Lui & Lei
Aguila inn parte 1
Matertattoo
06.06.2026 |
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"Quella sera, però, aveva bevuto abbastanza da convincersi che la lingua fosse un dettaglio secondario..."
Erano passati alcuni anni dal mio primo viaggio a Margarita e ormai conoscevo l'isola come le mie tasche.Parlavo spagnolo, avevo amici ovunque e dividevo il mio tempo tra la casa di mia madre, le spiagge, le feste e il casinò. Avevo sempre due o tre fidanzate con cui uscire.
Quell'anno venne a trovarmi Massimo.
Arrivò da Roma con l'idea di passare qualche settimana al sole, vedere l'isola e divertirsi un po'.
Era la sua prima volta in Venezuela.
Non parlava una parola di spagnolo.
Massimo era l'esatto contrario di me.
Era terribilmente timido.
Per avere un po' più di libertà, invece di farlo dormire a casa di mia madre, prendemmo una stanza all'Aguila Inn, un piccolo albergo-residence a pochi isolati dal nostro appartamento di Calle Larez.
Come molti alberghi dell'isola, l'Aguila Inn applicava una formula residence pensata per chi si fermava a lungo.
Molte persone arrivavano a Margarita per lavoro e avevano bisogno di una sistemazione per settimane o mesi.
Se prenotavi quindici giorni pagavi la normale tariffa giornaliera.
Se invece prenotavi un mese intero e lo pagavi in anticipo, il prezzo scendeva drasticamente.
A conti fatti, trenta giorni costavano meno di quindici giorni pagati alla tariffa normale.
Massimo aveva scelto proprio quella soluzione.
Aveva pagato un mese intero.
Lo portavo ogni giorno in una spiaggia diversa. Mangiavamo pesce in riva al mare bevendo Polar ghiacciata.
La sera andavamo a cena, facevamo una puntatina al casinò e poi un tour dei locali di Porlamar fino all'alba.
La vita era economica, ma noi spendevamo parecchio ed entrambi iniziavamo a essere a corto di soldi.
Una sera, in una discoteca di Porlamar, conoscemmo un ragazzo di Firenze che ci stava simpatico. Parlammo e bevemmo qualcosa insieme quando, a un certo punto, ci chiese un favore.
Gli dissi che forse potevo aiutarlo e uscimmo dal locale.
Salimmo in auto e, pochi minuti dopo, tornammo dentro.
— Come va? Tutto bene? — gli chiesi.
Una goccia di sudore gli scendeva dal centro del naso e il viso era diventato improvvisamente pallido.
Mi guardò e, non riuscendo quasi a parlare, fece un cenno con la mano per dirmi che andava tutto bene.
Pochi secondi dopo, però, mi vomitò direttamente sulla camicia.
Rimasi interdetto.
Guardai la camicia.
Poi guardai lui.
E in quel momento mi si accese una lampadina.
Il Fiorentino si sentiva talmente in colpa che avrebbe fatto qualsiasi cosa pur di farsi perdonare.
Così decisi di aiutarlo.
Feci finta di arrabbiarmi furiosamente.
Cominciò a chiedere scusa e a cercare disperatamente un modo per rimediare.
— Ragazzi, conosco un locale qui vicino. Vi offro da bere, pago tutto io e vi presento due ragazze bellissime che ho conosciuto ieri sera.
La finta arrabbiatura aveva funzionato.
Passai da casa a cambiarmi e poi tornammo a prenderlo.
Fu così che conoscemmo Naomi e Maribel.
Naomi era una bellissima mulatta dalla pelle color caffellatte. Aveva un fisico da modella: alta, elegante e con una presenza che non passava inosservata.
Maribel era alta, magra e con la pelle chiarissima. Aveva gambe lunghissime, un sorriso luminoso e modi molto spontanei.
Lavoravano nel locale come ballerine e accompagnatrici.
Erano arrivate sull'isola da appena tre giorni.
Si vedeva.
Non erano ancora entrate nei meccanismi di quell'ambiente.
Erano ancora entusiaste di tutto ciò che le circondava.
Naomi e Maribel parlavano soltanto spagnolo. Io lo parlavo fluentemente e Massimo era l'unico che non ne capiva praticamente nulla.
Normalmente sarebbe stato un problema.
Quella sera, però, aveva bevuto abbastanza da convincersi che la lingua fosse un dettaglio secondario.
Così si buttava.
Diceva qualche parola in italiano, aggiungeva una "s" finale e poi mi guardava aspettando il miracolo della traduzione.
Le ragazze ridevano.
Io traducevo.
E lui rideva insieme a loro.
Quando il locale iniziò a svuotarsi ci mettemmo d'accordo.
Appena finito il turno ci avrebbero telefonato e noi saremmo passati a prenderle.
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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