Lui & Lei
Dolore e piacere
14.03.2026 |
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"È l'inferno della beatitudine, io ci sono immersa e senza volerlo provo ad alzare la testa, per prendere respiro, ma la tua mano mi costringe come mai prima..."
Dolore e piacere, un connubio irresistibile.Non c’è amore senza odio, piacere senza dolore.
Sono le due facce di una stessa medaglia.
Quando il cazzo entra nella fica l’acme del piacere, per me, è al suo livello più alto, è il compimento di un rituale dove ogni gesto, ogni parola, ogni sguardo è finalizzato alla conquista di quel piacere.
La penetrazione è il momento più sublime, in qualsiasi posizione avvenga.
Da davanti, sdraiata, quando vedi il suo volto mutare in smorfie di piacere, sbattuta contro un muro, da dietro a 90 gradi, accovacciata, scopata animalesca, da sottomessa.
Ogni posizione è buona per godere.
L’orgasmo è soltanto un aspetto, sublime a suo modo, ma insignificante rispetto al viaggio che ho percorso prima.
L’orgasmo può essere anche il risultato di una masturbazione, di sex toys sapientemente utilizzati, ma è tanto più intenso il piacere che genere quanto più è legato ai preliminari vissuti, alla loro intensità, alla loro sensualità.
O lussuria, come un virus insidioso, tu mi infesti!
Non sei tocco, sei invasione, ti insinui come un sussurro sacrilego, e io non resisto: mi offro.
Non cado, mi consacro.
La tua presenza è un rituale profano, dove io sono la vittima sacrificale sull'altare del piacere.
Non fuggo, ti invoco!
Spezzami, dissolvi la mia compostezza, fammi tua con brama, con l’impeto di chi non cerca piacere, ma dominio.
A te piace vedermi sottomessa, cedere, bramare il tuo cazzo.
A te piace negarmelo, lasciarmi con la bocca asciutta, frustrare il mio desiderio, che per te è nutrimento, nutrimento del tuo narcisismo.
Il controllo è fonte di piacere, di sadico possesso della volontà dell’altro, ma attenzione ogni resa è un inganno, una trappola.
La preda a sua volta è predatrice, ogni resa è veleno che ti scorre nelle vene: sei il mio rito, il mio esperimento, il mio sacrificio.
Ti nutri delle mie sottomissioni e ne sei dipendente, il tuo ego non ne può fare a meno.
Ti farò mio non con carezze, ma con assenza.
Ti dominerò non con parole, ma con attese.
Ogni mio silenzio sarà un comando.
Ogni mio passo indietro, una strategia.
Ti farò mendicare il mio sguardo, e quando lo avrai, sarà troppo.
Ti farò vibrare nel limbo tra estasi e tormento.
A questo pensiero mi sto bagnando, lo sento, lo sai.
Sento il tuo respiro, con una mano mi tieni stretta e ferma sotto di te.
Mi azzanni sul collo, caldo e dalla mia bocca trabocca un mugugno di piacere.
Scendi mi baci e mordi sulla spalla, sai quanto mi piace.
Mi lecchi con sapienza i capezzoli, li succhi, li mordi, li afferri con due dita e li strizzi.
Dolore e piacere!
Mi eccita questo dolore, i miei capezzoli sono particolarmente sensibili, al punto che non posso indossare capi di abbigliamento senza il reggiseno. Se lo facessi sarei perennemente eccitata e non riuscirei a concentrarmi in altro.
Scendi ancora più in basso con la tua lingua, ma lentamente.
Arrivato al pube ti fermi, vuoi farmi soffrire di desiderio, vuoi che ti implori di leccarmi la fica.
Sollevi la testa e mi guardi, con uno sguardo di attesa, di chi aspetta che l’altro faccia il suo dovere.
Conosco il ruolo e lo interpreto al meglio.
Gli sussurro nell’orecchio: “Dai padrone, lecca la fica alla tua troia. Padrone poi farò quello che vorrai, sarò la tua schiava senza riserve”.
Poi cambiando il tono della voce gli dico, imperativa: “Fallo, stronzo!” e gli afferro i capelli e abbasso la sua testa sulla mia fica.
La sua lingua, umida, calda, si infila tra le labbra della mia fica.
Le mie labbra sono grandi, cicciottelle, e quando sono in estro si gonfiano per l’irrorazione sanguigna provocata dallo stato di eccitazione.
Il mio clitoride si erge come fosse un cazzo e diventa sensibile come la cappella scoperta.
Mi piace farmela succhiare, mordicchiare, sentire la lingua come una spatola dal basso verso l’alto, mi piace che mi ci lancino lo sputo sopra.
Lui lo sa e sa come provocare il mio piacere.
Ogni tanto si sposta con la bocca nell’incavo dell’inguine e in questo modo intensifica il mio desiderio.
Dolore e piacere.
Torna poi con la lingua sul mio clitoride ed esplode il mio orgasmo, grido, gli stringo la testa tra le cosce, in una morsa stretta e soffocante.
Con forza mi allarghi le cosce e ti inabissi dentro di me, un colpo ben controllato.
Le tue mani fluiscono sulla pelle, stringono le mie chiappe, sento i miei umori discendere e bagnarmi senza pudore le cosce.
È l'inferno della beatitudine, io ci sono immersa e senza volerlo provo ad alzare la testa, per prendere respiro, ma la tua mano mi costringe come mai prima.
Il mio corpo si tende e prepara, sente che sei pronto e condividi con me il tuo orgasmo, il tuo sperma esce a fiotti in una parabola che mi bagna il viso e il seno, mentre gocce collose scivolano come rigoli lungo il mio addome.
Poco alla volta il respiro si calma e sento i muscoli rilassarsi.
Per un attimo, cacciatore e preda, le nostre esistenze di sono incrociate e abbiamo giocato ad armi pari…gustato il piacere condiviso rimettiamoci i nostri vestiti di scena, rientriamo nel ruolo assegnato e proviamo a riscrivere un finale che sembrerebbe già scontato.
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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