Lui & Lei
Vicky
18.06.2026 |
962 |
10
"Una missionaria accompagnata da questi due meravigliosi seni che mi ballonzolano davanti..."
Alle volte la prenderei proprio a schiaffi la Lidia.Anche stasera mi ha fatto il bidone all’ultimo momento e mi ritrovo al pub da sola con una minigonna inguinale e il tacco 12.
In due ci si diverte di più, invece da sola la sensazione è proprio di essere carne da macello esposta in vetrina. Sono qui da meno di mezz’ora e ci hanno già provato in tre. Il peggiore esordisce con un “Ma questa gonnellina non ti serve a niente, lascia che te la tolga.” A cui ribatto con uno stanco “Levati dalle palle.” mentre questo continua ad insistere.
A dire il vero assieme a Lidia volevo passare sì una serata all’insegna del divertimento, ma volevo parlarle anche del mio cuore infranto, di quanto siano stronzi ed insensibili gli uomini incapaci di prendersi cura anche solo di un’amicizia.
Ecco che arriva il prossimo munito di bicchiere per farmi assaggiare il suo fantastico drink. Ma pensa che io sia nata ieri?
Mi sembra di sentire la voce di mio padre: “Se vai in giro vestita così cosa ti aspetti, ovvio che qualsiasi maschio ci provi con te.”
Deve essere stato quello il momento in cui la mia stima per il genere maschile ha iniziato a calare in verticale. Mi ero fatta l’immagine di questi esseri mononeuronali che alla vista di un millimetro quadrato di coscia perdono la capacità di intendere e volere. Come dei bambinoni rimasti un po’ indietro guidati da questa antenna che gli si rizza fra le gambe. Antenna con la quale ci si diverte parecchio, ma passato quello, passato tutto.
Rimesto il mio gin tonic persa nelle mie riflessioni e nei miei desideri: mi sarebbe tanto piaciuto scoprire un uomo capace di divertirsi e di farsi delle domande contemporaneamente, un maiale empatico per intenderci, uno che sapesse distinguere il sesso dal resto della vita.
“Siamo giù?” È una donna quella che mi fa questa domanda. Si è seduta sullo sgabello di fianco a me.
“Un pochino.” rispondo, e mi ricordo che la sorellanza è una gran bella cosa. Ti senti al sicuro con un’altra donna.
“Parliamone un po’ se hai voglia. Io sono Vittoria, meglio Vicky.” Mi porge la mano.
“Piacere Anna.” Rispondo e la guardo meglio. È un gran pezzo di donna, alta e bella, e anche lei in gran tiro.
Iniziamo a chiacchierare e dopo dieci minuti ridiamo come due ragazzine delle nostre esperienze, degli uomini, delle avventure.
Ci siamo trasferite a un tavolino e non mi sfuggono le sue gambe, lunghe e affusolate, per quanto muscolose e in un certo senso solide. I polpacci sono ben disegnati, e le cosce attraenti per come scompaiono sotto all’orlo della sua gonna.
Devono essere i gin tonic che abbiamo bevuto, a me le donne non sono mai piaciute.
Le guardo la bocca mentre ci scappa qualche cattiveria sui presenti che non rassegnati continuano a romperci le scatole. Quella bocca mi ricorda una delle poche esperienze lesbo della mia vita. Mi era piaciuto baciare quella donna, aveva dei seni piccoli da ragazzina. Questa invece ha delle tette da campionessa e ogni volta che si china si vede il bordo di pizzo.
Sarà questo che attizza gli uomini? Quella fessura stretta che in effetti invita lo sguardo a scendere.
Forse dopo il quinto gin tonic inizio a pensare come un uomo, perché vorrei sapere come si depila la fica.
Glielo chiedo diretta.
Parliamo di rasoi, cerette, creme depilatorie, estetiste più o meno capaci. Le passo una mano sulla gamba accavallata:” Però la tua fa un buon lavoro, sei liscissima.”
Niente di sessuale, niente avances, fra amiche si può, ma io sono bagnata e non capisco perché.
La fisso e nella mia mente si fa strada la curiosità di conoscere il sapore della sua pelle.
Dove l’assaggerei?
Mentre parliamo di abiti più o meno sexy, ci rifletto e concludo che probabilmente mi piacerebbe partire dal collo.
Ormai ragiono come un maschio arrapato, sicura che fra noi non possa esserci niente, lascio libera la mia fantasia mentre ascolto la sua voce leggermente roca, ma molto, molto sensuale.
Mi si chiudono gli occhi, ho bevuto davvero troppo.
