trio
Sabato che Doveva Bruciare
14.03.2026 |
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"Nel silenzio che segue sento Irene guardare Mirko e dire, con una risata maliziosa:
«Oh! Finalmente Clara è venuta come si deve…»..."
14 marzo 2026Avevo immaginato quel sabato per giorni.
Nella mia testa era già perfetto: io, mio marito Mirko e la nostra terza, Irene, chiusi nella nostra casetta di Trappeto. Un pomeriggio lento, caldo, pieno di sguardi complici e desideri che aspettavano solo il momento giusto per esplodere.
Invece nel primo pomeriggio Irene mi chiama.
La sento sospirare dall’altra parte del telefono.
«Mio figlio vuole restare con me un altro giorno… e ho pure litigato con mia madre.»
Io sorrido.
«E qual è il problema? Venite da noi. Dormite qui, domani ti accompagno io.»
Così fanno.
La casa si riempie di presenze, di voci, di movimento… poi pian piano tutto si sistema. I ragazzi più grandi escono, la casa si svuota. Restiamo solo noi tre adulti.
E l’aria cambia.
Mirko era appena tornato dal lavoro, stanco. Gli lascio il tempo di mangiare, di fare una doccia, di recuperare le forze. Ma mentre siamo lì, sul divano, inizio a lasciar cadere frasi, allusioni, pensieri sporchi.
Gli sussurro che quando lo guardo scopare con un’altra donna qualcosa dentro di me si accende… un lato perverso che non riesco a controllare.
Lui ride, prova a resistermi, fa il finto indifferente… poi dopo un po’ se ne va a letto.
Conosco quella scena.
Lui sotto le coperte, il telefono in mano, i video di TikTok come ninna nanna.
Io invece ho la testa piena di altro.
Prendo il telefono e gli scrivo su WhatsApp.
“Mi desideri?”
Faccine accaldate.
Una melanzana.
Gocce d’acqua.
Più chiaro di così non potevo essere: volevo il suo cazzo dentro di me.
Dopo pochi secondi arriva la risposta.
“Vieni.”
Lascio Irene in salone davanti a Netflix e mi trascino dietro il telefono mentre entro in camera.
La stanza è buia, illuminata solo dalla luce dello schermo.
Mi avvicino al letto.
Gli sfioro il petto.
Poi il collo.
Lo bacio lentamente e gli sussurro all’orecchio:
«Il tuo profumo per me è una droga…»
Gli abbasso i pantaloncini e prendo il suo membro ancora morbido tra le mani. Lo guardo un secondo… poi lo prendo in bocca.
Comincio a succhiarlo con una fame che conosco bene. Con quella foga che so lo fa impazzire.
Sento il suo respiro cambiare.
Le mani che stringono il lenzuolo.
E sotto la lingua lo sento diventare duro.
Allora faccio quello che so che lo manda fuori di testa.
Mi sollevo… e mi siedo sopra di lui.
Inizio a cavalcarlo lentamente, poi sempre più decisa. Il mio corpo sa esattamente come muoversi sul suo. Mirko mi prende i seni tra le mani, li stringe, li accarezza.
Con me non deve guidare nulla.
Io mi muovo con una sicurezza quasi feroce.
Lui geme piano.
«Sto venendo…»
Sento il suo corpo irrigidirsi sotto di me, i muscoli contrarsi mentre si lascia andare completamente ai miei movimenti. Lo sento venire dentro di me, caldo, pulsante.
Ma io no.
Io sono ancora lì, tesa, eccitata, affamata.
Scendo dal letto e lo guardo negli occhi.
«Adesso tocca a me.»
Gli prendo la mano e la porto tra le mie gambe.
Lui inizia a toccarmi, mentre con l’altra mano si masturba lentamente. Io chiudo gli occhi… ma sento che voglio di più.
Prendo il telefono e chiamo Irene.
«Vieni in camera.»
Lei entra pochi minuti dopo.
Si spoglia senza dire quasi nulla.
I suoi occhi cadono su Mirko.
Si avvicina al letto, gli afferra il cazzo ormai di nuovo duro… e lo prende in bocca. Lo ingoia con un movimento lento e profondo.
Io gemo mentre le mani di mio marito continuano a lavorarmi il clitoride.
Ma non mi basta ancora.
Così mi avvicino a lei e insieme iniziamo a succhiarlo. Condividiamo quel cazzo come due affamate davanti allo stesso piatto.
La stanza si riempie di respiri, gemiti e pelle che sfrega.
«Sali sopra di lui» le ordino.
Irene obbedisce.
Si mette a cavalcarlo mentre io mi abbasso tra le sue gambe e inizio a leccare i testicoli di Mirko.
Dopo un po’ cambiamo posizione.
Lei a pecora.
Io accanto a mio marito, con la sua mano ancora tra le mie gambe.
La faccia di Mirko è pura estasi.
Due donne completamente sue.
Mi avvicino e lo bacio con una fame quasi violenta… poi mi arrampico sulla schiena di Irene mentre lui continua a penetrarla.
Io sento ogni colpo.
Le dita di Mirko dentro di me, i suoi colpi dentro di lei. È come se li stessi ricevendo anch’io.
I gemiti riempiono la stanza.
Sempre più forti.
Sempre più veloci.
E poi succede.
Mirko viene.
Io vengo.
Irene viene.
Tutto nello stesso momento.
Mi lascio cadere sul letto, senza forze, scoppiando a ridere insieme a loro.
Nel silenzio che segue sento Irene guardare Mirko e dire, con una risata maliziosa:
«Oh! Finalmente Clara è venuta come si deve…»
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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