Lui & Lei
Aguila inn parte 2
Matertattoo
06.06.2026 |
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"A un certo punto Naomi e Maribel si fermarono davanti alla vetrina di un negozio di borse..."
Poco prima delle due arrivò la telefonata.Le ragazze avevano finito di lavorare.
Passammo a prenderle e salirono in macchina.
Naomi e Maribel erano sull'isola da appena tre giorni e conoscevano poco più del tragitto tra il loro appartamento e il locale dove lavoravano.
Così decisi io dove andare.
Mi fermai in uno dei posti che frequentavo più spesso.
Facevano dei perro caliente eccezionali.
In teoria erano semplicemente degli hot dog.
In pratica, in Venezuela, erano tutta un'altra cosa.
Il würstel veniva tenuto nell'acqua bollente, poi infilato nel pane e ricoperto da una quantità impressionante di salse.
La particolarità, però, erano le patatine sottilissime tagliate a fiammifero, fritte fino a diventare croccanti e poi sbriciolate sopra il panino.
Ordinammo quattro perros.
Mangiammo chiacchierando e scherzando fino a tarda notte.
Quando finimmo, ci mancava soltanto qualcosa da bere.
Per legge, però, non si poteva vendere alcool dopo mezzanotte.
Mi fermai davanti a una liquoreria con la serranda abbassata.
Massimo guardò il negozio, poi guardò me.
— È chiuso.
— Certo che è chiuso.
— E allora che ci facciamo qui?
— Aspetta.
Scesi dalla macchina e bussai sulla serranda.
Dopo qualche secondo si aprì una piccola finestrella ricavata direttamente nella lamiera.
Ordinai una bottiglia di rum, una di Coca-Cola e una busta di ghiaccio.
Passai i soldi attraverso l'apertura.
Poco dopo una mano mi porse una busta con tutto quello che avevo chiesto.
Tornai alla macchina.
Massimo continuava a fissare la serranda.
— Quindi era aperto?
— No.
— Ma hai appena comprato da bere.
— Appunto.
Naomi mi guardò incuriosita.
— Che succede?
— Niente. In Italia queste cose non esistono.
Salimmo in macchina e tornammo all'Aguila Inn.
Avevo imparato vivendo a Margarita
che quando conoscevo una ragazza non dicevo quasi mai di essere lì solo per qualche mese.
Era molto più semplice lasciar credere che vivessi stabilmente sull'isola.
In quel modo nessuno aveva la sensazione di stare perdendo tempo con un turista destinato a sparire pochi giorni dopo.
L'idea che ci si potesse rivedere rendeva tutto più naturale.
Con Naomi e Maribel feci esattamente la stessa cosa.
Non inventai nulla.
Semplicemente non affrontai mai l'argomento.
In realtà mancavano tre giorni alla partenza di Massimo.
Ed eravamo quasi senza soldi.
Del resto era normale.
Erano giorni che vivevamo tra spiagge, ristoranti, casinò e locali.
Per fortuna avevo sviluppato una specie di talento particolare.
Quando i soldi iniziavano a scarseggiare, riuscivo quasi sempre a trovare una soluzione.
Non chiedetemi come.
Mi venivano le idee.
Mi guardai intorno.
La risposta era davanti ai miei occhi.
La stanza dell'Aguila Inn.
Massimo aveva pagato un mese intero in anticipo per usufruire della formula residence.
Se avesse prenotato soltanto quindici giorni avrebbe speso molto di più.
Adesso però stava per partire e gli sarebbero rimasti circa quindici giorni già pagati.
Quindici giorni che, nella mia testa, si erano appena trasformati in denaro.
Mi si accese una lampadina.
Anzi, considerando la camicia del Fiorentino, era già la seconda.
Cominciai a spargere la voce tra le mie amiche.
Dissi che c'era una stanza già pagata per altri quindici giorni.
La trovai subito.
La ragazza avrebbe pagato circa la metà di quello che avrebbe speso prenotando quindici giorni alla tariffa giornaliera.
Lei faceva un affare.
Io recuperavo una parte dei soldi della vacanza.
Ci mettemmo d'accordo in pochi minuti.
Lei avrebbe preso possesso della stanza il giorno stesso della partenza di Massimo.
Chiudemmo l'affare.
Problema risolto.
O almeno così pensavo.
Perché nel frattempo Massimo aveva preso una cotta per Maribel. tre giorni alla partenza di Massimo.
Ed eravamo quasi senza soldi.
Del resto era normale.
Erano giorni che vivevamo tra spiagge, ristoranti, casinò e locali.
Per fortuna avevo sviluppato una specie di talento particolare.
Quando i soldi iniziavano a scarseggiare, riuscivo quasi sempre a trovare una soluzione.
Non chiedetemi come.
Mi venivano le idee.
Mi guardai intorno.
La risposta era davanti ai miei occhi.
La stanza dell'Aguila Inn.
Massimo aveva pagato un mese intero in anticipo per usufruire della formula residence.
Se avesse prenotato soltanto quindici giorni avrebbe speso molto di più.
Adesso però stava per partire e gli sarebbero rimasti circa quindici giorni già pagati.
Quindici giorni che, nella mia testa, si erano appena trasformati in denaro.
Mi si accese una lampadina.
Anzi, considerando la camicia del Fiorentino, era già la seconda.
Cominciai a spargere la voce tra le mie amiche.
Dissi che c'era una stanza già pagata per altri quindici giorni.
La trovai subito.
