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Lui & Lei

In vacanza con Vanessa...Indeciso


di Membro VIP di Annunci69.it Midi90
17.06.2026    |    53    |    0 8.0
"Io, per non sminuirla o farla rimanere male, cerco di essere amichevole e assecondo i suoi tentativi accettando di accompagnarla al bar del lido a prendere qualcosa di fresco, proprio mentre il..."
Settembre 2014, Lesina.

Tutto è iniziato grazie a un imprevisto dell'ultimo minuto. Una coppia di amici, che avrebbe dovuto partecipare a un weekend di gruppo, si ritrova costretta a disdire il viaggio. È così che ricevo l'invito per rimpiazzarli, un'occasione perfetta per staccare la spina a fine estate.
Insieme a me, accetta l'invito all'ultimo momento anche Vanessa. Ventidue anni, un viso dai lineamenti dolci e puliti che contrasta magnificamente con una fisicità prorompente: una ragazza dalle forme decisamente generose, morbida e con curve piene che non passano inosservate.
In tutto siamo otto persone: tre coppie e, infine, io e Vanessa da single.

L'impatto con il villaggio turistico è ottimo. È una struttura enorme e curata, una di quelle classiche oasi estive pensate per non farti mancare nulla: spiccano subito due grandi piscine azzurre circondate dai lettini, i campi da tennis e da calcetto, e diverse aree dedicate allo svago e allo sport. La posizione è comodissima, con il parco acquatico adiacente e il mare a soli cinque minuti di passeggiata a piedi.
Al momento della reception ci dividiamo i due bungalow a disposizione. Io e Vanessa, per incastro di numeri, finiamo assegnati alla stessa struttura insieme a una delle coppie. Sinceramente, l'idea di dover condividere la camera e persino il letto matrimoniale con lei non mi provoca nessuna sensazione particolare o imbarazzo. A me le donne curvy piacciono, ma Vanessa è un tantino più in carne rispetto ai miei standard abituali. Mi vivo la situazione in totale serenità: ho accettato questo viaggio solo per rilassarmi e staccare la mente.
Ci sistemiamo in camera alla buona, svuotando i borsoni sui mobili, infiliamo i costumi e ci prepariamo per andare subito a fare un bagno rigenerante. Noi ragazzi, con i tempi decisamente più rapidi maschili, precediamo le donne e ci incamminiamo per primi verso la spiaggia. Solo quando arriviamo davanti ai lettini e al bagnasciuga mi accorgo di una svista: ho dimenticato il telo mare in camera. Decido quindi di rifare la strada al contrario per andare incontro alle ragazze che stavano scendendo.
Il percorso si snoda lungo un bellissimo viottolo interno, un sentiero alberato e piacevolmente fresco, dove la fitta chioma dei pini marittimi scherma il sole di settembre, lasciando filtrare solo qualche raggio di luce e un forte profumo di resina. Camminando all'ombra, incrocio Maria, Martina ed Alessia che ridono tra loro.
Mi fermo e vado dritto al punto: «Ale, hai la chiave del bungalow? Ho scordato l'asciugamano».
Alessia mi guarda e scuote la testa: «No, la chiave ce l'ha Vanessa. È rimasta ancora dentro in camera».
«E come mai? Non viene al mare?» chiedo.
A quel punto interviene Martina, sospirando: «Guarda, prova a convincerla tu a uscire, se ci riesci. Sta accampando un sacco di scuse perché si fa problemi per il suo fisico. Noi abbiamo provato in tutti i modi a insistere perché volevamo goderci il sole tutte insieme, ma non c'è stato verso. È irremovibile».
Mi faccio una risata, un po' divertito dalla situazione, saluto le ragazze e imbocco di nuovo il viottolo, puntando dritto verso il nostro bungalow.

