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Lui & Lei

Il Sussurro nel Chiostro: Epilogo


di Bluedeep
07.05.2025    |    171    |    0 8.0
"Solo una mappa disegnata a mano, un monastero arroccato tra le vette delle Dolomiti..."
Il giorno in cui la pioggia, dopo l’orgia umida e segreta di giorni, smise di cadere, Anna seppe che era la fine. E che la fine era soltanto un intermezzo in un libro che non si sarebbe mai concluso.

Il chiostro, avvolto in una luce lattiginosa e irreale, sembrava essersi stancato di fingere indifferenza. Le statue dei santi la osservavano, le loro orbite vuote piene di giudizio silenzioso. Anna camminava con la schiena dritta. Il busto di seta e stecche era ancora stretto sotto la camicia, un’uniforme invisibile che le ricordava costantemente la sua sottomissione. I lividi sulle cosce e sui polsi non erano cicatrici; erano sigilli, il suo contratto con l’ombra.

Lorenzo non era mai riapparso. Sul tavolo di rovere del refettorio, la lettera, piegata accuratamente. Anna lesse ancora le parole che le bruciavano tra le dita:

"Anna,
il chiostro è chiuso, sigillato. Hanno scoperto troppo presto, forse in un’ala che non abbiamo avuto il tempo di esplorare. La 'scoperta' ha spaventato i vecchi. Stanno chiudendo ogni via.
Non tornerò in questo luogo. Non posso. Sarebbe la nostra fine.
Ma nella biblioteca, nella cripta, nelle pagine dei nostri corpi... io esisto ancora. L'ombra è la tua fede, Discepola. Mantieniti pura, mantieniti affamata.
L."

Anna non pianse, ma piegò la lettera con cura, quasi fosse una reliquia. Un momento dopo, usando la fiamma della candela più vicina, diede fuoco all'involucro. Il fumo odorava di cera e di proibito.

Quella sera, nel buio pesto, tornò al corridoio nascosto. La biblioteca era immobile, l’aria satura del profumo di cuoio e attesa. Il mantello scarlatto di lui era ancora lì, appeso. Il busto nero era ripiegato sul tavolo. Il volume proibito aperto al Corpus Desiderii.

Ma non era sola. Il canto sommesso, maschile, salmodiante, la guidò oltre la parete mobile, aperta su una fessura di oscurità.

La stanza finale era un tempio nero. Pareti di velluto viola profondo, croci capovolte solo per il peso dei corpi, e al centro, un cerchio tracciato con sabbia di ossidiana e piume scure. Su ogni parete: specchi di vetro nero che assorbivano l’identità, riflettendo solo il contorno del desiderio.

Anna entrò, scalza. Si spogliò di tutto, lasciando che i vestiti cadessero come pelle morta. Si distese al centro del cerchio, le gambe aperte.

Chiuse gli occhi. Il tempio si chiuse su di lei.

Fu allora che la sua mente, addestrata dal Maestro, prese il controllo. Sentì la sua presenza, non come un’ombra, ma come il peso caldo del suo corpo che la sovrastava. Le mani di Lorenzo, le dita callose, le accarezzarono l’interno coscia, tracciando le stesse calligrafie che aveva disegnato con il miele. La pelle formicolava sotto il possesso mnemonico.

Un colpo secco, secco sul pube. Non una mano, ma l’eco della disciplina. La frusta di cinghie la colpì, precisa e dolorosa.

Poi la voce. Un coro sussurrato, proveniente da ogni angolo, il riverbero di tutti i peccati archiviati.

“Discepola… sei tornata. Sei la scrittura che non si può cancellare. Vuoi essere completata? Vuoi che completiamo il testo?”

«Sì... Maestro...» Il sussurro le strappò l'anima. Le gambe le tremarono. Il piacere la investì senza la barriera della carne, pura scarica elettrica, il culmine di un atto di fede. Gridò, graffiando la sabbia, un’espressione di estasi mistica e profana.

Quando riaprì gli occhi, era sola. Le candele spente. Il cerchio di sabbia cancellato da un nulla che aveva preso tutto.

Sono passati otto mesi.

Anna è una bibliotecaria. Il suo unico lusso è la libreria segreta dietro la finta parete del suo monolocale. Il volume rilegato in pelle nera è il suo catechismo. Le annotazioni in inchiostro rosso descrivono il suo corpo come una mappa.

A volte, quando il vento ulula tra le persiane, Anna si prepara per la sua liturgia. Indossa il busto, si benda gli occhi. Accende tre candele. Non è un gioco.

Una notte, dopo la preparazione rituale, si addormentò esausta. E sognò.

Sognò di essere tornata nella cripta, sdraiata sull'altare di pietra fredda. Ma non c’era Lorenzo. C’era solo una colonna di fumo denso che si innalzava dal centro dell'altare, un pilastro di oscurità. Il fumo prese forma: non di Lorenzo, ma della memoria di lui, un corpo fatto di ombra e desiderio puro.

L'ombra la penetrò. Non con un membro fisico, ma con un’ondata di calore che le attraversò l'anima, colpi che non erano spinta, ma vibrazione. Anna si inarcò, sentendo l’ombra affondare in lei, un piacere che superava la carne, una possessione mistica.

La voce di Lorenzo, ma amplificata, divina, le risuonò nella testa.

"Questa è l'obbedienza totale, Discepola. L'assenza è la mia presenza. La fede nel tuo desiderio è il tuo unico dio."

Anna venne, gridando nel silenzio del sogno, un orgasmo così violento e reale da farla svegliare. Il busto era stretto, il suo corpo bagnato di sudore. L’odore di muschio e cera era reale. Si toccò l'inguine: era bagnato. L'ombra l'aveva penetrata davvero.

Una sera, chiudendo la sezione di Patristica, trovò la busta.

Nessun mittente. Solo la piuma rossa.

All’interno, le parole definitive:

"La storia di questo convento è finita, Discepola. Ma tu sei un testo infinito. Tu sei ancora mia. E io, il tuo Maestro, attendo. Abbiamo trovato un luogo più freddo, più isolato, dove il sacro è cementato nel ghiaccio e il desiderio è un’eresia perfetta."

La firma assente. Solo una mappa disegnata a mano, un monastero arroccato tra le vette delle Dolomiti. Un luogo dove il silenzio era assoluto e la pietra era avvolta dalla neve.

Anna chiuse gli occhi. Il sorriso le squarciò il viso, non di gioia, ma di predestinazione. Sapeva che non era un’allucinazione. Non era un gioco. Il suo corpo, teso e fremente sotto il busto, aveva già risposto con un fremito di attesa e di obbedienza totale.

Il desiderio non era morto. Era maturato, diventando Ordine. Liturgia segreta. Una missione.

Era il momento di trovare un altro nome per la loro storia. E di scrivere un altro, più glaciale, capitolo.
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