La ragazza avrebbe pagato circa la metà di quello che avrebbe speso prenotando quindici giorni alla tariffa giornaliera.
Lei faceva un affare.
Io recuperavo una parte dei soldi della vacanza.
Ci mettemmo d'accordo in pochi minuti.
Lei avrebbe preso possesso della stanza il giorno stesso della partenza di Massimo.
Chiudemmo l'affare.
Problema risolto.
O almeno così pensavo.
Perché nel frattempo Massimo aveva preso una cotta per Maribel. a chiedermi di chiamare le ragazze.
Io ci provavo, ma non era semplice.
Loro lavoravano tutta la notte e dormivano gran parte della giornata.
Quando riuscivo a sentirle erano quasi sempre stanche.
Massimo però non mollava.
Alla fine riuscii a convincerle a uscire per qualche ora nel tardo pomeriggio.
Ci demmo appuntamento sulla Santiago Mariño.
Passeggiammo tra i negozi chiacchierando del più e del meno.
A un certo punto Naomi e Maribel si fermarono davanti alla vetrina di un negozio di borse.
Rimasero a guardarla per diversi minuti.
Indicavano i modelli che preferivano e commentavano i prezzi.
Io osservai la scena.
Poi mi si accese un'altra lampadina.
La terza.
— Vi piacciono?
Le due annuirono immediatamente.
— Moltissimo.
— Facciamo così. Stasera, dopo il lavoro, vi passiamo a prendere come l'altra volta.
Mi dite quali modelli volete e domani mattina alle otto, quando apre la banca, vado a prelevare i soldi.
Poi torno qui e vi compro esattamente quelle che avete scelto.
Consideratele un regalo da parte nostra.
Le due ragazze si illuminarono.
Per il resto del pomeriggio non parlarono praticamente d'altro.
Quando ci salutammo ci raccomandarono almeno tre volte di non dimenticare l'appuntamento.
Noi naturalmente promettemmo che saremmo stati puntualissimi.
Quando rimanemmo soli spiegai il piano a Massimo.
Gli dissi di preparare la valigia e di lasciarla nascosta nel bagagliaio della macchina.
Le ragazze non dovevano sapere nulla della sua partenza.
Quella sera andò tutto come previsto.
Le passammo a prendere dopo il lavoro e tornammo all'Aguila Inn.
La notte passò velocissima.
Tra musica, rum e la compagnia delle ragazze nessuno aveva alcuna voglia di dormire.
Quando arrivarono le prime luci dell'alba ci rendemmo conto che erano quasi le otto.
Naomi e Maribel erano persino più impazienti di noi.
Continuavano a parlare delle borse e della banca.
— Allora andate?
— Certo.
— E tornate subito?
— Certo.
Ci vestimmo.
Le salutammo.
Scendemmo le scale dell'Aguila Inn e salimmo in macchina.
Appena uscimmo dal parcheggio Massimo sospirò.
— Siamo proprio due stronzi.
— Perché?
— Lo sai perché.
— Si sono divertite anche loro.
— Forse.
— Forse niente. Noi ci siamo divertiti, loro si sono divertite. Gli abbiamo solo dato un incentivo in più.
Massimo scosse la testa.
— A me dispiace per Maribel.
— Ti sei innamorato davvero?
— Forse sì.
Lo accompagnai all'aeroporto.
Ci salutammo velocemente e lo vidi sparire oltre i controlli.
La sua vacanza era finita.
Verso mezzogiorno arrivò la ragazza a cui avevo venduto i quindici giorni dell'Aguila Inn.
Prima di partire avevamo lasciato le chiavi alla reception spiegando che una nostra amica sarebbe arrivata più tardi.
La reception le consegnò la chiave.
Lei salì in camera.
Quando aprì la porta trovò Naomi e Maribel ancora lì.
— Ragazze, che ci fate?
— Aspettiamo Lorenzo e Massimo.
— Ma Massimo è partito.
— No, deve tornare. È andato a prendere i soldi per le borse.
Per qualche ora continuarono ad aspettare.
Poi lentamente realizzarono che nessuno sarebbe tornato.
Raccolsero le loro cose e se ne andarono furiose.
Quando la mia amica mi raccontò la scena sorrisi.
Pensavo che la storia fosse finita lì.
Mi sbagliavo.
Due anni dopo mi trovavo davanti a un locale di Porlamar quando tre tipi dall'aria poco rassicurante mi circondarono.
Dietro di loro c'erano Naomi e Maribel.
Mi indicarono immediatamente.
— È lui.
— Ci deve dei soldi.
— Soldi? Quali soldi?
— Le borse.
— Vi state sbagliando persona.
— Sei tu.
A quel punto tirai fuori il passaporto.
Per fortuna lo avevo rifatto da poco.
Lo aprii e indicai il timbro d'ingresso.
— Vedete questo?
Nessuno rispose.
— Questo è il mio primo ingresso in Venezuela. Il primo in assoluto.
Se fossi già stato qui prima dovrebbero esserci altri timbri.
Non ci sono.
Quindi come faccio a essere quello che state cercando?
Per qualche secondo rimasero in silenzio.
Non sembravano convinti.
Ma non avevano modo di dimostrare il contrario.
Dopo qualche minuto se ne andarono.
Naomi e Maribel furono le ultime ad allontanarsi.
Mi lanciarono un'occhiata che diceva chiaramente che non mi avevano creduto nemmeno per un secondo.
Ma ormai non importava più.
La storia delle borse era finalmente finita.
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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