trio
Al bar Casablanca
OstricaeVino
28.06.2021 |
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"Vino, come sempre impeccabile, fece gli onori di casa, sfiorandomi la schiena e invitandomi - con una lieve pressione - ad avvicinarmi al nostro ospite, che ormai non stava più nei pantaloni..."
Ostrica Arrivai finalmente in quel meraviglioso paesino che si affaccia sul mare cristallino dell'Italia centro-meridionale.
Erano anni che trascorrevo qui un paio di settimane da sola, a inizio estate, prima che Lui mi raggiungesse per altri 15 giorni insieme.
Quella volta mi fu affidato un compito particolare: quello di trovare il candidato giusto da reclutare per un MMF che avevamo deciso di regalarci al più presto, e quale terreno più fertile potevamo scegliere, con questi uomini perennemente ingrifati, tipico prototipo del maschio mediterraneo?
Il meccanismo era sempre lo stesso, ben collaudato nel periodo prima di conoscere Vino: per anni ho giocato con gli uomini - nei locali, in discoteca o al ristorante, unica tra le amiche a concludere sempre la serata in modo molto piacevole - se volevo - mixando sapientemente il gioco di sguardi sfuggenti, di fugaci ammiccamenti, di sfioramenti noncuranti nel passare, con poche occhiate più languide e intense, fin quando il prescelto agiva offrendomi da bere, o invitandomi al suo tavolo, o ancora lasciandomi in tasca il proprio numero di telefono.
Ora il gioco era ancora più intrigante, grazie alla consapevolezza di essere "in missione" per soddisfare sì, un mio desiderio, ma anche per permettere a Lui di vedermi all'opera : "ape regina" che sceglie il "fuco".
Ci tenevamo costantemente aggiornati, in lunghissime telefonate notturne nelle quali descrivevo al mio Uomo situazioni e soggetti incontrati, per poi - insieme - scartarne alcuni e pre-selezionarne altri.
Il cerchio si strinse intorno al gestore di un bar sul lungomare: classico uomo atletico, dal fisico asciutto e l'occhio lungo e malizioso, che mi offriva spesso la seconda birretta. Io passavo di lì ormai ogni sera, tornando dal mare, per sedermi al solito tavolino, sempre più abbronzata,
Ordinavo sempre una birra rossa, gelata, e mi lasciavo accarezzare dalla brezza man mano che il sole rosseggiava scendendo all'orizzonte.
Lui mi svolazzava intorno, ben oltre il metro e 80, coi bicipiti sempre in vista, il grembiule nero strizzato in vita, che anziché nascondere la sua ragguardevole dotazione ne enfatizzava l'esuberanza.
Vino
Era da tempo che con Ostrica se ne parlava: mi avrebbe eccitato tantissimo assistere di persona alla sua raffinata tecnica di seduzione, grazie alla quale aveva “cacciato” per anni, nel corso di leggendarie scorribande che andavano regolarmente a segno con il fortunato prescelto di turno (il quale, illuso, aveva sempre la sensazione di essere lui il cacciatore, quando in realtà era l’ennesima preda in un carniere sempre più nutrito).
Nell’ordine erano stati presi in considerazione, per poi essere scartati: il bagnino (molto figo, ma troppo scontato), il vicino d’ombrellone (interessante, ma troppo innamorato di se stesso), e uno degli addetti del mini market (occhi a cuoricino e patta gonfia, ma decisamente troppo giovane).
Convenimmo che il nostro “bersaglio” sarebbe stato lui, Giorgio, titolare del Bar Casablanca (come quello della canzone di Gaber, che - guarda caso - si chiamava proprio Giorgio...).
Durante una mia visita lampo nel weekend tra le 2 settimane di presenza solitaria di Ostrica mi accomodai “in incognito” a un tavolino poco distante da quello (il migliore) che oramai Giorgio riservava a Ostrica, e mi gustai la scena. Lei, gnocca da urlo di suo, tra costume ridottissimo, copricostume semi-trasparente e sfacciatamente aperto sul suo maestoso décolleté, sandali vertiginosi e pelle ambrata, era semplicemente irresistibile.
Giorgio aveva l’ormone a mille, le ronzava intorno oramai senza alcun ritegno, potevo ascoltare battute sempre più esplicite, favorite dall’atteggiamento di Lei, che - in totale controllo - conduceva il gioco con consumata perizia.
