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La Stanza Buia


di Candido1967
03.12.2018    |    18.905    |    7 9.6
"Ed alla risposta di Lavinia “Ma a te non dava fastidio? Non eri geloso di quei due?” Paolo avevo proseguito con delle parole che avevano scioccato la donna..."
Se ci pensa adesso, Lavinia, dice che quello strano desiderio suo marito lo aveva sempre avuto in testa, ancor prima del loro matrimonio, fin dall’inizio della loro relazione. Se si concentra, riesce anche a ricordare perfettamente quella priva volta in cui Paolo le aveva manifestato la fantasia di poterla osservare mentre si abbandonava ai piaceri della carne insieme ad altri uomini. Erano a Roma, alla Terrazza del Pincio, il loro primo viaggio da fidanzati. Abbracciati su di una panchina a godersi il panorama della città eterna ed il sole di una calda primavera. Di fronte a loro, seduti sulla spalla di un muretto, due giovani uomini, forse nord africani, che non distoglievano per un attimo il loro sguardo da Lavinia. Paolo aveva subito notato quelle occhiate insistenti e penetranti ed invece di sottrarla da quelle attenzioni morbose, portandola via di lì, le aveva con una mano alzato ancora di più il vestito scoprendole quasi per intero le cosce. E solo quando l’intraprendenza dei giovani stava per trasformarsi in azione, l’aveva trascinata via in fretta sussurrandole “Ti mangiavano con gli occhi, te ne sei accorta? Non ti eccitava?”. Ed alla risposta di Lavinia “Ma a te non dava fastidio? Non eri geloso di quei due?” Paolo avevo proseguito con delle parole che avevano scioccato la donna “Geloso? Niente affatto. Anzi, al contrario ti ho immaginata nuda fra loro mentre ti prendevano in mia presenza che mi limitavo a guardare”. Allora trovò offensive nei suoi riguardi quelle frasi e immorale la fantasia di Paolo di cederla ad altri uomini. Forse non l’amava? Ora può dire con certezza che si sbagliava. Quanto si sbagliava! Con gli anni ha imparato a conoscere ed a capire quell’uomo dalla sensibilità spenta ai piaceri normali e stimolata solo da situazioni depravate e viziose. Persona di rango sociale elevato, Paolo provava un sentimento contrastante per Lavinia amandola come si ama una moglie molto bella e sensuale ma desiderando al contempo di cedere l’oggetto del suo desiderio ad altri maschi e di vederla coinvolta in situazioni al limite della decenza e dell’umiliazione.
Negli anni quella situazione romana si era altre volte ripetuta e Paolo ogni volta aveva rinnovato la sua fantasia e tentato di convincere la moglie a realizzarla. Lavinia non aveva mai acconsentito a quelle proposte, ritenendole turpi ed offensive. Inoltre non si credeva capace di lasciarsi andare e di abbandonarsi al piacere fra le braccia di uno sconosciuto, mentre suo marito stava lì a guardare. Tuttavia alla fine cedette e giunsero ad una specie di accordo.
La stanza profumava di cannella e zenzero, ingredienti che Lavinia aveva utilizzato per preparare un vin brûlé. Stavano giocando ad una partita di scala 40 nel lussuoso soggiorno del loro attico ed in silenzio ascoltavano l’Adagio per Archi di Samuel Barber. “Nemmeno in una camera completamente buia faresti sesso con uno sconosciuto?” Aveva chiesto Paolo all’improvviso, rompendo la quiete che regnava. “Ma è proprio un’ossessione la tua!” la moglie aveva pronunciato la risposta guardandolo con un ‘espressione infastidita. Ma poi con un sorriso più rilassato aveva proseguito: “Comunque si, se proprio a te fa piacere, forse al buio completo potrei lasciarmi andare fra le braccia di uno sconosciuto”. Lavinia notò un cambio di espressione negl’occhi del marito che la scrutarono penetrante. Questi lasciò cadere le carte sul tavolo, si alzò di scatto in piedi e disse: “Certo che mi fa piacere, lo sai Lavinia che da sempre è la cosa che più solletica la mia fantasia. Organizzerò un incontro al buio per te al più presto. Dobbiamo festeggiare questa tua decisione”. “Veramente” – obiettò Lavinia – “Era solo per parlare. Non ho preso alcuna decisione in merito. Fare sesso con un uomo che non conosco, senza attrazione, senza avvertire quella polarità a livello chimico, biologico e fisico, che necessariamente deve esserci, è per me impensabile. Sarebbe un qualcosa di sterile, di meccanico e forse, più che un piacere, un’esperienza che mi lascerebbe scioccata e segnata. Hai mai sentito parlare di attrazione sessuale? Ecco, senza di questa per me un rapporto non avrebbe significato. Mi capisci?”. Man mano che parlava l’animo gli si era sempre più scaldato e questo suo stato interno era facilmente intuibile anche dall’esterno, essendo diventata rossa in volto ed avendo pronunciato le ultime parole quasi con affanno. Ma sapeva bene che, nonostante questo suo tentativo di difesa e di riparare, per Paolo la strada era ormai spianata e non sarebbe più tornato indietro. Gli era bastato un piccolo varco per sfondare l’intero muro che Lavinia da anni tenacemente difendeva.
