Lui & Lei
Il concessionario
17.06.2026 |
1.075 |
6
"Passai accanto alle pompe, girai attorno all’edificio e ci trovammo su una strada sterrata che entrava in una distesa di granturco..."
Ispirato liberamente da @EulaliaQuel giorno mi ero sganciato dal consueto pranzo con i miei colleghi perché volevo finire l’ultimo libro della Dottoressa Bernardelli, la nota sessuologa che pubblica saggi a sfondo erotico.
Avevo caricato il file sul mio smartphone ed ero giunto all’ultimo capitolo in cui i dodici protagonisti vengono riuniti nel soggiorno seminterrato della Dottoressa.
I protagonisti non sanno, però, che dai bocchettoni dell’aria condizionata sarà da lì a poco immesso un gas inventato dalla Dottoressa che ha effetti afrodisiaci.
Mentre stavo leggendo entrarono tre persone: due uomini e una giovane donna. La classificai immediatamente come “chiavabile”. Passarono a pochi metri dal mio tavolo e andarono a sedersi verso il fondo della sala, alle mie spalle. Ripresi quindi la lettura.
Lessi ancora le prime venti righe dell’orgia e, inevitabilmente, mi si riempirono i corpi cavernosi. La minchia pulsava piacevolmente all’interno dei boxer.
Ma poi il mio sguardo cadde sull’orologio e sospirai: tempo di muoversi e mi alzai per andare alla cassa che mi stava di fronte.
Avevo una persona davanti e sfruttai la manciata di istanti per voltarmi verso il tavolo dove sedeva l’oggetto del mio desiderio. I nostri occhi si incrociarono. Da come mi guardava ebbi motivo di pensare che si stesse bagnando. In quanto Maschio Alfa Certificato sono ben consapevole di ispirare desiderio e conosco perfettamente l’effetto “rugiada bernardica” che ne deriva.
Quella giovane donna tentò di sostenere i lampi che scaturivano dai miei occhi ma dovette abbassare lo sguardo. Avvampò quando i suoi occhi, scendendo, notarono il mio rigonfiamento.
Ai suoi colleghi non sfuggì il suo turbamento e si voltarono verso di me. A loro rivolsi una specie di sorriso obliquo che equivaleva a una minaccia di morte e i due beta tornarono a concentrarsi sulle loro pasta e fagioli!
La cassiera mi distolse dai miei pensieri erotici chiamandomi con voce querula “Che tavolo?”.
Il mio sguardo non la sconvolse e dedussi che fosse una seguace della poetessa Saffo.
Poco dopo ero nel parcheggio della trattoria e mi diressi verso il mio bolide: una Fiat Panda del 1995. E fui contento di averla parcheggiata in un punto non visibile dall’interno del locale.
Arrivato davanti alla portiera un lampo attraversò la mia mente “Ma io quella lì, l’ho già vista!” sollevai lo sguardo per passare il mio archivio fotografico mentale alla ricerca di quel volto. Invano!
Strizzai gli occhi e poi emisi un “Bah!”, scossi il capo e salii in macchina per tornare alla concessionaria dove lavoravo.
Il giorno successivo - purtroppo! - non la rividi a pranzo. In compenso terminai il libro della Dottoressa Bernardelli.
Rientrando - con lo stuzzicadenti che spuntava da un angolo della mia bocca - colsi il brano di una conversazione: due colleghi - che avevo soprannominato “I Gemelli Coglionazzi” stavano parlando con la bava alla bocca.
“Oggi viene quella super manza per vedere un’auto per la figlia!”
“Ma dai! Allora la abbordiamo in due! Così ci facciamo anche la figlia!”
“Cosa abbordate voi due nerchiolini?”
La mia voce era uscita come un sussurro perché volevo che mi udissero soltanto loro.
Sentendosi reciprocamente spalleggiati vollero ostentare una sicurezza che non avevano e mi dissero “Vai via! Altrimenti chiamiamo Galeazzo!”
Galeazzo è il titolare della concessionaria e nel tempo libero forgia katane e asce da guerra vichinghe.
Annuii e mi allontanai ma rimasi nei dintorni e restai ad osservarli di nascosto.
Dopo cinque minuti arrivò lei. La causa delle mie ultime cinque seghe e della mia ennesima erezione!
Uno dei due “Gemelli Coglionazzi” venne chiamato al telefono, l’altro, prontamente, si lanciò su quella che gli sembrava una facile preda.
La portò in giro per tutto l’autosalone finché la supermanza rizzacazzi si fermò entusiasta davanti a una Fiat 500 rossa.
A quel punto uscii da dietro il mio nascondiglio - ovvero una colonna portante dell’edificio - e la mia voce tonante echeggiò come quella di un dio!
“Il giro di prova lo faccio fare io alla signora!”
Il Coglionazzo divenne paonazzo e io me ne sbattei il cazzo! (mi piace inserire qualche rima)
Mi feci consegnare le chiavi della vettura, aprii la portiera del passeggero per farla salire, mi misi al volante, avviai il motore e partii.
Dopo che ci fummo allontanati di un centinaio di metri attaccai: “Non mi sono offerto a caso per farle fare il giro di prova.”
Lei si voltò verso di me e ostentò uno stupore che sapeva di finto a dieci chilometri.