Ho perso il filo del discorso, Vicky tace e mi fissa. Ha lo sguardo denso come il miele. Il gin non mi ha mai fatto questo effetto, ma quando mi tocca il braccio per chiedermi se sto bene mi rassegno all’idea che forse un po’ lesbo lo sono, perché da lei mi farei fare qualsiasi cosa, perché non so cosa darei per farmi baciare da quelle labbra color lucidalabbra rosso troia. Magari sa pure di fragole.
“Tutto bene?” e me lo chiede da vicino, perché adesso la musica è alta.
“Credo di aver bevuto troppo.”
“Fammi sentire l’alito.” e viene ancora più vicino, troppo vicino. Espiro piano mentre lei annusa. È una cosa intima da amiche.
“Perché stringi le cosce?” mi chiede.
Cosa le rispondo? Perché te la darei subito in qualsiasi forma tu la voglia?
Non ho parole per rispondere mentre lei supera il concetto di vicino per arrivare direttamente al mio orecchio.
“Io non so quale sia il tuo orientamento, ma riconosco il desiderio e anche tu mi piaci da matti. Ti bacerei anche subito, ma se lo faccio qui, scatta l’orgia. Hai voglia di una passeggiata per schiarirci le idee?”
“Va bene, Vicky.” rispondo a occhi bassi.
Facciamo una passeggiata lungo il fiume. Due amiche a braccetto, immerse nel profumo dei tigli. In effetti sto meglio. Ho recuperato l’equilibrio e non mi sento più così brilla.
Ma sono consapevole, troppo consapevole di Vicky di fianco a me. Sento il suo corpo strofinarsi sul mio braccio e mi spiace, forse ho capito male quello che mi ha detto al pub, perché a me la curiosità di lei non è passata.
Ci fermiamo appoggiate al parapetto a fissare l’acqua e fumare una sigaretta. Siamo zitte, come se avessimo esaurito tutti gli argomenti.
Ma fra donne c’è una regola di chi ci prova prima oppure fa lo stesso?
Decido che non me ne frega niente, mal che vada mi dice no e ci facciamo una risata.
Mi giro per baciarla, e lei è già lì.
Che morbidezza!
Che delicata questa lingua al gin e tabacco. Limoniamo come se stessimo riscrivendo il mondo. Le labbra leggere un po’ appiccicose di rossetto si rincorrono.
Mi immagino di guardarci: due donne in equilibrio sui tacchi che si baciano al chiaro di luna. È romantico, ma anche sensualissimo.
Non ci tocchiamo in alcun modo, solo le bocche si scambiano sesso e respiri.
Ho il fiato corto quando ci stacchiamo. A me le donne non dicono niente, ma vorrei toccare Vicky ovunque. Vorrei che lei mi toccasse ovunque.
“Io abito qui vicino, ti va di venire da me.”
Annuisco, e ci avviamo in silenzio tenendoci per mano.
Il rumore dei tacchi sul selciato ci tiene compagnia.
Venire da me – ha detto. Cosa vuol dire che limoniamo ancora? Che mi scopa con uno strap on? Che le lecco la fica? Metti che poi non mi piaccia?
Meglio non pensarci.
Davanti al portone esordisce con: „Ti dovrei dire una cosa…”
La interrompo immediatamente: “Non voglio sentire nulla! Non voglio sapere niente!”
Voglio solo capire come vivere questo desiderio che m’infradicia.
“Va bene.” Mi risponde mogia, forse sono stata aggressiva, non volevo rovinare l’atmosfera.
Per farmi perdonare la bacio in ascensore, delicata le succhio le labbra, fa lo stesso se il rossetto sbava. Lei si lascia andare ai miei baci, forse è inesperta come me.
Chiusa la porta alle spalle, la bacio ancora. Sono io che prendo l’iniziativa, ho paura di bloccarmi davanti a questo mondo sconosciuto.
Vicky si lascia andare mentre le sollevo la maglietta e mi riempio la mano di un seno. Le strizzo un capezzolo prima di prenderlo in bocca e mi piace da morire come mugugna. L’abbraccio, percorro la sua schiena e arrivo al suo culo. Ha delle chiappe sodissime, quasi dure al tatto.
Vorrei tanto toccarle la fica, ma lei mi ferma prima.
Mi porta in camera da letto e inizia a spogliarmi davanti allo specchio.
Vedo queste bellissime mani dalle unghie rosse che da dietro sbottonano la camicetta per lasciarla cadere. La mia gonna è già a terra, e il reggiseno segue a ruota.
“Guarda." mi dice.
La sua mano piatto scende lungo il mio ventre per infilarsi dritta nelle mutandine. Un tocco alla fica fradicia per umettarsi e le dita risalgono a masturbare il mio clitoride. Lo spettacolo che vedo è tremendamente eccitante, io mi contorco fra le mani di una donna bellissima.
