trans
Ali il Somalo.....e le sborrate sul viso
08.01.2026 |
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"Con le mie calze e i tacchi sempre addosso, sono appagata, felice, e so che questo è il mio posto: accanto ad Ali, esattamente così come sono..."
Mi chiamo Marina, e sono una ragazza un po’ particolare: nata con genitali da maschietta, ma dentro mi sento donna da sempre. Non ho mai fatto la transizione chirurgica, e non sento il bisogno di farlo. Mi basta vestirmi da donna, truccarmi, muovermi con grazia, portare tacchi e calze per sentirmi completamente me stessa. Ho i capelli a caschetto rosso scuro, le labbra sempre rosse, un culo sodo che metto in evidenza con gonne cortissime, e soprattutto adoro sentirmi desiderata, usata, soprattutto in bocca.
Quella sera decisi di andare in un famoso locale sauna gay in periferia, un posto che conosco bene, dove nessuno giudica e tutti cercano solo piacere.
Arrivai già vestita en femme, come sempre: un abito nero cortissimo e aderente che mi arrivava appena sotto il culo, calze a rete nere autoreggenti con giarrettiera in vista, tacchi a spillo rossi altissimi che mi facevano camminare ancheggiando in modo provocante, e sotto solo un perizoma minuscolo che lasciava intravedere tutto. Il mio clitoride (così lo chiamo io) era già mezzo duro solo per l’eccitazione di essere lì, esposta, pronta.
Non entrai nella zona sauna, troppo calda per il mio trucco e i miei capelli perfetti. Mi diressi direttamente verso le salette private e le zone relax con luci soffuse e divani comodi. Presi un drink al bancone, accavallando le gambe in modo che le calze brillassero, e fu allora che lo vidi: Ali, un uomo somalo maturo, sulla cinquantina, alto, possente, pelle scura lucida di sudore, seduto in una saletta semi-aperta con solo un asciugamano intorno ai fianchi. Il suo sguardo mi inchiodò subito. Mi fece cenno di avvicinarmi, e io obbedii, i tacchi che ticchettavano sensualmente.
Mi sedetti accanto a lui sul divano, l’abito che saliva rivelando completamente le giarrettiere.
Parlammo subito senza filtri: gli raccontai di me che mi sento donna, che non ho fatto interventi, che adoro vestirmi così e soprattutto adoravo succhiare cazzi grossi fino a farmi coprire il viso di sborra. Lui sorrise, accarezzandomi la coscia sopra le calze. “Sei bellissima così come sei, Marina,” mi disse con quella voce profonda. La connessione fu immediata, come se ci capissimo da una vita.
Pochi minuti dopo mi portò in una saletta privata, chiuse la porta e mi baciò con passione. Mi inginocchiai subito sui tacchi, il pavimento morbido sotto di me, e gli tolsi l’asciugamano. Il suo cazzo era un sogno: enorme, spesso, venoso, superdotato. Lo leccai dalla base alla cappella, poi lo presi in bocca con avidità. Le mie labbra si tendevano al massimo, la lingua esperta che lo accarezzava mentre lui mi afferrava i capelli e iniziava a scoparmi la gola. Succhiavo con foga, gemendo, la saliva che colava. Quando stava per venire, mi tirò fuori e mi inondò il viso: schizzi potenti, caldi, densi che mi coprirono guance, labbra, naso, mento, persino gli occhi. Mi leccai avidamente, guardandolo mentre lo sperma colava sul mio abito e sulle calze. Venni anch’io nel perizoma senza toccarmi, solo per quella sborrata facciale perfetta. Lui mi accarezzò il viso appiccicoso: “Sei perfetta così, Marina. Non cambiare mai.”
Da quella sera nelle salette del locale nacque tutto. Ali divenne il mio uomo, il mio protettore, l’amico che mi accettava esattamente com’ero: senza interventi, senza ormoni, solo una “ragazza” vestita da troia che ama succhiare e farsi venire sul viso. Passavamo ore a parlare, a ridere, ma soprattutto a condividere la mia passione per i pompini ed i facial.
Presto iniziò a condividere questo mio talento con i suoi amici. La prima volta fu di nuovo nelle salette private del locale, con due amici somali maturi e altrettanto dotati. Mi preparò con cura: un top crop nero trasparente che lasciava i capezzoli in vista, una gonna plissée cortissima, calze velate nere con riga dietro e tacchi altissimi.
Entrammo insieme, e Ali mi presentò come la sua “ragazza speciale”, spiegando con orgoglio che ero esattamente così, senza interventi, e che ero la migliore bocca che avessero mai provato.
Ci chiudemmo in una saletta grande con divani, e io mi misi in ginocchio al centro, i tacchi ben piantati, le calze tese. Iniziai con Ali: lo succhiai profondamente, gola aperta, risucchi potenti, mentre gli amici si masturbavano guardandomi. Poi passai a loro, alternandomi, la bocca sempre piena, le mani che accarezzavano palle pesanti. Ali mi stava vicino, accarezzandomi i capelli: “Falli venire tutti sul tuo viso bellissimo, amore mio.”
La finale fu indimenticabile: mi fecero alzare il viso, bocca aperta, lingua fuori. Uno dopo l’altro si tirarono indietro e mi schizzarono addosso. Getti caldi e abbondanti che si sovrapponevano, coprendomi completamente. Ali fu l’ultimo, la sua sborra densa che completò l’opera, colando ovunque. Il mio viso era una maschera di sperma, appiccicoso, caldo, perfetto. Mi sentivo in paradiso.
Quelle serate divennero la nostra routine. Ali organizzava incontri nelle salette del locale o in appartamenti privati, con tre, quattro, a volte cinque amici – tutti somali maturi, tutti superdotati. Io arrivavo sempre vestita da puttanella elegante: microgonne, corpetti trasparenti, calze a rete o velate, tacchi vertiginosi.
Mi mettevano in ginocchio al centro e mi usavano solo oralmente: succhiavo uno per uno, o due insieme, gola profonda, lingua esperta, fino a farli impazzire. Ali era sempre lì, partecipava o dirigeva, assicurandosi che mi sentissi al sicuro e desiderata.
Le sborrate finali erano il mio momento preferito: viso in alto, mi inondavano tutti, strati di sborra che mi coprivano occhi, labbra, capelli, collo, colando sulle calze e sulla gonna. A volte mi facevano pulire i cazzi ancora gocciolanti con la lingua. Venivo sempre più volte, solo per quell’umiliazione deliziosa.
Alla fine, Ali mi abbracciava, mi portava via, mi puliva piano, mi coccolava e mi diceva quanto fossi speciale esattamente così com’ero.
Oggi sono la sua donna, senza bisogno di cambiare nulla del mio corpo. Mi condivide oralmente con i suoi amici, mi fa vivere il sogno di essere una bocca perfetta per cazzi grossi, di finire sempre con il viso coperto di sborra calda. Ma è lui che mi protegge, che mi ama, che mi fa sentire accettata e sicura.
Con le mie calze e i tacchi sempre addosso, sono appagata, felice, e so che questo è il mio posto: accanto ad Ali, esattamente così come sono.
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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