Desiderio in salita
Il sole di mezzogiorno batteva sulla sua schiena sudata, facendo brillare le gocce di traspirazione che scendevano lungo le sue tempie.
L'aria odorava di terra arsa, di resina di pino e del metallo caldo della sua bicicletta.
Era nel suo elemento, completamente immerso nel movimento, nei muscoli che lavoravano in perfetta sincronia, nel respiro che diventava più profondo con ogni salita.
Fu allora che la vide. Lana.
Apparve all'improvviso dietro una curva, una figura slanciata su una bici rosa da gravel anche lei Pinarello Dogma che scendeva nella direzione opposta.
I capelli biondi erano raccolti in una treccia incredibilmente lunga che le scendeva fino al sedere, oscillando ritmicamente ad ogni pedalata.
Indossava un caschetto aerodinamico e un body intero nero che aderiva al suo corpo come una seconda pelle, disegnando ogni curva, ogni muscolo. I suoi occhi azzurri lo incontrarono mentre si avvicinavano, e un sorriso si disegnò sul suo viso.
Yuri rallentò, e lei fece lo stesso.
Si fermarono uno di fronte all'altro, le biciclette quasi toccandosi.
"Bella giornata per pedalare," disse lei, la voce calda e un po' affannata.
Senza preavviso, allungò una mano e gli afferrò il sedere, stringendo la carne soda attraverso il pantaloncino corto.
Yuri sussultò, poi rise.
Lana rise con lui, gli occhi che brillavano di malizia.
"Spingiamo un po'?" propose, e prima che potesse rispondere, era già dietro di lui, le mani sui suoi fianchi, spingendolo lungo un tratto pianeggiante.
Yuri si lasciò andare, godendo il contatto, il calore delle sue mani sulla sua pelle, l'odore del suo profumo che mescolava sudore e qualcosa di floreale.
Dopo qualche chilometro, si fermarono all'ombra di una grande quercia.
Tirarono fuori gli zaini e si siederono sull'erba alta.
Yuri estrasse due panini al prosciutto e formaggio, mentre lei aprì una bottiglia d'acqua.
Mangiarono in silenzio per un po', ascoltando solo il canto degli uccelli e il fruscio delle foglie.
Poi Lana posò il suo panino, si pulì la bocca con il dorso della mano e lo guardò dritto negli occhi.
"Vuoi vedere qualcosa?" chiese, la voce ora più bassa, più carica.
Senza aspettare risposta, afferrò la cerniera del suo body.
Lentamente, la tirò giù.
Il tessuto si aprì, rivelando la pelle bianca e liscia del suo petto.
Poi il seno sinistro spuntò fuori, grande e pieno, seguito subito dal destro.
Erano magnifici, prosperosi e sode, con due areole di un rosa scuro perfettamente circolari e grandi come monete da due euro.
Al centro di ogni areola, i capezzoli spuntavano, enormi, spessi e già induriti, di un rosso intenso che contrastava con la pelle circostante.
Yuri rimase a bocca aperta, il panino a metà strada verso la bocca.
Lana rise di nuovo, un suono profondo e sensuale.
Si chinò verso di lui e i loro labbra si incontrarono.
Fu un bacio inizialmente timido, poi più profondo, più avido.
Le loro lingue si tastarono, esplorarono, mentre le mani di Yuri trovavano il seno di Lana, accarezzando la pelle morbida, sfiorando i capezzoli duri che le pungevano i palmi.
"Conosciamo un posto più tranquillo," sussurrò lei contro le sue labbra.
Si rialzarono, lasciarono le biciclette nascoste tra i cespugli e si addentrarono nel bosco.
Dopo pochi minuti, arrivarono a un piccolo laghetto.
L'acqua era di un turchese incredibile, limpida e invitante, circondata da erba verde e fiori selvatici.
Il sole filtrava attraverso le foglie, creando macchie di luce danzanti sulla superficie dell'acqua.
Lana si sdraiò sull'erba, il body aperto che le lasciava il seno scoperto.
Yuri si inginocchiò accanto a lei, tirando fuori dalla sua tasca due piccoli anelli di gomma nera.
