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La Zia I collant e lo smalto (Parte II)
08.03.2026 |
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Mi fece alzare, barcollante sui tacchi altissimi, con il trucco sbavato, le calze a rete leggermente smagliate, il rossetto sparso ovunque e filamenti bianchi che mi colavano dal mento..."
Dopo quella prima volta con Mauro, per giorni non riuscii quasi a pensare ad altro. Il sapore salato e denso che mi era rimasto in gola, il modo in cui la zia mi aveva guardato orgogliosa mentre ingoiavo, le sue parole sussurrate all’orecchio: «Brava la mia bambolina, hai fatto proprio la brava signorina». Continuavo a toccarmi le labbra con le dita, come per ritrovare la sensazione.Il giorno dell’Epifania mi mandò un messaggino breve e inequivocabile:
“Vieni da me alle 17 precise. Porta solo te stessa e le mutandine di pizzo che ti ho regalato a Natale. Nient’altro. Baci, zia F.”
Arrivai con il cuore che mi martellava nelle orecchie. Quando aprì la porta indossava un abito nero aderente, calze velatissime nere con riga dietro, décolleté Louboutin rosso fuoco e un rossetto cremoso dello stesso colore.
Mi prese per mano senza dire una parola e mi portò direttamente in camera sua.
Sul letto era già tutto pronto, disposto come in una vetrina di lingerie di lusso:
un completino intimo rosso fuoco (reggiseno push-up, perizoma minuscolo e reggicalze coordinato),calze a rete nere a pois piccolissimi,un corpetto di pizzo elasticizzato nero, un abitino in maglia stretch color prugna, corto abbastanza da mostrare l’attaccatura delle cosce appena mi fossi chinata,un paio di sandali con plateau e tacco 12, neri con fibbia gioiello sul collo del piede.
«Oggi non si gioca più alla principiante» disse mentre mi spogliava con gesti rapidi e sicuri. «Oggi cominci a capire cosa significa essere desiderata sul serio.»
Mi aiutò a indossare tutto, pezzo dopo pezzo. Quando arrivò alle calze a rete mi fece sedere sullo sgabello della toeletta e lei stessa me le srotolò lentamente sulle gambe, lisciandole con i palmi caldi. Ogni volta che arrivava all’altezza delle cosce mi guardava negli occhi e sorrideva complice.
Trucco ancora più marcato rispetto alla volta precedente: fondotinta full coverage, contouring netto, blush acceso, ombretti smokey viola-nero, eyeliner grafico lunghissimo e ciglia finte dramatiche. Rossetto rosso opaco ultra-pigmentato che mi fece provare tre volte prima di dichiararsi soddisfatta. Infine mi spruzzò il suo profumo – un tuberoso pesante e animale – dietro le orecchie, sui polsi, in mezzo al seno e… tra le cosce.
«Le signorine serie mettono il profumo anche lì» mi spiegò con voce bassa. «Perché è lì che gli uomini vorranno annusarti.»
Mi portò in salone. Questa volta c’erano due uomini ad aspettarci.
Uno era Mauro, seduto sul divano con un bicchiere di whisky in mano e lo stesso sorriso sornione della volta precedente.
L’altro era più giovane, capelli corti sale-pepe, fisico da palestra, camicia aperta sul petto abbronzato. Si chiamava Luca, me lo presentò la zia con un tono quasi cerimoniale: «Luca è un amico molto generoso… e molto esigente. Oggi dividerai la tua attenzione tra loro due. Una vera donna sa gestire più di un uomo, tesoro.»
Mi fecero mettere in ginocchio sul tappeto persiano, proprio in mezzo a loro. La zia si sedette sulla poltrona di fronte, accavallando le gambe con eleganza regale, e accese una sigaretta lunga e sottile.
«Inizia con le mani, cocca» mi ordinò dolcemente. «Fagli vedere quanto sei delicata.»
Con le unghie laccate di fresco (rosso fuoco OPI, lo stesso identico colore delle sue) cominciai ad accarezzarli entrambi sopra i pantaloni. Sentivo i loro sessi indurirsi sotto il tessuto. Mauro fu il primo a slacciarsi la cintura; Luca lo imitò subito dopo.
Due cazzi diversi, eppure entrambi enormi rispetto alla mia bocca ancora inesperta. Uno più spesso e venoso, l’altro più lungo e leggermente incurvato. La zia commentava ogni mia mossa come una maestra paziente:
«Lingua piatta sotto, non solo la punta… brava… ora ruota il polso mentre succhi… più saliva, amore, devono scivolare bene… occhi aperti, guardalo mentre lo prendi tutto…»
Dopo qualche minuto mi fecero alzare. Mi misero piegata sul bracciolo del divano, l’abitino tirato su fino alla vita, il perizoma spostato di lato. La zia si avvicinò con un tubetto di lubrificante e me ne mise una generosa dose tra le natiche, massaggiando lentamente con due dita.
«Non avere paura» mi sussurrò. «La prima volta fa un po’ male, ma poi diventa il paradiso delle signorine come noi.»
Luca fu il primo. Entrò piano, ma deciso. Sentii una pressione fortissima, poi un bruciore che mi fece gemere forte. La zia mi accarezzava i capelli e mi ripeteva all’orecchio:
«Respira profondo… spingi come se volessi andare in bagno… ecco… così… brava la mia puttanella…»
Quando fui completamente aperta e rilassata, Mauro si mise davanti alla mia bocca. Ero piena da entrambe le parti. La zia filmava tutto con il cellulare, mormorando: «Per il tuo book privato, tesoro… così potrai riguardarti e migliorare.»
Alternarono posizioni per quasi un’ora. Ad un certo punto mi fecero sdraiare sul tappeto, gambe spalancate e sollevate, mentre uno mi scopava dietro e l’altro mi scopava la bocca venni anch’io, senza che nessuno mi toccasse il sesso, solo per la sensazione di essere completamente usata e riempita.
Quando finalmente finirono, entrambi mi sborrarono sul viso e sul petto. La zia si avvicinò con un fazzoletto di seta, ma invece di pulirmi mi bloccò il mento con due dita.
«No, no… una vera signorina non si pulisce subito. Lascia che si asciughi un po’. È il trofeo della tua prima vera serata da donna.»
Mi fece alzare, barcollante sui tacchi altissimi, con il trucco sbavato, le calze a rete leggermente smagliate, il rossetto sparso ovunque e filamenti bianchi che mi colavano dal mento.
Mi accompagnò davanti allo specchio a figura intera dell’ingresso.
«Guardati» mi disse abbracciandomi da dietro. «Questa è la tua vera natura. E noi siamo solo all’inizio.»
Poi mi diede un lungo bacio sulla bocca, assaporando quello che restava degli altri due uomini sulle mie labbra.
«Tra due settimane c’è una piccola festa privata da un amico mio. Sarai la mia +1. Vestita da vera femme fatale. E stavolta… dovrai soddisfare più di due uomini. Pensi di farcela, zoccoletta della zia?»
Annuii lentamente, ancora tremante, con il sapore di tutto in bocca e il cuore che batteva fortissimo.
«Sì, zia… voglio imparare tutto.»
Lei sorrise, mi diede una pacca leggera sul sedere e concluse:
«Allora preparati, bambina mia. Il prossimo capitolo sarà ancora più intenso.»
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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