trans
IDRAULICO
SissyPerAlpha
21.08.2025 |
676 |
1
"Le gambe le alzai, appoggiandole sulle sue spalle, offrendomi completamente alla sua penetrazione profonda..."
La canottiera bianca aderiva alla mia pelle umida per il caldo afoso di agosto. Il tessuto sottile lasciava intravedere i capezzoli induriti, preannunciando il desiderio che mi pulsava nel mio intimo. I corti jeans a vita bassa mettevano in mostra le lunghe gambe biancastre, mentre l’inutile perizoma di pizzo rosso era solo un fragile velo tra la mia lussuria e l'immaginazione dell’uomo che stavo aspettando.Il suono del campanello mi fece trasalire. Era lui, l'idraulico. Alto, spalle larghe, braccia muscolose segnate dal lavoro manuale e uno sguardo che mi spogliava senza pudore. Un sorriso malizioso gli increspava le labbra, facendomi capire all’istante che eravamo sulla stessa lunghezza d’onda.
"Problema al bagno, signorina?" chiese con voce roca, soffermandosi sulle mie gambe.
"Sì, venga pure," risposi con un tono che era un invito più che un’indicazione. Ondeggiai i fianchi mentre lo precedevo nel corridoio, sentendo il suo sguardo bruciare la mia pelle.
Il gocciolio insistente del tubo rotto riecheggiava nel silenzio del bagno, quasi a scandire il ritmo della tensione crescente. Mentre lui si chinava ad ispezionare il lavandino, mi appoggiai al suo fianco, sfiorando la sua schiena. Il suo respiro si fece affannoso.
"Serve una mano?" sussurrai al suo orecchio, le dita che iniziavano a sbottonargli la camicia, sentendo sotto i polpastrelli la pelle calda e i peli ruvidi del suo petto.
Lui si voltò di scatto, afferrandomi per i fianchi e sollevandomi di peso. Mi strinse a sé, le sue labbra che si schiudevano in un ghigno.
"Direi che qui c'è ben altro da riparare," disse con voce roca, le mani che iniziavano a palpeggiarmi il sedere con fare possessivo.
Mi schiacciò contro le piastrelle fredde del bagno, il suo corpo possente contro il mio. Mi strappò il perizoma con un gesto brusco. La sua erezione, spessa e dura.
"Oh cazzo..." ansimavo, le unghie che gli affondavano nella schiena.
Lui rideva, godendosi la mia reazione, mentre continuava a spingermi contro il muro, il rumore dei nostri corpi che si scontravano che riecheggiava nella stanza.
Mi spinse a terra, sulle fredde piastrelle, costringendomi a mettermi carponi. Mi afferrò dalla gola, tirandomi all'indietro, mentre mi penetrava da dietro con forza.
"Dimmi quanto ti piace, troia," sibilò, schiaffeggiandomi il culo con violenza.
Gemevo e imploravo ancora, il piacere e il dolore che si mescolavano in un’esplosione di sensazioni.
Mi permise di girarmi, di sedermi a cavalcioni sul suo bacino, mentre lui rimaneva in piedi, appoggiato al lavandino. Ora il ritmo lo dettavo io, muovendomi su e giù sul suo cazzone, sentendolo pulsare dentro di me. Lo guardavo negli occhi, persa nella lussuria.
Mi sollevò di nuovo, adagiandomi sul mobile del lavandino. Le gambe le alzai, appoggiandole sulle sue spalle, offrendomi completamente alla sua penetrazione profonda. L’angolo diverso amplificava le sensazioni. Gemevo forte, ormai vicina al culmine.
Mi prese in braccio e mi portò in camera da letto, gettandomi sul materasso. Mi penetrò ancora con furia, mentre io mi aggrappavo a lui, il corpo scosso da spasmi violenti. Venimmo insieme, in un’esplosione di piacere condiviso.
Crollammo sul letto, esausti e sudati, i nostri corpi intrecciati. Il tubo continuava a perdere, un gocciolio beffardo nel silenzio della stanza. Ma a quel punto, poco importava.
"Tornerò a riparare il tubo domani," disse lui con un sorriso lascivo. "A meno che tu non abbia altri 'problemi' da risolvere..."
"Forse," risposi, mordendomi le labbra. Sapevamo entrambi che non avremmo aspettato fino a domani.
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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