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Lui & Lei

FrankieLand | Agosto Bastardo


di Membro VIP di Annunci69.it Frankinash
24.07.2025    |    1.190    |    2 9.4
"Io mi rivesto, butto un po’ d’acqua in faccia e raggiungo il mio amico con le mani che sanno ancora di figa..."
Avevo bisogno di staccare. Ma proprio tanto.
Era agosto, caldo da morire, e uno dei miei migliori amici si era mollato con la tipa. Viene da me una sera, con la faccia da cane bastonato e fa: “Oh, partiamo? Ti prego, devo cambiare aria.”
Due click su un sito di viaggi. Magaluf. Resort. All-inclusive. Barra libre.
“Prenota subito,” gli dico. “Domani sera brindiamo già alla libertà."
Siamo partiti come due disperati. La prima sera? One night, one shot: questa è sempre stata la regola.
Per caso becco un’amica che era lì con il moroso, e - coincidenza divina - aveva portato anche un’amica. Cena insieme, chiacchiere da vacanza, e poi via a svuotare bicchieri nei locali in centro. Vodka al caramello. Il nuovo Vangelo.
Limonate nella pista da ballo, mani ovunque. Finisce che con l’amica ci stiamo strusciando come due liceali, ma non c’è un cazzo di hotel libero. Alla fine troviamo un parchetto vicino alla cattedrale. C’è un castello di ferro per bambini. Saliamo in cima, io e lei. Sembra una scena da film porno girato male. Lei che si toglie le mutandine ridendo. Io con i pantaloncini abbassati a metà coscia, sudato come un porco. La scopo lì, con il metallo che vibra a ogni colpo. Un insetto mi punge una chiappa, ma chi se ne frega. Vodka. Sudore. Cazzo duro. Zero pensieri.

Passano un paio di giorni così: spiaggia, piscinette, mojito, vodka al caramello a colazione. Ma io nel frattempo l’avevo notata. Fisico da paura, tette e labbra rifatte, capelli a caschetto neri, costume che mostrava tutto e non nascondeva un cazzo. Una Milfona vera.
La vedevo parlare coi ragazzi più giovani. Rideva, si avvicinava troppo, faceva la zoccola in giro per il resort senza manco far finta di nasconderlo. Era lì con il figlio. Divorziata, si capiva subito. Una che non è venuta a rilassarsi. È venuta a farsi scopare.
E io? Mi sveglio una mattina sudato, ancora mezzo ubriaco dalla sera prima. Il cazzo talmente duro che potevo usarlo per stendere i panni.
Mi giro nel letto, guardo l’orologio: le 10:24.
Mi alzo piano per non svegliare il mio amico. Apro la finestra. La camera dà sulla piscina. E la vedo. Lettino blu, seconda fila, costume bianco che si incolla alla pelle. Occhiali scuri. Tette rifatte che manco provano a stare ferme. Capezzoli che salutano da lontano. E lettini vuoti a fianco.
Non ci ho visto più. Accendo lo speaker. Volume a palla.
“Loco contigo” - J Balvin.
Il mio amico si sveglia di botto, urlando: “Ma sei scemo?”
“Vestiti! Andiamo! È ora di scopare! Tu me tienes loco, loco contigo…”
“Ma che cazzo stai dicendo?”
“Ti giuro. Lei è là. La voglio. E tu vieni con me.”
Dieci minuti dopo siamo lì, sdraiati nei due lettini liberi accanto a lei.
Io guardo il mio amico e sussurro: “L’obiettivo è quello.”
Lui si gira, la guarda di sfuggita.
“Eh la madonna… ma quanti anni avrà?”
“Chi se ne frega. Guarda le tette.”
“Eh, hai ragione.”
Io fingo di leggere un libro che manco capisco. Lei alza gli occhiali, mi guarda. Sorrido. Lei torna giù con lo sguardo, ma le è scappato l’occhio. Presa!
Entriamo in piscina. Giochiamo a fare gli scemi. Sguazziamo, facciamo i tuffi. Io ogni due per tre mi aggiusto il costume. Lei ci osserva da dietro gli occhiali come una prof che sceglie chi interrogare.
Verso le 6 c’è il gioco aperitivo. Lei va al bar. La seguo. Mi metto dietro. Troppo vicino per essere un caso. Sento il suo profumo. Tipo vaniglia e sesso.
“Ciao.”
“Ciao.”
“Non ti ho mai visto prima.”
“Strano, ti guardo da tre giorni.”
“Sicuro? Non ti confondi con qualcun altro?"
“Mi confondo solo dopo la seconda vodka.”
Lei ride.
“E quante ne hai bevute oggi?”
“Per adesso zero. Ma se vieni a berla con me, apro le danze.”
Mi fissa.
“Allora magari me la faccio offrire.”
“Sì, ma tutto ha un prezzo in questa vita.”
Ride di nuovo.
“Sei uno stronzo.”
“Un po’. Ma so quello che voglio.”
Mi dà il numero.

