Orgia di Famiglia
La villa di famiglia sulla collina di Positano non aveva cambiato un singolo mattone da quando Erica aveva compiuto diciotto anni. Adesso ne aveva trentadue, il seno pesante e pieno, le cosce larghe e morbide, il culo rotondo che faceva gonfiare i jeans anche quando stava ferma. Il padre, Giorgio, sessant’anni, ancora in forma, spalle larghe, cazzo grosso e venoso.
La madre, Lucia, cinquantacinque, corpo maturo, tette ancora sode, figa pelosa e sempre umida.
Marco, il fratello minore, ventotto anni, cazzo da cavallo, sempre duro. I due cugini, Alessandro e Luca, entrambi oltre i trent’anni.
La zia paterna Clara, cinquantotto anni, tette enormi e un culo fatto per essere sfondato.
E poi c’era lei. La zia materna: Silvana. Madre di Alessandro e Luca. Cinquantasei anni, una MILF puttanazza senza vergogna: tette pesanti e sempre in mostra, culo largo e morbido, figa rasata e abituata a essere usata, labbra carnose che sapevano succhiare e una voce rauca da donna che aveva scopato mezza provincia.
Era arrivata in ritardo, come sempre. Indossava solo un vestitino cortissimo e leggero, senza reggiseno e senza mutande. Le tette pesanti si muovevano liberamente a ogni passo, i capezzoli scuri già duri che segnavano la stoffa.
Tra le chiappe, ben piantato in fondo al culo, aveva un grosso plug anale nero, dalla base larga che le teneva il buco aperto e dilatato mentre camminava.
Si vedeva chiaramente la forma tonda che le sporgeva sotto il tessuto sottile ogni volta che si piegava o faceva un passo più lungo. Camminava come se niente fosse, con le gambe leggermente divaricate, il plug che le si muoveva dentro a ogni movimento.
La cena era finita. Il vino era finito. L’aria era densa.
Erica si alzò da tavola senza dire una parola. Si tolse la maglietta. Le tette saltarono fuori, capezzoli scuri e già duri. Sfilò la gonna. Niente mutande.
La figa rasata, le labbra gonfie, già lucide.
— Stanotte scopiamo tutti — disse, la voce bassa. — Nessuno esce da questa casa finché non mi avete riempito ogni buco.
Il padre la guardò. Il cazzo gli si alzò subito. Marco si leccò le labbra. La madre sorrise. Clara si tolse la camicetta.
Alessandro e Luca si sbottonarono i pantaloni.
Proprio in quel momento Silvana entrò nel salone, il vestitino già mezzo sbottonato. Si fermò in mezzo a tutti, alzò leggermente il bordo del vestito e si girò, mostrando il culo nudo e il grosso plug nero che le sporgeva dal buco.
— Ah, finalmente — disse con un sorriso sporco, guardando Erica nuda. — Avevo sentito odore di puttana. Cammino così tutto il giorno… senza reggiseno, senza mutande e con questo grosso plug che mi tiene il culo aperto. Posso unirmi all’orgia violenta o dovete ancora scaldarvi?
Nessuno obiettò. Silvana si tolse il vestito con un gesto solo e restò nuda, si diede una pacca sul sedere, facendo oscillare il plug, poi si avvicinò ad Erica e le diede uno schiaffo leggero ma sonoro sulla guancia.
— Brava nipotina… già nuda e disponibile. Stasera ti usiamo per bene. Guarda come tengo il culo pronto io.
Erica camminò fino al padre, si inginocchiò e gli tirò fuori il cazzo grosso, già duro. Lo leccò dalla base alla punta e lo prese in bocca fino in gola. Giorgio gemette e iniziò a scoparle la bocca con movimenti lunghi e profondi.
