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trio

Le mani di Maria


di Membro VIP di Annunci69.it CoppiaFelix2024
15.07.2026    |    1.153    |    0 9.3
"Poi si voltò verso Maria e la baciò nuovamente, questa volta sotto lo sguardo del marito..."
Maria arrivò nel primo pomeriggio con una valigetta rigida color avorio e una borsa colma di creme, smalti e piccoli strumenti metallici. Felicia le aprì indossando una gonna leggera, una camicetta morbida e un paio di sandali che lasciavano intravedere lo smalto rosso ormai da rinnovare. Ernesto era ancora fuori per lavoro e sarebbe rientrato soltanto in serata. «Accomodati», disse Felicia, indicandole il salotto. Maria lavorava da alcuni anni come estetista a domicilio. Aveva poco più di quarant’anni, viveva sola ed era una donna elegante, dai movimenti misurati e dallo sguardo diretto. Aveva già incontrato Felicia altre volte, ma fino a quel giorno si era sempre comportata con impeccabile professionalità. Quella volta, però, qualcosa sembrava diverso. Felicia si sedette sulla poltrona, mentre Maria sistemava una bacinella ai suoi piedi e preparava gli strumenti. La luce filtrava attraverso le tende socchiuse, rendendo l’ambiente intimo, quasi sospeso. Maria le prese delicatamente una caviglia. «Hai dei piedi bellissimi», disse. Felicia sorrise. «Lo dici a tutte le clienti?» «Soltanto a quelle delle quali lo penso davvero.» La risposta fu accompagnata da uno sguardo più lungo del necessario. Felicia lo avvertì e non lo evitò. Maria immerse i piedi nell’acqua tiepida e profumata, poi iniziò il trattamento con gesti lenti e accurati. Le sue dita scivolavano dalla pianta del piede alla caviglia, soffermandosi ogni volta qualche istante in più. «Sei sempre così rilassata quando Ernesto non c’è?» domandò. «Dipende dalla compagnia.» Maria alzò gli occhi. Per alcuni secondi nessuna delle due parlò. Il rumore dell’acqua e il ticchettio dell’orologio sembrarono improvvisamente più forti. Terminata la prima parte del trattamento, Maria asciugò con cura i piedi di Felicia. Le sue mani risalirono lungo i polpacci con un massaggio lento, apparentemente professionale, ma sempre meno impersonale. Felicia avrebbe potuto interromperla. Non lo fece. Maria arrivò alle ginocchia, sfiorando il bordo della gonna. «Dimmi se ti infastidisce», mormorò. «Non mi infastidisce, anzi.»
Quella risposta cambiò tutto. Maria lasciò scivolare le dita appena oltre l’orlo della gonna, senza fretta, continuando a guardare Felicia negli occhi. Non vi era prepotenza nel suo gesto, ma una domanda silenziosa. Felicia rispose sollevando leggermente il mento e appoggiando una mano sulla sua. «Da quanto tempo volevi farlo?» Maria sorrise, quasi sollevata. «Dalla prima volta che sono entrata in questa casa.» Si alzò lentamente, rimanendole vicinissima. Felicia percepì il suo profumo, delicato e caldo. Maria le sfiorò il viso con le dita, poi le sistemò una ciocca di capelli dietro l’orecchio. Il primo bacio fu esitante e breve, come se entrambe volessero ancora concedersi la possibilità di arretrare. Il secondo non lasciò più dubbi. Maria la baciò profondamente. Le lingue si intrecciarono cercando di l'una con l'altra. Felicia attirò Maria verso di sé. La valigetta rimase aperta sul tappeto, con gli strumenti ordinati al suo interno, mentre la boccetta di smalto rosso era ancora chiusa sul tavolino. La seduta di pedicure venne presto dimenticata. Maria si inginocchiò davanti alla poltrona e tornò ad accarezzarle le gambe. Questa volta non cercò di fingere che si trattasse di un massaggio. Felicia le prese il viso tra le mani, le accarezzò le guance e poi la fece alzare. «Vieni qui.» Si spostarono sul divano. Felicia si lasciò avvolgere dalle sue braccia, sorpresa dalla naturalezza con cui quell’attrazione si stava trasformando in complicità. Si lasciarono andare denudandosi a vicenda. I vestiti volarono lontani e le ue donne si ritrovarono petto s petto con i capezzoli turgidi. E li succhiarono entre le mani cercavano il pube e la vagina. Maria si abbassò e la lingua entro fra le grandi labbra di Felicia cercando il clitoride.
