trio
Tra le onde e i silenzi
sbuturamelu
15.04.2026 |
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"Non più la ragazza timida che conoscevo, ma qualcuno che stava esplorando senza paura..."
Il sole di Porto Recanati filtrava dalle persiane, portando con sé l’odore del mare e il rumore distante delle onde. Era una di quelle mattine lente, in cui il tempo sembra dilatarsi.Il telefono squillò poco dopo le otto e mezza. Risposi ancora mezzo addormentato.
Era Sonia, la mia vicina.
La sua voce aveva qualcosa di diverso, più vivace del solito. Disse che voleva vedermi, che era passato troppo tempo senza incontrarci. Accettai e le dissi di passare dopo dieci minuti.
Mi alzai, accesi una sigaretta sul balcone guardando il mare e preparai un caffè. L’aria salmastra aiutava a svegliarsi meglio di qualsiasi altra cosa.
Il campanello suonò presto.
Aprii la porta senza troppa attenzione al mio aspetto. Sonia entrò con passo deciso, osservando la casa come se cercasse qualcosa. Chiuse la porta con cura, quasi a voler creare una bolla tutta nostra.
La feci accomodare in salotto, con le finestre aperte che lasciavano entrare luce e brezza marina. Le dissi che sarei tornato subito e andai in bagno, lasciando la porta socchiusa.
Sentivo la sua presenza, anche senza vederla.
Poi, un movimento. Uno sguardo. Sonia era lì, ferma nello spiraglio della porta, con un sorriso appena accennato. Non disse nulla. Nemmeno io.
Quando tornai in salotto, lei era seduta con una rivista, ma l’attenzione era chiaramente altrove. L’atmosfera era cambiata, più calda, più carica.
Parlammo, ma senza davvero ascoltarci.
Dopo un po’, si alzò e andò verso il bagno. La osservai mentre si allontanava, il suo passo lento, quasi studiato. La seguii senza farmi notare. Anche lei lasciò la porta appena accostata.
Uno scambio silenzioso.
Quando tornammo insieme, bastò uno sguardo per capire che qualcosa era cambiato definitivamente.
Mi spostai verso la camera da letto. Le lenzuola ancora in disordine, la luce del mare che entrava dalle finestre.
Sonia mi seguì.
Si avvicinò lentamente, fino a sfiorarmi. Il suo respiro vicino al mio collo.
«Ti voglio», sussurrò.
Non c’era più spazio per esitazioni.
I suoi gesti erano sicuri, sorprendenti. Non più la ragazza timida che conoscevo, ma qualcuno che stava esplorando senza paura. Il mare fuori sembrava accompagnare ogni movimento, ogni pausa.
Ci lasciammo andare a quel momento, senza fretta, come se il tempo fosse sospeso tra le pareti di quella stanza.
A un certo punto si fermò, mi guardò con un sorriso curioso. Disse che voleva provare, capire, spingersi un po’ oltre. Che aveva parlato con un’amica.
Mi lasciai guidare.
L’atmosfera si fece più intensa, più audace, ma sempre avvolta da una complicità nuova.
Poi, il campanello.
Mi irrigidii, ma Sonia no. Si infilò qualcosa addosso e andò ad aprire. Il suono delle onde copriva quasi i passi.
Quando tornò, non era sola.
C’era Marta.
All’inizio l’imbarazzo fu inevitabile, ma svanì in fretta. Bastò uno sguardo tra loro per capire che tutto era già deciso.
Marta aveva un’energia diversa, più discreta ma altrettanto magnetica. La stanza sembrava improvvisamente più piccola, più intensa.
Quello che seguì fu un intreccio di sensazioni, di sguardi e di vicinanza. Il rumore del mare, il vento leggero, tutto sembrava parte di quel momento.
Nessuno parlava davvero.
Il tempo scivolò via.
Quando tutto si calmò, restammo per qualche istante in silenzio, ascoltando solo il respiro e le onde fuori.
Poi la realtà tornò lentamente.
Ci rivestimmo tra sorrisi e sguardi complici. Prima di uscire, Sonia si voltò verso di me, con quel sorriso che ormai conoscevo bene.
«Non è finita qui.»
E con il mare a pochi passi, sembrava solo l’inizio.
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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