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Lui & Lei

Miami sex cap.2


di Membro VIP di Annunci69.it Matertattoo
18.06.2026    |    137    |    0 8.0
"Camilla cacciò un gemito sorpreso che si trasformò subito in un bacio profondo, affannato, quasi rabbioso..."
La sveglia suonò alle otto e mezza. La luce accecante di Miami tagliava già la stanza attraverso la grande vetrata dove, solo poche ore prima, Chelsea urlava con la fronte contro il vetro. Mi alzai con l'adrenalina giusta: la notte era stata selvaggia, ma la mattina era fatta per gli affari.

Una doccia fredda per ripulirmi dalle fatiche della notte, un caffè espresso ordinato al servizio in camera e indossai un nuovo completo, stavolta perfetto per un appuntamento di lavoro sotto il sole della Florida. Alle 9:45 precise ero giù nella lobby del Fontainebleau.
Il broker immobiliare mi stava aspettando vicino all'enorme lampadario di Murano nella lobby del Fontainebleau. Quando mi avvicinai, capii subito che la mattinata sarebbe stata molto più interessante del previsto. Non c’era nessun uomo ad attendermi, ma una splendida ragazza latina con la pelle color caramello, calpestata da un paio di tacchi alti che slanciavano un corpo mozzafiato, fasciato in un tubino bianco elegante e decisamente aderente. I capelli scuri le ricadevano in morbide onde sulle spalle e i suoi occhi neri erano furbi e penetranti.

«Lorenzo? Welcome to Miami!» disse sfoderando un sorriso smagliante in perfetto inglese e porgendomi la mano. «Il mio capo mi ha detto che tu e i tuoi soci fate sul serio...»

«Mucho más serio de lo que imaginas...» risposi, stringendole la mano e passando istantaneamente a uno spagnolo fluido, sicuro, con quella cadenza naturale che ti porti dietro solo se hai masticato davvero la vita da quelle parti.

Lei sgranò gli occhi neri, colpita da quella sorpresa, e il tono professionale da broker d'assalto si sciolse in un secondo. Mi guardò dall'alto in basso, incuriosita.

«¡Oye! Ma come mai parli così bene lo spagnolo?» mi chiese, studiando il mio accento. «Non sembri il classico turista italiano.»

Sorrisi, tenendo lo sguardo fisso nel suo. «Diciamo che ho vissuto parecchio tempo in Venezuela. Ho ancora una casa a Isla Margarita.»

A quel punto Camila fece un sorriso immenso, spalancando gli occhi neri per la sorpresa. «Non ci posso credere! ¡Amo Margarita! Io sono venezuelana, cioè sono nata qui a Miami, ma i miei genitori sono di Caracas e si sono trasferiti anni fa. Da piccola passavamo tutte le vacanze a Playa El Agua e a Porlamar... Praticamente mi hai fatto tornare a casa in un secondo. Che combinazione incredibile trovare un italiano con una casa a Margarita proprio qui al Fontainebleau.»

«Il mondo è piccolo, Camila. Ma le opportunità a Miami sono grandi,» risposi, e quel richiamo all'isola creò un filo diretto istantaneo. La diffidenza professionale era completamente azzerata.

Salimmo sulla sua vettura, una Mercedes sportiva che sembrava fatta apposta per scattare tra le palme di Collins Avenue. Durante il tragitto verso l'estremità sud di South Beach, la conversazione si fece fitta, fluida, un misto di dati tecnici sul crollo dei mutui subprime e battute. Camila mi spiegò nei dettagli come il costruttore del nuovo complesso a South of Fifth (SoFi) fosse andato a gambe all'aria solo tre settimane prima, lasciando l'attico più bello direttamente nelle mani della banca, che ora aveva una fretta tremenda di liquidarlo per fare cassa.

Arrivammo a SoFi, l'estremità più esclusiva e costosa di South Beach, ed entrammo nella struttura modernissima di vetro e acciaio. Prendemmo l'ascensore privato con la chiave magnetica e salimmo fino all'ultimo piano. Quando le porte si aprirono direttamente all'interno dell'appartamento, lo spettacolo mi lasciò senza fiato. Un mega open space con vetrate alte quattro metri a perdita d'occhio sull'Atlantico e sul canale governativo. Il pavimento in travertino era così lucido che rifletteva l'azzurro del cielo.

Camila si accostò a me, il profumo della sua pelle che si mischiava all'odore di nuovo delle pareti appena pitturate. Si voltò, appoggiandosi leggermente alla ringhiera della terrazza perimetrale, e mi guardò fissa.

