Week End al mare
Io e mia moglie eravamo ancora fidanzati quando decidemmo di scappare per un weekend al mare, in un residence isolato sulla costa, accessibile solo ai proprietari delle villette. Niente turisti, niente rumore, solo poche case sparse tra la pineta e una spiaggia privata di sabbia fine.
Lei aveva scelto un costume da bagno intero nero, ma con scollatura così profonda che i seni sembravano sul punto di uscire a ogni movimento. Il tessuto era sottile, quasi trasparente quando era bagnato, e dietro lasciava scoperto mezzo culo. Io indossavo solo boxer e camicia aperta. Bastava guardarla per avere già il cazzo duro.
Passammo la mattina a prendere il sole su due lettini isolati, lontani dalle altre villette. Lei si stese a pancia in su, aprì le gambe e si passò l’olio lentamente sulle cosce, salendo sempre più in alto finché le dita le sparivano sotto il costume. Mi guardava mentre lo faceva, leccandosi le labbra. Io non dissi niente. Mi limitai a infilarle una mano tra le gambe e a massaggiarle la fica sopra il tessuto già umido. Lei gemette piano e aprì di più le cosce.
A un certo punto si alzò, si tolse il costume davanti a me senza vergogna e rimase nuda sotto il sole. I seni pesanti, i capezzoli già duri, la fica rasata e lucida. Dal borsone tirò fuori un piccolo vibratore bullet nero e se lo accese, appoggiandolo sul clitoride mentre mi guardava. Il ronzio basso si sentiva appena sopra il rumore delle onde. Si stese di nuovo, gambe divaricate, e si masturbò con il vibratore per un paio di minuti, bagnandosi sempre di più, finché non venne piano, mordersi il labbro per non fare troppo rumore.
Poi si chinò, mi abbassò i boxer e mi prese il cazzo in bocca lì, all’aperto. Mi pompò piano, profondamente, fino a farmi toccare la gola. Ogni tanto si staccava, mi guardava e diceva: «Voglio che mi scopi qui, dove chiunque potrebbe vederci».
La feci alzare, la girai e la piegai in avanti sul lettino. Le spinsi due dita nella fica fradicia. Poi le infilai il cazzo dritto, fino in fondo, e cominciai a scoparla con forza. Le palle le sbattevano contro il clitoride a ogni colpo, bagnandosi dei suoi umori. Lei teneva i seni con le mani perché saltavano troppo, e di tanto in tanto si voltava indietro con la bocca aperta, chiedendomi di andare più forte. Mentre la scopavo le tenni premuto il vibratore sul clitoride; venne di nuovo, stringendomi il cazzo a ritmi irregolari.
Dopo un po’ le tolsi il cazzo, le spinsi le ginocchia sul lettino e le allargai le chiappe. Le lecchai il culo a lungo, spingendo la lingua dentro, mentre lei si masturbava. Le infilai un plug nella fica, poi le infilai un dito, poi due, e infine il cazzo nel culo. Il buco era stretto ma cedette subito. La scopai nel culo senza pietà, tenendola ferma per i fianchi. Lei teneva ancora il vibratore premuto sulla fica e veniva continuamente, stringendo e rilasciando il culo intorno al mio cazzo. Gli umori le colavano dalla fica lungo le cosce, e le palle sbattevano contro la base del plug che le avevo infilato poco prima.
Quando sentii che stavo per esplodere la feci inginocchiare sulla sabbia e le sparai tutta la sborra in faccia e sui seni. Lei se la raccolse con le dita e se la leccò, poi si stese di nuovo e se la spalmò per bene come fosse crema e mi disse di fotografarla così, sporca, nuda, con il sole che le brillava sullo sperma e il plug ancora infilato.
Nel pomeriggio andammo nella villetta. La doccia esterna aveva solo un muretto basso che non copriva niente. La feci entrare sotto l’acqua, la piegai in avanti e la riscopai a pecora mentre lei si aggrappava al muro. L’acqua le scorreva sui seni enormi che dondolavano a ogni affondo. Di tanto in tanto le prendevo i capezzoli e li stringevo forte, facendola gemere più forte. La scopai prima in fica, poi di nuovo in culo. Mentre la inculavo le infilai di nuovo il vibratore sulla fica e lo lasciai lì, acceso, finché non venne di nuovo. Questa volta le sborrai dentro il culo, a fondo, tenendola premuta contro di me finché non uscii tutto.
La sera, dopo cena, uscimmo di nuovo sulla spiaggia deserta. Lei indossava solo una camicia leggera aperta e niente sotto, ma aveva già infilato un plug più grande di quello del pomeriggio. Ci sdraiammo su un telo. Lei si mise a cavalcioni e si infilò il cazzo da sola nella fica con il plug ancora nel culo muovendosi lentamente mentre io le stringevo i seni e le succhiavo i capezzoli. A un certo punto si girò, si tolse il plig e mi diede il culo, facendosi inculare di nuovo mentre si masturbava con il vibratore. Venimmo entrambe, lei più volte, io le riempii il culo una seconda volta.
Il giorno dopo, appena svegli eravamo già eccitati. La misi a quattro zampe sul letto e la scopai di nuovo, questa volta senza nessuna fretta, godendomi ogni centimetro. Le parlavo sporco, le dicevo quanto era zoccola ad essersi fatta scopare così il giorno prima, all’aperto, con il rischio che qualcuno ci vedesse, e facendo tutte quelle porcate con i toys. Lei rispondeva solo gemendo e chiedendo di più.
Fica, bocca, culo furono tutti violati, concludemmo la scopata con un 69 dove io le venni in bocca e lei mi fece assaporare i suoi umori che le colavano dalla fica mentre aveva il piccolo vibratore infilato dentro ed il plug nel culo
Restammo poi così sul letto, nudi, esausti, con lei che aveva ancora il plug infilato e le cosce lucide.
Fu un weekend che non dimenticammo più.
Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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