“Ci siamo visti in trattoria l’altro giorno.” spiegai accennando un sorriso sornione. “A mia discolpa” ripresi dopo una calcolata pausa “Mi preme farle sapere che stavo leggendo un racconto erotico. A dire il vero si tratta di un saggio. L’autrice è la Dottoressa Bernardelli. La conosce?”
Lei scosse il capo e si schiarì la voce.
“Tutto bene?” le chiesi girandomi velocemente per guardarla negli occhi.
“Fa caldo.” disse con un filo voce sostenendo il mio sguardo.
Annuii sorridendo tornando a guardare la strada.
Lasciai che il silenzio si addensasse fino a farla esasperare e poi passai all’assalto definitivo: o la va, o la spacca: “L’altro giorno, mentre stavo alla cassa ti ho scopata e tu ci sei stata!” intenzionalmente ero passato al tu.
“Caro signore! Io non tollero questo linguaggio e questi argomenti. A me interessa la macchina!” mi rispose.
Mi limitai ad annuire col mio solito sorriso e mantenni lo sguardo fisso sulla strada che ci stava portando fuori città.
“Ti stai domandando dove stiamo andando?” chiesi.
Con la coda dell’occhio la vidi annuire. “Lasciati sorprendere, gioia!”
“Perché mi chiami Gioia?” chiese con gli occhi sulla mia nerchia.
“Perché mi piaci!”. A questo punto, tanto valeva mettere le carte in tavola.
Il suo silenzio rimbombava come un’ammissione di reciprocità.
Alla nostra destra, a qualche centinaio di metri, apparve un distributore di benzina. Misi la freccia ed entrai nel piazzale. Passai accanto alle pompe, girai attorno all’edificio e ci trovammo su una strada sterrata che entrava in una distesa di granturco. Poco più avanti si aprì uno slargo di terra battuta dove mi arrestai.
“Qui saremo indisturbati. Non verrà nessuno. Conosco il benzinaio.”
Girai la chiave e spensi il motore. Mi voltai per guardarla negli occhi. Aveva le pupille dilatate.
Avvicinai il mio volto al suo collo che lei piegò per esporlo e ne respirai la pelle. “Sai ferocemente di sesso. È un odore che mi batte in testa.” le sussurrai.
Per tutta risposta, lei aprì la portiera e scese. Si appoggiò di schiena contro la carrozzeria e io la raggiunsi.
Senza pensarci le alzo la gonna di cotone leggero e - come speravo - non trovo biancheria intima. Allo stesso tempo lei mi passa le braccia attorno al collo e nel buio dei nostri occhi chiusi slinguiamo duro. Due eliche nel vortice della lussuria
La sua figa vuole mangiarsi e bersi il mio cazzo.
E io, del resto, non vedo l’ora che lo faccia.
Sento soltanto i nostri respiri. Lei mi aiuta a slacciarmi la cintura e ad aprire i pantaloni. Tira fuori il mio cazzo e lo stringe, lo scappella. Le afferro le natiche, la sollevo e ci incastriamo.
Finalmente!
La chiavo fino a farla urlare dopodiché mi concedo la scarica di sborra a cui anelavo da giorni.
Non esco subito da lei. La voglio sentire attorno al mio cazzo e mi arrendo alla consapevolezza che mi piace tanto, quella femmina.
Non era solo godimento ma vera gioia.
L’inaspettato scoppiettio molesto di un trattore che si sta avvicinando da qualche parte in mezzo alle piante di granturco mi riporta alla realtà. Esco da lei e immagino la viscosa sborra bollente che le cola lungo le cosce. L’ho marchiata col mio sugo, la troia.
Senza parlare ci ricomponiamo e mi rimetto al volante.
“Ma non era tuo amico, il benzinaio?” mi canzona accarezzandomi la nuca.
“Sì, ma il campo è del contadino.” rispondo ridendo.
Durante il tragitto non ci parliamo ma percepisco che sta bene, almeno quanto me.
Tornati al concessionario, parcheggiai l’auto nel piazzale antistante e insieme andammo in ufficio.
Le nostre mani si sfiorarono e la tentazione di afferrare la sua era forte.
Entrando dico apposta ad alta voce “Le è piaciuta, signora?”
“Sì, la prendo!” rispose lei.
A bassa voce le dissi “Voglio ben sperarlo.”
Lei sorrise
Nel mio ufficio le feci firmare i vari documenti e moduli.
“Le trema la mano, ha freddo signora?” la provocai.
Lei alzò lo sguardo e strabuzzò leggermente gli occhi.
“Lo so: qui tengono l’aria condizionata a palla!” spiegai.
“Eh, sì. Dev’essere quella!” mi confermò sorridendo, lo sguardo abbassato sul foglio che stava firmando.
Alzandoci ci stringiamo la mano e mi domandai: “Chissà quanto è arrapante vederle il culo mentre la chiavo a pecora!”
Prima o poi...
Beeeehhh...beeehhh..!
Disclaimer! Tutti i diritti riservati all'autore del racconto - Fatti e persone sono puramente frutto della fantasia dell'autore.
Annunci69.it non è responsabile dei contenuti in esso scritti ed è contro ogni tipo di violenza!
Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
Commenti per Il concessionario:

Discussioni sul pianeta Swinger e non solo...