Nei giorni seguenti Paolo non fece più cenno a Lavinia di quanto si erano detti quella sera e lei, nel profondo del suo cuore, sperava tutto fosse finito lì. Era tuttavia una flebile speranza. Dopo una decina di giorni, lui ritornò sul suo progetto. Erano a letto. Prima di dormire Lavinia leggeva sempre qualche pagina. Suo marito le dava la schiena sdraiato sotto le coperte. All’improvviso si girò le accarezzò amorevolmente, con mano delicata, il seno da sopra la vestaglia e le annunciò che aveva organizzato una serata speciale per loro due in cui sarebbero andati a cena nel ristorante preferito da Lei. Lavinia intuì che quell’invito a cena era sicuramente legato al disegno che Paolo stava portando avanti in silenzio. Non si sbagliava.
Il ristorante, a picco sulla scogliera a sud di Livorno, offre in ogni stagione una vista impareggiabile. Paolo e Lavinia lo frequentavano soprattutto in estate quando, dopo una giornata di mare e prima di rientrare nella loro Firenze, vi si fermavano per una cena di pesce fresco. Ma anche nel tardo autunno, come quella sera, le sensazioni e le emozioni che il luogo e la vista offrono son tali da rendere indimenticabile l’esperienza.
Com’era bella nell’abito di seta grigia che rivelava le sue graziose forme lasciando scoperti l’attaccatura del seno, le braccia e la schiena. Paolo la fece accomodare al tavolo tirando leggermente indietro la sedia. Anche lui nel suo abito blu era impeccabile rivelando un portamento ed un’aurea da vero signore, quale in effetti è. Erano una coppia esemplare nell’osservanza delle forme esteriori e delle regole sociali e, per questo, doppiamente felici nelle loro ore di intimità quando in loro si verificava una grande trasformazione che li portava a momenti di godimento senza ritegno ed inibizioni. Ma fino ad oggi non vi erano mai stati testimoni di questa loro trasformazione che li vedeva altri rispetto alla esteriorità ed alle apparenze sociali tipiche medio borghesi.