«L'anno scorso, sulla carta, il costruttore chiedeva tre milioni e seicento mila dollari, Lorenzo. Oggi la banca firma a un milione e oro. E con il vostro euro a 1,60... praticamente lo pagate la metà.»

Guardai il panorama immenso, poi mi voltai a fissarla, incrociando i suoi occhi neri. Sapevo benissimo che con la crisi che c'era, la banca, pur di liberarsi del pignoramento, avrebbe accettato un'offerta ancora più bassa, ma l'intesa con lei era la chiave per capire fin dove potevamo spingerci.

«L'appartamento è stupendo, Camila,» le dissi, facendo un passo verso di lei e parlando nel nostro spagnolo. «Ma un milione e otto è solo la richiesta della banca. In questo momento a Miami il contante è il re. Se veniamo al sodo con un'offerta aggressiva, secondo te qual è il vero prezzo di sbarco a cui si chiude?»

Camila mi guardò con un mezzo sorriso furbo, apprezzando il modo diretto di fare affari. «Se metti sul tavolo un acconto pesante in tempi rapidi, penso che a un milione e sei la banca ceda. Ma non dirlo al mio capo.»

«Ottimo. Però prima di prendere una decisione definitiva e bloccare i fondi, voglio capire bene cosa offre il mercato in questa zona. Vorrei vedere almeno altre due o tre proprietà di questo livello nel pomeriggio. Hai qualcosa di fresco nei vostri database?»

«Posso dare un'occhiata ai pignoramenti arrivati stamattina in ufficio,» rispose lei, appoggiando una mano sul fianco e guardando fuori verso l'oceano. «C'è un'altra torre poco più a nord che potrebbe fare al caso vostro.»

La formalità della visita era ormai svanita, sostituita da quella complicità nata tra Margarita e gli affari. La vicinanza cominciava a farsi sentire e l'atmosfera nell'attico vuoto si era scaldata. Decisi di cambiare marcia, passando dal lavoro alla vita privata.

«Camila...» dissi con un tono più basso e confidenziale, guardandola dritto negli occhi. «Una donna come te, che si muove così bene a Miami Beach... com'è che passa il suo tempo libero? C'è un fidanzato geloso che ti aspetta a casa o sei libera di girare la città?»

Lei sgranò gli occhi, sorpresa dalla virata improvvisa, poi scoppiò in una risata complice che mise in mostra i denti bianchissimi. «¡Ay, Lorenzo! Sei molto directo. No, nessun fidanzato geloso. In questo momento sono single, tutta concentrata sul lavoro e sulla mia libertà.»

«Perfetto. Allora la soluzione è semplice,» la interruppi, sfoderando il mio sorriso migliore. «Tu studi le nuove carte delle proprietà nel pomeriggio, e questa sera mi porti a vedere i risultati. Ti invito a cena. Scegli tu il posto migliore di Miami Beach, offro io. Festeggiamo l'inizio di questo affare e il fatto di aver trovato una pana venezuelana in Florida.»

Camila mi guardò per qualche secondo, divertita e decisamente stuzzicata da quella flemma italiana mista alla sicurezza a cui nessuna ragazza di Caracas sa resistere.

«Me gusta como haces negocios, Lorenzo...» disse, sistemandosi una ciocca di capelli scuri dietro l'orecchio. «Va bene per la cena. Accetto l'invito. Ti passo a prendere io al Fontainebleau alle nove in punto. Ti porto in un posto speciale.Alle nove in punto ero giù nella lobby del Fontainebleau, pronto per la serata. Avevo cambiato marcia anche nel look: un abito scuro dal taglio sartoriale, senza cravatta, e una camicia bianca di lino finissimo sbottonata quanto bastava per mantenere quell'aria distaccata ed elegante che a Miami faceva subito la differenza.

Non appena uscii dalle porte a vetri dell'hotel, la Mercedes sportiva di Camila si accostò al marciapiede della hall. Il finestrino si abbassò lentamente, ma prima ancora che potessi salire, la mia attenzione venne completamente catturata da lei. Se la mattina in ufficio era splendida, per la cena aveva deciso di tirare fuori tutta l'artiglieria pesante del fascino latino.

Camila era super sexy. Indossava un abito da sera nero, cortissimo e aderente come una seconda pelle, che metteva in risalto le curve perfette dei fianchi e le gambe lunghe e ambrate, slanciate da un paio di sandali con un tacco a spillo vertiginoso. La scollatura generosa sul davanti lasciava intravedere il seno sodo, mentre la schiena era completamente scoperta fino alla curva dei reni. I capelli scuri, lucidi e profumati, le ricadevano da un lato, lasciando scoperto il collo. Aveva un trucco leggero ma magnetico, con gli occhi neri incorniciati da una linea di eyeliner che la rendeva incredibilmente provocante.

