trio
Colatura di Ostrica
OstricaeVino
02.07.2021 |
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"Ostrica si (e ci) conosce talmente bene che esplodiamo tutti e tre all’unisono, un attimo prima di andare in debito di ossigeno..."
Ostrica Eccolo qui, malgrado i 10 anni trascorsi Rossano non è cambiato poi molto, solo un poco più brizzolato e con una manciata di nuove piccole rughe attorno agli occhi color nocciola.
Lo sguardo però è sempre quello: scanzonato e strafottente, almeno finché non si accende di desiderio: allora i suoi occhi diventano due fessure ardenti, a tratti luciferini.
Io e Vino incontriamo Rossano in un bar del centro. È da un po’ che il mio Amore mi chiede di raccontargli la storia di quella "caccia" di tanti anni prima, culminata nella celeberrima "cena alla colatura di Ostrica" e stasera finalmente lo accontenterò. Non solo: dal momento che sono una vera "Regina del Piacere", ho pensato di coinvolgere l’altro protagonista (Rossano, per l’appunto), non certo per aiutarmi a ricordare (ho una memoria da elefante di mio ma poi, parliamoci chiaro, certe serate ti si stampano nella memoria a caratteri indelebili), ma per rendere più pepata la situazione, e chissà che, tra una rievocazione e l'altra, la serata non prenda una piega birichina.
I fatti si svolsero più o meno così.
Di ritorno da una divertentissima serata di danze caraibiche, vagavo con i miei accompagnatori - due vecchi amici - per una Milano deserta e assonnata. Erano le 2 passate, ed eravamo in cerca di un bar dove poterci dissetare e riposare prima di fare ritorno alle rispettive case: non era ancora estate ed eravamo fuori dai circuiti della movida, pur essendo in zona semicentrale... la nostra non era affatto un'impresa facile.
Finalmente trovammo un bar ancora aperto: era stato certamente ristrutturato da poco, sgabelloni, bancone, panche e tavolini nuovissimi, luci soffuse, musica d'atmosfera... "Facciamo in tempo a bere qualcosa?" Rapido sguardo tra la cameriera e un tipo appollaiato in disparte, “certamente!" rispose lei, "accomodatevi dove volete".
Tracannammo in un fiato ognuno la propria birra (la mia rossa, of course), fino a quando, al secondo giro, la mia vescica non richiese urgentemente di essere svuotata.
Trovai strano che, chiedendo alla cameriera dove fosse la toilette, lei mi rispondesse "ti accompagno, è in cortile" e in effetti, appena fummo lontane dagli sguardi dei miei due amici, mi mise in mano - arrossendo imbarazzata - un bigliettino con un numero di telefono e una scritta "sei bellissima, vorrei invitarti a cena. Rossano". "È stato il proprietario, scusa, mi ha costretta a dartelo" si giustificò lei.
Sorridendo tra me e me misi il bigliettino nella tasca della minigonna, e, dopo avere controllato che l'immagine che mi rimandava lo specchio fosse quella di una sorniona indifferenza, tornai al mio tavolino, lanciando di sfuggita un'occhiata al tipo che, dal bancone, abbozzò al mio arrivo un movimento del capo, cui risposi con l'accenno di un lieve sorriso.
Avevo precedentemente notato i suoi sguardi indugiare sulle mie dita che ripulivano l'orlo del bicchiere dal rossetto e, in più di un'occasione, avevo premiato il suo mal dissimulato interesse con un accavallare di gambe, studiato per lasciare intravvedere l'assenza di biancheria intima.
Dopo un paio di settimane (regola n. 1: mai rispondere a questo tipo di approcci troppo rapidamente) mi feci viva con Rossano.
Propose di venirmi a prendere a casa, ma io, in simili frangenti, ho sempre preferito essere autonoma negli spostamenti e raggiungere la zona dell'appuntamento con la mia auto.
Ci incontrammo in una zona molto centrale, uno snodo che più trafficato e caotico non potevamo scegliere.
Appena parcheggiata l'auto, lo intravvidi dalla parte opposta della strada, mi mossi per attraversare e andargli incontro, mentre lui faceva altrettanto, ci incontrammo sulla linea di mezzeria: lui immediatamente con la lingua a frugare la mia bocca, percorrendo il mio corpo attraverso il sottile vestito di seta per avere conferma che, anche quella volta, non indossassi biancheria.
Restammo incollati in un bacio profondo incuranti del traffico che ci sfilava veloce accanto, dei clacson e delle vociate dalle auto e dalle moto che sfrecciavano intorno a noi.
"Iniziamo bene" pensai.
Mi prese per mano e mi condusse a uno scooter parcheggiato poco distante, mi porse un casco sgangherato e - guardando i miei sandali di vernice nera con un sottilissimo tacco a spillo - rise, consigliandomi di restare ben attaccata a lui.