Marco si mise dietro di lei, le aprì le cosce e le leccò la figa da dietro. Poi spinse due dita e le trovò già fradicia. La madre le prese una tetta in bocca. Clara fece lo stesso con l’altra. Silvana si chinò, il plug che le si muoveva nel culo mentre si piegava, e le sputò sulla figa, poi le diede uno schiaffo secco tra le labbra.
— Apri bene, puttanella.
Erica si staccò dal cazzo del padre.
— Mettilo dentro — disse. — Voglio il cazzo di mio padre nella figa.
Giorgio la sollevò e la posò sul tavolo da pranzo, le gambe divaricate. Le entrò con una spinta sola, fino in fondo. Erica urlò. Il cazzo del padre la riempiva completamente. Iniziò a scoparla con colpi lunghi e duri.
Marco le si mise di fronte e le spinse il cazzo in gola. Il padre e il fratello la scopavano insieme. La madre si sedette sulla sua faccia. Silvana le afferrò i capelli e la costrinse a leccare più a fondo, mentre le parlava all’orecchio, il plug che le sporgeva dal culo nudo:
— Lecca la fica di tua madre come una brava cagna. Stasera piangerai. Guarda come tengo il culo aperto io… tutto il giorno con questo grosso plug dentro.
Clara si mise a quattro zampe. Alessandro le aprì le chiappe e le spinse il cazzo nel culo. Luca le riempì la bocca. Silvana si mise a cavalcioni sul volto di Clara e si fece leccare, dondolandosi e facendo muovere il plug dentro di sé mentre guardava la nipote venire usata.
Erica era piena. Ogni spinta la faceva gemere più forte.
— Più forte — gemette. — Sborratemi. Riempitemi.
Giorgio accelerò e le sparò dentro. Marco le sparò in faccia. Lucia venne sulla sua faccia. Silvana le raccolse lo sperma con le dita e glielo spinse in bocca.
— Ingoia, puttana.
Erica non aveva ancora finito. Si alzò, lo sperma che le colava lungo le cosce. Si voltò verso Marco.
— Ora il culo — disse.
Ma Marco non le diede quello che voleva così facilmente.
La afferrò per i capelli e la trascinò in mezzo al salone, davanti a tutti.
— In ginocchio — ordinò.
Erica obbedì. Il padre le si mise di fronte.
— Ripeti — disse Giorgio, voce fredda. — Di’ a tutti chi sei.
Erica esitò. Marco le diede uno schiaffo secco. Silvana gliene diede un altro, più forte, facendole girare la testa. Il plug le si muoveva nel culo a ogni gesto brusco.
— Sono… la puttana di famiglia — sussurrò.
— Più forte — ringhiò Silvana.
— Sono la puttana di famiglia. La figlia che si fa scopare dal padre. La sorella che prende il cazzo del fratello. La cagna che si fa leccare dalla madre. La nipote che si fa usare dalla zia puttana.
Lucia le sputò in faccia. Silvana le sputò in bocca e le chiuse le labbra con la mano, costringendola a deglutire. Clara le strinse le tette con forza.
— Apri la bocca — ordinò il padre.
Erica la aprì. Tutti le sputarono dentro, uno dopo l’altro. Quando ebbero finito, la faccia le era lucida di sputi e di sperma secco.
— Prima la figa — disse Marco. — Voglio dilatarla per bene. Voglio vederla piangere mentre le apro la fica.
La posarono supina sul divano, le gambe divaricate al massimo e tenute aperte da Alessandro e Luca. Silvana le si mise accanto, le afferrò i capelli e la costrinse a guardare, il grosso plug nero che le sporgeva chiaramente dal culo.
Marco le spinse due dita, poi tre, poi quattro. Erica gemette. Poi chiuse le dita a pugno e spinse. Il pugno intero entrò a fatica. Erica urlò di dolore puro. Le lacrime le scendevano a fiotti. Il pugno di Marco era dentro di lei fino al polso, allargandola in modo estremo.
— Guarda che buco — disse Marco, muovendo il pugno. — Guarda quanto si apre.