Busso alla porta ed entro. «Vane, sono Gianni. Ho dimenticato il telo, posso entrare in camera?» le domando diverse volte ad alta voce. Avanzo superando la zona cucina e imbocco lo stretto corridoio che porta alle due camere del bungalow, entrambe dotate di bagno annesso.
La porta della nostra stanza è completamente aperta. Non ottengo alcuna risposta, ma sentendo il rumore dell'acqua scorrere deduco che lei sia sotto la doccia. Entro tranquillo per recuperare il telo dalla mia borsa, che si trova proprio accanto all'armadio. Nel momento esatto in cui mi rialzo con il telo in mano, Vanessa esce dal bagno.
Ha le cuffie alle orecchie e sta ascoltando la musica, completamente ignara della mia presenza. Ed è tutta nuda. Il suo corpo si rivela senza filtri: la pelle è chiarissima, le spalle morbide scendono verso un seno molto abbondante e pesante, che si appoggia morbido sulla pancia rotonda e piena. I fianchi sono larghi, segnati da curve generose che continuano verso le cosce forti, mentre al centro spicca un leggero velo di pelo pubico, naturale e curato.
Ci mette un paio di secondi prima di mettere a fuoco la mia figura. Io, preso alla sprovvista, ho già istintivamente sollevato il telo mare davanti al viso per coprire la visuale.
«Oddio!» urla lei, realizzando la situazione. Scappa immediatamente di nuovo in bagno e si chiude la porta alle spalle. Da dietro il legno la sua voce arriva smorzata ma furiosa: «Ma ti pare il modo?!».
Io resto immobile come un ebete, continuando a coprirmi gli occhi con l'asciugamano:
«Vane, scusa! Ho bussato, ti ho chiamata diverse volte... Sentivo l'acqua scorrere e ho pensato fossi ancora dentro la doccia, scusa davvero».
Cala un momento di assoluto silenzio. Poi la porta del bagno si riapre lentamente ed esce lei, stavolta avvolta in un accappatoio
«Perdonami, ho esagerato... scusa,» dice con tono improvvisamente spento e sconsolato, andando a sedersi sul bordo del letto
«Puoi abbassare il telo se vuoi... o forse ti faccio schifo anche così».
Capendo al volo la situazione e la sua forte insicurezza, non mi va proprio di lasciarla lì abbattuta in quel modo. Cerco di rassicurarla e di tirarla su il morale, spiegandole che il suo fisico non è affatto orrendo come crede. Le dico che sa vestirsi bene e sa come valorizzarsi, e che potrebbe fare esattamente la stessa cosa anche al mare adottando giusto qualche accorgimento, magari scegliendo i modelli più adatti alle sue forme.
Per sbloccare la situazione, le chiedo di mostrarmi quali costumi ha portato con sé. Inizia a tirarli fuori e io gliene consiglio uno in particolare, che lei accetta di provare. Si tratta di un costume intero, di colore nero, che fascia bene il corpo esaltando le sue forme generose; sul davanti ha una bella scollatura profonda che raccoglie e rassoda notevolmente il suo grosso seno.
Quando esce di nuovo dal bagno per mostrarmelo, la vedo accennare un sorriso imbarazzato. Io la guardo e le dico che sta benissimo. Le mie, in realtà, sono solo frasi di circostanza dettate dalla cortesia, dette soprattutto per sbrigarci e raggiungere finalmente gli altri in spiaggia. Noto subito, però, che lei prende quel complimento in un altro modo, quasi vedendoci un interesse diverso.
Rincuorata, si lega un pareo attorno alla vita, afferra la borsa per il mare e mi invita a incamminarci. Nei suoi occhi e nelle sue movenze c'è una convinzione totalmente diversa rispetto a come l'avevo trovata pochi minuti prima.

«Ce ne avete messo di tempo per arrivare!» dice Simone, il ragazzo di Alessia, mentre stendo il telo sul lettino accanto al suo, visto che si sta godendo il fresco all'ombra della nostra palma. Tutti gli altri scoppiano a ridere.
«Almeno loro si danno da fare...» ribatte pronta Alessia, lanciando una frecciatina ironica al fidanzato, con Maria e Martina che si uniscono subito alla battuta. Ridiamo tutti insieme e ci godiamo il resto del pomeriggio in totale relax.
Vanessa, per tutto il tempo, cerca costantemente un contatto con me. Prova ad approcciarmi con qualche battuta e mi invita più volte a restare da soli, proponendomi prima di andare a fare il bagno insieme e poi di andare verso le docce della spiaggia. Io, per non sminuirla o farla rimanere male, cerco di essere amichevole e assecondo i suoi tentativi accettando di accompagnarla al bar del lido a prendere qualcosa di fresco, proprio mentre il resto del gruppo si tuffa in acqua per un ultimo bagno prima di rientrare.
Seduti al tavolino chiacchieriamo un po'. A un certo punto lei mi guarda e mi ringrazia per le belle parole che le ho detto in camera; aggiunge, con un tono più intimo, che non si aspettava affatto che io potessi pensare quelle cose sul suo conto. Capisco perfettamente dove vuole andare a parare. Per accentuare la situazione, lei si sistema sul sedile e cerca di mettere ancora più in evidenza la profonda scollatura del costume nero, che incornicia il suo petto abbondante.
Iniziando a provare un certo imbarazzo per quella piega che sta prendendo il discorso, decido di tagliare corto con gentilezza: finisco la bibita e la invito ad alzarsi per raggiungere gli altri che stanno ancora nuotando in acqua.

