Marina...la bocchinara
«Finalmente.»Marina arrossì fino alle orecchie, cercò di coprirsi, balbettò scuse. Sonia le si avvicinò, le tolse le mani dalle cosce e le fece allargare di nuovo le gambe.
«Non ti nascondere. Sei più bella così che con i pantaloni.»Da quella sera tutto cambiò.Sonia non si limitò a tollerare. Decise di educare. Nei giorni successivi iniziò a insegnarle le cose che Marina aveva sempre solo immaginato. Le mostrò come stendere il fondotinta per nascondere la barba, come allungare le ciglia, come contornare le labbra per farle sembrare più carnose. Le insegnò a camminare con le zeppe senza sembrare un uomo che imita una donna: bacino in avanti, spalle rilassate, passo corto e leggero. Le fece comprare calze più preziose – autoreggenti con pizzo in alto, collant con riga, calze a rete fini – e sandali sempre più alti e femminili.Le parlò di malizia.
«Non basta essere vestita da donna. Devi volere essere guardata. Devi sapere quando abbassare lo sguardo e quando tenerlo. Devi sapere quando far scivolare una spalla, quando accavallare le gambe lasciando vedere l’orlo delle calze, quando parlare piano e quando ridere basso.»Sonia le faceva esercizi pratici. La faceva sedere sul divano in minigonna e zeppe mentre lei le parlava di uomini, di come attirarli, di come farli sentire desiderati senza sembrare disperate. Le insegnò a parlare di sé al femminile senza inciampare, a usare diminutivi, a toccarsi i capelli mentre ascoltava.Dopo qualche settimana Marina non era più solo una crossdresser nascosta. Era diventata Marina anche fuori dalla stanza, almeno in casa. Sonia la chiamava sempre al femminile, la toccava con naturalezza, le sistemava le calze quando si arricciavano, le allacciava i sandali quando le caviglie erano ancora un po’ gonfie.Poi arrivarono gli uomini.Il primo fu un collega di Sonia, un uomo di quasi cinquant’anni, divorziato, curioso. Sonia lo presentò come «un amico che sa apprezzare certe cose». Marina, vestita con una gonna nera corta, calze opache e sandali con zeppa alta, gli servì un drink. L’uomo la guardò a lungo, poi le mise una mano sulla coscia e salì lentamente sotto la gonna, accarezzando il nylon teso. Marina tremò, ma non si tirò indietro.Lui la fece alzare, le alzò la gonna fino in vita e le fece voltare. Le calze erano autoreggenti, il pizzo nero le stringeva le cosce. L’uomo le abbassò le mutandine di pizzo, le fece allargare le gambe e le spinse due dita dentro, muovendole piano mentre l’altra mano le stringeva un gluteo. Marina ansimava, le zeppe le facevano oscillare leggermente il bacino. Poi lui si sbottonò i pantaloni, prese il cazzo già duro e lo spinse dentro di lei con un solo colpo. Marina emise un gemito acuto. Lui la scopò forte, tenendola per i fianchi, facendo sbattere il suo bacino contro di lei. Le calze scricchiolavano, i sandali battevano sul pavimento a ogni spinta.Dopo alcuni minuti l’uomo la fece inginocchiare. Marina si mise in ginocchio con naturalezza, quasi con sollievo, come se quella fosse la posizione che aspettava da sempre. Aprì la bocca, leccò prima la punta, poi prese tutto il cazzo fino in gola, succhiando con avidità. Gli occhi le si inumidirono, ma non si fermò. Muoveva la testa avanti e indietro, tenendo le mani sui suoi sandali, le cosce strette nelle calze. L’uomo le afferrò i capelli e iniziò a scoparle la bocca con forza, spingendole il cazzo in gola fino a farle venire le lacrime. Marina gemette intorno al suo membro, saliva che le colava sul mento e sulle calze. Quando sentì che stava per sburrare, non si tirò indietro: lo tenne ancora più a fondo e lo fece venire dritto in gola, inghiottendo ogni goccia mentre lui sburrava a scatti. Restò in ginocchio a leccare il cazzo ancora pulsante, le labbra lucide di sborra, lo sguardo perso e soddisfatto.Sonia, dal divano, sorrise.