Silvana le diede uno schiaffo leggero sulla faccia bagnata di lacrime.
— Piangi pure, nipotina. Piangi mentre ti dilatano la fica. Io tengo il culo aperto tutto il giorno con il plug… tu adesso impari cosa significa essere davvero dilatata.
Lucia le sollevò la testa e la costrinse a guardare.
— Guarda la tua figa dilatata. Sei un buco adesso.
Erica vide le sue labbra rosse, tese, dilatate intorno al polso del fratello. Piangeva a dirotto.
Marco sfilò il pugno. La figa restò aperta, un anello rosso e vuoto che pulsava.
— Adesso il culo — disse Marco.
La girarono a pancia in giù. Marco premette il cazzo contro il buco stretto e spinse. Il dolore fu immediato e acuto. Erica urlò. Le lacrime ricominciarono a scendere. Marco le affondò tutto il cazzo fino in fondo. Erica piangeva a dirotto mentre il fratello iniziava a scoparla con colpi lunghi e profondi.
Silvana le si mise di fronte, le afferrò i capelli e le spinse il proprio sesso contro la bocca. Il plug le si muoveva nel culo mentre dondolava i fianchi.
— Lecca la zia mentre ti sfondano il culo. E continua a piangere.
Erica leccò, le lacrime che le colavano sulla figa di Silvana. Lucia le parlava all’orecchio:
— Piangi pure. Prima ti abbiamo dilatato la fica, adesso ti usiamo il culo. Sei la nostra puttana.
Dopo diversi minuti il dolore si mescolò a qualcosa di più osceno. Erica iniziò a gemere in modo diverso, più umile, e spinse indietro il bacino.
Il padre le liberò i polsi.
— Da ora in poi non chiedi più. Aspetti. Obbedisci. Sei la nostra puttana. La nostra cagna di famiglia. La nostra fica dilatata e il nostro culo da usare. Ripeti.
Erica, voce rauca e spezzata:
— Sono… la vostra puttana. La vostra cagna di famiglia. La vostra fica dilatata e il vostro culo da usare. Fate di me quello che volete.
Marco sborrò nel suo culo. Erica restò immobile, in attesa.
Il padre le entrò dietro di lui.
— Sì, papà — sussurrò lei.
Mentre Giorgio le martellava il culo, gli altri non restarono a guardare.
Lucia si stese, le gambe aperte. Marco le entrò nella figa. Silvana si mise a cavalcioni sul volto di Lucia e si fece leccare con forza, dondolandosi e facendo muovere il grosso plug nel culo mentre guardava la nipote.
— Più a fondo, sorella… leccami mentre tuo figlio ti scopa. Senti il plug che mi tiene aperta?
Clara venne presa da Alessandro nel culo e da Luca in bocca. Silvana, dopo aver goduto sulla faccia di Lucia, si alzò e andò da Erica. Le afferrò i capelli e le usò la bocca con movimenti violenti, scopandole la gola mentre il padre le riempiva il culo.
Giorgio sborrò nel culo di Erica. Quando si ritirò, lei restò a quattro zampe.
— Vai dalla mamma — ordinò.
Erica strisciò fino a Lucia e iniziò a leccarle lo sperma del fratello dalla figa. Silvana le diede uno schiaffo sul culo ancora pieno e le spinse due dita dentro, allargandola di nuovo.
— Più a fondo. Pulisci tutto.
Marco le rientrò nel culo mentre leccava. Luca le entrò nella figa dilatata. Erica aveva di nuovo due cazzi e la faccia sepolta tra le cosce della madre. Silvana le strinse i capelli e la costrinse a leccare più forte.
Si spostarono tutti sul tappeto. Lucia venne presa da Giorgio nel culo e da Marco nella figa. Silvana si sedette sulla faccia di Erica e si fece leccare con violenza, muovendo i fianchi e schiaffeggiandole di tanto in tanto le tette. Di tanto in tanto si chinava e si faceva rimettere il plug da uno dei figli, gemendo mentre glielo spingevano dentro fino in fondo.
