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Le mie Pleaser - Parte II
11.11.2025 |
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"Qualche minuto e Max mi chiede di abbassare i collant , le mutandine e di girarmi..."
Non era solo una sera qualunque. Era la sera in cui avevo deciso di smettere di nascondermi. Avevo tra le mani una busta lucida, dentro c’erano i miei primi sandali Pleaser con la inconfondibile scatola rossa: neri, altissimi, con quel tacco che sembrava sfidare la gravità. Li avevo desiderati per mesi, immaginandomi mentre li indossavo, mentre camminavo con sicurezza, mentre mi sentivo… me stessa.Salivo le scale verso casa con il cuore che batteva forte. Vivevo con tre ragazze: Marta, Giulia ed Elena. Coinquiline, sì, ma anche amiche. Eppure non avevo mai avuto il coraggio di mostrarmi davvero. Fino a quella sera.
Appena entrai, le trovai tutte in salotto. Stavano ridendo, chiacchierando, e quando mi videro con la busta in mano, curiose come tutte le donne, si zittirono per un attimo. Marta fu la prima a parlare.
"Pleaser?" disse, con un sorriso complice. "Finalmente!"
Mi bloccai. Non sapevo se arrossire o scappare. Ma poi Giulia si alzò, mi venne incontro e mi abbracciò forte.
"Marina, lo avevamo capito da tempo. E siamo felici per te." Dai facci vedere i tuoi acquisti !! Siamo ansiose !
Quel nome — Marina — pronunciato con naturalezza, mi fece tremare. Era la prima volta che lo sentivo dire da qualcun altro. E da quel momento, qualcosa cambiò. Già sapevano tutto di me e delle mie tendenze.
Le ragazze mi accolsero come una di loro. Il giorno dopo, Elena mi insegnò a mettere il fondotinta. Giulia mi regalò uno smalto color lavanda e Marta, che lavora in un nail center, mi prenotò una manicure. Parlammo di lingerie, di calze, di vestiti. Mi consigliarono con entusiasmo, come si fa tra sorelle.
Ogni giorno mi sentivo più libera. Più vera. Più Marina.
Cominciammo a fare tutto insieme: ci truccavamo, ci scambiavamo vestiti, ridevamo davanti allo specchio. Mi aiutavano a scegliere cosa indossare, mi insegnavano a camminare con grazia, a sentirmi bella. E io, per la prima volta, mi vedevo davvero.
Una sera, dopo settimane di piccoli passi e grandi emozioni, mi invitarono a un’uscita tra donne. "Stasera sarai una di noi" disse Giulia. "E c’è anche Max, un amico mio. È dolce, ti piacerà."
Non era una prova. Non era una forzatura. Era naturale. Come tutto il resto.
Al locale, tra luci soffuse e musica morbida, Max mi sorrise. Parlammo a lungo, senza fretta. Mi ascoltava, mi faceva ridere. E poi, mentre eravamo fuori, sotto le lanterne del cortile, mi sfiorò la mano e le mie gambe fasciate dai collant. Io lo guardai. E fu lui a fare il primo passo.
Un bacio. Caldo, sincero, leggero. Il primo da Marina.
Le mie amiche intorno a me gioivano e si godevano la scena.
Il resto avvenne con molta naturalezza. Max mi invitò a proseguire la serata a casa sua coinvolgendo anche le mie amiche ma era ovvio che al centro della attenzione c’ero io.
Arrivati a casa sua, luci soffuse, un altro cocktail e sul grande divano di casa continuiamo a baciarci mentre le sue mani si fanno sempre più ardite ed io non ho la forza di fermarlo.
Le ragazze ridono e si divertono accanto a me. Ora dovrò affrontare la prova definitiva per essere una di loro.
Max si comincia a spogliare ed un cazzo ben in tiro esce fuori dai sui boxer. Con tutta naturalezza lo prendo in bocca come se lo avessi sempre fatto. Un odore inebriante e la sensazione fantastica di soddisfare un uomo. Qualche minuto e Max mi chiede di abbassare i collant , le mutandine e di girarmi. Anche qui con naturalezza obbedisco e mostro il mio culetto liscio pronto per essere penetrato.
Entrò con molta dolcezza usando un gel lubrificante che facilitò la penetrazione. Le ragazze si gustavano la scena ed erano felici per me.
Quindici minuti di pura goduria aspettando un ovvio finale…con lui che si toglie da dietro e mi fa inginocchiare mettendomi la mano dietro la testa.
Una sborrata copiosa si riversa nella mia bocca vogliosa. La assaporo ed ingoio tutta la sua sborra dolce e calda come ogni donna deve fare.
Mi giro e vedo le mie amiche che applaudono e vengono per baciarmi. Ora si che sono una di loro !
Non era la fine di un percorso. Era l’inizio. Da quella sera, ho smesso di nascondermi. Sono Marina. E sono finalmente me stessa.
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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