Lui & Lei
Miami Sex cap.1
Matertattoo
18.06.2026 |
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"Il rumore della carne che sbatteva contro i suoi glutei sodi riempiva la stanza, mischiandosi ai suoi gemiti soffocati contro il vetro..."
Il display del tabellone dei cambi all'aeroporto internazionale di Miami non mentiva, ma stampava comunque un sorriso surreale sulla faccia di chiunque arrivasse dal Vecchio Continente. 1,60. Per ogni singolo euro buttato sul bancone, l'America ti restituiva un dollaro e sessanta centesimi. Non era solo un tasso di cambio favorevole; era un passaporto per l'onnipotenza finanziaria in una nazione che stava vedendo crollare il proprio sogno immobiliare sotto i colpi devastanti dei mutui subprime. Per le strade di Miami, i cartelli "Foreclosure" e "For Sale" spuntavano sui prati curati delle ville come funghi dopo la pioggia. Ma per chi sbarcava dall'Europa con una valigia piena di progetti e una carta di credito pesante, quella crisi somigliava maledettamente a un parco giochi a metà prezzo.
Il taxi svoltò su Collins Avenue, lasciandosi alle spalle il profilo specchiato di Downtown. Quando la sagoma curva e maestosa del Fontainebleau si stagliò contro il cielo cobalto del tardo pomeriggio, capii che il viaggio era appena iniziato.
L'hotel profumava di nuovo, di moquette costosa, di opulenza appena restaurata dopo un mega investimento da un miliardo di dollari. Oltrepassai la monumentale lobby, calpestando quel pavimento di marmo bianco e nero che nel secolo scorso aveva visto sfilare il Rat Pack e James Bond, mentre la musica del LIV, il club dell'albergo che stava per diventare il centro della vita notturna mondiale, faceva già vibrare impercettibilmente i vetri.
Ritirate le chiavi della suite, mi affacciai al balcone. Davanti a me, l'Oceano Atlantico si estendeva a perdita d'occhio, calmo e indifferente ai crolli di Wall Street. Sotto, le enormi piscine illuminate cominciavano a riempirsi per l'aperitivo. In tasca avevo l'energia di una città che non dorme mai e la netta sensazione che, in quel preciso momento storico, Miami potesse essere conquistata con un'alzata di mano.La brezza calda che entrava dalla terrazza della suite portava con sé il profumo del sale e del denaro che cambiava di mano. Presi il telefono e guardai l'ora: in Italia era ormai notte fonda. Con i miei soci avevamo appena concluso un'ottima operazione finanziaria, una di quelle che ti lasciano addosso l'adrenalina dei giorni migliori e, soprattutto, una discreta quantità di liquidità in euro da dover ricollocare in fretta.
Mentre l'Europa guardava con apprensione oltreoceano, noi avevamo capito che quella era la nostra finestra temporale. Il mandato dei miei soci era stato chiaro prima che salissi sul volo: "Trova qualcosa di unico. Un mega appartamento a South Beach, vista mare. Mettiamo un piede in America adesso che si svende tutto".
Puntare su South Beach era la mossa strategica per eccellenza. Era il cuore del glamour, della vita notturna e del lusso di Miami Beach; se c'era un posto dove il valore immobiliare sarebbe rimbalzato alle stelle dopo la tempesta dei mercati, era proprio lì, tra Ocean Drive e i grattacieli esclusivi di South of Fifth. Con il budget che avevamo a disposizione, convertito con quel tasso di cambio folle, potevamo permetterci proprietà che solo l'anno prima sarebbero state totalmente inavvicinabili.
Aprii il portatile sul tavolo di vetro della suite e rilessi l'email del broker immobiliare che mi era stato raccomandato. L'appuntamento era fissato per l'indomani mattina direttamente nella lobby. Aveva tra le mani il pignoramento fresco di una proprietà esclusiva a South Beach: un mega appartamento con vetrate a tutta altezza sull'oceano e una terrazza enorme.
Mi versai un goccio di rum nel bicchiere, guardando le luci della costa. Quella non era una semplice vacanza; era una battuta di caccia grossa nel posto più esclusivo della Florida.
La luce dell'happy hour al Fontainebleau aveva un colore unico, un rosa dorato che rifletteva sul marmo e sull'acqua delle piscine. Ero sceso nella zona dei bar all'aperto, a pochi passi dalla spiaggia. Per l'occasione avevo scelto un completo di lino beige a sottili righine azzurre, fresco ma impeccabile, abbinato a una camicia bianca di cotone aperta sui primi bottoni.
Mentre mezza Miami Beach esibiva bicipiti e costumi striminziti, quel tocco di eleganza italiana attirava gli sguardi. Ma in quel momento avevo la testa altrove. Restai seduto sul mio divanetto, isolato nel mio angolo di tranquillità con il portatile aperto sul tavolo di vetro. Stavo studiando i dettagli dell'operazione e i numeri del mercato immobiliare, alternando lo sguardo sullo schermo a una telefonata fitta in cuffia con i miei soci in Italia.
Proprio di fronte a me, a pochi metri, un gruppo di ragazze scatenate faceva casino intorno al bancone del bar. Era un addio al nubilato in piena regola. Al centro c'era la promessa sposa con un velo bianco corto attaccato ai capelli e una fascia celebrativa, circondata da amiche che zoccoleggiavano senza troppi freni, ordinando shot di tequila e ridendo a voce alta a ritmo di musica house.
