trio
First Class
Frankinash
19.07.2025 |
3.602 |
2
"» La hostess si chinò e con dita tremanti estrasse le palline vibranti da dentro di sé..."
La donna attraversò il corridoio della business class con passo sicuro e si sedette al suo posto. Ogni dettaglio del suo corpo e dell’abbigliamento sembrava studiato per attrarre e comandare. Tailleur di alta moda, scollatura calcolata, gambe chilometriche accavallate con grazia. I capelli raccolti, le unghie curate, lo sguardo tagliente. Una regina in volo.La hostess la accolse con un sorriso. Giovane, ordinata, perfetta nel protocollo.
«Benvenuta a bordo, signora. Gradisce dello champagne?»
«Per ora no, cara. Ma resta nei paraggi.» Le sorrise senza distogliere lo sguardo.
Poco dopo, durante il ritiro delle salviette, la donna lasciò cadere intenzionalmente il tovagliolo di lino bianco. La hostess si chinò per raccoglierlo. Ginocchia a terra, busto piegato, il viso all’altezza del bordo del sedile. Proprio lì.
Non fu un caso. La donna aveva divaricato appena le gambe, la gonna di seta salita fino a metà coscia. Niente slip. Solo un triangolo curato di peli scuri, elegante e sfacciato. Il profumo era sottile, ma reale. Pelle, calore, invito.
La hostess arrossì e distolse lo sguardo. Ma non si mosse.
«Hai dimenticato una macchia.» disse la donna con calma, indicando un punto invisibile sul pavimento.
La ragazza tornò a inginocchiarsi. Pulì, senza alzare lo sguardo. La signora non si mosse. La figa restava lì, a pochi centimetri dal viso della hostess.
«Mai visto qualcosa di più bello?» Silenzio.
Quando si alzò, la hostess era scossa. «Se… ha bisogno, sono a disposizione.»
La donna inclinò la testa. «Oh sì. Ora ho bisogno.» Indicò la cappelliera. «Quella borsa nera. Aprila.»
La ragazza obbedì. Dentro, solo un astuccio in velluto. Lo aprì: palline argentate e un telecomando.
«Le prendi...» disse la donna, calmissima. «Le inserisci. E mi dai questo.»
La hostess restò immobile per un istante. Poteva dire di no. Avrebbe dovuto, ma non lo fece.
Si chiuse un attimo nel bagno. Quando tornò, posò il telecomando con delicatezza sul tavolino della signora.
«Brava. Ora torna al tuo lavoro.»
Le ore successive passarono lente. La donna la osservava da lontano. Ogni tanto faceva scivolare un dito sul telecomando, quasi per noia. Vibrazioni lievi, poi più forti.
La hostess camminava come su vetro, serviva caffè mentre si mordeva il labbro, stringeva i pugni ogni volta che un’onda le attraversava il ventre. Il profumo della pelle, la tensione tra le cosce, la voce della padrona ancora nelle orecchie. Un cocktail lento e inebriante.
Poi arrivò la notte. Le luci si abbassarono. I passeggeri dormivano.
La donna premette di nuovo il pulsante: una vibrazione lunga e profonda. La hostess si bloccò vicino al carrello.
Poi il suono del tasto. “Ding”. La donna l’aveva chiamata.
Le luci erano spente, solo la linea azzurra dei corridoi restava accesa, a delimitare il confine tra ordine e caos. Quando la hostess arrivò, i fianchi leggermente rigidi per le vibrazioni, la donna l’attendeva con le gambe accavallate.
«Chiudi la tendina e vieni più vicino.» Le indicò il lato interno del sedile, in mezzo alle sue gambe.
Quando la hostess si sedette, la signora aprì lentamente le cosce.
Una figa calda, viva, leggermente umida. La hostess si avvicinò titubante, le labbra a pochi centimetri. Il profumo era più intenso ora, quasi invitante
«Ancora no.» disse la signora, spingendole la testa indietro con una mano ferma.
«Sfilale.» La hostess si chinò e con dita tremanti estrasse le palline vibranti da dentro di sé. Erano bagnate, lucide. Le porse alla donna.
«No. In bocca.» Obbedì. Le infilò tra le labbra, trattenendole con la lingua.
La donna sorrise. «Ti stanno bene.»
Poi afferrò il telefono della sua postazione. Digitò un numero. Attese.
Quando rispose, disse solo: «Vieni adesso.» Riattaccò.
Due minuti dopo, il secondo pilota comparve dalla cabina. La donna lo accolse con un sorriso. «Vieni. Abbiamo un piccolo spettacolo da provare.»
Gli indicò la hostess. «Spogliala.»
Obbedì. Senza parlare, le aprì la camicetta, le abbassò la gonna, sfilò le calze. La hostess rimase in piedi, nuda, le palline ancora dentro alla bocca, gli occhi lucidi.
«Ora prendilo in bocca e succhialo.»
Lei esitò un istante. Poi si voltò, lo guardò.
Lui si slacciò i pantaloni. Il cazzo era duro. Lei lo prese in mano, poi si tolse le palline di bocca e cominciò a succhiarlo.
La donna si accarezzava intanto, le gambe divaricate, il dito lento sul clitoride.
«Guarda me mentre lo fai.»
La hostess lo prendeva più a fondo, la lingua che danzava, le labbra umide. Gemiti brevi, controllati. Piacere e vergogna, mischiati.
«Basta. Non è lui che voglio sentire venire.»
Fece un cenno. «Lì, sui sedili. Ora voglio guardarvi scopare.»
La donna si distese sul sedile con la gonna arrotolata in vita. Riprese a toccarsi con lentezza, senza staccare gli occhi dai due.
«Mettila a quattro zampe. Falla bagnare. Poi prendila da dietro, lentamente.»
Lui obbedì. La penetrò con lentezza, spingendo a fondo mentre la donna aumentava il ritmo sul proprio clitoride, ansimando piano.
«Brava.» sussurrò alla hostess «Non lo guardare. Guardi solo me.»
La hostess eseguì, anche mentre veniva scopata.
La signora allungò una mano, le prese il mento, poi spinse con forza la sua testa tra le gambe. «Ora leccami. Fallo come se volessi la mia anima.»
La hostess obbedì, con lingua tremante e respiro incostante, mentre il pilota continuava a muoversi dentro di lei. Le mani della donna affondarono nei capelli della ragazza, stringendo, guidando.
«Ancora. Più a fondo. Sì… sì… adesso!»
Il suo corpo si scosse, un brivido attraversò le cosce, la schiena inarcata.
Un getto caldo, improvviso: squirt. La hostess lo prese in pieno sul viso, non si tirò indietro.
La donna si lasciò cadere all’indietro, il respiro spezzato, le dita ancora umide tra le gambe.
«Complimenti. Hai imparato in fretta.»
Poi guardò il pilota, che stava per venire. «Fermati.» Lui si bloccò, confuso, ancora dentro la hostess.
«Sfilati. Sborra nel bicchiere.» Indicò il flute di champagne lasciato mezzo pieno sul tavolino.
Il pilota lo afferrò e venne dentro il vetro, in silenzio.
«Ora portalo a lei.»
Il bicchiere passò di mano. La hostess lo prese, il liquido misto scivolava sul bordo. Lo guardò. Poi lo portò alle bocca e bevve. Tutto.
La donna le accarezzò le labbra col pollice. «Ti voglio su ogni mio volo d’ora in poi.»
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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