trans
Sborrata ed ingoio
16.11.2025 |
782 |
6
"Mi prese la mano, accarezzò le dita con lo smalto lucido, mi guardò negli occhi senza mai far pesare nessuna domanda..."
Avevo ventidue anni e mi sentivo sempre un po’ fuori posto, come se il mondo mi guardasse e non mi vedesse davvero. Poi, una sera di novembre, trovai nell’armadio di mia sorella quei collant neri, ancora chiusi nella confezione.Non so perché li presi. Non so perché chiusi la porta a chiave.
Ma quando li infilai, lentamente, sentii il nylon scivolarmi sulla pelle come una carezza che non avevo mai ricevuto da nessuno. Mi guardai allo specchio e non riconobbi più le mie gambe: erano lunghe, morbide, vive. Il cuore mi scoppiava nel petto.Da quel momento non riuscii più a fermarmi.
Cominciai a depilarmi, prima le gambe, poi tutto il resto. Passavo ore davanti ai tutorial su YouTube, con le cuffie, a imparare a stendere la base, a fare la linea di eyeliner perfetta, a scegliere lo smalto giusto. Il mio preferito divenne il bordeaux scuro, quasi nero alla luce calda della lampada. Quando mi truccavo, quando infilavo la gonna e i collant velati, quando mi guardavo e mi chiamavo Marina, finalmente respiravo.
Creai un profilo su Grindr. “Marinalatrav. Cerco qualcuno che sappia guardare.” Luca mi scrisse quasi subito. «Quel rossetto ti sta da paura.» Ci messaggiamo per giorni. Mi faceva ridere, mi faceva sentire vista. Quando mi chiese di uscire, dissi sì senza pensarci due volte.
Quella sera mi preparai come se fosse la cosa più importante della mia vita. Crema depilatoria fresca di quel giorno, collant 15 denari color carne che facevano brillare le gambe, gonna a ruota nera, camicetta di seta, stivaletti con un po’ di tacco. Smalto bordeaux, rossetto coordinato, eyeliner preciso.
Tre ore davanti allo specchio. Quando uscii di casa tremavo, ma non di paura: tremavo di vita.Luca mi aspettava fuori dal bar. Mi vide, sorrise, mi baciò sulla guancia. «Cazzo, sei bellissima.» Parlammo per ore. Mi prese la mano, accarezzò le dita con lo smalto lucido, mi guardò negli occhi senza mai far pesare nessuna domanda.
Camminammo per Milano fino a tardi, io con il cappotto aperto solo per fargli vedere le gambe, i collant che riflettevano le luci di Natale.Sotto casa mia si fermò. «Posso salire?» chiese piano.Annuii. Salimmo le scale in silenzio, le sue mani già sulle mie anche. Appena chiusa la porta mi spinse delicatamente contro il muro, mi baciò forte, con la lingua, con il desiderio che avevamo tenuto dentro tutta la sera.
Gli tolsi la giacca, lui mi alzò la gonna, sfiorò i collant sulle cosce, gemette piano quando sentì quanto fossi liscio.Mi inginocchiai. Lentamente. Gli abbassai la zip, lo presi in mano. Lo guardai dal basso, con il rossetto ancora quasi perfetto, e sorrisi. Lui mi accarezzò i capelli, sussurrò il mio nome – «Marta» – come se fosse la cosa più naturale del mondo.Lo presi in bocca piano, assaporandolo, sentendo il suo respiro che si spezzava. Usai la lingua, le labbra, le mani con lo smalto bordeaux che brillava mentre lo accarezzavo. Lui tremava, mi stringeva i capelli senza farmi male, ripeteva «Dio, sei perfetta» tra un gemito e l’altro.
Quando sborrò, lo fece tutto dentro, lo guardai negli occhi mentre deglutivo, con il rossetto ormai sbavato e il cuore che batteva più forte di qualsiasi musica.Poi si chinò, mi baciò con la sua stessa sapore ancora sulle labbra, mi rialzò e mi strinse forte.«Domani sera rifacciamo tutto da capo?» mi chiese, con la voce rauca.Sorrisi, appoggiai la fronte alla sua. «Domani sera, e tutte le sere che vuoi.»Per la prima volta nella mia vita, mi sentivo esattamente dove dovevo essere
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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