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Lui & Lei

Le corde del piacere


di CPwommer
01.03.2026    |    1.200    |    2 8.0
"“Mamma mia, quanto sei gonfia” e nel pronunciare queste parole affonda la sua lingua tra le labbra della mia fica..."
Non ero pronta per tutto questo, ma il bello era proprio l’essere impreparata.
Io che sono sempre stata abituata ad essere pronta, adeguata alla situazione, a mio agio.
Io che non ho mai provato imbarazzo, incertezza di fronte alle situazioni nuove, sconosciute, ora improvvisamente ero a disagio.
Mi sentivo come un animale braccato, un animale libero di scappare, ma con la paura di scegliere un percorso sbagliato, di cadere in una trappola non vista.
Non sai se sia meglio guardare avanti per evitare un agguato o indietro per vedere se il tuo inseguitore stia per raggiungerti.
Lui non mi faceva sentire sicura e questo aumentava la mia eccitazione.
Ogni appuntamento era carico di suspence.
I passi che mi conducevano a lui però erano sempre svelti. Più mi sentivo in pericolo e più ero attratta da lui.
Eccolo davanti a me, mi sta aspettando nella sua tana, dove lui si muove sicuro, padrone della regia.
Dopo avermi salutata con un caldo sorriso e avermi sfilato il cappotto da dietro, all’improvviso mi afferra e mi attira contro di sé, tenendomi la schiena con una mano e prendendomi con l’altra una ciocca dei capelli.
Mi bacia con passione, penetrando con forza le mie labbra, e subito il sangue nelle mie vene inizia a scaldarsi.
Lo voglio da impazzire, ma lui appena sente il mio respiro affannato si stacca da me e mi nega la sua bocca.
Io tento di baciarlo ancora, ma lui indietreggia e con la testa accenna un no.
“Non ancora, devi soffrire un po’, il desiderio deve aumentare ancora, la tua fica deve grondare dalla voglia di essere leccata e penetrata.”, le sue parole mi giungono come frustate, ogni cosa da lui detta mi lascia un segno a sangue.
“Rebecca sto usando tutto il mio autocontrollo per non scoparti subito, per non batterti contro il muro, prendendoti per farti sentire quanto sei mia e di nessun altro. Ma voglio che l’attesa aumenti ancora di più il nostro desiderio, voglio che l’irresistibilità sia tale che i nostri corpi vibrino al contatto”.
“Ora però seguimi”.
Al suo ordine io, come ipnotizzata, lo seguo nella stanza e senza opporre alcuna resistenza mi lascio legare i polsi stretti dietro la schiena.
Le corde mi segano la pelle e so che cerca di divincolare le mie mani provocherebbe solo maggior dolore.
“Inginocchiati”, mi ordina e io eseguo eccitata come mai.
Davanti a me l’oggetto del mio desiderio, lo bramo, lo voglio, ma non posso abbassare la chiusura lampo dei suoi jeans.
Lui per farmi soffrire di più si inginocchia davanti a me e inizia a leccare le mie labbra, si sposta con la bocca e lecca le mie guance e mordicchia i lobi delle mie orecchie.
Poi scende sul collo e inizia a succhiare la mia pelle.
Sono all’apice del desiderio, stringo l’interno coscia per premere sulla mia vulva, sento che premendo ancora potrei raggiungere l’orgasmo, ma in un atto di masochismo smetto subito.
Voglio che sia lui a farmi raggiungere il piacere, voglio che sia la sua lingua, ma non posso farglielo capire altrimenti non lo farà.
Continua con la sua lingua a leccarmi il viso e nel frattempo mi apre la camicia e infila la sua mano dentro il reggiseno. Lo sposta facendo uscire il mio seno, esponendo i miei capezzoli alla voracità dei sui denti.
Inizia a mordicchiare e a pizzicare i miei capezzoli con le dita, poi li lecca e li succhia con passione.
Vorrei tanto avere il suo cazzo tra le mani, ma non posso.
Mi legge nel pensiero e per aumentare la mia frustrazione si apre i jeans e lo estrae, imperioso, duro e lo avvicina al mio seno. Lo stringe tra le due mammelle e mi ordina:
“Sputa sopra la mia cappella, zoccola”, e io non posso fare a meno di obbedire.
Stringendo con vigore le mammelle e muovendo in verticale, stimola il suo cazzo e lo scappella.
Che visione meravigliosa, la punta del suo cazzo che si avvicina alla mia bocca.
Neppure lui resiste più e me lo schiaffa in bocca con forza, quasi a strozzare.
Mi scopa la bocca, ma io mi sposto indietro perché glielo voglio leccare, succhiare, me lo voglio gustare bene.
A lui piace molto la mia bocca e asseconda il mio volere.
Sento il suo respiro farsi più veloce, il suo cazzo diventare più duro e con un gemito strozzato accompagna la suo esplosione di sperma, caldo e consistente, nettare per il mio palato.
Ingoio con avidità e con la lingua lo ripulisco bene tutto.
“Brava, sei stata brava. Ti meriti un premio.”
“Siediti”, mi ordina e con le mani divarica le mie gambe.
“Mamma mia, quanto sei gonfia” e nel pronunciare queste parole affonda la sua lingua tra le labbra della mia fica.
Con le dita di una mano allarga bene e con la lingua lecca la mia fica come fosse un gelato. Infila due dita dell’altra mano nella mia fica e provoca uno degli orgasmi più intensi che io abbia mai provato.
Mi slega i polsi e bacia con dolcezza le mie mani finalmente libere.
Ma la mia testa è legata a lui da corde invisibili, che non so proprio come fare a snodare.
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