Nell’unica occasione in cui Giorgio si avvicinò a me, lo interpellai “su quella strafiga da paura”, e lui - avvicinandosi al mio orecchio - mi sussurrò che “tempo 2 giorni al massimo e se la sarebbe scopata come una fotocopia”. Capii subito che intendeva “fronte/retro”.
Io, facendogli l’occhiolino e assumendo un atteggiamento di compiaciuta e ammirata solidarietà maschile, gli feci il mio in bocca al lupo, dicendomi certo che lei sarebbe caduta ai suoi piedi.
Non potete immaginare l’espressione di Giorgio quando - quella sera, cinque minuti prima della chiusura - passammo da lui, avvinghiati e complici, e Ostrica mi presentò come l’amore della sua vita. Senza dire una parola, prese 3 birre e si accomodò con noi sul muretto, come svuotato.
Senza troppi giri di parole gli esponemmo la nostra proposta, che lo lasciò inizialmente interdetto. Troppe sorprese in troppo poco tempo per il “povero” Giorgio (un vero e proprio viaggio all’inferno e ritorno) che, ritrovata la parola dopo qualche minuto, chiese solo se io fossi etero o bsx. Alla conferma che io non avevo alcuna mira su di lui, vedemmo una luce birichina accendersi in fondo ai suoi occhi, e senza altri indugi disse di sì.
Ostrica
Tornato a Milano il mio uomo, le mie visite al Casablanca proseguirono, declinai la proposta di Giorgio di incontrarci da soli, e gli chiarii ben bene che il gioco tra noi poteva avvenire solo in presenza di Vino.
Finalmente arrivó il primo dei 15 giorni che avremmo passato insieme.
La sera stessa passeggiammo sul lungomare, abbracciati, ridendo complici, e suscitando come sempre sguardi di ammirazione e desiderio nei maschi presenti (e non solo nei maschi).
Per premiare la pazienza di Giorgio, non appena seduti al solito tavolino, Vino gli mise in mano il telecomando dell'ovetto che mi ero infilata prima di uscire "Sai cos'è questo?" gli chiese ammiccando nella mia direzione. Lui capì al volo (bravo Giorgio!, non ti avevamo sopravvalutato) e di lì a poco cominciò a giocare con me, procurandomi scariche di piacere, mentre preparava drink e li serviva ai tavoli.
Non fu semplice per me trattenere le ondate che premevano dal basso, ma non volevo svelare al nostro nuovo amico quello che di lì a poco sarebbe accaduto.
Più tardi, dopo la chiusura, Giorgio si fece vivo sulla nostra chat di gruppo, sollecitando un incontro perché non ce la faceva più... Era davvero arrivato il momento di premiarlo!
Ci raggiunse a casa, dove lo attendevamo: io con addosso una sottoveste di velo color avorio che creava un contrasto favoloso con la pelle abbronzata, lasciando vedere i segni bianchi del costume, il rosa dei capezzoli e quella lieve peluria curata che mi piace tenere sul pube. Completava il look un sandalo dello stesso colore, con un altissimo tacco a spillo e il cinturino alla caviglia.
Vino, come sempre impeccabile, fece gli onori di casa, sfiorandomi la schiena e invitandomi - con una lieve pressione - ad avvicinarmi al nostro ospite, che ormai non stava più nei pantaloni.
Vino
Mi godetti il movimento ipnotico del suo culo mozzafiato, che ondeggiava dietro quella trasparenza mentre si avvicinava a Giorgio.
Avevo il fiato corto e il battito accelerato: la stavo, finalmente, vedendo all’opera, dando così corpo a quello che sino allora avevo solo potuto immaginare quando Ostrica mi raccontava delle sue epiche scorribande birichine.
Mentre Lei piantava la lingua in bocca a Giorgio, io mi avvicinai “ai piani bassi” e - scostata la sottoveste - avviai un’appassionata e profonda sessione orale, inspirando a pieni polmoni il profumo della sua figa che si schiudeva, si inturgidiva e si bagnava sempre più.
Alzando per un attimo lo sguardo, vidi che Giorgio era passato a succhiarle con avidità le tette, che strizzava con un vigore sempre crescente.