— Così, nipotina… lecca la fica della zia puttana mentre gli altri ti usano. Io resto aperta… tu anche.
Clara venne usata da Alessandro e Luca contemporaneamente. Erica, su ordine, venne spostata e presa di nuovo: in gola da Silvana, in figa dilatata da Alessandro, nel culo da Marco.
La notte fu lunga e violenta. Silvana si rivelò la più crudele: schiaffi, sputi, capelli tirati, ordini raschianti. Camminava nuda per il salone con il grosso plug infilato, il culo che lo mostrava a ogni passo, e lo usava per umiliare ulteriormente Erica, costringendola a baciarlo, a leccarlo, a tenerlo in bocca mentre veniva scopata.
Erica venne più volte, sempre mescolando piacere e lacrime, sempre sottomessa. Ogni volta che la chiamavano puttana, cagna, fica dilatata, buco, rispondeva “sì”.
Verso l’alba erano tutti stesi, sudati e esausti. Erica aveva lo sperma che le colava da ogni buco, la figa ancora aperta, il culo pieno e arrossato, le guance segnate dalle lacrime e dagli schiaffi di Silvana.
Silvana si alzò lentamente. Si chinò, afferrò la base del grosso plug nero e se lo estrasse con un lungo gemito umido. Il suo culo restò bello aperto, un anello scuro e dilatato che pulsava, le pareti interne ancora visibili. Non lo rimise. Restò così, nuda, il buco spalancato e rilassato, e si voltò verso Erica.
— Adesso tocca a te, nipotina.
Si avvicinò, le afferrò le chiappe e le allargò. Il culo di Erica era già usato, pieno di sperma e arrossato, ma ancora non abbastanza per quel plug enorme. Silvana premette la punta conica contro il buco e iniziò a spingere.
Erica gemette forte, il corpo che si irrigidì. Il plug era troppo grosso. La base larga le stirava l’apertura in modo brutale. Le lacrime le tornarono agli occhi mentre Silvana continuava a premere, millimetro dopo millimetro.
— Apri — ordinò la zia, voce dura. — Accoglilo. Anche se fa male.
Erica piangeva di nuovo, i fianchi che tremavano, ma non si sottrasse. Spinse indietro il bacino, cercando di aprirsi. Il plug entrò a fatica, la carne che si tendeva intorno alla parte più larga. Un grido strozzato le uscì dalla gola quando la base finalmente superò l’anello muscolare e il plug scattò dentro fino in fondo, riempiendola completamente.
Il dolore era acuto, una pressione continua e invadente. Erica ansimava, le lacrime che le solcavano le guance, il culo che pulsava intorno al grosso oggetto nero. Silvana le diede una pacca sul sedere e ammirò il risultato: il plug ben piantato, la base larga che le teneva il buco forzatamente aperto.
— Ecco. Ora sei tu quella che cammina con il culo dilatato.
Silvana si rialzò. Il suo culo restò bello aperto, vuoto, le labbra scure ancora spalancate e rilassate dopo ore di plug e di cazzi. Camminò lentamente in mezzo a loro mostrando il buco dilatato, senza nessuna vergogna.
Si chinò di nuovo su Erica e le accarezzò i capelli.
— Da domani resti così, nipotina. Nuda. Disponibile. Con la fica pronta a essere dilatata e questo grosso plug nel culo a tenerti aperta. Io intanto resto con il buco bello spalancato… così puoi guardare e ricordarti cosa ti aspetta.
Erica, voce piccola e spezzata, il plug che le riempiva e le faceva male a ogni minimo movimento, rispose soltanto:
— Sì… come volete. Sì, zia.
E chiuse gli occhi, sottomessa, in attesa del prossimo ordine.
Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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