Non sentirono subito la chiave girare nella serratura. Ernesto entrò, posò le chiavi sul mobile dell’ingresso e chiamò: «Felicia?» Non ricevette risposta. Avanzò verso il salotto e si fermò sulla soglia. Le due donne si voltarono. Felicia aveva la testa di Maria fra le cosce. , i capelli in disordine e le labbra arrossate dai baci. Maria non si scompose e continuò a leccarle la vagina ormai in un lago di umore. La scena era inequivocabile. Maria, accortasi della presenza di Arturo, impallidì e fece per alzarsi. «Io… mi dispiace. Non volevo…» Felicia la trattenne delicatamente per un polso. Ernesto non disse nulla per alcuni istanti. Guardò prima sua moglie, poi Maria. Non appariva adirato, ma piuttosto sorpreso e incuriosito da una situazione che nessuno aveva programmato. «Ernesto», disse Felicia con calma, «Maria mi ha fatto capire di essere attratta da me. E io non l’ho respinta.» «Questo l’avevo intuito.» Il tono ironico allentò la tensione. Maria abbassò lo sguardo. «Non sapevo che saresti tornato così presto.» «Nemmeno io me lo aspettavo», ammise Felicia. «Ma ora è qui.» Ernesto si avvicinò senza fretta. Si sedette sulla poltrona di fronte al divano e osservò le due donne. «La domanda non è perché io sia tornato prima», disse. «La domanda è che cosa vogliate fare adesso.» Maria guardò Felicia, lasciando che fosse lei a rispondere. Felicia conosceva Ernesto abbastanza da comprendere che nelle sue parole non vi erano né gelosia né giudizio. Fra loro la trasgressione non era mai stata un tradimento, ma una possibilità da esplorare soltanto attraverso la sincerità e il consenso. Gli tese una mano. «Vieni vicino a noi.» Ernesto le raggiunse, ma prima di sedersi rivolse lo sguardo a Maria. «Se resto, deve essere perché lo desideriamo tutti. Nessuno deve sentirsi obbligato.» Maria inspirò profondamente. L’imbarazzo non era scomparso, ma nei suoi occhi era tornata la stessa luce che Felicia aveva notato poco prima. «Lo desidero», disse. «Ma voglio che sia Felicia a decidere.» «Allora siamo d’accordo», rispose Ernesto. Felicia lo attirò accanto a sé e gli sfiorò le labbra. Poi si voltò verso Maria e la baciò nuovamente, questa volta sotto lo sguardo del marito. Maria sembrò sciogliersi. Posò una mano sul petto di Ernesto, ancora incerta, e attese un suo cenno. Lui la coprì con la propria e la strinse delicatamente, lasciandole il tempo di comprendere ciò che desiderava realmente. Il salotto divenne il luogo di un gioco nuovo, nato senza preavviso. Felicia rimase al centro di quell’intesa, libera di avvicinare o allontanare entrambi. Maria alternava la timidezza alla curiosità, mentre Ernesto partecipava senza invadere lo spazio delle due donne, assecondandone i gesti e gli sguardi. Ogni passo fu preceduto da una domanda, da un assenso pronunciato o chiaramente riconoscibile. Non vi fu fretta. Soltanto mani che si cercavano, abiti che diventavano sempre meno ordinati, respiri sempre più vicini e una crescente consapevolezza reciproca. Quando il sole iniziò a tramontare, la valigetta di Maria era ancora aperta sul tappeto. Felicia, distesa fra loro, osservò la boccetta di smalto rosso sul tavolino e sorrise. «Credo che il lavoro sia rimasto incompleto.» Maria si sistemò i capelli, ancora leggermente confusa. «Posso sempre tornare.» Ernesto prese la boccetta e la fece ruotare tra le dita. «La prossima volta, però, sarà meglio fissare un appuntamento abbastanza lungo.» Maria rise. Era una risata finalmente libera, priva di imbarazzo. Felicia la guardò e comprese che quella visita non sarebbe rimasta un episodio isolato. Maria era entrata in casa come estetista, con una valigetta professionale e una semplice seduta di pedicure da eseguire. Ne sarebbe uscita con una promessa silenziosa. E con la certezza che, al successivo appuntamento, Ernesto avrebbe fatto in modo di rientrare esattamente all’ora stabilita.
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