«Vedi? È nata per questo.»Da lì in poi divenne una routine. Sonia portava uomini – amici, conoscenti, qualche volta sconosciuti selezionati con cura. E Marina, ogni volta, finiva quasi sempre in ginocchio.Una sera arrivarono due uomini insieme. Marina li aspettava già in salotto, minigonna nera, calze a rete fini e sandali con zeppa altissima. Il primo la spinse sul divano e la penetrò a gambe aperte, tenendole le caviglie con i sandali ancora allacciati. Ma Marina non riusciva a stare ferma: mentre lui la scopava, allungava il collo verso il secondo uomo, aprendo la bocca e chiedendo con gli occhi di poterlo succhiare. Il secondo le cacciò il cazzo in gola e lei iniziò a fare un bocchino lento e profondo, succhiando con gusto mentre veniva scopata. I due si alternarono: uno le riempiva la bocca, l’altro le apriva le cosce. Quando il primo stava per sburrare, Marina si strappò dal cazzo che la penetrava e si mise in ginocchio di fronte a lui, aprendo la bocca e tirando fuori la lingua. Lui le sburrò in faccia e in bocca, e lei leccò tutto, leccando anche le dita dell’uomo per non perdere neanche una goccia.Poi si voltò verso il secondo, gli prese il cazzo ancora duro e lo succhiò con ancora più avidità, tenendosi ai suoi sandali per bilanciarsi. Lui le tenne la testa e iniziò a scoparle la bocca a fondo, spingendole il glande contro la gola. Marina gorgogliava, saliva e lacrime le scorrevano sul viso, ma non si tirava indietro. Quando sentì che stava per sburrare, lo strinse ancora di più con le labbra e lo fece venire in gola, inghiottendo tutto mentre lui le teneva i capelli. Dopo, restò in ginocchio a leccare i due cazzi a turno, le calze strappate, i sandali ancora ai piedi, il viso pieno di sborra e lo sguardo felice.Gli uomini arrivavano, la guardavano, la toccavano… ma Marina, più di ogni altra cosa, adora fare bocchini. Si metteva in ginocchio appena poteva, apriva la bocca, leccava, succhiava, si faceva scopare la gola. Alcuni le lasciavano i segni delle mani sui capelli, altri le strappavano le calze mentre lei era inginocchiata, altri ancora le facevano tenere i sandali mentre le sburravano in bocca. Marina gemette intorno ai loro cazzi, pianse di piacere, ringraziò, si pulì le labbra con la lingua e si preparò di nuovo.Sonia era sempre lì: a volte partecipava, toccandola o facendosi leccare mentre un uomo le scopava la bocca, a volte solo osservava, a volte le sussurrava all’orecchio mentre lei succhiava:
«Brava. Continua così. Sei una brava puttana da bocchini.»L’amicizia tra le due donne non si ruppe. Anzi, si rafforzò in un modo strano e oscuro. Sonia era diventata la sua guida, la sua protettrice e, in un certo senso, la sua padrona gentile. Marina, dal canto suo, non voleva più tornare indietro. Preferiva le calze alle calze da uomo, le zeppe alle scarpe chiuse, e soprattutto adorava stare in ginocchio a succhiare cazzi finché non le sburravano in gola.Una sera, dopo che tre uomini se n’erano andati lasciandola nuda sul pavimento, con le calze strappate e i sandali ancora ai piedi, sborra che le colava dalla bocca e dal mento, Sonia le si sedette accanto e le accarezzò i capelli.
«Ti piace così, vero? Specialmente i bocchini.»Marina, ancora ansimante, annuì con le labbra lucide.
«Sì… adoro succhiare. Mi piace quando mi sburrano in bocca. Mi sento… completa.»Sonia sorrise.
«Allora continueremo. Ci sono ancora tanti cazzi che devono conoscere la bocca di Marina.»E Marina, con le gambe ancora aperte e le zeppe che brillavano sotto la luce, chiuse gli occhi e sorrise, già immaginando il prossimo bocchino
Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
Commenti per Marina...la bocchinara:

Discussioni sul pianeta Swinger e non solo...