La serata trascorse piacevolmente con Paolo gentile e premuroso nei confronti della moglie. Fresco il pesce e buono il vino. Paolo fu ironico ed un ottimo conversatore per tutto il tempo. Quando uscirono dal ristorante Lavinia era davvero felice e salendo a bordo della loro lussuosa Maserati, per fare ritorno a Firenze, si sentì al sicuro e sollevata. Aveva temuto e pensato che la serata fosse stata organizzata da suo marito per poterla presentare ad un uomo con il quale le avrebbe poi chiesto di fare sesso al buio. Non immaginava in quel momento che proprio quello, invece, era lo scopo della serata. Gli è lo rivelò Paolo durante il tragitto di ritorno: “Lui ti ha trovata deliziosa. E’ stato entusiasta di te”. “Lui chi?” ribatté stupita Lavinia per quella improvvisa uscita di suo marito. “L’uomo che ho trovato per te, amore”. Quelle parole fecero cambiare umore a Lavinia: “Come! Hai cercato un uomo per me ed era presente questa sera al ristorante?”. Paolo ribatté con fare calmo e pacato “Ma certo. Ho cercato l’uomo a cui ti cederò per fare sesso al buio. E questa sera voleva vederti e conoscerti”. Lavinia rimase in silenzio. Era come stordita da quelle parole di suo marito. Ripensò ai momenti di quella serata nei quali Paolo avesse potuto parlare con quel misterioso uomo che aveva trovato per lei. Si era assentato un paio di volte per andare alla toilette e sicuramente in quelle occasioni aveva potuto scambiare qualche parola con il suo complice. Raffigurava nuovamente l’intera sala del ristorante per cercare di capire quale potesse essere l’uomo che Paolo avesse trovato per lei. Si chiedeva se era seduto solo ad un tavolo od era in compagnia e perché suo marito non gli è lo avesse presentato. Pensava fra se e se che non doveva essere ad un tavolo troppo lontano dal loro. Con la memoria raffigurava chi fosse seduto vicino a loro al ristorante. Forse la coppia alla loro destra? Lui era un bel moro sulla quarantina e di tanto in tanto rivolgeva il suo sguardo verso Lavinia. O il tavolo di tre uomini proprio di fronte al loro? Uno dei tre poteva essere colui che Paolo aveva contattato per quella bizzarra fantasia. Alla fine si decise a parlare: “Perché non me lo hai fatto conoscere? Quale uomo al ristorante era?” Paolo rimase in silenzio. Solo dopo aver percorso qualche chilometro di strada rispose “Non importa quale uomo fosse. Voglio che per te rimanga un mistero. Almeno per ora. Ti concederai a lui nella completa oscurità. Per il mio piacere”.

A Paolo piaceva cucinare. Aveva preparato del polipo in umido con patate lessate ed olive nere. Uno dei piatti preferiti di Lavinia. Quando lei tornò dal lavoro alle otto di sera, come al solito. Trovò la tavola già pronta e suo marito che le offrì subito un calice di vino bianco fresco. La fece accomodare a tavola. La guardava come fosse la prima volta, con occhi pieni di amore e gratitudine. “Perché mi guardi così, Paolo?” Lui sorrise “Ho fissato l’appuntamento con il tuo amante. E’ per giovedì prossimo alle sette di sera. Dovrai segnarti in agenda di non prendere impegni di lavoro dopo le diciotto e cercare di uscire in tempo dall’ufficio per essere qui alle diciannove circa. Ma non prima. Lui arriverà prima di te. Lo accoglierò io. Lo farò spogliare ed accomodare in camera dove ti attenderà”.
Nei giorni seguenti Lavinia non riuscì a pensare ad altro che a quell’incontro al buio che l’attendeva. In ufficio faticava a restare concentrata sul lavoro. Contrastanti sentimenti l’agitavano. Era divisa tra il desiderio di fare quell’esperienza e la paura di uscirne per sempre segnata. E come sarebbe stato il rapporto con Paolo dopo aver messo in pratica quella fantasia? Quel giovedì non riuscì a concludere nulla in ufficio. Il suo pensiero era costantemente rivolto all’appuntamento che l’aspettava la sera. Le gambe le tremavano ed avvertiva il suo stomaco in subbuglio tanto che non riuscì a pranzare. Ma al contempo il desiderio si era a gradi impadronito di lei e del suo corpo. Pur emozionata ed intimorita si diceva pronta ad abbandonarsi al piacere per godere di quella situazione e farne godere suo marito ed il suo misterioso amante occasionale.
Lasciò il lavoro alle diciotto, raccomandando alla segretaria di chiudere l’ufficio. Salì in auto e guidò nel traffico (che a quell’ora è intenso) fino sotto casa. Era in anticipo di dieci minuti. Decise di aspettare in macchina. Dieci minuti interminabili nei quali fu sul punto di desistere e di telefonare a Paolo per dirgli di mandare tutto a monte. Poi l’orologio digitale della sua Audi segnò le diciannove. Scese dall’auto e salì all’ultimo piano del palazzo in cui abitavano. Quando entro avvertì che anche suo marito era molto emozionato ed in ansia per la preoccupazione che qualcosa potesse non andare per il verso giusto. Le diede un bacio “Eccoti! Come stai? Tutto bene?” Lavinia fece cenno di sì con il capo. “Lui è già in camera. Spogliati”.