"Mai provati?" chiese.
Lei scosse la testa, gli occhi curiosi.
Con delicatezza, le infilò un anello attorno a ogni capezzolo.
La gomma si strinse, facendo gonfiare ancora di più i capezzoli già enormi, allungandoli e rendendoli ancora più prominenti.
Lana inspirò forte, un brivido che percorse tutto il suo corpo.
"Mmm... mi piace," mormorò.
Poi fu il turno di Yuri.
Si tolse i pantaloncini, rivelando il suo pene già duro, grande e spesso, solcato da vene prominenti che lo rendevano ancora più impressionante.
Estrasse un anello più grande, sempre di gomma nera, e lo infilò alla base del suo cazzo, stringendolo attorno all'asta e alle palle.
Il membro diventò ancora più duro, la cappella violacea che pulsava.
Si baciarono di nuovo, questa volta con più foga.
Le loro mani correvano sui corpi, esplorando, scoprendo.
Poi Lana lo spinse delicatamente sulla schiena e si arrampicò sopra di lui, posizionandosi in modo che la sua figa fosse proprio sopra la sua faccia.
Yuri la afferrò per i fianchi, tirandola giù.
Il suo clitoride era enorme, sporgente e duro come un piccolo pene, che spuntava dalle labbra carnose e già bagnate. Leccò avidamente, assaporando il sapore salato del suo eccitazione, mentre lei prendeva il suo cazzo tra le labbra.
Il sessantanove fu intenso, selvaggio.
Yuri le infilò la lingua nella figa calda e stretta, leccando il clitoride enorme che pulsava contro la sua bocca.
Lana lo succhiava con forza, la testa che si muoveva su e giù, le labbra che si stringevano attorno all'asta venosa, la lingua che leccava la cappella sensibile.
I gemiti si mescolavano con il suono dell'acqua e il canto degli uccelli.
Dopo alcuni minuti di questa tortura deliziosa, Lana si sollevò, si girò e si posizionò sopra di lui.
Afferrò il suo cazzo e lo guidò verso la sua figa.
Lentamente, si abbassò, lasciando che il membro grosso e duro la penetrasse.
Yuri gemmise quando la sua figa calda e avvolgente lo inghiottì, le pareti muscolose che si stringevano attorno a lui. Iniziò a muoversi, su e giù, i seni enormi che dondolavano al ritmo, i capezzoli tesi dagli anelli di gomma che puntavano verso il cielo.
Si baciarono con la lingua, un bacio profondo e avido mentre facevano l'amore sotto il sole.
Yuri le prese i seni tra le mani, sentendo il peso, la consistenza, i capezzoli duri che premevano contro i palmi.
"Ti voglio dentro ovunque," sussurrò Lana contro la sua bocca.
Senza uscire da lei, Yuri la fece girare, mettendola a quattro zampe.
La prese da dietro, affondando di nuovo nella sua figa calda.
Con un dito bagnato dei suoi umori, iniziò a massaggiare il suo culo stretto.
Lei ansimò, spingendosi indietro contro il suo dito.
Lentamente, inserì un dito, poi due, preparandola.
Poi estrasse il cazzo dalla figa e, con un movimento lento e deciso, lo infilò nel culo.
Lana gridò, un misto di dolore e piacere.
Yuri iniziò a scoparla nel culo, sempre più profondamente, mentre una mano le accarezzava il clitoride enorme. L'orgasmo la travolse con la forza di un'onda, il corpo che si contorceva, la figa che spruzzava liquido caldo.
Yuri sentì il culo di lei stringersi attorno al suo cazzo e non si trattenne più.
Venne con un urlo potente, riempiendola di sborra calda e abbondante.
Crollarono sull'erba, esausti e soddisfatti.
Il sole continuava a splendere, l'acqua del laghetto scintillava.
I loro corpi nudi e sudati si abbracciavano, i respiri che lentamente tornavano alla normalità.
Yuri accarezzava la treccia di Lana, mentre lei disegnava cerchi sul suo petto. "Non vedo l'ora di pedalare di nuovo con te," mormorò lei, un sorriso stanco ma felice sul viso.
Yuri rise, stringendola più forte.