Dovete sapere che Ostrica, nata per fare l’amore, godere e far godere a più non posso, ha alcuni trigger che moltiplicano esponenzialmente la sua eccitazione. Bene, la “tortura” del seno è uno di questi. L’effetto fu immediato, e mi ritrovai con la bocca piena dei suoi squisiti umori.
Eravamo vicini al tavolo, sul quale facemmo stendere Ostrica per proseguire nella nostra suddivisione spontanea di compiti.
La “temperatura” era salita parecchio, Giorgio e io avevamo liberato i nostri cazzi gonfi ed eravamo pronti a passare a pratiche più sostanziose.
Ostrica, come implicito consenso, si mise nuovamente in piedi e si girò mettendosi a 90 china sul tavolo, allargando le gambe, oramai rigate al loro interno da rivoli sempre più intensi di squirto.
Giorgio indossò il profilattico e le penetrò con vigore la figa, mentre io mi misi davanti alla sua bocca, offrendole dapprima i testicoli, che Ostrica cominciò a succhiare con golosa avidità.
Guardai Giorgio, che aumentava il ritmo dei colpi, incoraggiato dai gemiti sempre più rumorosi che sfuggivano dalla bocca di Ostrica, nei momenti in cui non era “occupata”. Era rosso in viso, con le vene gonfie sotto pelle, impegnato in quella che, probabilmente (a giudicare dalla sua espressione), era la migliore scopata della sua vita.
Che però era appena cominciata.
Dopo qualche minuto Giorgio decise di “alzare l’asticella”, e chiese a Ostrica se potesse passare al culo. La risposta che ricevette stupì lui, ma non me: “che cosa stai aspettando?”
In un attimo le fu dentro, lanciando suoni gutturali dovuti alle sensazioni che il meraviglioso culetto di Ostrica gli regalava, avvolgendo stretto stretto il suo ragguardevole cazzo.
Io, sempre davanti al viso di Ostrica, glielo diedi in bocca, sincronizzandomi con le spinte che riceveva da dietro da Giorgio, in modo che lei li prendesse entrambi - davanti e dietro - sempre più profondi, cosa che Ostrica dimostrò di gradire molto, a giudicare dallo scroscio che sentii riversarsi sul pavimento oramai pericolosamente bagnato.
Fu in quel momento che Giorgio si esibì in una posa molto “pornodivo anni 80”, rimanendo su un piede e appoggiando l’altro al bordo del tavolo per ancorarsi ancora meglio al bacino di Ostrica che tirava vigorosamente verso il suo, aggrappandosi ai suoi fianchi. Ostrica urlò mentre la scopavamo sempre più forte, con le sue tette che ondeggiavano sbattendo tra di loro, facendo quel suono inconfondibile e meraviglioso.
La sua schiena, che io adoro, era inarcata e lucida di sudore, mentre io le torturavo la nuca con morsi e baci.
Fu allora che le esplosi in gola, con un orgasmo tanto imponente quanto improvviso, di cui lei non sprecò nemmeno una goccia.
Anche Giorgio diede segnali di essere vicino all’orgasmo e Ostrica si divincolò, gli disse di sfilarsi il preservativo e glielo prese in bocca. Io mi precipitai sdraiato tra le sue gambe per leccarle la figa, oramai fradicia, godendomi quei sottili spasmi involontari che la coglievano quando la cappella di Giorgio le scendeva in gola.
L’esplosione di Giorgio fu indirizzata al seno, che Ostrica offrì con entrambe le mani a mo’ di vassoio, causando un moto di delusione in lui, che però capì subito che certi intimi “privilegi” sono esclusivo appannaggio di Vino.
Giacemmo esausti, svuotati (nel vero senso della parola), e Giorgio - con un filo di voce - confermò di avere appena goduto della scopata migliore della sua vita.
Dopo qualche minuto lo congedammo per consentirgli di correre dalla sua ignara compagna.
Ostrica e io ci guardammo, e - come di consueto - fu la sorte a indicare il sottoscritto come incaricato dell’ultima incombenza: quella di passare lo straccio e asciugare con cura il pavimento, seguendo le indicazioni di una sfinita (ma molto soddisfatta) Ostrica che, fattasi improvvisamente pignola, indicava improbabili zone di umido da asciugare. Tra le risate, naturalmente, perché ci divertiamo anche così.
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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