo un po’ la tirai indietro, la feci piegare di più e le allargai le chiappe, entrando ancora più a fondo.
Poi la sollevai, la feci girare e la presi di nuovo, questa volta faccia a faccia, sollevandole una gamba. La tenevo contro la macchina mentre la scopavo a spinte lunghe e profonde. Lei mi baciava, mi graffiava la schiena sotto la camicia, mi diceva all’orecchio di non fermarmi.
La girai di nuovo. Questa volta la feci mettere a quattro zampe sul cofano, le ginocchia appoggiate sul metallo freddo. La presi da dietro con più forza, una mano che le affondava nei capelli, l’altra che le stringeva un seno. Lei spingeva indietro, chiedendo di più.
A un certo punto, mentre la stavo martellando così, sentii un passo. Alzai lo sguardo. Dall’angolo dell’auto spuntò un uomo sulla cinquantina, completo scuro, cravatta allentata. Il marito. Ci guardava, gli occhi lucidi, e si stava già masturbando. Aveva il cazzo in mano e se lo strofinava lentamente, guardando la moglie che prendeva il mio cazzo fino in fondo.
Lei lo vide, sorrise e gli fece un cenno con la testa, senza fermarsi.
«Guardalo, tesoro… guarda come mi scopa.»
Il marito si avvicinò di più, continuando a segarsi. Io non mi fermai. Anzi, accelerai, prendendola ancora più forte. Lei gemette più forte, la figa che si stringeva intorno al mio cazzo.
Sentivo di essere vicino. La tirai fuori, le allargai le chiappe e le spinsi il cazzo nel culo. Lei emise un gemito lungo, ma non si tirò indietro. Anzi, si spinse contro di me. Iniziai a scoparle il culo a spinte profonde e regolari. Il marito era ormai a pochi passi, il respiro pesante, la mano che andava più veloce.
«Sto per venire…» mormorai.
«Dentro… sborra nel mio culo.»
Spinsi fino in fondo e venni. Getti caldi e densi le riempirono il culo. Continuai a pompare mentre sborravo, sentendo il mio sperma che usciva intorno al cazzo a ogni spinta. Quando mi ritirai, un filo bianco le colava tra le chiappe.
Il marito si avvicinò, prese la moglie per i capelli e le spinse il cazzo in bocca. Lei lo succhiò avidamente mentre io le tenevo ancora le chiappe aperte. Dopo pochi secondi lui gemette e sborrò in gola. Lei ingoiò tutto, le labbra lucide di sperma.
Poi, senza dire una parola, il marito si chinò, le allargò le chiappe e cominciò a leccare. La lingua le entrava nel culo, raccoglieva il mio sperma. Lei tremava, ancora piegata sul cofano, mentre il marito le puliva il buco con la lingua, leccando ogni goccia.
Quando si alzò, aveva le labbra lucide. Lei si rialzò lentamente, si sistemò la gonna, mi guardò e sorrise.
«Buonanotte.»
Ripresero la macchina e se ne andarono. Io restai lì, i pantaloni ancora aperti, il sapore di quella notte ancora sulla pelle.
Da quella sera, ogni volta che vedevo una Jaguar nera, il cazzo mi diventava duro.
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