tradimenti
Turno notturno.
12.02.2026 |
1.645 |
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"Si alzò e si girò dando le spalle (ed il culo) al marito e guardandomi in faccia..."
(Racconto di fantasia dedicato e regalato a Ninfea)Era una piacevole notte di fine primavera, con il clima ormai gradevole e temperature che iniziavano ad aumentare dopo il freddo inverno. Stavo lavorando in servizio notturno sull’autobus, percorrendo avanti e indietro un percorso che passava attraverso piccoli e sperduti paesi della pianura padana. Una noia pazzesca, perché a quelle ore della notte l’autobus era spesso vuoto e mi trovavo da solo per quelle strade quasi sempre immerse nella nebbia. Anche quella notte la visibilità non era delle migliori, ma perlomeno sapevo che non mi sarei annoiato. Avevo infatti un appuntamento da tempo sognato, ma difficile da realizzare a causa della distanza che ci separava.
Il mio turno finiva alle 2 di notte e poi sarei dovuto rientrare al deposito in città che distava comunque una quarantina di chilometri dal paese dove finiva la corsa. L’appuntamento con la splendida Ninfea, moglie desiderata e ambita da innumerevoli uomini che l’avevano notata su alcuni siti di incontri, come del resto il sottoscritto, era lungo la strada del ritorno. L’avrebbe accompagnata il marito, in una piazzola buia e un po’ defilata a qualche chilometro dal paese dove avrei terminato il turno e dove sarei riuscito a fermarmi abbastanza agevolmente con il bus. A quell’ora in giro non c’era assolutamente nessuno, l’unico rischio era rappresentato da qualche pattuglia delle forze dell’ordine, che magari girava per i paesi a scopo di controllo. Conoscevo comunque bene la zona e sapevo cha la piazzola, un po’ defilata dalla strada principale, avrebbe nascosto il bus da occhi indiscreti grazie all’alta e rigogliosa vegetazione. Una volta giunto sul posto, avrei dovuto mandare la posizione al marito che con la bella Ninfea si trovava già nelle vicinanze in attesa di mie comunicazioni.
L’ultima corsa fu lunghissima, sembrava non finire mai. L’autobus, tanto per cambiare, era vuoto e viaggiavo da solo per le strade ormai deserte. Era anche una giornata infrasettimanale e pertanto non c’erano nemmeno i ragazzi che nel fine settimana tornano a quell’ora dai locali del centro città. Giunto finalmente al capolinea, mi fermai un attimo per esporre il cartello “deposito” e per darmi una sistemata. Il pensiero di Ninfea, quella donna incredibilmente sexy e porca, mi aveva già fatto gonfiare notevolmente il cazzo durante il tragitto. Non ricordo quante seghe mi ero già fatto sulle sue foto, sempre splendide ed eccitanti. Ora l’avrei avuta lì, con me.
Entrai di nuovo nella cabina di guida e dopo aver acceso il motore, mi misi in marcia sulla strada del ritorno. Cinque minuti ed avrei raggiunto il luogo stabilito. Questa volta il tempo passò rapido e l’eccitazione cresceva sempre di più. Arrivai nei pressi della piazzola e lasciando la provinciale mi addentrai per una laterale sterrata. Ancora qualche decina di metri e l’autobus non sarebbe stato visibile dalla strada. Mi fermai, spensi quasi tutte le luci tranne quelle della cabina, ed inviai la posizione al marito come da accordi. Non ero proprio certo che sarebbe riuscito a trovare la piazzola, ma nel caso mi avrebbe contattato. Rimasi in attesa.
Cinque minuti dopo una luce di una macchina illuminò il sentiero arrivando in direzione opposta alla mia e si arrestò davanti all’autobus. La leggera foschia che aleggiava sul luogo non lasciava intravedere molto, ma notai il logo dell’auto che corrispondeva a quella che mi era stata comunicata. Poi anche le luci della macchina si spensero e tutto piombò nella quasi totale oscurità, anche se il chiarore della luna che filtrava nella nebbia lasciava intravedere qualcosa.
