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La Zia I collant e lo smalto (Parte III)
marinalatrav
06.07.2026 |
58 |
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"Le sue dita trovarono l’apertura del body e scivolarono dentro di me senza sforzo..."
«Stasera niente stanze private, bambolina. Stasera impari a bagnarti mentre il mondo ti guarda senza sapere.»
La zia mi aveva mandato solo questo messaggio, alle 18:30. Alle 20:00 ero già pronta nella hall dell’hotel. Indossavo un abito lungo di chiffon nero semi-trasparente, con uno spacco vertiginoso fino all’anca destra e una scollatura profonda sulla schiena che arrivava fino alla base della spina dorsale. Sotto: solo un body di pizzo nero ultra-sottile con apertura al cavallo, calze autoreggenti con bordo di pizzo rosso visibile dallo spacco, e décolleté nere con tacco 13. Niente mutandine. Niente reggiseno.
Nel taxi che ci portava alla Galleria d’Arte Contemporanea per il vernissage privato, la zia mi infilò un plug anale vibrante di medie dimensioni e un piccolo vibratore clitorideo con comando remoto. Entrambi già accesi a intensità bassa.
«Sorridi e cammina come una signora» mi sussurrò mentre entravamo nella grande sala illuminata.
C’erano una settantina di persone: uomini in smoking o abiti scuri, donne eleganti, camerieri che giravano con calici di champagne. L’aria profumava di legno antico, profumo costoso e arte. La zia mi presentava come «mia nipote Marina, sta studiando storia dell’arte». Io sorridevo, stringevo mani, ma dentro di me i due giocattoli pulsavano senza sosta.
Mentre fingevo di osservare un enorme quadro astratto, la zia aumentò l’intensità del vibratore sulla clitoride. Le ginocchia mi cedettero leggermente. Un uomo sui quarantacinque anni, alto, barba curata e occhi penetranti, mi sostenne per un braccio.
«Tutto bene?» chiese con voce calda.
«Sì… è solo che questo quadro mi emoziona molto» risposi, con la voce un po’ roca.
Si chiamava Roberto. Era un collezionista. La zia, fingendo di salutare un’amica, si allontanò lasciandomi sola con lui. Parlavamo davanti al quadro, ma la sua mano mi sfiorava la schiena nuda, scendendo pericolosamente verso la curva del sedere. Il plug vibrava più forte. Sentivo il mio umore colare lentamente lungo l’interno coscia.
«Hai un vestito molto… audace» mormorò Roberto, gli occhi che scendevano sullo spacco.
La zia, da pochi metri di distanza, alzò ancora l’intensità. Strinsi forte il calice di champagne per non gemere. Roberto se ne accorse. Con un sorriso complice mi guidò verso un corridoio laterale meno illuminato, dove c’erano opere più intime.
Mi spinse delicatamente contro la parete, tra due sculture. La musica e il brusio della sala arrivavano attutiti. Sollevò lo spacco del vestito con una mano mentre con l’altra mi teneva il mento.
«Sei bagnata fradicia, vero?»
Annuii, arrossendo. Le sue dita trovarono l’apertura del body e scivolarono dentro di me senza sforzo. Iniziò a muoverle lentamente mentre il vibratore continuava a lavorare. Venni in piedi, mordendomi il labbro, con la fronte appoggiata alla sua spalla per non fare rumore. Pochi metri più in là passavano gli invitati.
Non contento, Roberto mi fece girare. Mi abbassò leggermente il vestito sulla schiena e, dopo aver tolto il plug con un gesto esperto, mi penetrò da dietro, lì, nel corridoio semi-buio. Spinse piano ma profondamente, una mano sulla mia bocca per soffocare i gemiti, l’altra che mi stringeva un seno da sopra il vestito.
La zia apparve all’improvviso all’imbocco del corridoio, fingendo di guardare il telefono. Ci guardava. Vedeva tutto. Questo mi fece eccitare ancora di più.
Roberto venne dentro di me con un grugnito basso, riempiendomi mentre io venivo per la seconda volta. Sentii il suo sperma caldo colare lungo la gamba quando uscì. Mi sistemò rapidamente il vestito, mi diede un bacio sul collo e tornò nella sala principale come se niente fosse.
Tornai dalla zia barcollante. Lei mi passò un fazzoletto di seta con nonchalance.
«Pulisciti solo le cosce, tesoro. Voglio che il resto resti lì mentre continui a girare.»
Per il resto della serata dovetti conversare, sorridere e fingere interesse per l’arte mentre lo sperma di Roberto mi colava lentamente. Ogni passo era una tortura deliziosa. Due altri uomini mi corteggiarono apertamente: uno mi mise una mano sul culo “per sbaglio” mentre mi passava accanto, l’altro mi invitò a vedere una scultura in una sala laterale e mi fece toccare il suo cazzo duro sopra i pantaloni per qualche secondo.
Quando finalmente uscimmo, nel taxi buio, la zia mi fece sedere di fronte a lei.
«Apri le gambe.»
Obbedii. Lo sperma era ancora visibile sulle mie cosce e sul pizzo nero. Lei si chinò, mi leccò lentamente pulendo tutto, assaporando il sapore di un altro uomo su di me.
«Hai capito cosa significa essere una vera puttana di classe, Marina? Venire in mezzo alla gente senza che nessuno se ne accorga… o sapendo che qualcuno forse ha capito.»
Mi baciò sulla bocca, facendomi assaggiare il sapore mescolato.
«Domenica prossima ti porto in un posto ancora più rischioso. Vuoi continuare?»
Avevo il respiro corto, il corpo esausto e la mente in fiamme.
«Sì, zia… voglio che tutti mi guardino senza sapere chi sono davvero diventata.»
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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