Rientrati nel bungalow, noi ragazzi ci laviamo e ci cambiamo a tempo di record per scendere subito a fare un aperitivo. Le ragazze ci raggiungono dopo circa un'ora, quando noi abbiamo già qualche bicchiere in corpo e siamo leggermente brilli. Si sono preparate di tutto punto, tutte vestite sexy, con tacchi alti o zeppe estive. Anche Vanessa ha curato ogni minimo dettaglio: indossa un abito scuro che asseconda le sue forme generose, segnando la linea dei fianchi larghi e mettendo in risalto il decolleté prosperoso, reso ancora più provocante dalla scollatura. Complice l'alcol che inizia a fare effetto, mi ritrovo a guardarla sotto una luce diversa, avvertendo un leggero e inaspettato interesse per tutta quella morbidezza.
La serata è decisamente animata. Finita la cena, si accende la musica e l'animazione del villaggio dà il via ai balli caraibici, riempiendo subito la pista. Ci divertiamo da matti. Noi ragazzi, completamente negati per quel genere di ritmi, ci buttiamo a ballare tra noi in modo impacciato e goffo, scatenando le risate di tutto il gruppo e dei presenti.
Rincasiamo che sono ormai le due di notte. Tra i quattro del nostro bungalow io sono senza dubbio quello messo meglio, l'unico che riesce ancora a mantenere un briciolo di lucidità. Appena entriamo in stanza, Simone si lancia di peso sul letto e inizia subito a russare pesantemente. Alessia lo guarda scuotendo la testa e, visibilmente sconsolata, ci saluta: «Buonanotte ragazzi», prima di chiudersi la porta della camera alle spalle.
Io e Vanessa usciamo sul piccolo balconcino fuori dalla cucina per fumarci un'ultima sigaretta insieme e le rispondiamo all'unisono. Finita la sigaretta, le dico che può andare tranquillamente a prepararsi per prima, dato che immagino abbia bisogno di più tempo. Lei mi fissa e risponde con un tono strano: «Va bene».
Dopo circa venti minuti la vedo arrivare. Ha i capelli raccolti in un'alta coda di cavallo, indossa le infradito e un pigiama nero di seta leggerissima. La camicetta è quasi del tutto sbottonata sul davanti e, a ogni passo, il tessuto scivola lasciando intravedere il movimento naturale del suo seno pesante che balla libero sotto la stoffa.
«Io ho fatto, puoi andare se vuoi,» mi dice, andando a sedersi su un divanetto in sala.
Ancora alticcio e con una leggerezza assoluta, le rispondo senza riflettere: «Faccio subito. Puoi anche venire in camera eh, io tanto vado in bagno».
È l'errore che dà il via a tutto. Non faccio in tempo a finire la frase che me la ritrovo subito dietro; entra nella nostra stanza e si chiude la porta alle spalle con un click deciso. Io afferro il cambio, mi infilo in bagno e ne esco dopo qualche minuto, giusto il tempo di rinfrescarmi il viso e mettermi i pantaloncini per la notte.
Come apro la porta del bagno ed entro in camera, mi si presenta davanti una scena che non avrei mai potuto immaginare. Vanessa si è tolta il pigiama di seta ed è rimasta solo in intimo. Indossa un completo nero ricamato; il reggiseno fatica visibilmente a contenere l'esuberanza del suo seno grosso, che straborda dalle coppe premuto contro la stoffa. È seduta proprio al centro del nostro letto matrimoniale, a gambe aperte, mentre con le mani si accarezza lentamente l'interno delle cosce forti e morbide.
Resto immobile a fissarla, deglutendo a vuoto. La testa va totalmente in confusione, i pensieri si accavallano ma il corpo reagisce da solo: l'istinto prende il sopravvento e comincio a eccitarmi sul serio, tanto che il volume all'altezza del pantaloncino aumenta in modo decisamente visibile.
Vanessa abbassa lo sguardo, nota subito il rigonfiamento evidente e accenna un sorriso complice e malizioso: «Beh, vedo che non ti dispiacerebbe allora farti un giretto con me...».

Quelle parole, dette con una sicurezza che non le avevo ancora visto addosso, spazzano via l'ultimo briciolo di esitazione. Quella notte, ho raggiunto dei livelli di godimento che, a quell'età, non avevo ancora mai sperimentato in vita mia. La morbidezza prorompente delle sue forme e l'intensità di quel momento proibito stavano per regalarmi un'esperienza indimenticabile.
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