Vidi due sagome, uscire dall’auto ed avvicinarsi alla porta anteriore del bus. Quando furono davanti riconobbi la figura di lei, bellissima, avvolta in un impermeabile lungo chiuso in vita da una cintura. Calze a rete, sicuramente autoreggenti e scarpe con il tacco con le quali a fatica aveva camminato sulla strada sterrata. Dietro di lei il marito, con le mani appoggiate ai fianchi di lei, quasi a rassicurarla, anche se lei sembrava già molto decisa.
Decisi di non aprire subito le porte della autobus ma di lasciarla ancora per qualche istante con il marito. Slacciai i pantaloni della divisa da autista e tirai fuori l’uccello duro, prendendolo in mano. Da fuori lei poteva vedere benissimo, perché le luci interne della cabina guida erano accese, infatti slacciò leggermente l’impermeabile facendomi vedere che sotto, non c’era alcun vestito, ma solo un raffinato intimo e come intuito le calze autoreggenti. Mi sorrise e si portò il dito alla bocca stringendolo tra le labbra carnose e vogliose. Il marito da dietro aprì ancora un po’ l’impermeabile, iniziando a palpeggiare il suo seno. Lei si morse delicatamente le labbra da vera porca vogliosa. La mano del marito scese e si infilò nelle mutandine per raggiungere la sua fica, quasi a voler controllare il suo grado di eccitazione. Quando fuoriuscì era intrisa dei suoi umori e la sentii ansimare.
Decisi a questo punto di aprire le porte a soffietto del bus. Entrambi fecero per salire i gradini ed entrare, ma li fermai e dissi :”No ! Lui no ! Lui aspetta fuori così controlla che non arrivi nessuno”. Si bloccarono per un istante entrambi, poi lui indietreggiò ed usci dal bus, mentre lei rimase ferma sui gradini. Chiusi la porta, lasciandolo fuori… spettatore oltre i vetri. Sapevo che a lui non sarebbe dispiaciuto. Ninfea lo guardò per un attimo, quasi a rassicurarsi che non ci fossero problemi e lui alzò il pollice della mano indicando che era tutto a posto. Lei si girò, lanciò uno sguardo al mio cazzo duro e devo dire di ottime dimensioni, lasciò cadere l’impermeabile ed ogni inibizione e si inginocchiò davanti prendendolo in bocca senza esitazioni ed iniziando un lavoro da vera bocchinara. Cazzo, non mi sembrava vero ! La sua bocca era calda, vogliosa, e si dedicava con assoluta dedizione e voracità. Guardavo il marito fuori, attaccato al vetro con il cazzo in mano. Anche il suo duro. Di lei poteva vedere solo il culo e la testa che saliva e scendeva lungo la mia asta, ma tanto bastava. Mugolava la troia, mentre lo ciucciava sempre più avida.
Senza distaccarsi dal mio cazzo, si sfilò le mutandine ed iniziò a toccarsi la fica ormai fradicia. Si masturbava il clitoride in maniera quasi compulsiva e più si eccitava e si bagnava più spingeva il mio cazzo nella sua gola. Fermava la sua mano, prendeva un po’ di fiato e poi riprendeva ancora più intensamente. Ad un tratto sentii la sua bocca fermarsi, stringersi leggermente sul mio cazzo mentre i suoi occhi si chiudevano ed intuii che si stava godendo il suo primo orgasmo. “Godi troia” le intimai. “Fai vedere al cornuto quanto godi con i cazzi degli altri !”. “Fagli vedere quanto è puttana sua moglie !”. Un lungo gemito le uscì dalla bocca. Si alzò davanti a me, prese il mio cazzo in mano e mi baciò intensamente con le labbra e con la lingua. Allungai una mano sulla sua fica e due dita si infilarono facilmente al suo interno scivolando senza problemi da tanto era bagnata.