Mi godetti per alcuni minuti il suo odore gradevole che mi solleticava il naso, insieme ai suoi capelli che sfuggivano disordinati al casco, e raggiungemmo un elegantissimo ristorante (all’interno di un grande parco), ancora deserto di clienti.
Il cameriere che ci accolse in livrea - confermando coi suoi modi che Rossano era un habitué - ci fece accomodare al tavolo migliore e ci offrí immediatamente una flûte di bollicine.
Ordinammo senza smettere un istante di divorarci con gli occhi, fin quando lui intimò perentorio: "devi andare in bagno!".
Mi avviai ondeggiando sui tacchi verso il bagno, indecisa sul motivo di quell'ordine: voleva che ammirassi l'eleganza anche di questo ambiente, dal sontuoso lampadario di cristallo, all'enorme specchio scintillante, oppure...
Non feci in tempo a entrare che lui, che mi aveva raggiunta senza che me ne accorgessi, fugò ogni mio dubbio, girandomi contro la porta che chiuse alle mie spalle, mentre con una mano mi sollevava il vestito per infilarmi dapprima le dita e, immediatamente dopo - ingrifatissimo nel sentirmi fradicia - il suo cazzo ormai durissimo incappucciato nel profilattico (ma come avrà fatto a infilarlo così rapidamente?). Io gli circondai la vita con le gambe, mentre lui affondava dentro di me sbattendomi contro la porta. Non feci in tempo ad avvisarlo dello tsunami che stava per piovergli addosso, e così allagai, con un impetuoso getto di squirto, i suoi calzoni abbassati, oltre che il pavimento.
Non si scompose minimamente, si limitò a spostarmi tenendomi in braccio e senza uscire dalla mia fica avida, appoggiò il mio sedere sul lavandino lì di fianco e continuò a pomparmi, godendo e ridendo a ogni mio getto, che a quel punto scrosciava impertinente colpendolo sulla camicia di rimbalzo dal lavandino.
Non so quanto tempo passò prima che anche lui giungesse al culmine del piacere, ma ricordo che si sfilò rapidamente il preservativo per venirmi addosso, sul seno e sul vestito, "così siamo pari" disse ridendo e strizzandomi l'occhio.
Dopo esserci sciacquati e asciugati - per quanto possibile - tentai di arginare coi tovaglioli di carta le pozzanghere di squirto che avevo lasciato sul pavimento, mi chinai per raccoglierli e per un istante scoprii nuovamente ai suoi occhi la vulva e il sedere... beh, non ci pensò due volte: infilò un nuovo profilattico (ma ma... e i tempi di latenza?!?) e mi entrò dritto nel culo, ancora fradicio dei miei umori, afferrandomi per i fianchi e tenendomi piegata su me stessa, fin quando non esplodemmo insieme, io con un nuovo violento getto che vanificò il lavoro di asciugatura e allagò definitivamente i bei sandali di vernice, e lui nel profilattico che sentivo gonfiarsi nel sedere.
Uscimmo dal bagno un po' barcollanti, ridendo e sfottendoci per i numeri di poco prima, con gli abiti fradici e sgualciti (oltre che decisamente odorosi), ma nulla scompose il cameriere in livrea, che nuovamente mi fece accomodare al tavolo accostandomi la sedia.
Vino
Dopo questa prima parte di racconto, rievocato tutto di un fiato, Ostrica alza lo sguardo: noto un leggero rossore in viso, gli occhi brillanti e le labbra scurite, segno inequivocabile (se mai ci fossero dubbi) che era eccitata (diciamo pure molto eccitata). Scendo sul suo decollété e sì, quelli che puntano da sotto l’abito leggero (come se il reggiseno non ci fosse) sono proprio i suoi capezzoli inturgiditi.
Guardo Rossano, che ha seguito sornione e come distaccato la rievocazione (intervenendo giusto un paio di volte per delle coloriture di contorno, a conferma della memoria infallibile di Ostrica), ma il gonfiore che preme tra le sue gambe testimonia che il suo ostentato distacco era solo di facciata.
E io?, beh, io sono infoiatissimo, sto godendo come un riccio al racconto, le immagini erano talmente dettagliate e vivide che mi sembrava di assistere al migliore dei film porno (quello dove Ostrica è protagonista, ma questo è un altro discorso che, chissà, magari un giorno affronteremo...) e - temendo che il racconto sia terminato - evidentemente mi faccio scappare una smorfia di delusione che, facendosi largo tra la mia evidente eccitazione, viene immediatamente colta da Ostrica.Un attimo prima che Rossano la inviti a proseguire, dice “ma non è finita qui”.
Do quindi fondo al mio aperitivo (oramai c’era solo ghiaccio semi fuso, ma era proprio qualcosa di fresco ciò che cercavo), mi accomodo sulla sedia e mi predispongo ad ascoltare il seguito.
Ostrica
Non ricordo davvero che cosa mangiai, ricordo che il cameriere mi riempiva in continuazione il bicchiere di bollicine, che continuavo a svuotare data la necessità di reintegrare i liquidi.