Il mio isolamento professionale venne interrotto da uno sguardo. Una delle amiche della sposa mi fissava già da un po' con insistenza. Non era una modella da copertina, ma una ragazza normale, decisamente carina, con un'aria fresca, i capelli biondi e un sorriso sveglio e malizioso. Era incuriosita da quel tipo elegante in lino che ignorava la confusione per stare concentrato sul computer. Alla fine si staccò dal gruppo e, con assoluta disinvoltura, camminò dritta verso il mio tavolo.
«Lavori troppo per essere a Miami Beach,» disse con un sorriso spontaneo, appoggiandosi allo schienale della sedia di fronte.
«Sto solo sistemando le ultime cose prima di godermi la città,» risposi, chiudendo parzialmente lo schermo del portatile e ricambiando lo sguardo con calma.
Lei diede un'occhiata alle sue amiche che stavano già chiamando un taxi all'ingresso. «Senti, adesso dobbiamo portare la sposa in giro per i locali di South Beach, ne avrà per ore. Ma io ho intenzione di sganciarmi prima e rientrare in hotel.» Mi guardò dritto negli occhi, con una mossa molto decisa: «Perché non mi mandi un messaggio sul telefono adesso? Così abbiamo i nostri numeri e, quando sto per rientrare, ti faccio un colpo e ci becchiamo qui».
L'idea era pulita e senza fronzoli. Presi il telefono, le dettai il mio numero e lei mi fece uno squillo per lasciarmi il suo. «Ci vediamo più tardi allora,» disse facendomi l'occhiolino, prima di girarsi e correre a raggiungere le altre sul taxi.
La serata passò rapida. Finita la telefonata con i soci, salii in suite. Verso le due del mattino, il telefono sul comodino vibrò. Era un messaggio secco da parte sua: "Sto rientrando, cinque minuti e sono al Fontainebleau".
Le risposi solo col numero della camera. Quando la porta si aprì, l'atmosfera si fece subito densa. Non aveva più il copricostume del pomeriggio, ma una minigonna di jeans corta e una canottiera nera a coste, senza reggiseno sotto. Era una ragazza vera, con le curve giuste, i fianchi pieni e due capezzoli turgidi che spingevano con arroganza contro il tessuto leggero.
Non ci dicemmo una parola. La spinsi direttamente contro la parete accanto alla porta, sollevandole la canottiera fino al collo per liberare il seno: due tette sode, piene, con le areole scure eccitate dall'aria condizionata. Cominciai a morderle e a palparle con forza, mentre lei cacciava un gemito profondo, aggrappandosi alle mie spalle.
Prima ancora di arrivare al letto, si mise in ginocchio sul pavimento. Mi sbottonò i pantaloni di lino con gesti rapidi, quasi rabbiosi, tirando fuori il cazzo già durissimo. Se lo infilò tutto in bocca, senza esitazione. Iniziò a farmi un pompino profondo, animalesco, guardandomi dal basso verso l'alto con gli occhi lucidi. Sentivo il calore della sua gola e la sua lingua che lavorava bagnando tutto, mentre le mie mani le stringevano i capelli biondi per dettare il ritmo, spingendo sempre più a fondo.
Quando la tirai su per i fianchi, era completamente bagnata. La trascinai verso la grande vetrata della suite. Le sbattei la faccia contro il vetro freddo, le tirai su la minigonna di jeans e le scostai gli slip di pizzo. La presi da dietro con una spinta secca, dritta, fin in fondo.
Fu una scopata selvaggia, violenta, acustica. Il rumore della carne che sbatteva contro i suoi glutei sodi riempiva la stanza, mischiandosi ai suoi gemiti soffocati contro il vetro. A ogni affondo, il marmo della camera sembrava tremare e il vetro si appannava sotto il suo fiato corto. Le stringevo le tette da dietro, affondando le dita nella carne morbida, mentre guardavo i riflessi delle macchine su Collins Avenue. La sbattei così, senza sosta, fino a venirle dentro con un brivido violento, mentre lei stringeva le cosce urlando contro la finestra.
Dopo, crollammo sul letto king size, bagnati di sudore e umori, con il profumo del sesso selvaggio ancora nell'aria. Io ero a pancia in su, lei appoggiata sul mio petto, con un braccio sopra i miei addominali. Nel silenzio della stanza, interrotto solo dal ronzio del condizionatore, lei sollevò la testa, mi guardò e si mise a ridere da sola.
«Cazzo...» disse, passandosi una mano tra i capelli biondi spettinati. «È stata la cosa più folle della mia vita. E la parte migliore è che non ho idea di chi tu sia. Come ti chiami,?»
Sorrisi, voltando la testa verso di lei. «Lorenzo. E tu?»
«Chelsea,» risposi, dandomi un bacio rapido e umido sulle labbra. «Piacere di conoscerti, Lorenzo. Direi che l'Italia ha appena fatto un ottimo investimento a Miami.»
Chelsea si rivestì in fretta, senza troppi drammi o lunghe colazioni. Si infilò di nuovo la canottiera nera e la minigonna di jeans, si diede una sistemata veloce ai capelli davanti allo specchio del bagno e tornò vicino al letto.
«Le mie amiche staranno crollando sui divanetti di qualche club o saranno già rientrate nella loro stanza,» disse con un sorriso furbo, dandomi un bacio veloce sulla guancia. «Meglio che torni a fare la mia parte prima che denuncino la mia scomparsa. Ci si vede in giro, Lorenzo.»
«Ciao, Chelsea,» risposi, mentre la porta della suite si chiudeva con un clic silenzioso. Rimasi solo nel letto, mi girai dall'altra parte e crollai in un sonno profondo.
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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