Entrò in camera nuda. Si ritrovò nella completa oscurità. Fuori continuava a piovere; il ticchettio dell’acqua sulle grondaie esaltava il silenzio. L’unico senso di Lavinia stimolato era l’olfatto. Percepì la presenza dell’uomo nella stanza attraverso l’odore. Una fragranza di spezie orientali che le inebriò anche gli altri sensi e che l’avvolse come un caldo abbraccio. Era così concentrata nell’indovinare quale fosse il profumo che stimolava le sue narici che la voce dell’oscuro amante la spaventò. “Ben arrivata, Lavinia. Ti stavo aspettando”. Aveva una bella voce calda e rassicurante. Percepì distintamente che proveniva dalla direzione in cui sapeva esserci il letto. Si avvicinò. Lo trovò nudo nel letto, disteso sul dorso. Montò a cavalcioni su di lui, gli prese le mani, eccitando il suo dardo con la sua conca, strofinandolo per tutta la lunghezza, senza ancora aprirgli la via. Quella situazione di oscurità sembrava aver dissolto le sue inibizioni ed aver allontanato le paure. Voleva accontentare suo marito ed il suo amante; voleva provare piacere. Anzi, egoisticamente, da quel momento pensò solo al suo piacere, alla propria soddisfazione sessuale. A partire da quell’istante sentì intorno a lei ed al suo oscuro corpo un’invisibile calore ed un’intangibile energia pullulare. Continuando a strofinare la fica contro il cazzo dell’uomo, ormai in piena erezione, si abbassò verso il volto dell’amante cercandone le labbra. Quando le trovò, le incollò alle sue, bevendo il sapore fresco che la bocca del misterioso uomo le passava. Lui spinse la sua lingua fra i denti di Lavinia e la intrecciò a quella di lei. Un bacio umido e pieno di passione la fece fremere; credette che gliela volesse inghiottire la lingua tanto la desiderava. Si staccò, continuando a sfregare il suo sesso, ormai fradicio di umori, contro la verga di lui e cominciò a gemere in modo che suo marito, dal lato alla luce della porta, potesse distintamente sentirla. Erano anni che aveva il desiderio di farsi scopare la moglie da un altro uomo ed era ora arrivato il momento in cui avrebbe potuto concretizzare tale fantasia. Avrebbe sentito Lavinia ansimare ed urlare di piacere cavalcando quel maschio dal cazzo enorme che suo marito aveva accuratamente selezionato per lei (per un attimo le prese da ridere immaginando Paolo esaminare la verga dei pretendenti fottitori di sua moglie).
Lavinia spinse leggermente le ginocchia sul letto sollevando di poco il suo corpo. Con una mano afferrò la verga dell’uomo (sembrava aumentata ulteriormente di dimensione!) e se la infilò in fica. Si lasciò poi ricadere con tutto il suo peso su di lui, sentendosi entrare completamente quella mazza dentro sé. Ebbe un sussulto. Ma si riprese subito ed iniziò a cavalcare sul quell’oscuro corpo che l’avrebbe posseduta e fatta godere. L’uomo, a sua volta, incominciò a menare colpi dal basso verso l’alto con la sua asta sfilandola ed infilandola nuovamente da quella fica così ben lubrificata.
L’attrazione si fece più forte e l’energia dei corpi si sprigionò in tutta la sua potenza. Il piacere cresceva in loro man mano che i colpi d’uccello dell’uomo dentro la fica di Lavinia si facevano più veloci e frequenti. Iniziò a godere, ad ansimare a più non posso, a gridare al suo amante di scoparsela, di non fermarsi e non aver pietà di lei, facendola impazzire di piacere. Sapeva benissimo che questo era ciò che Paolo desiderava ascoltare. Lo immaginava dall’altra parte della porta con il cazzo in mano mentre si stava segando, ascoltando la moglie farsi sbattere in quel modo da uno sconosciuto nel loro letto matrimoniale.
Il misterioso amante, nel frattempo, aveva preso a palpare Lavinia in ogni parte del corpo, passando le mani dal culo sodo, sul quale rilasciava di tanto in tanto anche sonori ceffoni, alle tette, che stringeva e strizzava fino a farla urlare di dolore, alle cosce così lisce e tornite, per poi giungere infine al volto che carezzava delicatamente con il polpastrello delle dita.