La sera salto l’uscita col mio amico. Lui mi guarda strano.
“Stasera senza di me” gli dico.
“Te la sei chiavata?”
“Ancora no. Ma è questione di minuti.”
Mi chiudo in camera.
Lei mi scrive: “Lo metto a dormire. Appena crolla vengo. Prepara la bocca.”
Alle 23:52, due colpi alla porta. Apro.
Vestitino nero. Niente reggiseno. Tette che spingono da sole. Sorriso da troia consapevole.
“Messo a dormire?”
“Certo. Netflix, due gocce di Benadryl e buonanotte.”
Scherza, ridendo.
“Tu invece?”
“Ti ho aspettata col cazzo duro.”
Mi sbatte contro il muro appena entriamo in camera. Le mani mi strappano la maglietta, mi slacciano i pantaloni in un secondo. Mi guarda.
“Io non sono venuta qui per chiacchierare.”
“E io non ti ho aspettata per abbracciarti.”
Mi bacia con la lingua in gola. Sento il suo profumo e già il sapore. È calda. La giro e le alzo il vestitino. Niente mutande. La figa è bagnata da far rumore. Le do una leccata solo per avere il suo gusto nella mia bocca…slurp, sono in estasi!
“Ti scopi tutte così?”
“No. Solo le troie come te.”
“Bravo. Allora scopami per bene.”
Inizio piano, ma lei si aggrappa al muro e mi dice: “Più forte. Spingilo tutto dentro. Fammi tremare.”
E io glielo do. Sul muro. Sul letto. Sul pavimento. A pancia sopra, poi a pecora. Si muove, geme, urla. Suda, grida, si spalma addosso ogni colpo.
"Ahi… sì. Sì, così. Dammelo tutto, fino in fondo, non fermarti.”
Dopo essere venuta più volte, mi spinge via. Mi prende per mano e mi porta davanti allo specchio dell’armadio. Si mette in ginocchio e mi guarda dal basso.
“Voglio vederti. Tu goditi la scena.”
Mi prende in bocca con fame, con voglia vera. Due mani che lavorano insieme, la lingua che gira. Mi guarda fissa negli occhi.
“Quanto ce l’hai duro…Ti piace la mia bocca, eh?”
Le mani mi stringono le palle, mi pompa forte.
“Vieni. Fammelo sentire tutto. Fammi scoppiare la gola.”
“Sì, cazzo…sto venendo…”
“Dai riempimi la bocca. Voglio tutta la tua sborra calda.”
E vengo. Vengo con forza. Lei non molla. Lei ingoia. Mi lecca il cazzo anche dopo per ripulirmi. Si passa la lingua sulle labbra e si rimette il vestitino.
Prima di andare, mi guarda e dice: “Sei bravo. Molto bravo. Peccato che domani non ci sono. Mi vedo con un altro.”
“Spero sia scarso.”
“Non sarà come te. Ma tanto torno.” Esce.
Io mi rivesto, butto un po’ d’acqua in faccia e raggiungo il mio amico con le mani che sanno ancora di figa. Vodka al caramello. Come ogni notte.
Questa è Magaluf, baby.
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