All'uscita dal ristorante, avvinghiati l'una all'altro barcollanti, non resistemmo e prima di salire sullo scooter che ci attendeva nel parcheggio tra gli alberi del parco, scorgemmo un monovolume lussuoso, parcheggiato a pochi passi. Fu un attimo: Rossano mi appoggiò al cofano a 90°, e in un istante ricominciò a fottermi con un ritmo e una potenza che mi fecero gridare di piacere. Anche l'auto ebbe la sua dose di annaffiatura mentre lui, arrapatissimo, mi mordeva la nuca e i lobi delle orecchie, cercando con le mani di strizzarmi i capezzoli appiccicati alla carrozzeria; continuò a pomparmi in un crescendo impetuoso che lo portò infine a esplodere in un clamoroso orgasmo che - sfilato rapidamente il profilattico - mi irrigò il sedere. Usò il suo stesso sperma per lubrificarmi e massaggiarmi, mentre io mi domandavo, immobile e fremente, se di nuovo avrebbe ripetuto la prodezza del bagno. Non dovetti attendere molto, in pochi minuti mi penetrò il culo e ricominciò a farmi godere come pochi altri prima di lui...
Sollevo lo sguardo che si era perso dietro il filo dei ricordi e li vedo, Vino e Rossano di fronte a me, gli occhi socchiusi e la fronte imperlata di sudore. Capisco subito che la mano che ognuno ha sotto il tavolo sta constatando la propria erezione, e non ho più dubbi "Che ci facciamo ancora qui? Andiamo!”
Vino
In pochi minuti siamo a casa di Rossano, un piano rialzato che si affaccia su una via del centro. La sera è calata, ma fa ancora caldo, Ostrica malvolentieri sposta le mani dai nostri cazzi che ha massaggiato sfrontata lungo il breve tragitto a piedi, e in un attimo lascia cadere a terra il vestito liberandolo dalle spalline.
Rimane nuda "Sei più morbida di allora" le sussurra Rossano (ohmioddio, penso, ora lo uccide, ma evidentemente lei è talmente ingrifata che sorvola, sono certo che se Rossano è ancora vivo è perché ha avuto la lucidità di evitare di dire "sei un po' ingrassata"), e la appoggia “a 4 di bastoni” allo stipite della porta-finestra appena spalancata. Questa pennellata di esibizionismo - ci trovavamo a 10 metri da chi passeggiava sul marciapiede in cerca di refrigerio - fa salire in tutti noi una pressione già vicina ai massimi.
Noto che Rossano non ha perso l'abilità di un tempo, si infila rapido il profilattico e le penetra la fica ovviamente già fradicia, mentre io, dopo essermi goduto per qualche istante lo spettacolo, mi sdraio sotto le sue gambe per succhiarla e bere lo squirto che già scivola lungo le gambe.
Ostrica è in vena di comandare (adoro quando è così “dispositiva”). Dopo essersi goduta la scopata alla finestra, ordina a Rossano di sdraiarsi supino sulla chaise-longue, ordine che lui esegue di buon grado, avendo intuito il desiderio di lei. Ostrica si accomoda quindi sul suo uccello, sempre sfacciatamente in tiro, infilandoselo nel culo dandogli le spalle, e
inizia a roteare il bacino, per godersi quei 24 centimetri di carne pulsante in ogni millimetro quadrato del suo culetto. Trovato il suo punto preferito, inizia a pompare per moltiplicare la sensazione di piacere anale, gli afferra le mani per farsi torturare i seni e mi tira a sé (sono in piedi, a cavalcioni di Rossano, ) e mi ingoia il cazzo fino alle palle, aggrappandosi ai miei glutei per farmi capire che vuole essere scopata in gola. Non mi faccio certo pregare e comincio un dentro e fuori in cui mi gusto i movimenti della sua lingua, che ora avvolge la mia cappella e ora lecca i miei testicoli.
Capisco che la sessione anale sta arrivando al culmine, dai movimenti che si fanno sempre più frenetici, dai mugolii di piacere di Ostrica e dal fatto che a un certo momento mi impedisce di uscirle dalla bocca, stringendomi a sé, con la cappella piantata ferma nella profondità della sua gola.
Ostrica si (e ci) conosce talmente bene che esplodiamo tutti e tre all’unisono, un attimo prima di andare in debito di ossigeno.
La inondiamo internamente di sperma, mentre lei molla degli spruzzi talmente numerosi e potenti che raggiungono la parete di fronte.
Appena torna un minimo di calma, sentiamo arrivare degli applausi dalla porta-finestra rimasta spalancata. Ci guardiamo e scoppiamo in una fragorosa risata alla quale, da fuori, fa eco una nemmeno troppo timida richiesta di bis, che tuttavia - incredibilmente - decidiamo di declinare.
Almeno per stasera passare lo straccio non tocca a me!
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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