“Godi per me!” lo sussurra così piano, eppure lo sento ovunque e mi sale un orgasmo stratosferico.
Sarò capace di ricambiarla con la stessa sensualità?
Voglio aderire con tutto il mio corpo, ma mi tiene a distanza e questo mi fa impazzire.
Ci guardiamo attraverso lo specchio e ancora: „Vorrei dirti...”
“Baciami!” non la lascio finire, parliamo dopo.
Vorrei girarmi per raggiungere le sue labbra, ma le sue mani mi stringono i fianchi e mi tira a sé …
Un cazzo!
Non ci credo: sento un grosso, duro cazzo appoggiato al mio culo.
Ha la forma di cazzo, dà la sensazione di cazzo e si comporta da cazzo.
“Sono una trans, questo volevo dire.”
In questi tre secondi di sospensione mille voci si rincorrono nella mia testa dalla sorpresa alla gratitudine alla rabbia alla curiosità, ma è il mio culo che decide strofinandosi con decisione contro questo palo.
Decido che non importa, o meglio importa tanto.
Mi giro e la allontano con uno spintone. Subisce passiva.
Le alzo la gonna e vedo questo enorme uccello spuntare da un minimo tanga di pizzo che contiene solo i testicoli duri e gonfi.
Mi guarda con aria di sfida, come a dire che me l’aveva detto.
Capisco la voce un po’ roca, le cosce così ben delineate, il culo di marmo e questi seni più che perfetti.
Le tiro i capelli.
“Sono veri.” Mi risponde.
Prevale la rabbia, la spintono ancora.
Me lo doveva dire al pub, prima di baciarmi.
Un altro spintone.
Avrei potuto decidere, scegliere.
Con l’ultimo spintone cade sul letto e mi tira con sé.
“Sei una grandissima stronza!” le dico a cavalcioni.
Ma basta davvero un lieve movimento con i fianchi per impalarmi su questo cazzo imprevisto.
La monto con violenza, tenendole le mani bloccate sopra la testa.
Mi sento truffata della mia esperienza lesbo, ma non riesco a fermarmi. Sono un’amazzone impazzita che non scinde più rabbia e passione.
Le sue pupille si dilatano accompagnate da un rantolo che sembra provenire dal centro della terra. Sta godendo questa troia bugiarda e io con lei mi perdo nei meandri del mio piacere.
Accasciata di fianco a lei, o forse devo dire lui, non so cosa pensare.
Lei supera la striscia di lenzuolo che ci separa per accarezzarmi la schiena.
“Scusa, pensavo che avessi capito e ho anche cercato di dirtelo.”
Vero, ma mi sento ancora offesa e non so bene perché.
“Spero che tu mi possa perdonare.”
Ogni parola un bacio lungo la spina dorsale.
“Perché mi piaci davvero tanto.”
E tuffa il suo viso fra le mie natiche. La lingua dardeggia verso la mia fica che cola.
Riesce ad allargarmi le gambe e con la testa infilata lí lecca, succhia, bacia.
Sensuale come non so cosa, riesce a far passare tutto il suo corpo da lì, fino a trovarsi sdraiata di fronte a me. I seni che si sfiorano al ritmo dei nostri respiri irregolari.
Mi bacia con una mano sul culo e una sulla nuca. Le sue unghie sulla pelle mi fanno rabbrividire.
Ci perdiamo a limonare mentre i miei polpastrelli si rincorrono sul suo corpo di seta.
“Ti dispiace così tanto che io non abbia una fica?”
Non riesco a riflettere così bene perché il suo cazzo di nuovo si fa strada fra le mie grandi labbra. Sono delle spinte tenere, degli affondi che mi rimestano l’anima.
Borbotta cose mentre mi scopa a questo ritmo primordiale, una sorta di sesso abbracciato dove si muovono solo i nostri bacini.
Siamo due corpi alla deriva della passione e no, non sono più arrabbiata. Voglio solo essere scopata e glielo dico.
Nemmeno me ne accorgo e sono di schiena. Una missionaria accompagnata da questi due meravigliosi seni che mi ballonzolano davanti. Sono due frutti pieni fatti per la mia bocca e le mie mani e non riesco a saziarmene.
“Non mordermi troia!”
Mi tiene giù per la gola mentre mi dà di cazzo senza freni.
Godo, e godo ancora, paralizzata in quest’estasi senza via di scampo.
Abbracciata a lei ho il corpo che formicola di benessere, mi sento leggera pronta per dormire e fare i sogni più belli di sempre.
L’ultima cosa che mi rimane è la sua voce:” Dormi, cha abbiamo ancora un sacco di cose da scoprire.”
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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