«Buenas noches, Lorenzo,» disse guardandomi dal basso verso l'alto con uno sguardo carico di promesse e un sorriso malizioso. «Spero che tu sia pronto per la vera Miami.»

«Buenas noches, Camila,» risposi, salendo in macchina e lasciandomi avvolgere dal profumo intenso e speziato della sua pelle, che riempiva già l'abitacolo. «Direi che la serata è iniziata sotto il segno migliore. Dove mi porti?»

Lei ingranò la marcia con decisione, facendo ruggire il motore della Mercedes tra le palme di Collins Avenue. Il ristorante era il cuore pulsante del jet-set di South Beach. Un locale dall'eleganza minimalista, dove il bancone di marmo retroilluminato tagliava in due la sala e l'aria era densa di musica deep house a basso volume. Eravamo seduti a un tavolo d'angolo, riparati da grandi foglie di banano, immersi in una luce calda che rendeva la pelle color caramello di Camila ancora più magnetica.

Tra una portata di sushi fusion e un calice di vino bianco gelato, i dossier immobiliari rimasero appoggiati sul bordo del tavolo, quasi come una scusa. Ogni volta che Camila si sporgeva in avanti per indicarmi una cifra o la pianta di un nuovo pignoramento a Bal Harbour, la scollatura del suo abito nero non lasciava spazio all'immaginazione e il profumo speziato della sua pelle mi arrivava dritto alla testa.

Parlavamo fluentemente la nostra lingua, scherzando su Caracas, sulle spiagge di Margarita e su come Miami stesse cambiando. La complicità era totale, alimentata da sguardi intensi e sfioramenti di gambe sotto il tavolo che di professionale non avevano più nulla.

Verso mezzanotte, Camila chiuse delicatamente l'ultima cartella, guardandomi da sotto le ciglia con un sorriso provocante. «Bene, Lorenzo. Questo è il meglio che il mercato offre in questo momento a prezzi stracciati. Domani mattina possiamo andare a visitarli, se vuoi.»

Fintai di riflettere per un istante, poi inclinai leggermente la testa, incrociando i suoi occhi neri.

«Camila, guardare queste carte qui, con questa confusione e le luci basse, non rende giustizia all'affare,» dissi, abbassando la voce e parlando con totale sicurezza. «In tasca ho i mandati dei miei soci e i fondi pronti per essere sbloccati. Perché non torniamo al Fontainebleau? Saliamo nella mia suite, ci mettiamo comodi nel salottino e studiamo con calma le soluzioni migliori per l'indomani. Lì abbiamo la tranquillità giusta per decidere quale proprietà colpire.»

Camila colse l'invito al volo. Il suo sguardo scivolò per un attimo sulle mie labbra, poi tornò nei miei occhi, accendendosi di una luce maliziosa. Sapeva benissimo che lo "studio" dei dossier era solo il preludio a qualcos'altro, ma la flemma e la sicurezza che ci stavo mettendo la stavano eccitando da morire.

«Me parece una excelente idea estratégica, Lorenzo...» rispose, accentuando quel tono caldo venezuelano che mi faceva impazzire. «In fondo, un buon broker deve sempre assecondare le esigenze del suo miglior cliente.»

Chiamai il cameriere con un cenno, sbattei la carta di credito sul conto senza guardare la cifra e ci alzammo. Mentre camminavamo verso l'uscita, le appoggiai una mano sulla schiena nuda, sentendo la sua pelle calda fremere sotto le mie dita. Camila si voltò a guardarmi di sbieco, camminando sinuosa sui suoi tacchi a spillo.

Non appena la porta pesante della suite si chiuse alle nostre spalle con un clic secco, i dossier immobiliari volarono sul pavimento di marmo dell'ingresso senza che nessuno dei due si curasse di dove cadessero. Non c'era più bisogno di recitare la parte del cliente e del broker. La tensione accumulata per tutta la sera tra sguardi, battute in spagnolo e sfioramenti sotto il tavolo esplose all'istante.

La afferrai per i fianchi e la spinsi con violenta passione contro la parete. Camilla cacciò un gemito sorpreso che si trasformò subito in un bacio profondo, affannato, quasi rabbioso. La sua lingua cercò la mia con la foga tipica delle donne latine, mentre le sue mani volavano tra i miei capelli e poi sul collo della mia camicia, strappando i bottoni per sentire la mia pelle.

