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Prime Esperienze

Racconti dei Caraibi 2


di Membro VIP di Annunci69.it Matertattoo
28.05.2026    |    389    |    0 8.8
"Venni anche io, profondo, come un cane incurante dei rischi e di tutto il resto; in quel momento non me ne fregava niente di nulla, volevo solo godere con lei..."
La mattina dopo mi svegliai con il suo corpo nudo premuto contro il mio.

Per qualche secondo rimasi immobile a guardarla nella luce dorata che entrava dalla finestra. Fuori la Giamaica era già viva: il rumore delle onde, gli alberi mossi dal vento caldo, il profumo umido della vegetazione tropicale che entrava nella stanza insieme al sole.

Lei aprì lentamente gli occhi e sorrise vedendomi sveglio.

— You’re looking at me again — sussurrò con voce roca.

Aveva ancora l’aria assonnata della notte precedente, ma il modo in cui si muoveva sotto il lenzuolo bastava a farmi perdere immediatamente lucidità. Poche ore prima ero stato un ragazzo alle prime armi; era stato un momento molto dolce, senza irruenza, come se lei sapesse e mi volesse regalare non solo passione, ma affetto. Confesso che, preso dall'emozione, non pensai a protezioni, né lei me lo chiese; eravamo due giovani che si scoprivano per la prima volta. Ricordo che la sentivo bollente dentro, come se avesse la febbre. Non cambiammo mai posizione: io sopra di lei e le nostre bocche e i nostri occhi erano sempre in contatto.

Nonostante la giovane età, si dimostrava una donna già matura ed esperta, sicuramente più di me.
Continuando a parlare, mi raccontò che viveva con la mamma e tre sorelle più piccole, con un padre sconosciuto. Mi spiegò che la mamma non lavorava molto e lei doveva aiutarla in casa; mi fece capire, con delicatezza, che la sera prima era andata alla festa sperando di incontrare un turista che le facesse un regalo... insomma, cercava un sostegno economico per bisogno.

Allora, con una punta di delusione perché pensavo di averla conquistata solo per me, le chiesi:

— How much for the night?

Mi guardò con i suoi grandi occhi neri che si stavano riempiendo di lacrime e disse:

— I like you, I'm your girl now.

Mi avvicinai per baciarla e lei rispose subito con una fame che mi sorprese. Le sue labbra si aprirono contro le mie, la lingua cercò la mia senza esitazione mentre le sue mani iniziarono già a scivolare sul mio corpo.

Sentii il desiderio riaccendersi in un nanosecondo. All'epoca potevo già vantare una conformazione fisica di tutto rispetto, una di quelle che alle scuole medie ci faceva primeggiare nei giochi di confronto tra compagni: un pezzo da 18 centimetri di lunghezza e ben 16 di circonferenza, solido e largo. Cindy lo strinse con una mano, accarezzandolo, mentre con l'altra mi prendeva la testa per un bacio pieno di trasporto e mi diceva:

— I like your cock, it's so hard.

Carico di energia, allungai la mano verso la sua intimità: era già un lago. Sentendola così bagnata, mi venne un desiderio matto di leccarla. Mi liberai dalla sua stretta, la spinsi sulla schiena e iniziai a baciarla partendo dalla fronte, per poi soffermarmi sui suoi seni. Sembravano due missili in partenza, tesi e del tutto contrari alla forza di gravità, con i capezzoli scuri e duri come chiodi. Li leccai e li succhiai mentre lei mi teneva la testa e stringeva i capelli. La sua pancia era incredibilmente piatta; quando la sfiorai con la lingua nell’ombelico ebbe un sussulto profondo. Scesi ancora, accarezzando il profilo delle sue gambe lunghe e scure come colonne levigate. Esplorai l'interno coscia con baci leggeri, procedendo d'istinto, alternando carezze e sfioramenti continui, scoprendo i suoi punti più sensibili lungo la pelle color cioccolato. Accennavo il contatto e poi mi ritraevo, facendola fremere a ogni respiro.

