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Lui & Lei

La Vacanza 2


di lupo002
28.08.2026    |    309    |    1 9.5
"Lo leccò, lo ripulì dal suo sapore e dal mio, e in pochi minuti mi rimise completamente duro..."
La sera dopo non riuscimmo quasi ad aspettare il tramonto. Tutto il giorno eravamo stati sulla spiaggia principale, a nuotare, a baciarci sott’acqua, a far finta di niente mentre le mani scivolavano dove non dovevano. Ma sapevamo entrambi dove saremmo andati appena il sole fosse sceso abbastanza. Lei mi guardava con quegli occhi nerissimi e io capivo che voleva di più. Voleva qualcosa di più intenso, più sporco, più nostro.

Quando finalmente facemmo di nuovo il giro degli scogli, l’insenatura era deserta come la sera prima. Il cielo era di un viola scuro, il mare quasi nero, e l’unica luce arrivava dalla luna che cominciava a spuntare. Giulia si tolse il vestitino bianco senza dire una parola e lo lasciò cadere sulla sabbia. Rimase nuda davanti a me, la pelle color cioccolato al latte che luccicava di sale e di desiderio. I seni pieni, i capezzoli scuri già duri, il culo rotondo e alto, e tra le cosce quella figa che la sera prima mi aveva fatto perdere la testa.

Mi avvicinai e la baciai con una fame che non riuscivo più a trattenere. Le mani le percorrevano tutto il corpo: i seni, la schiena, il culo che stringevo forte tra le dita. Lei mi sfilò il costume con un gesto deciso, mi prese il cazzo già duro e lo strofinò lentamente contro la sua pancia, poi più in basso, facendolo scivolare tra le labbra della figa già bagnata. Con le dita le aprii quelle labbra scure con l’interno rosa vivo, lucido, che mi chiamava.

Ci sdraiammo sulla sabbia ancora tiepida. Lei si mise sopra di me a testa in giù, il culo e la figa proprio sopra la mia bocca, mentre prendeva il mio cazzo tra le labbra. Iniziammo un 69 lento ed affamato. Io le tenevo le chiappe aperte e le leccavo con voglia, la lingua che entrava nella figa, che scendeva sul clitoride, che poi saliva a girare intorno al buco del culo. Lei mi succhiava a fondo, la testa che saliva e scendeva, la saliva che le colava lungo il tronco mentre una mano mi massaggiava le palle. I suoni erano umidi, carnali, e ogni tanto lei sollevava la testa per gemere quando la mia lingua diventava troppo insistente. Continuammo così a lungo, assaporandoci a vicenda, il sapore di lei mescolato a quello del sale.

Quando entrambe eravamo troppo eccitati per continuare solo con la bocca, lei si spostò. Si mise a quattro zampe davanti a me. Presi il lubrificante che avevo portato apposta. Ne stesi abbondante sul mio cazzo e sulle sue dita, poi la feci toccare da sola mentre io continuavo a leccarle il culo. Quando fu pronta, mi posizionai dietro di lei, le allargai le chiappe con le mani e spinsi lentamente la testa del cazzo contro il suo buco stretto. Lei respirava a fondo, si rilassava, e centimetro dopo centimetro entrai. Era caldissima, strettissima, e ogni piccolo movimento le strappava un gemito basso e roco.

Quando fui completamente dentro mi fermai un momento, sentendo le sue pareti che mi stringevano con forza. Poi iniziai a muovermi. Spinte lente all’inizio, profonde, quasi cerimoniose. Lei spingeva indietro, chiedendo di più, e io accelerai. Il suono delle nostre pelli che si scontravano riempiva l’insenatura, mescolato al rumore delle onde. La prendevo con passione, le mani che le affondavano nei fianchi scuri, il bacino che batteva contro il suo culo sodo. Ogni tanto le allungavo una mano sotto e le massaggiavo il clitoride, e lei tremava, stringendosi ancora di più intorno al mio cazzo.

Alzai lo sguardo verso l’ingresso dell’insenatura. Eravamo all’aperto, completamente nudi, e in qualsiasi momento qualcuno avrebbe potuto spuntare dagli scogli e vederci così, mentre le scopavo il culo senza ritegno. Quel pensiero mi fece diventare ancora più duro.

«Più forte… scopami il culo più forte…»

Obbedii. Le spinte diventarono più lunghe, più violente, più profonde. Il suo corpo si muoveva in avanti a ogni colpo, i seni che oscillavano, i gemiti che diventavano grida trattenute. A un certo punto sentii che stava per venire. Continuai a martellarla mentre le dita le strofinavano il clitoride, e lei esplose, il culo che si contraeva a ritmi irregolari intorno a me, le gambe che tremavano, la voce spezzata mentre diceva il mio nome.

Non mi fermai. Continuai a scoparle il culo con la stessa intensità, sentendo il piacere salirmi troppo in fretta. Quando non riuscii più a trattenermi le afferrai i fianchi con forza e sborrai dentro di lei. Una sborrata abbondante, calda, densa. Getti dopo getti che le riempirono il culo mentre io gemetti a denti stretti, continuando a pompare fino all’ultima goccia. Quando mi ritirai, il mio sperma iniziò a colarle lentamente fuori, scendendo lungo le labbra della figa e sulle cosce scure.

Ma non era finita. Lei si voltò, ancora tremante, mi guardò con quegli occhi nerissimi e mi prese il cazzo ancora semi-duro in mano. Lo leccò, lo ripulì dal suo sapore e dal mio, e in pochi minuti mi rimise completamente duro. Si sdraiò sulla schiena, si sollevò le gambe e me le appoggiò sulle spalle.

«Adesso voglio sentirti nella figa.»

Entrai nella sua figa calda e già fradicia, questa volta faccia a faccia. La scopai più lentamente all’inizio, guardandola negli occhi, baciandola, sentendo ogni centimetro di quella strettezza umida che mi avvolgeva. Lei mi teneva il viso tra le mani, mi diceva quanto le piaceva, quanto voleva la mia sborra. Dopo qualche minuto il ritmo diventò di nuovo più forte, più disperato. La sabbia ci entrava ovunque, il mare era sempre più vicino, e noi non ci fermavamo.

Quando sentii arrivare la seconda volta la tirai fuori all’ultimo istante. Mi misi in ginocchio sopra il suo petto e sborrai di nuovo, questa volta sulla sua faccia, sulla bocca, sui seni. Un’altra sborrata abbondante, bianca e densa, che le colava sulle labbra, sul mento, sul collo, scendendo tra i seni. Lei aprì la bocca e ne prese quanto poteva, leccandosi le labbra, guardandomi con quegli occhi nerissimi pieni di piacere e di lussuria mentre il mio sperma le copriva il viso.

Ci restammo così a lungo, ansimanti, sudati, la sabbia attaccata ai corpi, il mio sperma che le colava dal culo e dal viso. Lei mi accarezzò i capelli, e prima di buttarci in acqua sussurrò al mio orecchio:

«Questa vacanza non la dimenticheremo mai.»

Io la strinsi contro di me, sentendo il suo cuore battere forte contro il mio petto, e seppi che aveva ragione.
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