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La pedalata domenicale


di Membro VIP di Annunci69.it Fulgor
04.09.2026    |    44    |    0 8.0
"Poi lo carezzò e lo massaggiò prima piano e poi sempre più veloce per poi ridere e… succhiarlo..."
Quella domenica di maggio mi trovavo a casa da solo dopo una pesantissima settimana di lavoro. Mia moglie aveva deciso di far visita a sua madre, ed io sentivo il bisogno di avere del tempo per me stesso.
Per questo motivo avevo gonfiato i pneumatici alla bici e avevo preparato il completo tecnico per una bella pedalata. Scarpe, salopette, maglia, e naturalmente il casco.
L’itinerario sarebbe stato un grande classico, tra i boschi della periferia, dove la natura regala silenzi e la fatica scaccia i pensieri. La giornata era calda e la salita impegnativa ma non era la prima volta che percorrevo quel sentiero. Ne avrei approfittato per una sosta alla fontana, dove l’acqua fresca avrebbe ripagato la lunga tirata. Dopo alcune pedalate, ecco la fontana: realizzata in modo rustico a fianco di una roccia. Il panorama era stupendo: attorno a me le fronde dei faggi e alcune tabelle turistiche spiegavano la rete dei sentieri. Pur essendo solo a 1000m era come se mi trovassi in paradiso. Scesi dalla bici e mi appoggiai alla staccionata e restai in silenzio. Ad un tratto un capriolo sbucò dal sentiero correndo veloce. ‘Ehi!’ una voce. E dopo la voce un movimento: una bici. Si avvicinava zigzagando per la fatica ma con tenacia si avvicinava. Sulla bici una biondina con i capelli raccolti e gli occhiali da sole. ‘Aiuto! Ce l’ho fatta’ E un sorriso mentre scendeva dalla bici. ‘Complimenti’ - le dissi. ‘La salita è breve ma impegnativa’. ‘Grazie’ - rispose lei, ‘Ci dovrei essere abituata ma quest’anno la gamba non va bene’ - mi disse. ‘Solo crampi!’ ‘Devi bere di più e forse mangiare una banana per il potassio’ - le consigliai e lei mi prese in parola avvicinandosi alla fontana. Bevve avidamente e si tolse il caschetto per bagnare i capelli. Era graziosa: abbronzata e aggraziata si scostò la chioma. ‘di dove sei?’ - mi disse. ‘Abito a 10km da qui’ - le risposi. Parlammo del sentiero e dell’itinerario quando Sara, così si chiamava, si chinò per il dolore: ‘maledetti crampi’ - mi disse! ‘Il polpaccio!’ - e si sedette. D’stinto mi avvicinai e le tesi il piede per stirare il muscolo. Dopo alcuni secondi, chiesi se andava meglio. Annuì. Restammo così per un po’ e poi non so come dissi: ‘permetti?’ - e le massaggiai il polpaccio in modo lento. La cosa lì per lì era strana, forse naturale, forse…no. La guardai, sorrideva. ‘Neanche il mio ragazzo lo fa’ - Mi disse, e io sorrisi arrossendo. Si rimise in piedi e ridendo e nascondendo il volto mi disse ‘anche tu però hai i muscoli tesi’. In quel momento mi resi conto che la salopette tecnica mostrava quello che l’istinto mi suggeriva…nel mio intimo. Mi girai senza dire nulla. Lei però mi sorprese. Si avvicinò da dietro e mi disse ‘Forse serve massaggiare anche qui’ - e poggiò la mano tra le mie gambe palando con gusto. Mi girai di scatto senza dire nulla. Lei allora guardandosi attorno mi fece segno di tacere come una bambina. Infilò la sua mano sotto alla mia salopette e tirando la stoffa elastica estrasse tutta quella parte di me che tanto la desiderava. Lo scrutò beffarda: ‘non male, ciclista!’ - e abbassandosi lo baciò piano. Poi lo carezzò e lo massaggiò prima piano e poi sempre più veloce per poi ridere e… succhiarlo. Sentivo la sua lingua e nella frenesia dei movimenti a volte anche i denti. Era scatenata. Era, calda, era…stupenda! Le presi la testa tra le mani. Le tirai i capelli bagnati e la strinsi forte. Poi, spinsi tutto a fondo finché un gemito soffocato segnò il culmine. L’apice del piacere. Una cornacchia volò da un ramo. Noi, ebbri ed increduli ci guardammo attorno. Non servì altro, eravamo al sicuro. Ci sedemmo sul prato e bevemmo alla fontana. Poi riprendemmo dove si era interrotto. Le sfilai la maglia e poi i pantaloncini. Era bagnata e non di sudore. Iniziai a leccare la sua intimità: era liscia e rasata. Portava un piercing. Leccai abbondantemente sentendola gemere, quindi mi adagiai su di lei facendola sussultare di piacere. Le pizzicai i piccoli seni son le mani. Le strinsi i glutei. Urlò senza trattenersi e non ci importo' nulla di dove fossimo e se qualcuno poteva vederci. Le donai tutto me stesso in modo pieno, copioso, completo... poi ci fermammo. Stesi sull'erba guardavamo la luce tra le foglie. Era stato bello, dannatamente bello. Infine ci salutammo con un bacio e lei mi palpeggiò il sedere ridendo. ‘Ciao ciclista, se passi ancora fammi un fischio’. - Mi disse. ‘Ciao Sara’ - risposi ‘se ti serve un massaggio basta chiedere’. Sembrava incredibile. Due ciclisti sconosciuti e sudati, una fontana e l’ombra del bosco. Qualche crampo, il resto è storia.
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