trio
I colleghi di lavoro - Il secondo incontro
ScrittoreOsceno
17.01.2026 |
2.687 |
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"Tessuto scuro, non completamente nero, ma con riflessi profondi che cambiavano a seconda della luce..."
La mattina dopo, l’ufficio sembrava lo stesso di sempre. Stesse scrivanie, stesso rumore di tastiere. Eppure nulla era davvero uguale.Vanessa arrivò con un vestito scuro, semplice, che però sembrava aderirle come un segreto. Mario la notò subito. Luigi anche. Nessuno dei due disse nulla, ma negli sguardi c’era una memoria condivisa, una notte che ancora pulsava sotto la pelle.
Durante la riunione, Vanessa parlava con voce ferma, professionale. Ma ogni tanto lasciava scivolare lo sguardo prima verso uno, poi verso l’altro. Era un gioco sottile, quasi crudele. Un piede che sfiorava sotto il tavolo. Un sorriso accennato, mai completo. Mario sentiva il corpo reagire a quei piccoli segnali, Luigi tratteneva il respiro come se ogni gesto fosse una provocazione silenziosa.
Non si toccarono per ore. Fu questo a rendere tutto più intenso.
La sera, un messaggio. Poche parole. Nessuna spiegazione. Solo un luogo e un orario. Entrambi capirono.
Vanessa si era preparata con una cura quasi rituale.
Quando aprì la porta, indossava un abito che sembrava semplice solo a uno sguardo distratto: nero, taglio morbido, la stoffa leggera che seguiva i movimenti senza aderire davvero. Le maniche scivolavano appena sotto le spalle, lasciando scoperta la pelle con una naturalezza studiata. Ogni suo passo faceva oscillare l’orlo del vestito, come se stesse rivelando e nascondendo qualcosa allo stesso tempo.
Mario notò le scarpe per primo: tacchi non troppo alti, eleganti, scelti più per chi li guardava che per chi li indossava. Luigi invece si soffermò sui capelli, raccolti in modo imperfetto, qualche ciocca lasciata libera di sfiorarle il collo.
Dentro casa, la luce era bassa. Vanessa si mosse lentamente, togliendosi l’abito con un gesto calmo, quasi distratto, come se non fosse quello il centro dell’attenzione. E invece lo era.
Sotto, la lingerie era un equilibrio perfetto tra discrezione e promessa. Tessuto scuro, non completamente nero, ma con riflessi profondi che cambiavano a seconda della luce. Il reggiseno non cercava di esibire, ma di incorniciare; la linea era essenziale, interrotta solo da un dettaglio sottile, quasi invisibile, che invitava lo sguardo ad avvicinarsi. Le spalline, sottilissime, sembravano disegnate sulla pelle più che appoggiate.
Il resto era fatto di trasparenze accennate, mai totali. Un pizzo delicato, appena percepibile, che lasciava intuire più di quanto mostrasse. La lingerie non raccontava tutto: suggeriva, lasciava spazio all’immaginazione, obbligava chi guardava a completare mentalmente ciò che non era concesso vedere.
Vanessa si fermò davanti a loro, senza fretta. Incrociò le braccia, un gesto semplice che cambiò immediatamente la prospettiva, creando nuove linee, nuove ombre. I suoi movimenti erano lenti, intenzionali, come se stesse concedendo il tempo necessario a entrambi per perdersi nei dettagli.
Si avvicinò prima a Mario. Il profumo era leggero, caldo, qualcosa che restava sulla pelle più che nell’aria. Poi si spostò verso Luigi, lasciando dietro di sé una sensazione di vuoto improvviso, come se il corpo avesse già iniziato a desiderare il suo ritorno.
Non c’era bisogno di altro. La lingerie, l’abito abbandonato, la luce soffusa: tutto serviva a costruire un’attesa densa, quasi insopportabile. Ogni dettaglio diventava un punto di attenzione, ogni centimetro di pelle una promessa non ancora mantenuta.
E mentre il silenzio si riempiva di respiri trattenuti, Vanessa capì di aver raggiunto ciò che voleva: non essere guardata, ma immaginata.
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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