Si girò e guardò il marito, togliendosi anche il reggiseno e lasciando uscire quelle tette sode e meravigliose. Lui si stava segando sempre più forte e lei per non escluderlo si avvicinò alla porta del bus strusciando le sue tette sul vetro dall’interno quasi ad istigarlo. Poi si girò e tornò verso di me, afferrò con la mano il mio cazzo e se lo posizionò all’ingresso della fessura sedendosi sopra dandomi la schiena e lanciando sguardi al povero cornuto con il cazzo in mano.
Da vera amazzone si impalò sulla mia verga ed iniziò a cavalcarla, dapprima piano, poi sempre più velocemente, inarcando la testa all’indietro. Le presi le tette da dietro e strizzai i suoi capezzoli duri ed eccitati. “Ti piace vedere tuo marito che si sega guardandoti mentre fai la troia ?” la stuzzicai. “Tra un po’ sborra per te!”. Alle mie esclamazioni lei si eccitava sempre di più ed aumentava il ritmo e la profondità della scopata. Si alzò e si girò dando le spalle (ed il culo) al marito e guardandomi in faccia. Mi prese per la nuca mi bacio nuovamente mugolando e gemendo.
Il tempo sembrava congelato, ma il mio cazzo stava esplodendo. Volevo però godermela ancora e soddisfarla pienamente. Perciò la feci alzare, la portai sui gradini della porta, rivolta verso il vetro ed in piedi la penetrai da dietro scopandola a pochi centimetri dal marito. Le loro facce erano vicine e si guardavano. Il marito non riuscì a trattenersi e sborrò copiosamente sul vetro della porta. Allora la girai, la feci appoggiare sui gradini e continuai a scoparla da dietro. La sentii venire sul mio cazzo ed il calore della sua fica diventò intenso avvolgendolo e facendolo scivolare ancora più facilmente. Sentivo i suoi umori caldi avvolgermi e questo mi portò ad un passo dall’orgasmo, ma suo marito mi aveva fatto una richiesta e dovevo accontentare anche lui. Uscii dalla sua fica calda con il cazzo che stava per esplodere e la feci sedere sul secondo gradino dell’entrata a gambe spalancate in direzione del cornuto che poteva vedere chiaramente quanto si fosse bagnata. Mi sistemai al suo fianco in piedi e tenendole la testa la feci succhiare ancora il mio cazzo. Sapevo che non sarei durato più a lungo ma le scopai la bocca senza farle prendere respiro. Il marito guardava attento. Lei guardava il marito ed ingoiava il mio uccello. Gli schizzi di sborra iniziarono ad uscire prepotentemente. Prima in bocca, poi sulle labbra e sulla faccia. Fiotti ripetuti di sborra inondarono il suo bel viso ed io urlai come un animale dall’orgasmo, mentre vedevo il marito con gli occhi sgranati e lucidi dall’eccitazione. Per qualche istante rimanemmo immobili in quella posizione, mentre parte della sborra colava sul suo seno e tra le sue gambe. Poi, io mi ricomposi e grato tornai in cabina e schiacciai il pulsante per aprire la porta al marito che rimase per un attimo in piedi al suo posto guardando con ammirazione. Ninfea non si pulì la faccia, ma continuò a guardarlo negli occhi e dopo qualche secondo si mise in piedi, mise le braccia intorno al collo del marito con gratitudine e lo baciò con passione condividendo con lui il mio sperma ancora nella sua bocca e sul suo viso. Un bacio che sembrò durare un’eternità.
A questo punto anche lei si ripulì e si rimise mutandine e reggiseno. Quindi allacciò nuovamente il suo impermeabile con la cintura, intorno al suo splendido corpo. Venne da me e mi baciò allo stesso modo con passione e sorridendo. Non disse nulla, ma il suo sguardo lasciava intendere che era soddisfatta ed appagata. Mi fece un cenno di saluto con la mano e prendendo sottobraccio il marito si diressero visibilmente felici verso la loro auto per poi andarsene.
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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