Il suo abito nero, cortissimo e aderente, fu una preda facilissima. Lo afferrai per il bordo e lo tirai su con forza, scoprendo le sue gambe lisce e il baccanale delle sue curve. Sotto non indossava i collant, solo uno slip di pizzo nero minuscolo che stringeva i suoi fianchi sodi. Con una mossa secca le sbottonai l'abito sulla schiena nuda e lo feci scivolare via, lasciandola completamente nuda davanti a me, fatta eccezione per i tacchi a spillo che non le feci togliere.

Camila aveva un corpo da favola: la pelle color caramello liscia come la seta, un punto vita strettissimo e due tette sode, piene, con i capezzoli scuri già durissimi per l'eccitazione. La baciai sul collo, scendendo con la bocca sul suo seno, mordendo e succhiando i capezzoli mentre lei inarcava la schiena all'indietro, aggrappandosi disperatamente alle mie spalle.

«¡Coño, Lorenzo... así, más fuerte!» sussurrò con la voce rotta dal fiato corto, passando allo spagnolo più stretto e viscerale di Caracas.

Non la portai nemmeno sul letto. La trascinai di peso verso il divano di pelle bianca del salottino. La girai di schiena, obbligandola a inginocchiarsi sul bordo dei cuscini con le mani appoggiate saldamente allo schienale. In quella posizione, con il culo alto e sodo offerto verso di me e i tacchi ancora ai piedi, era una visione erotica micidiale.

Mi sbottonò i pantaloni, tirando fuori il cazzo turgido e pulsante. Le scostai lo slip di pizzo di lato con un dito e, senza tanti complimenti, affondai dentro di lei con una spinta secca e profonda, dritta fino in fondo.

Camila cacciò un urlo di piacere che rimbombò tra le pareti della suite. Era strettissima, bollente, completamente bagnata. Iniziai a pomparla a cannone, con un ritmo selvaggio e incessante che faceva cigolare la struttura del divano. Il rumore della carne che sbatteva contro i suoi glutei riempiva la stanza, mischiandosi ai suoi ansimi ravvicinati. La tenevo ferma per i fianchi, affondando le dita nella sua pelle morbida per dettare la marcia, mentre con l'altra mano le stringevo una tetta da dietro, schiacciandola nel mio pugno.

Camila era totalmente travolta. Più spingevo forte, più lei urlava di piacere nel buio della stanza, scossa da brividi continui. Girammo per tutta la suite in preda a un delirio animalesco: la tirai su, la sbattei contro il tavolo di vetro e la copulai lì, con le sue gambe lunghe spalancate e avvolte intorno ai miei fianchi, mentre lei oscillava la testa all'indietro, gridando forte e graffiandomi le braccia a ogni affondo. Era un'esplosione di pura energia latina e flemma italiana.

Sentivo le pareti della sua carne stringermi sempre di più, mentre lei era scossa dai primi spasmi dell'orgasmo. Spinsi ancora più a fondo, cinque, sei volte, con tutta la forza che avevo in corpo, fino a quando Camila cacciò un ultimo urlo prolungato, venendo violentemente intorno al mio cazzo. Un secondo dopo venni anche io, dentro di lei, con un brivido potentissimo che mi svuotò completamente.

Crollammo entrambi sul tappeto di design della suite, stremati, con i corpi lucidi di sudore e il fiato corto che pian piano tornava regolare.

Camila si girò su un fianco, con i capelli spettinati sul viso e il trucco leggermente sbavato che la rendeva ancora più bella e selvaggia. Mi guardò, con gli occhi neri ancora lucidi per il piacere, e scoppiò in una risata sommessa, incredula.

«¡Dios mío, Lorenzo!» disse, passandosi una mano sul seno ancora eccitato. «Mi avevi detto che facevi sul serio con gli affari... ma non pensavo che fossi così violento e spettacolare anche a letto. Mi hai fatto gridare come una pazza.»

Sorrisi, allungando un braccio per tirarla vicino a me e accarezzarle la schiena nuda. «Te l'ho detto, Camila. A noi italiani piace fare le cose per bene. Soprattutto quando dall'altra parte c'è una venezuelana che sa come tenere il ritmo.»

Lei mi diede un bacio umido e profondo sulla bocca, stringendosi al mio petto. L'affare immobiliare a South of Fifth era ormai praticamente concluso nella mia testa: avevamo trovato l'appartamento perfetto, ma soprattutto, avevo trovato il broker migliore di tutta la Florida.
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