Fino a quando mi prese la faccia e mi disse:

— I'm going crazy, please eat my pussy!

A quel punto mi dedicai interamente a lei, scoprendo il contrasto cromatico sorprendente delle donne di colore, un rosa acceso e vivissimo rispetto alla pelle scura esterna. Sentivo di muovermi con una certa naturalezza e, dopo pochi minuti, lei mi strinse a sé con forza, lasciandosi andare a un grido liberatorio:

— OH MY GOD!

Fu una soddisfazione enorme, mi sentii felice e sicuro di me. Le pareti interne rispondevano con contrazioni intense, mentre un liquido denso rivestiva la mia mano fino a gocciolare tra le cosce. Ci passai subito la lingua per assaggiare quel nettare divino; notai che quel sapore era intenso, più forte di quello che avrei scoperto poi nelle donne bianche, ma amando i gusti decisi lo trovai dolcissimo. Mi tirò a sé e ci scambiammo quel gusto in un lungo bacio.

— It's my turn, relax — disse.

Si avvicinò con uno sguardo malizioso. Mi circondò con le mani, muovendosi con estrema sensualità e dedicandosi a me con piccoli baci ravvicinati sulla cappella, prima di accoglierlo interamente nella sua bocca. La sensazione caldissima del fondo della sua gola mi fece impazzire. Istintivamente le coprii la nuca con la mano e iniziai a dettare il ritmo, spingendo dentro la sua bocca; lei assecondava ogni movimento, accettando quella dinamica intensa che mi faceva sentire un maschio dominante. Quando sollevò la testa, aveva il fiato corto e gli occhi lucidi, ma mi sorrise subito, fiera dell'effetto che mi faceva.

Senza pensarci due volte, preso dal momento, la rispinsi giù. Mi eccitava quel senso di sottomissione che lei accettava di buon grado. Alla terza spinta sborrai direttamente in gola, profondo, senza darle il tempo di decidere se ingoiare o meno, bagnandole le tonsille e sparando dritto nell'esofago.

Ero totalmente fuori controllo, il cazzo ancora in pieno tiro. La girai, le sollevai le gambe spingendole contro il suo petto e glielo infilai tutto in un colpo solo. Cindy spalancò la bocca in un’espressione di puro shock, senza emettere suoni, mentre io cominciavo a pompare a martello. Con una mano le tenevo le braccia bloccate sopra la testa e con l’altra le stringevo il collo, togliendole il fiato come avevo visto fare nei porno. Mi sentivo un dio cazzo... lei era mia e si era abbandonata del tutto.

La stanza era piena del rumore bagnato del nostro impatto; le mie palle sbattevano contro il suo culo a ogni spinta, il mio bacino martellava le sue natiche. Lei mi guardava dritto negli occhi, con le vene che le si disegnavano sulla fronte per lo sforzo, mentre la soffocavo con la mano. Con lo sguardo mi faceva capire quando allentare la presa per farla respirare; le concedevo quattro o cinque secondi di tregua e poi richiudevo la stretta, ricominciando a spingere forte.

Dopo qualche minuto mi fece cenno di lasciarla. Prese un gran respiro e iniziò a gridare:

— Oh my God... I'm coming!

Girò gli occhi all'indietro, le gambe presero a tremare e le contrazioni della sua fica iniziarono a stringere il mio cazzo con un ritmo pazzesco. Venni anche io, profondo, come un cane incurante dei rischi e di tutto il resto; in quel momento non me ne fregava niente di nulla, volevo solo godere con lei. Ci agganciammo con le bocche in un bacio infinito, rimanendo immobili l’uno dentro l’altra per non so quanto tempo, increduli per quel livello di piacere. Io per un godimento così intenso e sconosciuto, lei per una passione così inaspettata.

Fuori dalla finestra il sole illuminava il mare dei Caraibi. Dentro quella stanza, invece, sembrava esistere soltanto il desiderio.
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