Lavinia si accorse, dal modo in cui la stava accarezzando e toccando, che, in quell’oscurità totale, l’amante aveva trasformato il tatto in vista: la stava guardando attraverso le sue dita per cercare di riconoscere lineamenti e forma della sua persona, del suo viso, delle sue gambe, del suo ventre che aveva brevemente conosciuto quella sera al ristorante o, al contrario, per intuire e scoprire curve di quel corpo totalmente nuove.
Per dieci minuti circa l’oscuro amante continuò senza sosta a menare con il suo grosso uccello colpi nella fica di Lavinia finché, dalla contrazione delle dita dell’uomo sulle natiche di lei, dal morso dei suoi denti sotto le ascelle e dai rantoli che emetteva, che sembravano fargli scoppiare i polmoni, lei si accorse che si stava avvicinando il momento del suo orgasmo. Infatti non si fece attendere e Lavinia ricevette dentro la fica il getto caldo ed abbondante dello sperma, prima ancora che la sua fontana zampillasse. Appena qualche istante dopo lo contraccambiò con un orgasmo che sembrò sconquassarla ed emettendo un grido di piacere che sapeva sarebbe stato udito ed apprezzato da Paolo dall’altro lato della porta.
Appena ripresasi si sfilò quella verga ancora turgida e lubrificata e vi si avventò sopra con la bocca per ripulirla e godersi il sapore dei loro piaceri, ma l’uomo la fermò immediatamente con queste parole “Mi dispiace, devo rispettare i patti con tuo marito. Devo andarmene subito. Tu invece resta qui a letto e lui verrà da te”. Detto questo l’uomo, ancora completamente nudo, si alzò e si avviò verso la porta. Quando l’aprì per uscire, da questa filtrò uno spiraglio di luce sufficiente per illuminare, anche se solo per un veloce istante, un corpo di schiena altro e dalle spalle larghe. Sentì l’uomo parlottare con il marito, probabilmente mentre si stava rivestendo, poi uscire velocemente dall’appartamento.
In quello stesso istante si aprì la porta di camera e Paolo accese la luce. Nei suoi occhi un’espressione di felicità e gratitudine verso Lavinia. Si avvicino al letto senza parlare, si spogliò velocemente mostrando il cazzo già in piena erezione. Entrò in Lavinia, la cui fica era ancora piena dello sperma del precedente amante, e comincio a scoparsela in modo forsennato prendendo a dire “Ti è piaciuto? Ti ha fatto godere tantissimo, vero? Aveva il cazzo più grosso tu avessi mai potuto desiderare! Dimmi quanto ti è piaciuto, troia?” Lavinia era sotto Paolo, sentiva nuovamente in modo urgente e dolce al tempo stesso, un orgasmo arrivare e poco prima di abbandonarsi a questo rispose a Paolo “Si, mi ha fatto impazzire. Mi ha scopata davvero bene, come non ero mai stata scopata prima. Voglio essere nuovamente chiavata da lui, dal mio bull”. A quelle parole Paolo accelerò ulteriormente il suo ritmo e dopo pochi colpi, con un gemito raggelante, scaricò tutto il suo seme e la sua perversione in fondo alla fica della moglie.
Seguirono attimi di silenzio, abbracciati l’uno all’altro ad ascoltare la pioggia che dissolveva la sera.
Paolo per primo interruppe quella quiete: “Vi incontrerete ancora e la prossima volta alla luce. Indosserete maschere per coprire i vostri visi ma potrete guardare i vostri corpi mentre si amano ed entrano l’uno nell’atro. Ed anch’io potrò farlo, la prossima volta, nella stanza con voi e non dietro ad una porta solo ad ascoltarvi. Con il tempo vi scoprirete sempre meglio, vi conoscerete sempre di più. Cadrà anche la maschera dal viso. Diventerete ottimi amanti, vedrai”.
Lavinia a volte riflette su come si sarebbe dovuta comportare o cosa avrebbe dovuto fare o dire perché le cose fra lei e Paolo avessero potuto andare diversamente, in modo del tutto differente. Altre volte invece sa perfettamente che le cose non sarebbero potute andare che così perché così è lei e così è suo marito Paolo. Questo è il loro rapporto e non poteva che essere così.
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