Anche lui.
Lana si stiracchiò sull'erba, i muscoli delle cosce che tremavano ancora leggermente dopo lo sforzo, e si sollevò a sedere.
L'aria fresca del bosco iniziava a rinfrescare la pelle sudata di entrambi.
Yuri la guardò mentre si rialzava, ammirando il modo in cui la luce del tramonto filtrava tra gli alberi e accarezzava le sue curve.
Iniziarono a raccogliere i vestiti sparsi sul prato.
Yuri infilò prima i calzini, poi i pantaloncini corti di lycra, sentendo il tessuto aderire alla pelle ancora umida.
Lana era già in piedi; infilò una gamba nella sua tuta, poi l'altra, tirando su il tessuto con un movimento fluido delle anche.
Proprio mentre lei si piegava leggermente per aggiustare l'elastico della vita, lo sguardo di Yuri si posò sulla sua coscia destra, precedentemente nascosta dall'ombra della quercia o dalla sovrapposizione dei loro corpi.
Lì, sulla pelle chiara e vellutata, c'era un disegno a inchiostro nero che non aveva mai notato prima.
Non era un fiore o un nome, ma una serie di linee geometriche intricate, puntini e piccole x che si snodavano dalla parte esterna della coscia fino a scendere verso il ginocchio.
Yuri si avvicinò, inginocchiandosi sull'erba per esaminarlo meglio.
Le sue dita sfiorarono la pelle tatuata.
"Non l'avevo mai visto," mormorò, seguendo con l'indice il tracciato del disegno.
Lana sorrise, guardandolo dall'alto in basso mentre si allacciava il reggiseno sportivo.
"È una mappa," disse, la voce bassa e carica di un segreto condiviso.
"O meglio, le istruzioni per un percorso segreto nel bosco.
Un posto che solo pochi conoscono."
Yuri alzò gli occhi, incuriosito.
"Una mappa tatuata?
E dove porta?"
"A un luogo speciale," rispose lei, offrendogli una mano per aiutarlo ad alzarsi.
"Se hai ancora energie per un'altra pedalata... o per una camminata."
Non c'era bisogno di parole.
Yuri prese la sua mano e si rialzò.
Indossarono il resto dei vestiti in silenzio, un'elettricità nuova e palpabile tra loro, diversa dall'urgenza di prima.
Era un'attesa mistica.
Lana prese il largo, guidandolo oltre il laghetto, inoltrandosi in una zona del bosco dove il sentiero diventava quasi inesistente, coperto di foglie secche e radici sporgenti.
Yuri seguiva la sua guida, fiducioso, osservando come i suoi capelli biondi oscillassero leggermente mentre lei si apriva la strada a mani nude tra i rami bassi.
Camminarono per circa venti minuti, finché la densità degli alberi iniziò a diradarsi.
La luce del giorno stava cedendo il passo al crepuscolo, dipingendo il cielo di viola e arancione.
Raggiunsero una radura circolare, nascosta alla vista da un anello di alti cipressi.
Al centro della radura si ergeva una struttura piatta e solida, un altare di pietra grigia levigata dal tempo e dagli elementi, coperto di muschio soffice in alcuni punti.
Lana si fermò davanti all'altare.
"Eccoci," sussurrò.
Dalla sua borsa, che aveva recuperato prima di lasciare le bici, estrasse due candele nere e una piccola boccetta di olio profumato.
Le pose agli angoli opposti della pietra e le accese.
La fiamma tremolante proiettò ombre danzanti sui loro corpi e sugli alberi circostanti, creando un'atmosfera sospesa tra il sacro e il profano.
Senza parlare, si avvicinarono l'uno all'altra davanti all'altare.
Yuri prese la boccetta e versò un po' di olio caldo nel palmo della mano.
L'odore era di sandalo e ambra, intenso e terroso.
Iniziò a spalmare l'olio sulle spalle di Lana, scendendo lungo le braccia, mentre lei chiudeva gli occhi e si abbandonava alla sensazione.
Le sue mani non erano più frenetiche come prima; erano lente, deliberative, come se stesse dipingendo un'opera d'arte sulla sua pelle.
Lana ricambiò il gesto, versando l'olio sul petto di Yuri.
Le sue dita scivolarono sui suoi pettorali, seguendo la linea dei muscoli fino all'addome, untandolo di lucido.
Si spogliarono di nuovo, questa volta con una lentezza rituale, lasciando i vestiti cadere sul muschio.
Quando furono nudi, la luce delle candele accentuava le curve del suo corpo e la durezza del suo.
Si salirono sull'altare.
La pietra, ancora tiepida dal sole del giorno, a contatto con la pelle diede un brivido a entrambi.
Yuri si sdraiò sulla schiena, il suo cazzo già duro che pulsava contro la pancia, unto di olio e desiderio.
Lana si posò sopra di lui, le ginocchia ai lati dei suoi fianchi.
Non si affrettò.
Prese il suo membro tra le mani, massaggiando l'olio lungo l'asta, sfiorando la punta bagnata .
Si abbassò lentamente, guidandolo dentro di sé.
L'ingresso fu lento, un'estensione del respiro.
Yuri la guardò scendere, sentendo la sua fica calda e avvolgente inghiottirlo centimetro dopo centimetro.
Quando fu completamente dentro di lei, si fermarono.
Potevano sentire il battito l'uno dell'altra, il rumore del vento tra le foglie, il crepitio delle candele.
Iniziarono a muoversi.
Non c'era fretta.
Ogni spinta era profonda, circolare, un'adorazione reciproca.
Lana si chinò in avanti, i suoi seni scivolando sul petto unto di Yuri.
Le sue labbra cercarono le sue, e il bacio fu lento, le lingue che si intrecciavano con la stessa calma dei loro corpi.
Sopra di loro, le prime stelle iniziavano a punteggiare il cielo scuro, testimoni silenziose della loro unione.
Il ritmo crebbe gradualmente, non in velocità, ma in intensità.
Yuri affondò le mani nei fianchi di Lana, spingendo verso l'alto mentre lei scendeva.
Il respiro di Lana diventò più affannoso, piccoli suoni che sfuggivano dalla sua gola ad ogni spinta profonda.
"Sì," sussurrò, "così."
Il clitoride enorme di Lana, stimolato dalla pressione e dall'attrito, pulsava di piacere.
Yuri le portò una mano tra le gambe, sfiorando quel bottone sensibile mentre continuava a penetrarla.
Lana sobbalzò, gli occhi che si spalancarono nel buio.
L'orgasmo la prese come un'onda lenta ma devastante.
Il suo corpo si irrigidì, poi scosse mentre un getto potente e caldo di liquido femminile schizzò fuori da lei, inondando il cazzo di Yuri, il suo pube, bagnando il suo petto e arrivando fino alla sua bocca aperta in un gemito.
Yuri leccò le labbra, assaporando il sapore dolce e salato del suo amore, la lingua che cercava di catturare ogni goccia.
Quella vista, quella sensazione di calore e abbandono totale, spinse Yuri oltre il limite.
Si sollevò, facendola scivolare all'indietro, e si estrasse appena in tempo.
Con un ringhio soffocato, venne. Il suo sperma schizzò copioso, colpendo la fica ancora aperta e bagnata di Lana, ricoprendo il suo monte di Venere e il clitoride enorme e rosso.
Continuò a eiaculare, getti caldi che arrivarono fino ai suoi seni pieni, indurendo i capezzoli già turgidi, e una parte finì sulla sua bocca.
Lana aprì le labbra, accogliendo il seme, ingoiando con avidità, dissetandosi di lui come se fosse l'acqua più pura.
Non si fermarono.
C'era ancora fame.
Yuri, col cazzo ancora pulsante e gocciolante, si spinse verso il basso, baciando il suo ventre, il suo pube, pulendo il suo stesso sperma dalla pelle di Lana con la lingua, ma spingendo il fluido verso il basso, verso il suo delizioso culo.
Le sue mani le presero le natiche, sollevandole, e spalmò il resto del liquido denso tra le sue guance, usandolo come lubrificante finale mentre la guardava negli occhi, promettendo che la notte era ancora lunga e che il rituale era appena iniziato.
Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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